La voce del padrone (album)

album di Franco Battiato del 1981
(Reindirizzamento da Centro di gravità permanente)
La voce del padrone
ArtistaFranco Battiato
Tipo albumStudio
Pubblicazioneottobre 1981
Durata30:53
Dischi1
Tracce7
GenerePop[1]
EtichettaEMI Italiana 3C064-18558
ProduttoreAngelo Carrara
RegistrazioneStudio Radius, Milano;
giugno 1981
Velocità di rotazione33 giri
FormatiLP, MC
Altri formatiCD
NoteVendite totali:(1.000.000+)
Certificazioni originali
Dischi di platinoItalia Italia[3]
(vendite: 1 000 000+)
Certificazioni FIMI (dal 2009)
Dischi d'oroItalia Italia[2]
(vendite: 25 000+)
Franco Battiato - cronologia
Album precedente
(1980)
Album successivo
(1982)
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Ondarock[1] Pietra miliare

La voce del padrone è un album del cantautore italiano Franco Battiato, pubblicato nell'ottobre 1981 dall'etichetta EMI Italiana.

Considerata una delle pubblicazioni più importanti della musica italiana nonché uno dei titoli migliori di Battiato,[1] La voce del padrone fu il primo long playing a superare il traguardo del milione di copie vendute in Italia.[1][4] Condusse definitivamente alla fama l'artista siciliano, rimanendo il suo più grande successo. L'album restò al primo posto in classifica per diciotto settimane non consecutive fra il maggio e l'ottobre del 1982.[5]

Per promuovere il disco sia in Italia che all'estero vennero estratti otto singoli: uno per il mercato italiano, due per quello francese, due per quello spagnolo, due per quello olandese e, infine, uno per quello tedesco.[6] In Francia, il singolo Centro di gravità permanente vendette 60.000 copie.[7]

L'album fu pubblicato in Spagna con il titolo La voz de su amo. È una versione identica a quella italiana, ma con i nomi dei brani tradotti.[8]

Il discoModifica

Album di pop sperimentale ma facilmente fruibile per il medio pubblico (nonché ballabile[5]) aprì nuovi scenari musicali per l'artista. Spesso caratterizzato da sonorità eleganti e raffinate con riferimenti al punk rock ed alla new wave,[1] La voce del padrone è considerato più "semplice" dei precedenti L'era del cinghiale bianco e Patriots, ma più organico. Una particolarità dell'album è la presenza di numerosi strumenti molto differenti fra loro (vibrafono, organo Hammond, sezioni di archi, sintetizzatore e sequencer), qui utilizzati in modo "orchestrale".[1]

Il titolo dell'album fa riferimento all'omonima etichetta discografica, a un omonimo romanzo di Stanisław Lem e al concetto di "padrone" della filosofia gurdjeffiana, in cui rappresenta la coscienza e la volontà dell'individuo.[9]

Il disco venne stampato per la prima volta su CD nel 1988, sebbene tutte le canzoni dell'album, a eccezione di Segnali di vita, fossero già state incluse nella raccolta Battiato del 1986, che era una delle prime pubblicazioni dell'artista sul formato digitale.

I braniModifica

Bandiera biancaModifica

Tra i brani più noti dell'album insieme a Cuccurucucù e Centro di gravità permanente, Bandiera bianca è una critica che prende di mira alcuni degli aspetti considerati dal cantautore i più immorali della società contemporanea, quali il terrorismo («in quest'epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell'orrore»),[10] la politica («quei programmi demenziali con tribune elettorali»), e l'eccessiva dipendenza dai soldi («pronipoti di sua maestà il denaro»). Tra i musicisti citati nel brano vi sono Alan Sorrenti («siamo figli delle stelle», a cui si legano idealmente proprio i "pronipoti" prima citati), i Doors («This is the end, my only friend») e Bob Dylan (qui definito con la metonimia «Mister Tamburino»), mentre Ludwig van Beethoven, Frank Sinatra e Antonio Vivaldi sono stati ripresi per criticare la loro idealizzazione avvenuta durante gli anni settanta («A Beethoven e Sinatra preferisco l'insalata; a Vivaldi l'uva passa, che mi dà più calorie...»).

Il ritornello («sul ponte sventola bandiera bianca») fa riferimento ad una poesia di Arnaldo Fusinato (L'ultima ora di Venezia) mentre il termine «Minima Immoralia» (qui utilizzato per dire “immoralità”)[1] cita i Minima Moralia di Theodor Adorno. La citazione «c'è chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero» è invece una dichiarazione auto-parodistica.

CuccurucucùModifica

Anch'esso fra i brani più noti di Battiato, Cuccurucucù cita la canzone Cucurrucucú paloma di Tomás Méndez, il Proemio dell'Iliade, Il mondo è grigio/il mondo è blu di Nicola Di Bari, Il mare nel cassetto di Milva e Le mille bolle blu di Mina[1]. Fra le altre canzoni citate vi sono Lady Madonna e With a Little Help from My Friends dei Beatles, Ruby Tuesday dei Rolling Stones, Let's twist again di Chubby Checker, Just Like a Woman e Like a Rolling Stone di Bob Dylan.

Nei cori del brano, vi è la partecipazione di Giuni Russo con i suoi acuti e virtuosismi vocali.

Centro di gravità permanenteModifica

Centro di gravità permanente è una canzone che fa riferimento al senso di smarrimento provato da Battiato.[11] Come Bandiera bianca e Cuccuruccucù, la canzone è basata su un testo giocato, in apparenza, su immagini casuali. Il “centro di gravità” qui citato è il luogo dell'intimità (il "" reale) dove il cantautore spera di trovare stabilità, ed essere un semplice osservatore. Questa esigenza gli permetterà di incontrare personaggi sapienti: i gesuiti euclidei vestiti come bonzi alla corte della dinastia dei Ming, i capitani contrabbandieri macedoni e la vecchia bretone con un cappello e un ombrello di carta di riso e canna di bambù. Questi riferimenti culturali provengono probabilmente dalla frequentazione letteraria del mistico Georges Gurdjieff.[12][13]

Le altre canzoniModifica

Le altre canzoni presenti nell'album sono Summer on a Solitary Beach, Gli uccelli, Segnali di vita, e Sentimiento nuevo. La prima rievoca un'atmosfera nostalgica e irreale (secondo le intenzioni del cantautore il brano doveva rievocare una "spiaggia metafisica"), la seconda si distingue per la sua vena poetica (si tratta di una lode al volo degli uccelli), la terza anticipa lo stile pop più riflessivo dei dischi successivi, mentre la quarta è un'ode all'amore fisico.[1]

AccoglienzaModifica

In un referendum promosso da Musica e dischi La voce del padrone è stato valutato come il secondo miglior album italiano di musica leggera degli anni ottanta, superato solamente da Crêuza de mä di Fabrizio De André,[14] indice di un apprezzamento generale di questo disco sia dal pubblico che dalla critica.[1]

L'album è presente nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone Italia alla posizione numero 2[15][16].

Più in generale, la critica lo ha definito "un raffinato connubio di pop e poesia".[5]

TracceModifica

Testi di Franco Battiato; musiche e arrangiamenti di Franco Battiato e Giusto Pio.

Lato AModifica

  1. Summer on a Solitary Beach – 4:48
  2. Bandiera bianca – 5:19
  3. Gli uccelli – 4:43

Durata totale: 14:50

Lato BModifica

  1. Cuccurucucù – 4:10
  2. Segnali di vita – 3:39
  3. Centro di gravità permanente – 3:58
  4. Sentimiento nuevo – 4:16

Durata totale: 16:03

FormazioneModifica

ProduzioneModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j Franco Battiato - La Voce Del Padrone, su ondarock.it. URL consultato il 18 giugno 2010.
  2. ^ La voce del padrone (certificazione), Federazione Industria Musicale Italiana. URL consultato il 23 dicembre 2019.
  3. ^ EMI, FESTA PER I 30 ANNI, la Repubblica. URL consultato il 17 settembre 2020.
  4. ^ Franco Pulcini, Tecnica mista su tappeto, EDT, 1992, p. 39.
  5. ^ a b c Franco Battiato / Official Website (La voce del padrone – La voz de su amo (esp)), su battiato.it. URL consultato il 7 novembre 2013 (archiviato dall'url originale il 17 dicembre 2013).
  6. ^ Discografia - Singoli & promo, su solitarybeach.altervista.org. URL consultato il 18 giugno 2010.
  7. ^ (FR) Les Meilleures Ventes "Tout Temps" de 45 T. / Singles / Téléchargement, InfoDisc.fr. URL consultato il 20 aprile 2020.
  8. ^ Discografia di Franco Battiato, su battiato.it. URL consultato il 16 maggio 2016.
  9. ^ Zuffanti.
  10. ^ Richard Young, Music, Popular Culture, Identities, Editions Rodopi, 2002, p. 38.
  11. ^ Guido Crainz, Il paese mancato: dal miracolo economico agli anni Ottanta, Donzelli Editore, 2003, p. 560.
  12. ^ Rocco Bruno, Matrix, Una Parabola Moderna Libro I, 2002, p. 157.
  13. ^ Luigi Manconi, Valentina Brinis, La musica è leggera. Racconto su mezzo secolo di canzoni, Il Saggiatore, 2012, p. 288.
  14. ^ I migliori del decennio, su fondazionedeandre.it. URL consultato il 18 giugno 2010.
  15. ^ Rolling Stone: e siamo al numero 100!, Rolling Stone Italia, 30 gennaio 2012. URL consultato il 1º luglio 2019 (archiviato dall'url originale il 2 maggio 2014).
  16. ^ I 100 migliori album italiani secondo Rolling Stone, su Linkiesta, 31 gennaio 2012. URL consultato il 30 giugno 2019.

BibliografiaModifica

  • Gianfranco Baldazzi, Luisella Clarotti, Alessandra Rocco, I nostri cantautori, Thema Editore, 1990, p. 169-172, ISBN 9788871590691.
  • Franco Battiato (Annino La Posta, Giunti, 2010, pag. 98-102)
  • Fabio Zuffanti, Franco Battiato. La voce del padrone, 1945-1982, Arcana Edizioni, 2018, ISBN 886231518X.

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Collegamenti esterniModifica

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