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Benedetto Orazio Paternò Castello

patriota e politico italiano
Benedetto Orazio Paternò Castello

Senatore del Regno di Sardegna
Durata mandato 2 aprile 1860 –
17 dicembre 1860

Senatore del Regno d'Italia
Durata mandato 20 gennaio 1861 –
mandato a vita

Dati generali
Professione Possidente

Benedetto Orazio Paternò Castello, marchese di San Giuliano, (Catania, 22 settembre 1810Catania, 5 febbraio 1885), è stato un patriota e politico italiano.

BiografiaModifica

Don Benedetto Orazio Paternò Castello, quinto marchese di San Giuliano e Capizzi, nacque da Antonino Paternò Castello (1779-1861) e da Maria Concetta dei marchesi Tedeschi.

Aderì alla rivoluzione siciliana del '48,[1] fu colonnello della Guardia Nazionale siciliana nel 1848 e, più tardi, Maggiore Generale della Guardia Nazionale nel 1860.[2]

Prese parte a una cospirazione contro i Borboni; scoperto e condannato a morte, riuscì a fuggire.[3]

Nel 1860 fu chiamato nella VII Legislatura del Regno di Sardegna.[4] In seguito venne nominato senatore del Regno d'Italia nella VIII legislatura dal 20 gennaio 1861.

Quale assessore ai Lavori Pubblici della città di Catania nella prima giunta postunitaria, si occupò della sistemazione generale della Marina, con l'arginamento dell'Amenano e l'ampliamento della Villa Pacini.[5] Dopo l'approvazione del decreto del 2 settembre 1860[6] sull'apertura degli «asili infantili» in tutta la Sicilia, istituì a Catania il «Garibaldi», presso la casa del vescovado, e il «Vittorio Emanuele» presso il quartiere Borgo (casa Cordaro).[7] Nel 1862 prese la decisione di far spostare la Fontana dell'Elefante, simbolo della città, nel piano di San Francesco, ma il Consiglio comunale rigettò l'iniziativa per motivi di ordine pubblico.[8]

Sposò Caterina Statella e Moncada, figlia del Principe di Cassaro,[1] da cui ebbe Antonino, ministro, deputato e senatore.

CuriositàModifica

Secondo la testimonianza di Alberico Lo Faso di Serradifalco, nel 1836, il giovane Benedetto Orazio di San Giuliano sfidò il generale Filangeri per aver promesso in sposa la figlia a Vincenzo Ruffo principe di Sant'Antimo. Il Generale dapprima accettò la sfida ma poi ne decise gli arresti domiciliari, così il marchese di San Giuliano fu rinchiuso nel Castello Sartirana di Breme.[9]

NoteModifica

  1. ^ a b Alberico Lo Faso di Serradifalco, ‘'Diario siciliano 1831-1840 dai documenti dell'archivio di stato di Torino'’, nota 39 (PDF), su storiamediterranea.it.
  2. ^ http://notes9.senato.it/web/senregno.nsf/9a9ed8f00e7e7ad6c12570000030610a/8bf1bff44fc18ba2c1257069003186b8?OpenDocument Scheda del Senato della Repubblica
  3. ^ http://notes9.senato.it/web/senregno.nsf/4c1a0e70e29a1d74c12571140059a394/56a09964fb41ef654125646f005b488b?OpenDocument; v. inoltre Voce Di Sangiuliano, in Enciclopedia moderna italiana: A-Fiesso, a cura di Edgardo Baldi e Aldo Cerchiari, Milano, Casa Editrice Sonzogno, 1941.
  4. ^ Voce Senatori catanesi, a cura di Vittorio Consoli, in Enciclopedia di Catania, Catania, Tringale editore, 1987,
  5. ^ Il Memorandum cronologico di Domenico Marletta Ninfo, a cura di Maria Sofia Sicurezza, «AGORÀ», Catania, n. 34/2010
  6. ^ Decreto per l'istituzione in Napoli di dodici asili infantili gratuiti
  7. ^ Voce Scuola, a cura di Ottavio Nicita e Giuseppina Vetri Garofalo, in Enciclopedia di Catania, cit., p.665.
  8. ^ Voce Monumenti, a cura di Vittorio Consoli, in Enciclopedia di Catania, cit., p.496.
  9. ^ Alberico Lo Faso di Serradifalco, ‘'Diario siciliano 1831-1840 dai documenti dell'archivio di stato di Torino'’, p.87 (PDF), su storiamediterranea.it.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica