Arnuwanda II

sovrano ittita
Arnuwanda II
Re ittita
In carica 1322 a.C. circa –
1321 a.C. circa
Predecessore Suppiluliuma I
Successore Mursili II
Nascita 1354 a.C. circa
Morte Hattusa, 1321 a.C. circa
Padre Suppiluliuma I
Madre Henti

Arnuwanda II (1354 a.C. ca. – 1321 a.C.) è stato un re dell'Impero ittita (nuovo regno) che governò tra il 1322 e il 1321 a.C.

Nato dal matrimonio di Šuppiluliuma I e la regina regnante Henti, succedette sul trono Ittita al padre, morto per l'epidemia portata nella terra di Hatti dai prigionieri deportati dopo la campagna in Canaan. Alcuni documenti ittiti posteriori a lui lasciano intendere che Arnuwanda stesso avrebbe contratto la medesima malattia del padre[1].

Già distintosi in svariate occasioni come condottiero in campo capace e coraggioso, a lui il padre affidò il comando dell'offensiva contro l'Egitto (1.325 ca.) condotta sul fronte siriano, susseguente all'uccisione del principe Zannanza[2].

Morto il faraone Tutankhamon, infatti, non volendo sposare il visir Ay come invece le veniva imposto, la vedova Ankhesenamon aveva chiesto a Suppiluliuma, nemico giurato degli Egizi, un figlio da sposare per farne il nuovo faraone ed unire gli imperi.

Il re ittita aveva inviato a Tebe, dopo molte esitazioni, il proprio quarto figlio, Zannanza, ma questi non era mai giunto a destinazione, ucciso in un'imboscata da parte della nobiltà locale che non vedeva di buon occhio uno straniero come proprio sovrano, orchestrata probabilmente proprio da Ay.

La reazione del re ittita era stata furiosa ed aveva scatenato una guerra attaccando con il proprio esercito, comandato da suo figlio Arnuwanda, i principati siriani vassalli egizi[3] posti sul confine tra i due imperi.

Migliaia di prigionieri erano stati deportati ad Hattusa ma proprio questi, ammalati di peste, avevano scatenato l'epidemia che avrebbe decimato la popolazione ittita ed ucciso Suppiluliuma I[4].

Arnuwanda era il maggiore dei cinque figli maschi della coppia reale, principe della corona (tuhkanti in Ittita) da tempo prescelto dal padre per la propria successione, e così ascese regolarmente al trono nel 1.322, quando era all'incirca trentenne[5].

Al suo fianco come Regina Regnante la seconda moglie del padre, la principessa babilonese incoronata come Tawananna, che sopravvisse sia al marito che a lui, rimasta in carica nel ruolo come da tradizione ittita, nonostante il nuovo sovrano fosse già sposato[6]; della sposa reale di Arnuwanda non ci è giunto il nome.

Asceso al trono, Arnuwanda aveva impresso una decisa riorganizzazione della gestione dei punti strategici dell'impero: affidando ai fratelli Telepinu e Sharri-Kusuh/Pyassili i principati di Aleppo e Carchemish si era coperto le spalle sull'instabile fronte siriano-mitannico, mentre il fratello minore Mursili era stato appuntato come Gal Mesedi, capo delle guardie reali, dopo essersi già distinto nel domare alcune rivolte delle tribù barbariche del Nord. Al generale Hanutti, veterano sotto suo padre, Arnuwanda aveva invece affidato il controllo del variegato fronte occidentale delle terre Arzawa.

Ma proprio mentre aveva disposto tutte le pedine sullo scacchiere per un regno importante e duraturo, Arnuwanda morì, molto probabilmente per la stessa malattia contratta che stava flagellando il paese (1321). Non gli succedette il figlio Tulpi (presubilmente pre-morto o troppo piccolo per regnare[7]) e neppure uno dei due fratelli intermedi ancora in vita.

Sul trono sali, per ragioni a noi ignote, il più piccolo, il gal mešedi, Capo delle Guardie Reali, che ascese al trono nemmeno ventenne col nome di Muršili II, che si rivelerà, a dispetto delle attese di tutto l'impero, tutt'altro che debole, risultando viceversa uno dei sovrani più grandi della storia Ittita[1].

NoteModifica

  1. ^ a b Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag.191
  2. ^ Si vedano tra gli altri i reperti catalogati come CTH 379 e CTH 378.VI.
  3. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag. 178-185
  4. ^ Si vedano le orazioni di Mursili II, catalogate come CTH 379, CTH 378.I e CTH 378.VI.
  5. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag.190
  6. ^ J.D. Hawkins: The seals and the dynasty; pag.90.
  7. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag.443

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