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BiografiaModifica

La formazione e gli anni in RAIModifica

Filglio del capo ufficio tecnico della Fervet, trascorre l'infanzia a San Floriano, frazione di Castelfranco Veneto. Il padre, tra i primi della provincia ad acquistare una radio, infonde in Giusto Pio la passione per la musica, che coltiva studiando solfeggio e violino. Allo scoppiare della guerra è renitente alla leva, ma negli ultimi anni del conflitto viene arruolato nell'Organizzazione Paladino, costituita da giovani manovali col compito di riparare i danni provocati dai bombardamenti.

Nel 1947 si diploma in violino e composizione al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, come allievo del maestro violinista Luigi Ferro. Tre anni dopo, vince un concorso di ammissione e diventa concertista dell'orchestra di musica sinfonica della RAI di Milano,[1] guidata a quel tempo da Cinico Angelini.[2] Pio si trasferisce quindi nel capoluogo lombardo, dove abiterà fino al 1988. Nel novembre 1952 sposa Maria Bottari, da cui avrà i due figli Stefano e Giulietta.

All'attività in RAI affianca la partecipazione a complessi cameristici, come il Complesso Strumentale Italiano e il Symposium Musicum di Milano, formati insieme a musicisti come Rinaldo Tosatti, Giuseppe Magnani e i fratelli Riccardi, Tito e Riccardo. In queste formazioni suona strumenti medievali e barocchi, tra cui la viella, la ribeca e la lira da braccio. Nel 1953 vince con il Giovane Quartetto di Milano una borsa di studio dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia e il Concorso internazionale di Ginevra. Durante il suo soggiorno a Ginevra ha l'occasione di suonare nel castello di Merlinge alla presenza della principessa Maria José.[1]

Prende parte in qualità di turnista alle incisioni di canzoni per molti cantanti pop degli anni '50 e '60, tra cui Luciano Tajoli, Claudio Villa, Nilla Pizzi, Tony Dallara, Modugno, Celentano e Mina. Registra anche alcuni dischi di musica classica e jazz, come Quartetto Creolo di Livio Cerri[3][4] e Four Concerti Grossi di Francesco Geminiani.

Il sodalizio con Battiato e il passaggio alla musica leggeraModifica

Nel 1977 comincia a dare lezioni di violino al musicista d'avanguardia Franco Battiato, presentatogli dal pianista Antonio Ballista. I due diventano in breve tempo amici, accomunati da uno stesso modo di pensare la musica.[5] La loro prima collaborazione è per l'album Juke Box, in cui Pio esegue i brani Martyre Cèleste e Telegrafi. Comincia anche a esibirsi dal vivo con improvvisazioni al violino in coppia con Battiato, realizzando brani come Nevrastenia. Questo stile sperimentale caratterizzerà il suo primo album, Motore immobile, pubblicato a fine 1978. Da qui fino a metà anni '80 Battiato e Pio saranno in strettissima collaborazione, componendo, arrangiando e registrando insieme quasi tutti i progetti a cui prendono parte.

I due tentano un primo approccio alla musica leggera con il singolo Adieu/San Marco, pubblicato col soprannome Astra. In copertina è presente una foto del figlio di Giusto Pio, Stefano, studente di violino a La Fenice di Venezia, incaricato poi di partecipare a tutte le iniziative promozionali collegate al disco. Nel settembre 1979, esce il primo LP di musica pop di Battiato, L'era del cinghiale bianco, che ottiene un discreto successo. I consensi aumentano col successivo Patriots, ma soprattutto col record di incassi La voce del padrone, pietra miliare della musica leggera italiana.[6] In parallelo ai dischi di Battiato, la coppia produce una serie di cantanti, tra cui spiccano Alice, che vince con Per Elisa il Festival di Sanremo 1981, Giuni Russo, per cui scrivono il tormentone Un'estate al mare, e Milva, che porterà al successo la loro Alexander Platz.

Nel 1981 Giusto Pio abbandona definitivamente il suo posto in RAI[1] per dedicarsi completamente alla musica leggera, pubblicando l'anno seguente Legione straniera, album di pop strumentale per cui viene realizzato anche un videoclip della title track. Eseguirà le musiche di questo disco come apri concerto della tournée de La voce del padrone.[1] Nel 1983 esce l'album Restoration, dalle sonorità più elettroniche, e nell'estate del 1984 il singolo Auto-motion, in cui canta Battiato. Quest'ultimo viene usato come sigla per il programma di divulgazione scientifica Chip.

Dopo l'LP di Battiato Mondi lontanissimi, Pio si allontanerà gradualmente dalla produzione del cantautore siciliano, per non risultare una «palla al piede»,[5] data la sua età avanzata. Rimarrà comunque immutato il loro rapporto di profonda amicizia e stima reciproca e capiterà a Pio di dirigere l'orchestra di Battiato in occasioni importanti, come nel concerto in Vaticano del 1989 e nel concerto di Baghdad del 1992.

La carriera da solista e il ritiro dalle sceneModifica

Nel 1987 pubblica Note, il suo ultimo album di musica pop, che abbandona i tratti rock dei due lavori precedenti per una musica più calma e riflessiva. L'anno seguente esce Alla corte di Nefertiti, che sancisce il ritorno di Pio alla musica sperimentale, con nuove influenze new age.[5] Nel 1990 è la volta di Attraverso i cieli, lavoro ispirato dalla strage di Tienanmen, e nel 1995 di Missa populi, dedicata al pontefice Giovanni Paolo II, figura profondamente ammirata dal musicista, convinto cattolico.

Dopo la Missa, Pio decide di ritirarsi dal mercato discografico, continuando a comporre nel privato e per alcune mostre d'arte. Lavori inediti di questi anni comprendono la colonna sonora allo spettacolo teatrale Me Dea, la musica d'accompagnamento alla mostra Per un altro futuro e il divertissement Preludio e morte del solfeggio. Si dedica anche alla pittura, con l'obiettivo di rappresentare visivamente la sua musica.

Una figura artistica che stima particolarmente è il pittore e poeta Masi Simonetti, alle cui opere dedica diverse composizioni, tra cui Ou est donc?, La morte del poeta e Sua maestà il Pelmo.[7]

Nel 2000 viene contattato dalla fondazione Villa Benzi Zecchini di Caerano di San Marco per realizzare le musiche d'accompagnamento alla mostra dell'artista Bruno Gripari, Le vie dell'oro, che verranno poi commercializzate su CD. Nel primo decennio del 2000 Giusto Pio compone due opere sacre, Trittico e Il cammino della croce.

L'11 gennaio 2011, in occasione del suo 85º compleanno, viene pubblicata la biografia Dedicato a Giusto Pio, da una proposta della fondazione Villa Benzi. Il libro è accompagnato da un CD nel quale è presente la Dolomiti Suite, eseguita dalla nuova banda di Castelfranco Veneto e in seguito proposta all'UNESCO come inno ufficiale delle Dolomiti.[8] A fine anno vengono inseriti i suoi ultimi due inediti, Clandestino e Centro di accoglienza, nel CD allegato al volume Suoni versi colori sapori, realizzato per una rassegna d'arte.

È morto a Castelfranco Veneto all'età di 91 anni il 12 febbraio 2017.[9]

DiscografiaModifica

Album in studioModifica

SingoliModifica

  • 1982 - Legione straniera/Giardino segreto
  • 1984 - Auto-motion

Partecipazione in raccolteModifica

  • 1999 - Demetrio e dintorni (1 brano: Exhibition)
  • 2011 - Suoni versi colori sapori (2 brani: Clandestino, Centro di accoglienza)

NoteModifica

  1. ^ a b c d Gino Oliva, Pio, il musicista Giusto (PDF), in Abitare, 1° settembre 1991. URL consultato il 20 settembre 2019.
  2. ^ Antonello Cresti, 2014
  3. ^ Quartetto Creolo - Jazz per quartetto d'archi (1962), su Generazioni e "Pick-up", Blogspot, 13 agosto 2010. URL consultato il 14 settembre 2019.
  4. ^ Notiziario Durium, in Musica e dischi, gennaio 1963, p. 16.
  5. ^ a b c Intervista, su Giusto Pio, Libero, ottobre 2000. URL consultato il 14 settembre 2019.
  6. ^ Dario Giardi, Psicologia e misticismo ne La Voce del Padrone di Franco Battiato, su Auralcrave, 16 marzo 2018. URL consultato il 20 settembre 2019.
  7. ^ Masi Simonetti, su Giusto Pio, Libero. URL consultato il 14 settembre 2019.
  8. ^ Paola Fantin, Dedicato a Giusto Pio, in Tg0 Positivo, 17 gennaio 2011.
  9. ^ Morto a 91 anni Giusto Pio, grande compositore vicino a Battiato, in la Repubblica, 12 febbraio 2017. URL consultato il 12 febbraio 2017.

BibliografiaModifica

  • Angelo Zanellato (a cura di), Dedicato a Giusto Pio, Fondazione Villa Benzi-Zecchini-Zanetti, 2011, ISBN 978-88-95302-78-2.
  • Antonello Cresti, Solchi Sperimentali. Una guida alle musiche altre, Falconara Marittima, Crac Edizioni, 2014, ISBN 978-88-97389-18-7.
  • Antonello Cresti, Solchi sperimentali Italia. 50 anni di italiche musiche altre, Falconara Marittima, Crac Edizioni, 2015, pp. 143-145, ISBN 978-88-97389-24-8.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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