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Capoluogo

città sede di organi amministrativi locali
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando la frazione della città bolognese di Sasso Marconi, vedi Capoluogo (Sasso Marconi).

Il capoluogo è la città sede di organi di governo regionali o locali.

Indice

ItaliaModifica

In Italia il termine capoluogo viene usualmente utilizzato per designare i centri urbani sede di regione, di provincia o di comune. Per quel che concerne i comuni e le province, nella maggioranza dei casi, ma non sempre, il nome del capoluogo della circoscrizione amministrativa coincide con quello dell'istituzione stessa.

Capoluogo di regioneModifica

Nel capoluogo di regione hanno sede consiglio e giunta della regione stessa. Alcune articolazioni dell'amministrazione pubblica centrale e alcune pubbliche amministrazioni periferiche, inoltre, hanno suddivisioni regionali aventi sede nei capoluoghi di regione.

Tutte le regioni italiane hanno un solo capoluogo. Il capoluogo di regione è ubicato nella città di maggiori dimensioni per 18 regioni su 20: fanno eccezione l'Abruzzo, il cui capoluogo è L'Aquila, mentre la città più popolosa è Pescara, e la Calabria, con capoluogo Catanzaro mentre la città più popolosa è Reggio Calabria. In alcuni casi determinate funzioni sono attribuite a una pluralità di centri (nel Trentino-Alto Adige il Consiglio regionale si riunisce per metà legislatura a Trento e per il restante periodo a Bolzano, in Friuli-Venezia Giulia alcune funzioni sono decentrate a Udine, in Abruzzo il Consiglio regionale e la Giunta si riuniscono anche a Pescara, che ospita metà degli Assessorati regionali, in Calabria il Consiglio regionale ha sede a Reggio Calabria).

I capoluoghi di regione italiani, ad esclusione di Aosta (la Valle d'Aosta non è, infatti, suddivisa in province), sono tutti contemporaneamente capoluoghi di provincia o di città metropolitana.

Lo statuto della Regione Emilia-Romagna, approvato nel 2005, individua ufficialmente come capoluogo regionale la Città metropolitana di Bologna[1] (anziché la città di Bologna, come indicato nel precedente statuto del 1990).[2]

Capoluogo di provincia o città metropolitanaModifica

Nel capoluogo di provincia o città metropolitana ha sede l'amministrazione provinciale o metropolitana. Numerosi segmenti della pubblica amministrazione hanno suddivisioni territoriali a carattere provinciale o metropolitana, aventi sede nei rispettivi capoluoghi.

I capoluoghi di provincia italiani, a differenza dei capoluoghi di dipartimento in Francia, danno normalmente la denominazione all'ente provinciale (con l'eccezione della provincia di Massa e Carrara, di quella di Forlì-Cesena, di quella del Verbano-Cusio-Ossola, del Sud Sardegna e di Monza e della Brianza, oltre che la Provincia di Reggio Emilia il cui capoluogo è ufficialmente denominato Reggio nell'Emilia) e hanno solitamente sede nei centri maggiori del territorio amministrato, con le seguenti sei eccezioni: la provincia di Imperia, nella quale la città più popolosa è Sanremo, il Libero consorzio comunale di Trapani, nel quale la città più popolata è Marsala, la provincia di Varese, nella quale la città più popolata è Busto Arsizio, il libero consorzio comunale di Caltanissetta, nel quale la città più popolata è Gela, dal 2017 la provincia di Macerata, nella quale la città più popolata è Civitanova Marche e dal 2018 la Provincia di Cosenza, nella quale la città più popolata è Corigliano-Rossano.

Nel solo caso della Provincia di Barletta-Andria-Trani esistono tre capoluoghi ufficiali (Barletta, Andria e Trani), mentre in tutte le altre province vi è un solo capoluogo, pur avendo in alcuni casi il nome di più città (Massa-Carrara, con capoluogo Massa; Forlì-Cesena, con capoluogo Forlì; Pesaro e Urbino, con capoluogo Pesaro). A fronte di 107 ambiti provinciali in Italia, le città capoluogo di provincia sono dunque 109. In passato, tutte le quattro province sarde istituite dalla legge regionale n. 9/2001 e attive dal 2005 al 2016 ebbero il doppio capoluogo: Carbonia e Iglesias (Provincia di Carbonia-Iglesias); Lanusei e Tortolì (Provincia dell'Ogliastra); Olbia e Tempio Pausania (Provincia di Olbia-Tempio); Sanluri e Villacidro (Provincia del Medio Campidano); fino all'entrata in vigore del nuovo statuto provinciale nel 2015 la provincia di Pesaro e Urbino aveva due co-capoluoghi (Pesaro e Urbino).

Nonostante la soppressione delle quattro province del Friuli-Venezia Giulia avvenuta nel dicembre 2016, i comuni di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine mantengono le prerogative connesse alla qualificazione di "capoluogo di provincia" previste dalla normativa statale e regionale.[3]

Tutti i capoluoghi di provincia italiani sono anche capoluogo di comune. La legge sulle autonomie locali prevede che ai comuni capoluogo di provincia anche di minore dimensione spetti sempre il numero di consiglieri comunali previsto per i comuni che superano i centomila abitanti (40 consiglieri, oltre il sindaco) e che tali comuni possano dotarsi del numero minimo e massimo di assessori in giunta previsto per tali comuni.

Lista dei capoluoghi di regione e provincia o città metropolitana italianiModifica

La lista seguente riporta l'elenco di tutti i capoluoghi di regione e di provincia o di città metropolitana italiani ordinati per popolazione[4]. I capoluoghi di regione sono riportati in grassetto.

     Coalizione di Centrosinistra

     Coalizione di Centrodestra

     Movimento Cinque Stelle

     Liste civiche

     Coalizione di Sinistra

     Coalizione di Destra

     Coalizione di Centro

Pos. Capoluogo Regione Prov./Città metr. Abitanti (2018) Sindaco
1 Roma   Lazio   Roma 2 863 970 Virginia Raggi (Movimento 5 Stelle)
2 Milano   Lombardia   Milano 1 372 810 Giuseppe Sala (Indipendente di centrosinistra)
3 Napoli   Campania   Napoli 962 260 Luigi de Magistris (Democrazia Autonomia)
4 Torino   Piemonte   Torino 878 074 Chiara Appendino (Movimento 5 Stelle)
5 Palermo   Sicilia   Palermo 665 566 Leoluca Orlando (Partito Democratico)
6 Genova   Liguria   Genova 578 710 Marco Bucci (Indipendente di centrodestra)
7 Bologna[5]   Emilia-Romagna   Bologna[5] 390 294 Virginio Merola (Partito Democratico)
8 Firenze   Toscana   Firenze 380 885 Dario Nardella (Partito Democratico)
9 Bari   Puglia   Bari 322 018 Antonio Decaro (Partito Democratico)
10 Catania   Sicilia   Catania 312 129 Salvo Pogliese (Indipendente di destra)
11 Venezia   Veneto   Venezia 260 802 Luigi Brugnaro (Indipendente di centrodestra)
12 Verona   Veneto   Verona 257 683 Federico Sboarina (Indipendente di centrodestra)
13 Messina   Sicilia   Messina 233 068 Cateno De Luca (Civico)
14 Padova   Veneto   Padova 210 928 Sergio Giordani (Indipendente di centrosinistra)
15 Trieste[3]   Friuli-Venezia Giulia   Trieste (soppressa) 204 338 Roberto Dipiazza (Forza Italia)
16 Brescia   Lombardia   Brescia 200 473 Emilio Del Bono (Partito Democratico)
17 Taranto   Puglia   Taranto 199 561 Rinaldo Melucci (Partito Democratico)
18 Parma   Emilia-Romagna   Parma 197 132 Federico Pizzarotti (Italia in Comune)
19 Prato   Toscana   Prato 194 390 Matteo Biffoni (Partito Democratico)
20 Modena   Emilia-Romagna   Modena 185 045 Gian Carlo Muzzarelli (Partito Democratico)
21 Reggio di Calabria   Calabria   Reggio Calabria 180 841 Giuseppe Falcomatà (Partito Democratico)
22 Reggio nell'Emilia   Emilia-Romagna   Reggio Emilia 172 245 Luca Vecchi (Partito Democratico)
23 Ravenna   Emilia-Romagna   Ravenna 171 057 Michele De Pascale (Partito Democratico)
24 Perugia   Umbria   Perugia 165 763 Andrea Romizi (Forza Italia)
25 Livorno   Toscana   Livorno 158 371 Luca Salvetti (Indipendente di centrosinistra)
26 Cagliari   Sardegna   Cagliari 153 758 Paolo Truzzu (Fratelli d'Italia)
27 Foggia   Puglia   Foggia 151 371 Franco Landella (Forza Italia)
28 Rimini   Emilia-Romagna   Rimini 150 292 Andrea Gnassi (Partito Democratico)
29 Salerno   Campania   Salerno 133 597 Vincenzo Napoli (Partito Democratico)
30 Ferrara   Emilia-Romagna   Ferrara 132 064 Alan Fabbri (Lega)
31 Sassari   Sardegna   Sassari 126 930 Nicola Sanna (Partito Democratico)
32 Latina   Lazio   Latina 126 478 Damiano Coletta (Italia in Comune)
33 Monza   Lombardia   Monza e Brianza 123 776 Dario Allevi (Forza Italia)
34 Bergamo   Lombardia   Bergamo 121 368 Giorgio Gori (Partito Democratico)
35 Siracusa   Sicilia   Siracusa 121 318 Francesco Italia (Civico)
36 Pescara   Abruzzo   Pescara 119 820 Carlo Masci (Forza Italia)
37 Trento   Trentino-Alto Adige   Trento 118 229 Alessandro Andreatta (Partito Democratico)
38 Forlì   Emilia-Romagna   Forlì-Cesena 117 627 Gian Luca Zattini (Lega)
39 Vicenza   Veneto   Vicenza 111 620 Francesco Rucco (Indipendente di centrodestra)
40 Terni   Umbria   Terni 111 189 Leonardo Latini (Lega)
41 Bolzano   Trentino-Alto Adige   Bolzano 107 519 Renzo Caramaschi (Partito Democratico)
42 Novara   Piemonte   Novara 103 971 Alessandro Canelli (Lega)
43 Piacenza   Emilia-Romagna   Piacenza 103 202 Patrizia Barbieri (Indipendente di centrodestra)
44 Ancona   Marche   Ancona 100 907 Valeria Mancinelli (Partito Democratico)
45 Andria   Puglia   Barletta-Andria-Trani 99 784 Commissariata
46 Udine[3]   Friuli-Venezia Giulia   Udine (soppressa) 99 518 Pietro Fontanini (Lega)
47 Arezzo   Toscana   Arezzo 99 487 Alessandro Ghinelli (Indipendente di centrodestra)
48 Lecce   Puglia   Lecce 95 425 Carlo Salvemini (Indipendente di centrosinistra)
49 Pesaro   Marche   Pesaro e Urbino 94 882 Matteo Ricci (Partito Democratico)
50 Barletta   Puglia   Barletta-Andria-Trani 94 410 Cosimo Cannito (Indipendente di centrodestra)
51 Alessandria   Piemonte   Alessandria 94 027 Gianfranco Cuttica di Revigliasco (Lega)
52 La Spezia   Liguria   La Spezia 93 454 Pierluigi Peracchini (Indipendente di centrodestra)
53 Lucca   Toscana   Lucca 90 400 Alessandro Tambellini (Partito Democratico)
54 Pisa   Toscana   Pisa 90 300 Michele Conti (Lega)
55 Pistoia   Toscana   Pistoia 90 118 Alessandro Tomasi (Fratelli d'Italia)
56 Catanzaro   Calabria   Catanzaro 89 291 Sergio Abramo (Forza Italia)
57 Brindisi   Puglia   Brindisi 86 968 Riccardo Rossi (Indipendente di sinistra)
58 Treviso   Veneto   Treviso 85 136 Mario Conte (Lega)
59 Como   Lombardia   Como 83 320 Mario Landriscina (Indipendente di centrodestra)
60 Grosseto   Toscana   Grosseto 82 036 Antonfrancesco Vivarelli Colonna (Indipendente di centrodestra)
61 Varese   Lombardia   Varese 80 634 Davide Galimberti (Partito Democratico)
62 Asti   Piemonte   Asti 76 126 Maurizio Rasero (Forza Italia)
63 Caserta   Campania   Caserta 75 459 Carlo Marino (Partito Democratico)
64 Ragusa   Sicilia   Ragusa 73 405 Giuseppe Cassì (Fratelli d'Italia)
65 Pavia   Lombardia   Pavia 72 954 Fabrizio Fracassi (Lega)
66 Cosenza   Calabria   Cosenza 72 345 Mario Occhiuto (Indipendente di centrodestra)
67 Cremona   Lombardia   Cremona 72 334 Gianluca Galimberti (Partito Democratico)
68 Massa   Toscana   Massa-Carrara 72 037 Francesco Persiani (Lega)
69 L'Aquila   Abruzzo   L'Aquila 69 270 Pierluigi Biondi (Fratelli d'Italia)
70 Viterbo   Lazio   Viterbo 67 831 Giovanni Arena (Forza Italia)
71 Trapani   Sicilia   Trapani 67 742 Giacomo Tranchida (Partito Democratico)
72 Potenza   Basilicata   Potenza 66 970 Mario Guarente (Lega)
73 Crotone   Calabria   Crotone 64 603 Ugo Pugliese (Unione di Centro)
74 Caltanissetta   Sicilia   Caltanissetta 61 302 Roberto Gambino (Movimento 5 Stelle)
75 Matera   Basilicata   Matera 60 459 Raffaello De Ruggieri (Indipendente di centrodestra)
76 Savona   Liguria   Savona 60 382 Ilaria Caprioglio (Indipendente di centrodestra)
77 Benevento   Campania   Benevento 59 522 Clemente Mastella (Forza Italia)
78 Agrigento   Sicilia   Agrigento 59 068 Calogero Firetto (Unione di Centro)
79 Cuneo   Piemonte   Cuneo 56 281 Federico Borgna (Indipendente di centro)
80 Trani   Puglia   Barletta-Andria-Trani 55 972 Amedeo Bottaro (Partito Democratico)
81 Teramo   Abruzzo   Teramo 54 279 Gianguido D'Alberto (Indipendente di sinistra)
82 Avellino   Campania   Avellino 54 198 Gianluca Festa (Civico)
83 Siena   Toscana   Siena 53 818 Luigi De Mossi (Indipendente di centrodestra)
84 Pordenone[3]   Friuli-Venezia Giulia   Pordenone (soppressa) 51 183 Alessandro Ciriani (Indipendente di centrodestra)
85 Rovigo   Veneto   Rovigo 51 008 Edoardo Gaffeo (Indipendente di centrosinistra)
86 Chieti   Abruzzo   Chieti 50 652 Umberto Di Primio (Forza Italia)
87 Mantova   Lombardia   Mantova 49 445 Mattia Palazzi (Partito Democratico)
88 Campobasso   Molise   Campobasso 49 168 Roberto Gravina (Movimento 5 Stelle)
89 Ascoli Piceno   Marche   Ascoli Piceno 48 390 Marco Fioravanti (Fratelli d'Italia)
90 Lecco   Lombardia   Lecco 48 329 Virginio Brivio (Partito Democratico)
91 Rieti   Lazio   Rieti 47 405 Antonio Cicchetti (Forza Italia)
92 Frosinone   Lazio   Frosinone 46 063 Nicola Ottaviani (Lega)
93 Vercelli   Piemonte   Vercelli 45 968 Andrea Corsaro (Forza Italia)
94 Lodi   Lombardia   Lodi 45 252 Sara Casanova (Lega)
95 Biella   Piemonte   Biella 44 098 Claudio Corradino (Lega)
96 Imperia   Liguria   Imperia 42 499 Claudio Scajola (Civico)
97 Macerata   Marche   Macerata 41 776 Romano Carancini (Indipendente di centrosinistra)
98 Fermo   Marche   Fermo 37 235 Paolo Calcinaro (Civico)
99 Nuoro   Sardegna   Nuoro 36 470 Andrea Soddu (Civico)
100 Belluno   Veneto   Belluno 35 710 Jacopo Massaro (Civico)
101 Gorizia[3]   Friuli-Venezia Giulia   Gorizia (soppressa) 34 453 Rodolfo Ziberna (Forza Italia)
102 Vibo Valentia   Calabria   Vibo Valentia 34 133 Maria Limardo (Indipendente di centrodestra)
103 Aosta   Valle d'Aosta 33 915 Fulvio Centoz (Partito Democratico)
104 Oristano   Sardegna   Oristano 31 760 Andrea Lutzu (Forza Italia)
105 Verbania   Piemonte   Verbano-Cusio-Ossola 30 709 Silvia Marchionini (Partito Democratico)
106 Carbonia   Sardegna Sud Sardegna 28 265 Paola Massidda (Movimento 5 Stelle)
107 Enna   Sicilia   Enna 27 036 Maurizio Dipietro (Civico)
108 Isernia   Molise   Isernia 21 685 Giacomo D'Apollonio (Fratelli d'Italia)
109 Sondrio   Lombardia   Sondrio 21 558 Marco Scaramellini (Lega)

Capoluogo di comuneModifica

Si parla di capoluogo di comune quando un comune è composto da più di una località. In questo caso, solitamente, il comune assume la denominazione del solo capoluogo, sede della civica amministrazione, mentre gli altri centri abitati sono detti, a seconda del livello di autonomia amministrativa, borgate o frazioni. A volte il comune non assume il nome dal capoluogo, e in tal caso è detto comune sparso: altre volte prende il nome da più frazioni (es. Veduggio con Colzano), altre da una frazione del comune stesso che non ne è il capoluogo (es. Cosio Valtellino), o altre semplicemente un nome geografico che non ha alcun collegamento con i singoli centri in essi siti (es. Sambuca Pistoiese, Monte Argentario). Abbastanza frequenti sono stati in Italia i casi, nel XX secolo, di frazioni che si sono distaccate dal comune-capoluogo, diventando comune autonomo.

FranciaModifica

In Francia il termine capoluogo (in francese chef-lieu) viene utilizzato per designare i centri urbani sede di regione (ufficialmente préfecture de région), di dipartimento (detti anche préfectures), di arrondissement (detti anche sous-préfectures), di cantone, e di comune. Gli arrondissement, i cantoni ed i comuni assumono normalmente la denominazione del centro capoluogo mentre le regioni e i dipartimenti hanno tradizionalmente una denominazione geografica.

SvizzeraModifica

In Svizzera il termine capoluogo (in tedesco Hauptort, in francese chef-lieu) viene utilizzato per designare le sedi dei distretti. A volte viene anche erroneamente utilizzato per i centri urbani sede di cantone, più propriamente definiti capitali[6].

ThailandiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Amphoe mueang.

In Thailandia, la suddivisione amministrativa di primo livello è la provincia, che a sua volta si suddivide in distretti, chiamati in lingua thai amphoe (อำเภอ). Il capoluogo provinciale viene chiamato amphoe mueang (อำเภอเมือง) ed è il distretto dove si trova la città in cui hanno sede gli uffici principali della provincia, detti thi wa kan amphoe (ที่ว่าการอำเภอ). Tale città dà il nome sia alla provincia che al distretto capoluogo ed è, salvo rari casi, il centro abitato più popoloso della provincia. Ogni amphoe e ogni amphoe mueang comprende diversi centri abitati ed aree rurali.

Altri StatiModifica

In diversi altri paesi i centri sede di istituzioni amministrative, anche minori, assumono la denominazione di capitali (ad es. in Spagna si usa capital per le regioni e le province) o altre denominazioni specifiche.

NoteModifica

  1. ^ Art. 1, comma 3 dello Statuto della Regione Emilia-Romagna (PDF).
  2. ^ In base alle riforme istituzionali avviate nel 1995, il comune di Bologna avrebbe dovuto suddividersi in più nuovi comuni: un comune "centrale" corrispondente al centro storico di Bologna (all'interno dei viali), mentre le circoscrizioni (quartieri) sarebbero dovuti diventare comuni autonomi. Dal momento che gli uffici di Presidenza e del Consiglio regionale avevano sede in viale Silvani (ex quartiere Saffi, poi divenuto quartiere Porto), poi trasferiti nel distretto della Fiera di Bologna (quartiere San Donato), il capoluogo della Regione Emilia-Romagna sarebbe quindi divenuto il costituendo comune di San Donato (poi non più istituito), anziché Bologna. Per tale motivo, nello statuto regionale del 2005 è indicata genericamente la "Città metropolitana di Bologna" e non "Bologna".
  3. ^ a b c d e Articolo 46 "Qualificazione di capoluogo di provincia", in Legge regionale 9 dicembre 2016, n. 20 "Soppressione delle Province del Friuli Venezia Giulia".
  4. ^ Dati Istat aggiornati al 01/01/2015
  5. ^ a b L'art. 1, comma 3 dello Statuto della Regione Emilia-Romagna, approvato nel 2005, individua ufficialmente come capoluogo regionale la Città metropolitana di Bologna, anziché la città di Bologna (come indicata nel precedente statuto del 1990).
  6. ^ https://m3.ti.ch/CAN/RLeggi/public/index.php/raccolta-leggi/legge/num/1

Voci correlateModifica

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