Basilica dei Santi Cosma e Damiano

basilica
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Basilica Diaconale dei Santi Cosma e Damiano
Basilica dei Santi Cosma e Damiano 01.jpg
L'ingresso della basilica su via dei Fori Imperiali
StatoItalia Italia
RegioneLazio
LocalitàRoma
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareCosma e Damiano
Diocesi Roma
Inizio costruzioneVI secolo
Sito webwww.cosmadamiano.com

Coordinate: 41°53′31″N 12°29′14″E / 41.891944°N 12.487222°E41.891944; 12.487222

La basilica diaconale dei Santi Cosma e Damiano è un luogo di culto cattolico di Roma, il primo sorto nell'area del Foro Romano[1]. La basilica, dedicata ai due fratelli arabi, dottori, martiri e santi Cosma e Damiano, è situata nel Tempio della Pace. Ha la dignità di Basilica minore.[2]

StoriaModifica

 
Il "tempio del Divo Romolo" visto dall'interno della chiesa
 
Vecchio altare della Madonna in trono con i santi titolari

La basilica fu costruita riadattando un paio di ambienti del Tempio della Pace, a cui si accedeva dal lato del Foro Romano tramite un atrio di ingresso a pianta circolare, già trasformato da Massenzio in un tempio che, secondo una tradizione medievale messa in dubbio da molti, era dedicato al proprio figlio divinizzato, morto prematuramente (tempio del Divo Romolo). Il tempio venne donato da Teodorico il Grande re degli Ostrogoti, e da sua figlia Amalasunta nel 527 a papa Felice IV, insieme alla biblioteca del Foro della Pace. Il papa unì i due edifici per formare una basilica dedicata ai due santi greci, Cosma e Damiano, in contrasto con l'antico culto dei Dioscuri, Castore e Polluce, che erano stati venerati sino alla chiusura nel vicino tempio situato nel Foro Romano.

Nel IX secolo vennero collocati nella chiesa i busti dei santi Marco e Marcelliano, che vennero riscoperti nel 1583 durante il pontificato di papa Gregorio XIII.

Nel 1512 la chiesa fu concessa al Terzo Ordine Regolare di San Francesco (T.O.R.), che tuttora la officia. Annessa vi è la casa generalizia dell'ordine.

Nel 1632 papa Urbano VIII ordinò il restauro della basilica. Il lavoro, progettato da Orazio Torriani e diretto da Luigi Arrigucci, consisté nel rialzamento di ben 7 m del livello del terreno, che fu quindi portato alla quota del Campo Vaccino, in modo da evitare infiltrazioni d'acqua. L'antico pavimento della basilica è tutt'oggi visibile nella "chiesa inferiore", costituita negli spazi originari attualmente interrati.

Nel 1947 la vecchia entrata attraverso il cosiddetto "tempio di Romolo" venne chiusa e sostituita da un nuovo ingresso realizzato su via dei Fori Imperiali. Contemporaneamente il tempio di Romolo fu ripristinato nello stato di epoca romana.

Struttura ed opere d'arteModifica

 
Pianta del complesso

Vicino alla nuova entrata del complesso ci sono due stanze, con la pavimentazione marmorea originale del Foro della Pace ed il muro su cui erano affisse le 150 lastre di marmo che componevano la Forma Urbis Romae. Oltre mille frammenti delle lastre furono rinvenute in periodo rinascimentale ed in alcuni casi furono copiate in Vaticano. La pianta della basilica venne concepita in accordo con le norme della Controriforma: una singola navata, con tre cappelle per lato, ed una grande abside, che ora risulta fuori misura per via del restauro eseguito nel XVII secolo: l'arco posto in fondo alla chiesa risulta ora molto più piccolo di ciò che era un tempo.

Il mosaico absidaleModifica

 
Il mosaico dell'abside, risalente al 530, rappresenta l'ingresso dei due santi fra i Beati

Il catino dell'abside fu decorato intorno al 530 a mosaico con una scena rappresentante l'accoglienza nei Cieli dei due santi titolari della chiesa. Al centro domina la figura del Cristo con un rotolo nella mano sinistra e con la destra indicante una stella, rialzato rispetto alle altre figure e poggiante su nuvolette rosse e bluastre, che invadono anche il cielo blu alle sue spalle, mentre ai suoi lati su un idilliaco praticello si dispongono Paolo, san Cosma e papa Felice IV che offre il modellino della chiesa a sinistra e, a destra, Pietro, san Damiano e Teodoro. Nel tamburo sottostante sono rappresentati gli apostoli sotto forma di pecore.

Si tratta di una rappresentazione di grande potenza espressiva, frutto della capacità di un maestro che guarda a esempi del V secolo cercando di sintetizzarli in una composizione innovativa, che utilizza l'euritmia della disposizione delle grandi figure, la gestualità (si veda la mano di san Pietro che si poggia affettuosamente su quella di san Damiano) e l'espressività un poco congelata ma fortemente caratterizzata dei volti per risolvere con efficacia il problema di una rappresentazione a sette figure, spesso resa difficile dalla necessità di contenere tutte le immagini senza rinunciare alla loro visibilità dalla distanza. Secondo Guglielmo Matthiae,[3] questo artista detta addirittura un modulo rappresentativo destinato per parecchi decenni a divenire normativo a Roma (si vedano in primis per esempio i mosaici dell'abside di Santa Prassede e della non lontana chiesa di San Teodoro), ma di fatto non più compreso nella sua volontà di cogliere – attraverso la rielaborazione moderna di strumenti stilistici datati (la megalografia, le nuvolette cromatiche, lo squadro delle figure) e per certi punti tangenti alle coeve soluzioni ravennati – il momento dell'ingresso dei due santi taumaturghi nel consesso dei Cieli. La svolta successiva del mosaico romano sarà infatti del tutto più consona all'astrattizzazione d'influenza bizantina (absidi di Sant'Agnese o Santo Stefano Rotondo), ciò che fa di questo mosaico forse l'ultimo capolavoro della pittura romana paleocristiana.

Il presepeModifica

 
Il presepe settecentesco della basilica

Il presepe della basilica è di tipo napoletano, nonostante sia ambientato nella Roma settecentesca, e risale al XVIII secolo.[4] Come riportato da una targa marmorea posta nella stanza in cui il presepe è conservato, esso è stato donato alla basilica dai coniugi napoletani Enrico Cataldo e Raffaella Perricelli nel 1939.

La scena è verosimilmente ambientata nel Foro Romano in epoca moderna.

«A perenne godimento
artistico e spirituale del popolo
il Terz. ord. reg. di S. Francesco
auspice il Ministro generale
P. Giovanni Parisi
restaurò e ricostruì a sue spese
in questo vetusto luogo
l'italianissimo ed antico
presepe
donato a tale scopo dai coniugi
Cataldo Enrico - Perricelli Raffaella»

NoteModifica

  1. ^ Lucrezia Spera, La cristianizzazione di Roma. Forme e tempi, su academia.edu, p. 230. URL consultato il 1º febbraio 2019.; Lucrezia Spera, La cristianizzazione del Foro romano e del Palatino. Prima e dopo Giovanni VII, in M. Andaloro, Giulia Bordi e Giuseppe Morganti (a cura di), Santa Maria Antiqua tra Roma e Bisanzio, Milano, Electa, 2016, p. 100, ISBN 9788891807762. URL consultato il 2 febbraio 2019.
  2. ^ (EN) Gcatholic.org Basilics in Italy
  3. ^ Guglielmo Matthiae, Pittura romana del Medioevo. Secc. IV-X, Roma, 1966
  4. ^ Alessandra, Il presepe della basilica dei SS Cosma e Damiano a Roma, su romadavivere.com, 29 novembre 2017. URL consultato l'11 dicembre 2019.

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