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Asfissia!

dipinto di Angelo Morbelli (1853-1919)

Il dipinto Asfissia! di Angelo Morbelli (1853-1919) fu presentato all'Accademia di Brera nel 1884[1], accompagnato da una didascalia, tratta forse da un popolare romanzo d'appendice. L'opera fu poi separata dall'autore in due parti, in modo da superare il turbamento prodotto dal quadro sul pubblico e sulla critica.

Asfissia!
Morbelli - Erstickt - Teil I - 1884.jpeg
AutoreAngelo Morbelli
Data1884
Tecnicaolio su tavola
Dimensioni159×199,5 cm
UbicazioneFondazione Guido ed Ettore De Fornaris, Torino
Asfissia!
Morbelli - Erstickt - Teil II - 1884.jpeg
AutoreAngelo Morbelli
Data1884
Tecnicaolio su tavola
Dimensioni160×98 cm
UbicazioneCollezione privata

StoriaModifica

La didascalia: «... Diedero varie lettere da impostare, ed ordinarono un pranzo più succulento del solito, e quanto fiori gli era possibile portare. Recati i fiori, il cameriere notò che la signora aveva indosso una veste bianca e semplice, e lasciato ricader sulle spalle le trecce cosparse. L'indomani il sole era già alto... »

Alla luce del giorno, velata dalla tenda, le ombre della tovaglia e dell'abito della ragazza in penombra vertono, in una trasparenza di toni, verso uno spettrale grigio giallognolo, con un senso di sporco, di già marcio, come i petali sparsi dei fiori. Il tema di fine della vita aveva catturato i due amanti, disperati perché si erano sentiti esclusi dalla società. Il dramma si era concluso in una camera d'albergo - come nella canzone: Albergo a ore[2] - dove i due giovani avevano consumato il loro inutile e pantagruelico ultimo pasto. Il viso della ragazza è già sfigurato e gli occhi sono sbarrati, mentre invisibile è il volto dell'uomo, a terra, e di cui si intravedono appena scarpe e pantaloni. Morbelli si specchia nelle sontuose nature morte fiamminghe, le illumina con la luce che filtra dal retro in un anonimo ambiente borghese impolverato e sfatto, le rappresenta come immagine di un fatto di cronaca nera, di un contemporaneo disastro sociale. Il titolo Asfissia! materializza l'odore dei tanti fiori in decomposizione che riesce ad impregnare un ambiente chiuso, rendendolo irrespirabile. Questa asfissia dunque, è la causa di morte degli amanti.

Verso il divisionismoModifica

All'inizio degli anni Ottanta Angelo Morbelli intraprese un lungo itinerario che, dai colori tradizionalmente impastati, lo portò ad un progressivo divisionismo. Sperimentava nuove mestiche sostituendo, al classico olio di amalgama per pigmenti, altre sostanze diluenti come copale, glicerina o trementina. Attraverso la vibrazione dei colori tentava di esprimere le sue emozioni. Leggeva trattati di ottica, in modo da mettere a punto il cerchio cromatico e individuare la varia composizione dei colori. Dai soggetti storici, dai ritratti, dai paesaggi innevati era approdato a soggetti contemporanei: schierato non dalla parte di chi vince, ma sempre da quella di chi perde. Cultura positivista di osservatore attento della società - nei suoi aspetti di frattura - e simbolismo estratto da quella stessa realtà si incrociavano nella sua visione di artista. Negli anni 1882-1883 aveva iniziato a ritrarre gli interni del Pio Albergo Trivulzio, una istituzione milanese illuminata e filantropica, nata al tempo della imperatrice Maria Teresa d'Asburgo.

Critica d'arte contemporaneaModifica

La critica fu impietosa con questo quadro di Angelo Morbelli. Non si poteva negare la maestria del pittore, la sua grande tecnica nel riprodurre la natura morta e la luce filtrata; ma il soggetto era troppo crudo: il dipinto, nel suo insieme, dove essere rifiutato. Il Pungolo[3] scriveva: «[...] una tela ardita, originale, bizzarra, dove i particolari vincono l'assieme per la maniera onde il Morbelli li ha condotti e per le impressioni che essi suscitano negli osservatori attenti. È bellissimo l'effetto della luce, che il pittore ha tratto dal riflettersi che fa il sole, dal lastricato della via sopra le griglie e i vetri della finestra:[4] è bellissima e fedele la riproduzione della tavola apparecchiata: ma, se osserviamo bene, il soggetto principale è annegato e scompare in mezzo a tanti fiori, e a tanti oggetti che il Morbelli ha raggruppato alla sinistra. Lo scorcio degli amanti, non è riuscito, e dicasi lo stesso della disposizione dei mobili, ond'è ornata la stanza.»[5]

La parte sinistra del dipinto e la parte destra (con firma Morbelli 1884 sulla valigia) sono state esposte insieme alla Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino (GAM) nel 2001.

NoteModifica

  1. ^ Enrico Castelnuovo, La Pittura in Italia: l'Ottocento, Volume 2, Electa, 1991, p. 1101
  2. ^ La canzone fu tradotta da Herbert Pagani da quella in francese Les amants d'un jour, un successo di Édith Piaf del 1956
  3. ^ Il giornale di Leone Fortis era molto diffuso a Milano e attento alle novità in campo dell'arte. Il pezzo uscì a firma Luciano.
  4. ^ In realtà i vetri della finestra sono chiusi, le persiane chiuse e quindi il lastricato è invisibile. Né esistono informazioni sull'altezza del piano dove si trova la stanza. Le suppellettili sono quelle in uso in una stanza di albergo o di pensione, di livello medio.
  5. ^ Scotti Tosini, p. 136.

BibliografiaModifica

  • Aurora Scotti Tosini, Angelo Morbelli tra realismo e e divisionismo, Torino, Edizioni GAM, 2001, pp. 56-57 e 136-137, SBN IT\ICCU\TO0\0932841.