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Capricornis sumatraensis

specie di animale della famiglia Bovidae

DescrizioneModifica

Con una lunghezza di 140–180 cm, un'altezza al garrese di 85–94 cm e un peso di 50–140 kg, il capricorno di Sumatra è un animale dal corpo piuttosto piccolo[3], con le regioni superiori scure e quelle inferiori biancastre[3][4]. I peli che costituiscono il mantello sono lunghi e folti, e sul collo vi è una lunga criniera di colore bianco, marrone o nero[3][4]. Maschi e femmine sono simili nell'aspetto[3], ed entrambi sono muniti di robuste corna leggermente incurvate che possono essere impiegate per difendersi dai nemici, perfino con esiti fatali[4]. Le lunghe orecchie sono strette e appuntite, sulla faccia sono presenti grandi ghiandole odorifere sotto gli occhi, e la coda è abbastanza folta[4]. In passato tutte le specie attualmente riconosciute di capricorno erano considerate sottospecie di un'unica specie, ma oggi si tende generalmente a trattarle come specie separate. Tuttavia, la tassonomia del genere Capricornis non è stata ancora completamente risolta e sono necessarie ulteriori ricerche[1][2].

Distribuzione e habitatModifica

Il capricorno di Sumatra vive in Indonesia (Sumatra), Malaysia peninsulare e Thailandia meridionale[1][2][4].

Occupa impervi terreni montuosi e affioramenti rocciosi, ricoperti da foreste o da fitte macchie umide di vegetazione, fino a 2700 m di quota[3][4].

BiologiaModifica

Il capricorno di Sumatra è un animale generalmente solitario, sebbene talvolta possa spostarsi in gruppi composti da più individui[4]. Ogni esemplare occupa una piccola area che viene marcata accuratamente con sentieri, cumuli di escrementi e marcature odorose[3]. Questa piccola superficie di territorio viene accuratamente scelta dal capricorno in modo che possa trovarvi tutto ciò di cui ha bisogno, come le erbe, i germogli e le foglie di cui si nutre la prima mattina o la sera tardi, e luoghi disponibili in cui riposare, come caverne e rocce o rupi a strapiombo[4]. Questo territorio viene difeso dall'intrusione di altri capricorni a colpi delle corna simili a pugnali, che questo Caprino piuttosto aggressivo utilizza anche per allontanare i predatori[3].

Sebbene sia meno specializzato nell'arrampicata su montagne impervie di altri suoi parenti[3], e sia dotato di un'andatura piuttosto lenta e goffa, il capricorno, ciononostante, è in grado di scendere rapidamente scoscesi pendii rocciosi[4], e in Malesia è stato addirittura visto nuotare da un'isoletta all'altra[4].

Si ritiene che i capricorni si accoppino prevalentemente tra ottobre e novembre. Il periodo di gestazione dura circa sette mesi, trascorsi i quali, in primavera, nasce solitamente un unico piccolo. Le femmine raggiungono la maturità sessuale a circa 30 mesi, e i maschi a 30-36 mesi[4].

ConservazioneModifica

In tutto il suo areale, il capricorno di Sumatra deve fronteggiare numerose e varie minacce, di impatto variabile a seconda della località[5]. La specie viene attivamente cacciata per la carne e la pelliccia, così come per altre parti del corpo che si ritiene abbiano valore medico[4]. Un altro fattore di rischio è la deforestazione, che a causa dell'industria del legname e dell'avanzata dell'agricoltura ha notevolmente ridotto l'habitat del capricorno in numerose aree, nonché l'estrazione mineraria, che ha notevolmente colpito la popolazione stanziata in Malesia. Oltre a questo, i capricorni talvolta cadono vittima di trappole posizionate per altri animali[5]. Particolarmente minacciati sono gli esemplari della Malesia peninsulare e di Sumatra, che hanno visto ridurre notevolmente il loro numero a causa della perdita dell'habitat e della caccia eccessiva[4].

NoteModifica

  1. ^ a b c (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Capricornis sumatraensis, in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  2. ^ a b c (EN) Duckworth, J.W., Steinmetz, R. & MacKinnon, J. 2008, Capricornis sumatraensis, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2019.2, IUCN, 2019.
  3. ^ a b c d e f g h Macdonald, D.W. (2006) The Encyclopedia of Mammals. Oxford University Press, Oxford.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m Nowak, R.M. (1999) Walker's Mammals of the World. Johns Hopkins University Press, Baltimore, Maryland.
  5. ^ a b Shackleton, D.M. (1997) Wild Sheep and Goats and their Relatives. Status Survey and Conservation Action Plan for the Caprinae. IUCN, Gland, Switzerland and Cambridge, UK.

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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