Bruno di Querfurt

missionario, arcivescovo cattolico e santo tedesco
San Bruno di Querfurt
Bruno of Querfurt.jpg
Affresco dal chiostro di Święty Krzyż (Polonia)
 

Monaco, arcivescovo e martire

 
Nascitaverso il 974[1]
Morte14 febbraio o 9 marzo 1009[1]
Venerato daChiesa cattolica, Chiese ortodosse
Ricorrenza9 marzo

Bruno di Querfurt, detto anche Brunone Bonifacio (Querfurt, 97414 febbraio 1009), è stato un missionario e arcivescovo tedesco, considerato santo dalla Chiesa cattolica.

BiografiaModifica

Bruno di Querfurt, Bonifacio quando divenne monaco, proveniva da una dinastia di nobili di Querfurt, imparentata con la famiglia imperiale sassone.[2] Era uno dei quattro figli di Bruno il Vecchio, il primo signore riconosciuto della Rocca di Querfurt nello Hassegau e della di lui moglie Ida.

Fu educato nella famosa scuola del Duomo di Magdeburgo, dove incontrò e divenne amico del compagno Titmaro di Merseburgo,[3] e a 20 anni di età era già cappellano di corte dell'imperatore Ottone III.[4] Già dopo un anno egli rinunciava alla sua molto promettente posizione e, dopo aver accompagnato nel 996 l'imperatore nel suo viaggio di incoronazione a Roma, divenne monaco camaldolese nel convento dei santi Alessio e Bonifacio, proprio come il vescovo Adalberto di Praga, di cui Bruno fu biografo e suo predecessore nel martirio.[5]

Dopo cinque anni di vita nel convento si unì a Romualdo, il grande combattente contro la rilassatezza che aveva preso piede in molti conventi.[6] Non appena giunse in Italia la notizia della morte nel martirio di Adalberto (23 aprile 997), Bruno decise di seguire il suo esempio, che tuttavia non poté mettere in pratica allo stesso modo.

Nel 1004 Bruno fu consacrato in Merseburg arcivescovo per le missioni in oriente, ma non trovò appoggi presso l'imperatore Enrico II, che stava conducendo un'audace guerra contro il duca polacco Boleslao I. Egli si recò dal re di Ungheria Stefano, senza tuttavia trovare sostegno cosicché si recò a Kiev presso il granduca russo Vladimir I. Di là volle andare in missione presso i Peceneghi, che vivevano fra il Don inferiore ed il Danubio inferiore.

Durante il suo soggiorno di cinque settimane nella loro terra, gli riuscì di convertire una gran parte della popolazione, ma dopo la sua partenza essi rinnegarono nuovamente la fede. Tuttavia egli era riuscito almeno a riportare la pace fra loro ed il granduca.

Nel 1008 egli cambiò il suo obiettivo principale e si recò dal re dei polacchi Boleslao. Poiché nel frattempo una nuova guerra era scoppiata fra l'imperatore Enrico e il duca Boleslao, egli inviò un suo compagno in Svezia, ove il re Olaf Skötkonung si lasciò battezzare insieme a una gran parte del suo popolo. Quindi egli fece ancora un ultimo tentativo di riconciliare Enrico con Boleslao, indirizzando una lettera all'imperatore, ma anche questo tentativo fu inutile ed egli infine si incamminò verso la terra dei Pruzzi[7].

Circa il suo destino presso queste popolazioni e circa la sua fine si sa solo che egli con i suoi compagni si era inoltrato fino al confine della Lituania ove, il 14 febbraio od il 9 marzo del 1009 fu ucciso dai Pruzzi o dai Lituani.[8] La sua missione non ebbe quindi successo. Ciò che invece riuscì con la spada ai Cavalieri teutonici, ma solo nel XIII secolo.

 
Pruzzi ed altre stirpi baltiche nel XII secolo

Egli ha lasciato, fra gli altri scritti, una delle tre biografie di allora su sant'Adalberto di Praga, composta nel 1004, mentre attendeva in Ungheria, e la Vita dei Cinque Fratelli, che narra il martirio in Polonia, avvenuto nel 1003, di cinque padri camaldolesi, tra cui spicca la figura di san Benedetto da Benevento.

CultoModifica

Viene commemorato il 9 marzo.

NoteModifica

  1. ^ a b Claudio Leonardi; Tonino Tuniz; Andrea Riccardi; Gabriella Zarri, Il grande libro dei santi: dizionario enciclopedico (vol.1), San Paolo, 1998, p.351.
  2. ^ Atti della seconda Settimana internazionale di studio, L'eremitismo in Occidente Nei Secoli XI E XII, Società Editrice Vita e Pensiero, Milano, 1965, p.86.
  3. ^ Tietmaro di Merseburgo, Introduzione all'opera, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, pp. 16 e 17, ISBN 978-8833390857.
  4. ^ Michele Maccarrone, Romana ecclesia - cathedra Petri, Herder, 1991, ISBN 978-88-85-87615-6, p.686: “suo cappellano e confidente, non tanto per adesione alle concezioni papali (...)”.
  5. ^ Storia della Chiesa (vol.4), Editoriale Jaca Book, 1992, ISBN 978-88-16-30238-9, p.436.
  6. ^ Enrico Pepe, Martiri e santi del calendario romano, Città Nuova, 1999, ISBN 978-88-31-19246-0, p.295.
  7. ^ È questo l'antico nome dei prussiani, che allora risiedevano nell'area del Baltico orientale.
  8. ^ Come riportato dagli Annali di Quedlinburg.

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