Muršili II

sovrano ittita
Mursili II
Re ittita
In carica 1321 a.C. circa –
1295 a.C. circa
Predecessore Arnuwanda II
Erede Muwatalli II
Successore Muwatalli II
Nascita 1340 a.C. circa
Morte 1295 a.C. circa
Padre Šuppiluliuma I
Madre Henti
Consorte Gassulawiya
Danuhepa
Figli Muwatalli II
Halpasulupi
Hattušili III
Maššanauzzi, sposa di Mashturi

Muršili II (1340 a.C. circa – 1295 a.C.) è stato un re ittita (nuovo regno), in carica dal 1321 a.C. al 1295 a.C.

Era il quinto e minore dei figli maschi di Šuppiluliuma I, uno dei più potenti regnanti ittiti. Prima della sua ascesa al trono, servì nell'esercito come capo delle Guardie Reali durante il breve regno del fratello Arnuwanda II, succeduto al padre.

Un giovane re sul trono di HattiModifica

Mursili II salì al trono dopo la prematura scomparsa del fratello Arnuwanda II che, come il padre, cadde vittima dell'epidemia di peste che a lungo flagellò il regno ittita a partire dal 1325 a.C. e portata a Hatti dai prigionieri cananei deportati dopo la campagna di Šuppiluliuma I in quella regione[1]. Morto Arnuwanda e probabilmente anche il suo erede Tulpi della stessa malattia (oppure troppo giovane per regnare), resta un mistero perché sia stato Mursili ad ascendere al trono, peraltro con il consenso degli altri due fratelli che gli erano maggiori ancora in vita: Sharri-Kusuh/Piyassili viceré di Carchemish e Telipinu governatore di Aleppo. Verosimilmente, essendo Arnuwanda già ammalato nel breve periodo in cui aveva regnato, Mursili in qualità di gal mešedi, capo delle Guardie Reali, aveva già svolto in qualche modo le veci del re, e così alla famiglia reale deve essere sembrato naturale che fosse lui a succedere al fratello.

Non appena si sparse la notizia dell'ascesa di un re ritenuto tanto inesperto e giovane, la periferia dell'impero si sollevò. Il re dovette affrontare subito la rivolta della tribù dei Kaska del Ponto anatolico, le cui incursioni periodicamente si ripetevano in un'area oltretutto troppo vicina alla capitale ittita; Mursili, domate le rivolte, pensò di ripopolare le terre dell'estremo Nord, in modo da formare una sorta di cuscinetto tra i Kaska e Ḫattuša, rendendo così ancora più massiccia la pratica tipicamente Ittita della deportazione.[2]

La rivolta di ArzawaModifica

Ma la sfida più grande giunse a Mursili da ovest: il variegato mondo Arzawa, domato da suo padre Šuppiluliuma I con tanta determinazione, manifestò nuovi moti indipendentistici, vagheggiando evidentemente di ricostituire un passato glorioso e unitario come alcuni decenni prima quando, sotto Tarhuna-Radu, aveva conquistato un ruolo di primo piano, confinando gli Ittiti nella loro terra d'origine.

Quando Mursili ascese al trono, l'area Arzawa era suddivisa in una sorta di confederazione di Stati, tutti vassalli ittiti, secondo una ripartizione regionale effettuata o accentuata un ventennio prima da Šuppiluliuma I; Wilusa, la città cantata come Troia dagli aedi greci, nell'estremo Nord; Terra del fiume Seha (su cui era appena asceso al trono Manhapa-Tarhunta, figlio del fedele vassallo ittita Muwa-Walwi); Mira-Kuwaliya su cui regnava Mashuiluwa[3], sposato a Muwatti, figlia di Šuppiluliuma I e sorella di Mursili; Hapalla sul cui trono era Targasnalli[4]; e infine lo Stato che gli studiosi hanno denominato "Arzawa Minor", il nucleo centrale dell'area sviluppato attorno alla capitale Apasa (l'attuale Efeso), su cui regnava l'anziano Uhha-Ziti, l'uomo che aveva patito il riscatto ittita un ventennio prima, sconfitto e reso vassallo proprio da Šuppiluliuma I a Puranda[5].

A questi, sebbene probabilmente di etnia differente ma comunque collocati nell'area occidentale dell'Anatolia e strettamente legati al mondo Arzawa, possono essere aggiunti gli Stati di Masa e di Lukka, entrambi in orbita ittita.

Diversa la situazione per il territorio attorno a Millawata/Mileto: la città, in passato spesso in orbita ittita, era divenuta una sorta di avamposto regionale per la potenza egea degli Ahhiyawa, uno o più regni del miceneo non meglio identificato a oggi[6]. Non avendo verosimilmente la forza per una conquista armata, dalla metà del XIV secolo a.C., gli Ahhiyawa si erano spinti in Anatolia con evidenti scopi commerciali e politici, facendo leva su alcuni sobillatori o piccoli "signori" locali, per fomentare l'insofferenza e la ribellione verso l'impero ittita che, con la sua presenza, impediva di fatto che Ahhiyawa potesse penetrare nell'area; Millawata, di fatto, era divenuta la loro base.

Convinto di aver di fronte un avversario debole e di poter contare sull'appoggio e la ricompensa di Ahhiyawa, Uhha-Ziti sfidò apertamente il nuovo re, ribellandosi e incitando alla rivolta gli altri Stati Arzawa; Muršili II registrò il disprezzo del rivale in un documento: "Tu sei solo un bimbo; non sai niente e non mi fai alcuna paura. Il tuo regno è in rovina, la tua fanteria e la tua cavalleria sono deboli. Contro la tua fanteria, ho una grande fanteria; contro la tua cavalleria, ho una gran cavalleria. Tuo padre aveva una grande fanteria e una grande cavalleria. Ma tu che sei un bimbo, come puoi essergli uguale?"

Muršili II era sì un giovane re[7], che tuttavia non disponeva affatto di un esercito in rovina, né mancava di capacità e coraggio, come Uhha-Ziti avrebbe imparato a proprie spese. Sistemata la questione Kaska, il re mosse personalmente a ovest, invadendo il mondo Arzawa con le proprie truppe a cui si erano unite quelle del fratello Sharri Kushuh, governatore di Carchemish. Uhha-Ziti, che poteva contare su un eccellente esercito le cui guarnigioni erano guidate dai figli Piyama-Kurunta e Tapalazunawali, riuscì ad avere l'appoggio dello Stato del fiume Seha, mentre Mira, sebbene scossa verosimilmente da rivolte interne e divisa in fazioni, combatté con Mashuiluwa[8] fianco ittita; Wilusa e Hapalla devono essere invece rimaste neutrali. Mentre Mursili marcia verso Arzawa un meteorite cade sulla capitale Apasa e ferisce tra gli altri proprio Uhha-Ziti alle ginocchia; gli Ittiti interpretano il segno come un presagio divino, mentre Uhha-Ziti non può guidare l'esercito in battaglia e lo affida al figlio Piyama-Kurunta; lo scontro avviene sul fiume Astarpa e Mursili sconfigge duramente l'esercito arzawa (1319), distrugge Millawata stringe d'assedio Apasa e costringe Uhha-Ziti con i figli a fuggire nelle isole egee riparando ad Ahhiyawa, dove il re ribelle morirà in capo a pochi mesi la primavera seguente[9]. Si prepara ad attaccare la Terra del fiume Seha, ma il giovane re ribelle Manhapa-Tarhunta gli invia in avanscoperta l'anziana madre a invocare il perdono; Mursili glielo concede e lo riconferma re vassallo[10]. Gli altri Stati Arzawa riconfermano la loro sottomissione agli Ittiti: Mursili cancella il territorio di Arzawa Minor, inglobandolo nello Stato di Mira (1318) sotto Mashuiluwa[11], verosimilmente per la fedeltà dimostrata.

Nuove sfide, nuovi successiModifica

Al rientro a Ḫattuša, una nuova ondata di attacchi dei Kaska attendeva il re: infatti i barbari del Nord, per la prima volta, si erano radunati attorno a un leader unico, tale Pihhuniya, che stava alimentando quell'idea di nazione unica che alla bellicose tribù del Ponto anatolico era sempre mancata in passato; Mursili intervenne con immediatezza e decisione, e ancora una volta di persona: salì al Nord, ingaggiò battaglia, sconfisse e ridusse in schiavitù Pihhuniya (1317), cancellando l'idea di una nazione Kaska.

Tramontata intanto l'esperienza atoniana di Akhenaton, l'Egitto si stava risollevando, manifestando rinnovate ambizioni espansionistiche in Siria; il nuovo faraone, il generale Horemheb, stava fomentando rivolte tra gli Stati vassalli ittiti dell'area, inviando guarnigioni proprie in appoggio degli Stati locali (1315); ma Mursili interviene e sconfigge gli Egizi, costringendoli a riparare a Sud, sebbene le rivolte e il malcontento nell'area restino.

Di Mursili abbiamo una fonte immensa di notizie: infatti sono sopravvissuti gli annali dei primi dieci anni di regno, addirittura in due stesure diverse (stringata e più ampia), una cronaca attenta, minuziosa e preziosissima di ogni accadimento della vita del sovrano, e del regno Ittita in genere.

L'anno più difficile del regno di Mursili, però, fu il 1313: per ragioni non del tutto chiare muoiono i due fratelli maggiori che regnano in Siria e sul cui appoggio il sovrano aveva fatto leva per tutto il suo mandato, e in un momento in cui i principati siriani sono ancora in fermento; gli Assiri, approfittando del vuoto di potere, invadono Carchemish, proprio mentre a nord le tribù Azzi-Hayasa invadono le "Terre Alte" ittite.

Per giunta, all'inizio del 1312, muore improvvisamente in circostanze misteriose l'amata moglie del re, Gassulawiya, che gli ha appena dato il terzogenito Hattusili; Mursili è accerchiato.

E ancora una volta il re dà il meglio di sé in un momento disperato: divide l'esercito in tre parti indipendenti e spedisce al Nord il primo troncone al comando del generale Nunanza, in Siria il secondo sotto il veterano Kurunta e guida a Carchemish il terzo in prima persona contro gli Assiri[12]. La reazione vigorosa ha successo, cogliendo probabilmente alla sprovvista i nemici: Nunanza scaccia gli invasori dalle Terre Alte (1313) e poi l'anno seguente, raggiunto dal re, invade e sottomette il territorio degli Azzi-Hayasa. Mursili scaccia gli Assiri che retrocedono e abbandonano Carchemish, al cui governatorato pone il nipote Shahurunuwa; i principati siriani infine vengono di nuovo sottomessi, e la frontiera ittita con l'Egitto torna a Kadesh, storico punto di contatto tra gli imperi. Su Aleppo Mursili appunta l'altro nipote Talmi-Sharrumma, ripristinando gli equilibri e le certezze familiari.

Nel frattempo l'epidemia di peste che ha colpito Hatti sotto Šuppiluliuma I e che al re e al suo erede era costata la vita, continua anche sotto il regno di Mursili; il sovrano, si legge in un'orazione, ritiene che la responsabilità sia da attribuirsi ai "fatti relativi alla morte di Tudhaliya il Giovane", il fratello maggiore di Šuppiluliuma I eliminato cruentemente una volta asceso al trono proprio dal padre di Mursili, circostanza di cui l'orazione ci dà conferma indiretta.

Il sovrano affronta anche la questione della morte della moglie, mettendo sotto processo l'attuale Regina Regnante, Tawananna, l'ultima moglie di suo padre, accusandola di aver eliminato la moglie con la magia nera. In realtà tra i figli di Šuppiluliuma I e l'ultima consorte del padre non era mai corso buon sangue: questi rimproveravano alla principessa babilonese (che poi era ascesa al ruolo di Regina ittita con il nome di Tawananna) di aver introdotto a corte usi e costumi troppo diversi da quelli della tradizione di Hatti; è possibile che Mursili stesse pensando, dopo quasi un decennio di sopportazione, di sostituirla nel ruolo di Regina con la moglie Gassulawiya e che Tawananna, proprio per questo, abbia in qualche modo tramato per eliminare la rivale. Il processo si concluse con la condanna della Regina ma Mursili, contro il parere degli aruspici, le risparmiò la vita, limitandosi ad allontanarla dal palazzo rimuovendola da ogni ufficio .[2]

Nuovi venti di rivolta però soffiavano a Ovest: sobillato dal reggente della città di Maşa a ribellarsi agli Ittiti fu stavolta Mashuiluwa di Mira (1310); ancora una volta Mursili guidò personalmente il suo esercito in terra Arzawa e ancora una volta con successo: Mashuiluwa, sconfitto, fu confinato a Hattusa mentre sul trono di Mira venne posto suo figlio adottivo Kupanta-Kurunta membro della famiglia reale per parte di madre.

Mursili, riportano gli annali, era affetto da una non meglio identificata "malattia della parola", non è chiaro se sia stata una semplice balbuzie o difficoltà ad articolare suoni; pare che il re attribuisse tale circostanza allo spavento preso durante una forte tempesta; in realtà gli studiosi ritengono che potessero essere gli effetti di un piccolo ictus[13].

La seconda moglie del re: l'enigma DanuhepaModifica

Verso la fine del regno (1300 ca.), Mursili deve essersi quasi certamente risposato[14], e la nuova consorte deve essere stata Danuhepa, uno dei personaggi più enigmatici e irrisolti della storia ittita, associata come Regina Regnante anche ai due successori di Mursili.

Gli storici sono divisi e propongono diverse interpretazioni; c'è chi ritiene che le Danuhepa possano essere state due, e consecutive: una sposata a Mursili II, e una a suo figlio Muwatalli, rimasta poi in carica anche sotto il regno del nipote Mursili III; altri studiosi avanzano l'ipotesi che sia solo una[15] sposata però proprio a Muwatalli, e che l'intera batteria di sigilli rinvenuti associata al nome "Mursili" si riferisca a Mursili III, e che pertanto non vi sia stata alcuna Danuhepa sposata a Mursili II.

Ma come ha argomentato Bryce i sigilli che associano il nome Mursili a quello di Danuhepa hanno due stili completamente differenti[16], e uno di questi è assai simile a quelli che associano la regina al nome di Muršili III, l'altro nome di Mursili III; inoltre una batteria di sigilli porta il suffisso "-li" finale scritto destroverso, caratteristica anche degli altri sigilli di Muršili II, un'altra sinistroversa, che Beran ed Hawkins ritengono appartenere a Muršili III[17].

L'insieme di tali circostanze porta la maggior parte degli studiosi a ritenere che Danuhepa sia stata effettivamente la consorte di Mursili II nell'ultima parte della vita del sovrano.

È quasi certo[18] che Mursili abbia avuto dei figli dall'ultima consorte, e proprio questo potrebbe essere stato il motivo per cui il suo successore Muwatalli la pose sotto processo, per possibili ragioni di aspirazione al trono[19], soprattutto dal momento che quest'ultimo non ebbe eredi di primo rango ma solo figli di concubine.

Della seconda metà del regno di Mursili abbiamo meno notizie, ma furono comunque anni più tranquilli, con le periferie dell'impero pacificate e la famiglia reale consolidata come poche volte nella storia Ittita; Mursili II morì dopo 27 anni di regno, nel 1295, risultando uno dei maggiori sovrani della storia del suo popolo.

Il suo tuhkanti designato ed effettivo successore fu il figlio maggiore avuto da Gassulawiya, il principe Muwatalli II.

L'eclissiModifica

L'eclissi solare, che sappiamo dagli annali di Muršili essersi verificata nel corso del decimo anno di regno del sovrano[20], è un evento di grande importanza per la datazione esatta dell'Impero ittita entro i confini della cronologia del Vicino Oriente. Solo due eclissi solari, i cui effetti potessero essere riscontrabili nel regno ittita, si verificarono infatti in quel periodo: il 13 aprile 1308 a.C. e il 24 giugno 1312 a.C. Molti storici concordano con la seconda data[21], sostenendo che gli effetti di questa eclissi furono particolarmente intensi nell'area del Peloponneso e in Anatolia occidentale, dove Muršili II stava appunto ingaggiando guerra; ma ci sono anche studiosi che propendono per la prima data[22], anche per la comparazione con la datazione classica egizia che meglio si armonizzerebbe con la prima ipotesi (ad esempio in relazione all'episodio del principe Zannanza).

La datazione della storia ittita seguita in questo progetto prende comunque come data dell'eclisse solare il 24 giugno 1312.

NoteModifica

  1. ^ Bryce, p. 191.
  2. ^ a b Bryce, p.211.
  3. ^ Oggi alcuni storici come la Heinhold-Kramer, Starke, lo stesso J.D.Hawkins (si veda il suo "Tarkasnawa king of Mira" Note 50-57-58-59), ritengono probabile che in realtà fino alla rivolta del 1321 Mira non fosse uno stato indipendente, ma che fosse essa stessa parte di Arzawa Minor, su cui regnasse Uhha-Ziti dal trono di Apasa; secondo questa teoria, dopo la rivolta, Mursili avrebbe spostato la sede del regno a Mira, appuntandovi come sovrano il fedele Mashuiluwa che all'epoca non sarebbe stato re; negli annali Ittiti ci si riferirà a lui infatti come "il Signore di Arzawa"
  4. ^ Dagli Annali di Mursili non è chiaro se questi fosse sovrano già al tempo della rivolta e sia stato poi confermato sul trono col trattato di vassallaggio di cui al reperto con sigla ufficiale CTH 67 o se sia stato elevato a re solo dopo la conclusione della campagna
  5. ^ Trevor Bryce, I troiani ed i popoli limitrofi.
  6. ^ Molti autori propendono per Micene o una coalizione di stati micenei con a capo questa città (come Taracha, Bryce, Cline e Beckman), contra Latacz che propone Tebe. Joachim Latacz, Troy and Homer. Pag.240 e seg.
  7. ^ Giovane ma non adolescente, almeno per il concetto del tempo, come testimonia lo stesso Mursili nell'orazione repertata CTH 379: "..a quel tempo (della morte di Tuthankamon, 1.329 ca.) ero poco piu di un bambino..." il che fissa la sua data di nascita al 1.340-1.338, e la sua età all'incoronazione a 17-19 anni.
  8. ^ È possibile che oltre alla fedeltà verso gli Ittiti, Mashuiluwa avesse anche motivi personali per schierarsi contro Uhha-Ziti: un passaggio negli Annali di Mursili, infatti, lascia intendere che proprio Mashuiluwa potesse essere l'erede legittimo del trono di Arzawa, forse addirittura di Grande Arzawa, come suggerisce Starke, e che Uhha-Ziti potesse essere un usurpatore, magari uno dei fratelli che lo avevano esiliato: "...e la terra di Mira...io restitui a Mashuiluwa, e la casa ed il trono di suo padre io restituii a lui"; si veda a tal proposito J.D.Hawkins: Tarkasnawa king of Mira. Pag.15.
  9. ^ Mursili, Annali dei dieci anni, anni 3-4. Nome ufficiale del reperto: CTH 61.
  10. ^ Beckman, Bryce, Cline, The Ahhiyawa texts. Pag.10-27
  11. ^ Come ipotizzato per prima dalla Rehinold-Kramer e poi confermato dalla traduzione di Hawkins dei rilievi di Karabel. J.D. Hawmins: Tarkasnawa king of Mira. Pag. 15. Si veda comunque quanto in nota 3.
  12. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag.202-203.
  13. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag.219-220.
  14. ^ Non c'è accordo tra gli studiosi in tal senso, anche se la maggior parte del mondo accademico propende per questa ipotesi; si veda la voce correlata "Danuhepa" in questo progetto.
  15. ^ Si vedano in tal senso I. Singer: Danuhepa and Kurunta e M. Cammarosano, che rilancia una vecchia teoria di Laroche: A coregency for Muršili III; pag.181 in particolare la nota 38.
  16. ^ E sulla stessa linea si pongono Hawkins, ten Cate, Herbordt, Bawanipeck, van den Hout e Klengen
  17. ^ J. D. Hawkins: the seals and the dynasty; pag.91-93.
  18. ^ J. D. Hawkins: The seals and the dynasty; pag. 91-93.
  19. ^ Una conferma indiretta in tal senso arriva da Hattušili III che in un'orazione alla dea Arinna parlerà del processo che aveva "portato alla rovina" di "Danuhepa e la sua progenie". Si veda orazione di Hattusili III, nome ufficiale del reperto CTH 383, i 16-22, copia della quale con commento può essere consultata in I. Singer: Hittite prayers; pag 97-99.
  20. ^ Mursili, annali dei dieci anni
  21. ^ Tra questi Bryce ed Hawkins
  22. ^ Come Latacz.

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