Bernardo de' Rossi (XIII secolo)

politico e militare italiano del XIII secolo
Bernardo de' Rossi
Rocca San Secondo gesta rossiane 2.JPG
Sala delle Gesta Rossiane della Rocca dei Rossi di San Secondo Parmense, due episodi si riferiscono alle imprese di Bernardo e dei suoi figli
Nascita1190 circa
MorteCollecchio, 18 marzo 1248
ReligioneCattolica
Dati militari
Paese servitoCoat of arms of Parma.svg Parma
Emblem of the Papacy SE.svgStato Pontificio
Banner of the Holy Roman Emperor (after 1400).svg Sacro Romano Impero
Modena-Stemma transparent background.png Modena
Siena-Stemma.png Siena
Reggio Emilia-Stemma.png Reggio Emilia
Mantova-CoA-historical.svg Mantova
FlorenceCoA.svg Firenze
CoA Città di Bergamo.svg Bergamo
Arezzo-Stemma.png Arezzo
Asti-Stemma.svg Asti
Cremona-CoA-historical.svg Cremona
Forza armataMercenari
Anni di servizio1214-1248
Campagnedi Parma contro Federico II di Svevia
voci di militari presenti su Wikipedia

Bernardo de' Rossi (1190 circa – Collecchio, 18 marzo 1248) è stato un condottiero italiano e podestà di Modena, Firenze, Arezzo, Siena, Cremona, Asti.

Stemma dei Rossi di Parma

BiografiaModifica

Figlio di Orlando de' Rossi già podestà di Parma nel 1180, Bernardo incominciò la propria carriera militare come podestà di parte imperiale di varie città. Dapprima fu a Modena nel 1213 sostituendo un altro parmigiano, Baldovino Visdomini, morto in battaglia contro i ferraresi, confermato come podestà anche nel 1214, Bernardo sposò nel 1216 Maddalena Fieschi, nipote del vescovo di Parma Obizzo e sorella di Sininbaldo Fieschi, canonico della cattedrale di Parma che sarebbe divenuto papa con il nome di Innocenzo IV[1][2].

Bernardo fu poi podestà di Reggio Emilia nel 1221, di Siena nel 1224, quindi ebbe un secondo mandato a Modena nel 1226 e a Reggio Emilia nel 1227[1].

Nel periodo senese Bernardo fece scrivere un panegirico per commemorare le sue qualità di governatore e la campagna vittoriosa condotta contro Grosseto, il brano venne inserito come aggiunta al Libro memoriale delle offese.

iniziato dal Guido Guicciardi nel 1223 e nel quale venivano registrati i fatti d'arme e le dispute che avvenivano nel comune di Siena[1].

In seguito fu podestà di Cremona nel 1230, di Asti nel 1231, di Arezzo nel 1235, di Firenze nel 1236, di Bergamo nel 1238 e infine di Mantova nel 1239[1]. La lunga serie di podesterie che ricoprì Bernardo non fu frutto solo sua della abilità politica e militare ma anche della stretta amicizia con l'imperatore Federico II di Svevia[1][2]. Salimbene de Adam, duo concittadino, nella sua Cronica descrisse l'amicizia fra il Rossi e l'imperatore dicendo «.. fu compagno dell'Imperatore e suo grande amico.. ..e quando voleva essere ricevuto (dall'imperatore) non vi era porta che gli fosse chiusa»[1][3].

Il passaggio alla fazione guelfaModifica

Tuttavia l'elezione al soglio pontificio del cognato Sinibaldo Fieschi, avvenuta nel 1243 incrinò i rapporti fra i due, Federico divenne sospettoso della lealtà di Bernardo sinché «un giorno, mentre (Bernardo) cavalcava con l’imperatore, il suo cavallo zoppicò, e l’imperatore gli disse: “Messer Bernardo, avete un cattivo cavallo, ma vi prometto che entro pochi giorni ve ne darò uno che non zoppicherà” E Messer Bernardo capì invece che parlava della forca, e infiammato nel cuore contro l’imperatore, se ne andò da esso»[3].

Alcune fonti anonime di parte ghibellina sostennero invece che Bernardo stava tramando contro Federico e il figlio Enzo per favorire il cognato Innocenzo IV che in cambio gli avrebbe promesso il Regno di Sicilia[1].

Ad ogni modo nel giugno 1245 Bernardo, uno degli esponenti più importanti dei ghibellini[4], passò in campo guelfo e insieme ai Sanvitale, ai Lupi, ai da Correggio e i da Gente abbandonò Parma ribellandosi alla guida ghibellina della città. Dopo la battaglia di Borghetto del Taro del 15 giugno 1247 nella quale i fuoriusciti guelfi sconfissero i ghibellini di Parma, comandati dal podestà Enrico Testa, Bernardo entrò in città insieme al legato pontificio Gregorio da Montelongo alla testa delle fazioni guelfe.

Bernardo, insieme ai figli Giacomo e Ugolino, prese parte attiva alla difesa di Parma dall'assedio voluto da Federico II desideroso di distruggere la città ribelle e di sostituirla con la nuova città di Vittoria, campo imperiale fortificato che nelle intenzioni dell'imperatore avrebbe dovuto sostituire Parma.

Dopo mesi di assedio Bernardo prese parte con i figli alla sortita decisiva dei parmigiani che, approfittando dell'assenza di Federico a caccia in Val Taro, assaltarono Vittoria mettendola a ferro e fuoco per poi ritirarsi portando in Parma un enorme bottino, fra il quale si annoverava la corona imperiale di Federico, l'episodio è ricordato con il nome di battaglia di Parma.

Lo scontro si rivelò decisivo per le sorti della città di Parma, tuttavia Bernardo non poté godere dei risultati conseguiti, il mese seguente infatti morì a Collecchio cadendo da cavallo mentre veniva inseguito dalle truppe imperiali[1].

Alle imprese di Bernardo e dei suoi figli Rolando e Giacomo, Troilo II volle dedicare due affreschi nella Sala delle Gesta Rossiane della Rocca dei Rossi di San Secondo Parmense:

  • Orlando e il fratello Bernando che, in alleanza con Guido Lupo e Gherardo da Correggio, come loro esuli parmensi, combattono e vincono gli imperiali nella battaglia di Borghetto del Taro del 16 giugno 1245
  • I fratelli Giacomo e Ugolino de' Rossi che il 18 febbraio 1248 escono in sortita da Parma assediata e assaltano con successo l'accampamento di Vittoria, posto da Federico II per assediare la città. Nel bottino che fruttò all'audace impresa spiccavano fra i molti oggetti lo scettro e la corona imperiale di Federico II

DiscendenzaModifica

Dalla moglie Maddalena Fieschi, Bernardo ebbe almeno tre figli

  • Giacomo, podestà di varie città di parte guelfa;
  • Ugolino, preposto della cattedrale di Parma e cappellano pontificio;
  • Maddalena, che sposò Giacomo Sanvitale.

Un quarto figlio potrebbe essere Rolando, podestà di Siena, ma non è certo[2].

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h ROSSI, Bernardo di Rolando in "Dizionario Biografico", su treccani.it. URL consultato il 23 dicembre 2017.
  2. ^ a b c Pompeo Litta Biumi (1781-1851), Famiglie celebri di Italia. Rossi di Parma / P. Litta. URL consultato il 16 dicembre 2017.
  3. ^ a b Salimbene de Adam, Cronica, traduzione di G Scalia, 1998, p. 302.
  4. ^ Ernst Kantorowicz, Federico II imperatore, in Elefanti Storia, traduzione di Gianni Pilone Colombo, Milano, Garzanti, p. 635, ISBN 978-88-11-67643-0.

BibliografiaModifica

  • Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia. Rossi di Parma, Torino, 1835. ISBN non esistente.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica