Ceculo

personaggio della mitologia romana, figlio di Vulcano e di Preneste

Ceculo, o Cecolo (in latino: Caeculus), è un personaggio della mitologia romana, figlio di Vulcano e di Preneste.

Ceculo
SagaEneide
Nome orig.Caeculus
1ª app. inEneide di Virgilio
Caratteristiche immaginarie
Sessomaschio

Preneste, mentre stava seduta presso la fucina del nume, fu colpita da una scintilla che la ingravidò; partorì un bambino a cui diede il nome di Ceculo perché aveva gli occhi piccolissimi. Fu quindi da lei esposto vicino ad un tempio di Giove; le sacerdotesse di quel tempio, avendolo trovato quasi morto di freddo, lo portarono per riscaldarlo vicino ad un gran fuoco, il che fece dire ch'egli doveva la vita a Vulcano[1]. Catone nelle Origines dà una versione leggermente diversa della sua parentela col fabbro divino: alcune vergini, andando ad attingere acqua, trovarono Ceculo in mezzo al fuoco e perciò pensarono che egli fosse figlio di Vulcano[2].

Una volta divenuto adulto, Ceculo si mise a capo di una truppa di ladroni ma, stancatosi presto di questo genere di vita, fondò una città nell'antico Lazio, che chiamò Preneste in memoria di sua madre, e ne divenne re. Con l'aiuto del padre Vulcano, la popolò con abitanti provenienti dai dintorni[1].

Ceculo combatté poi alla testa delle sue milizie nell'esercito di Turno contro i Troiani che Enea aveva condotto in Italia. Assieme al condottiero marso Umbrone, lottò eroicamente prima di venire ucciso da Enea[3].

La gens patrizia dei Caecilii pretendeva di discendere da Ceculo.

NoteModifica

  1. ^ a b F. S. Villarosa, Dizionario mitologico-storico-poetico, vol. I, Napoli, Tipografia Nicola Vanspandoch e C., 1841, p. 87.
  2. ^ Catone il Censore, ap. Scholia Veronensia in Aeneidem VII, 681, p. 438, 16 ss. Hagen, in H. Peter (a cura di), Historicorum Romanorum reliquiae: Origines, 2ª ed., Leipzig, B. G. Teubner Verlag, 1914, p. 72 (fr. 59).
  3. ^ Virgilio, Eneide, X.

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