Henti

regina ittita
Henti
Regina ittita
Predecessore Daduhepa
Successore Malnigal
Nascita 1370 a.C. ca
Morte 1330 a.C. ca
Consorte Suppiluliuma I
Coniuge Suppiluliuma I
Figli Arnuwanda II
Mursili II

Henti (1370 a.C. ca. – 1330 a.C. ca.) è stata una regina Ittita del Nuovo Regno.

Fu la prima moglie del più grande sovrano Ittita, Šuppiluliuma I, che regnò dal 1350 a.C. circa al 1322, a cui dette cinque figli maschi: Arnuwanda II, Telepinu, Piyassili, Zannanza e Muršili II, il primo e l'ultimo dei quali furono sovrani Ittiti a loro volta.

La Figlia del Gran Re?Modifica

Di recente, in modo speculativo, basandosi sulla incerta decifrazione di un sigillo regale che la definirebbe Figlia del Gran Re, qualche studioso ha ipotizzato che potesse essere Henti la figlia naturale della coppia reale ittita, Tudhaliya III e Daduhepa, e che Šuppiluliuma invece ne fosse solo il genero, adottato poi dai reali dopo il loro matrimonio[1].

Henti, in ogni modo, ricoprì il prestigioso ruolo di Regina Regnante, nella lista delle quali segue Walanni, Nikkalmati, Asmunikal, Daduhepa (la madre di Šuppiluliuma) e precede invece Tawananna/Malnigal, come indicato nel cosiddetto "elenco delle cerimonie di Nuntarriyasha"[2].

Sono stati rinvenuti sigilli che associano Šuppiluliuma[3] a tre diverse regine: sua madre Daduhepa, che quindi sopravvisse al marito Tudhaliya III, Henti appunto, e Tawananna identificata come la principessa babilonese Malnigal, figlia del re Burnaburiash; sappiamo che Henti era già sua moglie prima che Šuppiluliuma ascendesse al trono ed evidentemente alla morte della suocera (all'incirca nel 1340-35)[4] divenne appunto Regina Regnante.

La quantità di sigilli giunti sino a noi che associano il nome del re a quello di Tawananna rispetto al suo[5] è decisamente maggiore, e tuttavia in molti dei sigilli che riportano il suo nome Tawananna non è indicata con l'appellativo di Grande Regina; questi dati ci indicano due circostanze: che Suppiluliuma avesse sposato Malnigal non come moglie principale ma quale sposa secondaria nel periodo in cui Henti ricopriva il ruolo di Regina Regnante[6] e che la partecipazione alla vita politica e religiosa di quest'ultima fosse assai più misurata rispetto a quella della principessa babilonese.

In sostanza le due mogli coesistettero, episodio peraltro consueto per gli harem ittiti, ed in un certo senso con importanza inversa al rispettivo ruolo ufficiale.

Unica anomalia apparente, il fatto che una principessa figlia di un Gran Re, quale il sovrano babilonese era, avesse potuto accettare inizialmente un ruolo subalterno; come però hanno fatto opportunamente notare Elena Devecchi e Stefano De Martino, era consuetudine per questo popolo dare le proprie principesse in sposa ai faraoni egizi quali consorti secondarie, e lo stesso può ben essere accaduto per un re ittita[7].

Morte o esilio?Modifica

Il primo atto ufficiale che riporta tale condizione per Tawananna è il terzo trattato di vassallaggio con Niqmaddu II, probabilmente attorno al 1330-1325[8], che coincide pertanto cronologicamente con l'uscita dalla scena politica di Henti.

Alcuni studiosi ritengono possa essere morta[9], ma una tavoletta ritrovata negli archivi reali Ittiti[10] getta una luce nuova sulla sua sorte. Infatti si parla di una non meglio precisata Regina che fu ripudiata, allontanata da corte ed esiliata nel paese Egeo di Ahhiyawa[11]; la parte giunta sino a noi non ne rivela il nome e alcuni studiosi suggeriscono che potrebbe trattarsi di un testo riferito alla Regina successiva Danuhepa messa sotto processo da Muwatalli II per profanazione[12]. La maggioranza tuttavia[13] ritiene che invece il testo faccia riferimento proprio al destino di Henti, che ritengono allontanata da corte da Šuppiluliuma per permettergli, forse per ragioni diplomatiche, di elevare al ruolo di Regina Regnante la principessa babilonese, sposata forse in concomitanza del suo attacco al potente regno di Mitanni, per il quale il favore o almeno la neutralità babilonese gli erano necessari.

Ironia della sorte anche Malnigal/Tawananna sarà successivamente processata e allontanata da corte da un sovrano ittita: Muršili II, figlio di Henti[14], con l'accusa di aver ucciso sua moglie Gassulawiya con la magia nera.

Se l'episodio citato negli archivi Ittiti si riferisce a Henti, questo deve essere avvenuto piuttosto tardi nel regno di Šuppiluliuma[15], dato il ragguardevole numero di sigilli ritrovati che associano il re a Tawananna senza l'appellativo di Regina, probabilmente attorno al 1330; comunque sia, considerando anche il periodo in cui suo marito regnò con la madre, Henti deve essere rimasta in carica all'ufficio di Regina per un periodo relativamente breve, forse meno di un decennio.

NoteModifica

  1. ^ Per tale ipotesi, basata su una ipotetica traduzione del sigillo di Henti che reciterebbe "...figlia del Grande Re..." (o come ha tradotto Hawkins un più oscuro "..Gran Figlia del re") si veda B. Stavi: The genealogy of Suppiluliuma I, pag. 227-230; su questa linea di ipotesi tra gli altri De Martino e Forlanini. È possibile che Henti fosse una principessa di nascita, nulla indica però con buona probabilità che fosse ittita né che fosse figlia proprio di Tudhaliya III; e nulla d'altronde indica che non lo fosse lo stesso Suppiluliuma. Groddeck dal canto suo, in un tentativo di traduzione della lista dei Re repertata come KUB 11.7 + KUB 36.122, ha avanzato l'ipotesi che Henti fosse la figlia di Manninni, fratello minore di Tudhaliya III, e quindi principessa (anche se, in tal caso, non figlia del re, ma "figlia del figlio" del re, Arnuwanda I) e cugina di Suppiluliuma. Anche volendo seguire l'ipotesi prospettata dell'adozione di Suppiluliuma da parte dei suoceri, resterebbe oscura la ragione, come ammette lo stesso Stavi in nota 31, per cui Tudhaliya, avendo già eredi maschi naturali, primo tra tutti Tudhaliya il Giovane nominato erede, dovesse adottare il genero senza che questi dovesse succedergli sul trono.
  2. ^ Nome ufficiale del reperto: CTH 626; in questa lista, redatta circa 50 anni piu tardi, non compare invece Satanduhepa, prima moglie di Tudhaliya III, sottoposta ad una sorta di "Damnatio memoriae": B. Stavi, The genealogy of Suppiluliuma I. Pag 233.
  3. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag.159
  4. ^ S. De Martino: The wives of Suppiluliuma I; pag. 69-70.
  5. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag.159-160
  6. ^ S. De Martino: The wives of Suppiluliuma I; pag. 71-73.
  7. ^ S. De Martino: The wives of Suppiluliuma I; pag. 73.
  8. ^ Nome ufficiale del reperto RS 17.373
  9. ^ Tra questi Heinhold-Kramer e De Martino.
  10. ^ Nome ufficiale del reperto: KUB 14.2. Si veda Beckman, Bryce, Cline: The Ahhiyawa texts. Pag.158-161.
  11. ^ Entità ancora non chiaramente identificata; molti autori la ritengono Micene o una coalizione di stati micenei facenti capo magari proprio a questa città; (tra questi Beckman, Bryce, Cline: The Ahhiyawa texts. Pag.2-7. J. Latacz invece propone Tebe: Troy and Homer, pag 240 e seg.)
  12. ^ Houwink ten Cate ed Haas su questa linea.
  13. ^ Oltre ai già citati Bryce, Beckman e Cline anche Collins e Freu tra gli altri.
  14. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag.208-210
  15. ^ Freu: Les debuts du nouvel empire hittite; pag. 210.
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