Boccaccio degli Adimari (... – ...; fl. XIII secolo) è stato un fiorentino guelfo di parte nera, ricordato da Dino Compagni nella Cronica delle cose occorrenti ne' tempi suoi[1] tra coloro che presero parte al tentativo di cacciata da Firenze della famiglia "bianca" dei Cavalcanti.

Moltissimi commentatori della Divina Commedia, in particolare dei versi 32 e seguenti di Inferno, VIII dedicati a Filippo Argenti (membro della famiglia Adimari), e dei versi 115-8 di Paradiso, XVI, lo citano come colui che occupò i beni di Dante dopo il suo esilio da Firenze, e adducono anche questo motivo a spiegazione dell'antipatia di Dante per la "oltracotata schiatta" degli Adimari.

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