Battaglia di Palermo (254 a.C.)

battaglia della prima guerra punica svoltasi nel 254 a.C.
Prima battaglia di Palermo
parte della prima guerra punica
Sicilia - prima guerra punica.svg
Le principali battaglie e assedi della prima guerra punica
Data254 a.C.
LuogoPalermo
EsitoVittoria di Roma
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
SconosciutiSconosciuti
Perdite
SconosciuteSconosciute
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Nel corso della prima guerra punica le battaglie di Palermo furono due: nella prima nel 254 a.C. si verificò la conquista di Panormus da parte dei Romani; nella seconda, del 251 a.C., i Romani difesero efficacemente la città dall'assalto dei Cartaginesi. Entrambi gli scontri appartengono alla fase terrestre della guerra nella quale però, le battaglie terrestri ebbero poca importanza. La prima guerra punica venne decisa sul mare e, soprattutto, sul piano dei finanziamenti per le flotte.

SituazioneModifica

Dopo la sconfitta a Tunisi, Roma aveva anche dovuto subire la distruzione quasi totale della flotta che riportava in Italia le legioni dello sconfitto e catturato Marco Atilio Regolo. Polibio ci informa che per il naufragio, avvenuto lungo le coste orientali della Sicilia, di trecentosessantaquattro navi ne rimasero solo ottanta.

Cartagine, rincuorata dalla vittoria terrestre e convinta di essere più forte sul mare vista la distruzione della flotta nemica, inviò in Sicilia Asdrubale affidandogli il comando dei soldati già presenti nell'isola compresi quelli di stanza ad Heraclea Minoa e ben centoquaranta elefanti. Evidentemente la lezione che Santippo aveva dato a Tunisi era stata recepita dai Cartaginesi. Per rinforzare la flotta che era stata in parte distrutta e in parte catturata a Capo Ecnomo, Cartagine costruì anche duecento nuove navi. Asdrubale prese terra a Lilibeo e cominciò a far esercitare i suoi uomini. Era chiaro che voleva incontrare i Romani sul campo.

Conosciute le mosse dei Cartaginesi, i Romani decisero di ricostruire la flotta e in soli tre mesi allestirono duecentoventi navi e le diedero ai consoli Gneo Cornelio Scipione Asina al suo secondo mandato dopo la sfortunata prova alle Isole Lipari e Aulo Atilio Calatino, anch'egli al suo secondo mandato.

La battagliaModifica

I consoli salpati da Roma e raggiunta Messina aggregarono alla flotta le navi scampate al naufragio che si allargò quindi a trecento navi e si diressero verso Palermo che posero sotto assedio.

I preparativi consistettero nel disporre i soldati, far loro montare le macchine da assedio e concentrarle in due diversi punti. La torre della città, affacciata sul mare, cadde con facilità in mani romane e da quella via le legioni penetrarono d'impeto nella Città Nuova.

Nella narrazione di Polibio non vi è traccia di una reazione cartaginese. D'altra parte Asdrubale era ancora a Lilibeo e, certo, la guarnigione punica non era abbastanza numerosa per poter resistere validamente a un assalto ben condotto.

Lo storico greco si limita a esporre brevemente che

«...(la città) Vecchia, d'altra parte, dopo che fu accaduto ciò, si trovò in pericolo. Perciò rapidamente gli abitanti la consegnarono.»

(Polibio, Storie, I, 38, BUR. Milano, 2001. trad.: M. Mari.)

Dopo la battagliaModifica

Sempre Polibio ci informa che i Romani, dopo aver conquistato la città, lasciarono una guarnigione a sua difesa senza specificarne la consistenza. La flotta tornò veleggiando a Roma.

FontiModifica

Polibio, Storie, Bur, Milano, 2001, trad.: M. Mari. ISBN 88-17-12703-5.

BibliografiaModifica

  • E. Acquaro, Cartagine: un impero sul Mediterraneo, Roma, Newton Compton, 1978, ISBN 88-403-0099-6.
  • W. Ameling, Karthago: Studien zu Militar, Staat und Gesellschaft, Munchen, Beck, 1993.
  • Combert Farnoux, Les guerres punique, Parigi, 1960
  • B. Fourure, Cartagine: la capitale fenicia del Mediterraneo, Milano, Jaca Book, 1993, ISBN 88-16-57075-X.
  • W. Huss, Cartagine, Bologna, il Mulino, 1999, ISBN 88-15-07205-5.
  • S.I. Kovaliov, Storia di Roma, Roma, Editori Riuniti, 1982, ISBN 88-359-2419-7.
  • J. Michelet, Storia di Roma, Rimini, Rusconi, 2002. ISBN 88-8129-477-X
  • H.H. Scullard, Carthage and Rome, Cambridge, 1989.

Voci correlateModifica