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Attalo (... – ...) è stato un filosofo latino stoico studioso di scienze naturali. Attalo visse a Roma nel I secolo d. C. e fu maestro di Seneca che lo stimò molto e lo citò spesso come nelle Lettere morali a Lucilio quando scrive:

«Come soleva dire il nostro Attalo 'il ricordo degli amici estinti è gradevole come certi frutti sono soavemente aspri...[1]»

o ancora a proposito dell'avidità dell'uomo che gode senza discernimento dei beni della fortuna come fa il cane che inghiotte voracemente i pezzetti di carne lanciati dal padrone [2]

Così rifacendosi a Attalo Seneca afferma che una vita senza affanni e senza nessun attacco dalla Fortuna non è tranquillità è bonaccia:

«Attalo lo stoico soleva dire 'Preferiamo che la Fortuna mi abbia nel suo accampamento piuttosto che tra le mollezze. Subisco la tortura, ma coraggiosamente: questo è vero bene' [3]»

e che procurarsi un amico è più piacevole che averlo poiché, diceva Attalo, avviene che «come per un artista è più piacevole dipingere che aver dipinto» [4]

Ed infine da Attalo Seneca ricava il supremo insegnamento riferito principalmente all'ingrato che si tormenta e odia il bene ricevuto perché dovrà ricambiarlo, ne sminuisce i valore e accresce l'importanza delle offese ricevute:

«La malvagità stessa beve la più grande porzione del suo veleno [5]»

Una massima che Attalo ebbe modo di vedere applicata quando messo al bando da Roma da Lucio Elio Seiano, amico estremamente influente dell'imperatore romano Tiberio, fu infine da questo stesso fatto giustiziare. [6]

NoteModifica

  1. ^ Seneca, Lettere morali a Lucilio, Edizioni Mondadori, 2013 p.64
  2. ^ Seneca, op.cit. p.73
  3. ^ Seneca, op.cit. p.68
  4. ^ Seneca, op.cit.
  5. ^ Seneca, op.cit. p.82
  6. ^ Pierre Matthieu, Historie delle prosperità infelici di Elio Seiano, Grillo, 1620 p.48