Centro spaziale Luigi Broglio

Centro spaziale Luigi Broglio
spazioporto
San Marco launch platform.jpg
La piattaforma di lancio San Marco nel 1974.
Codice IATAnessuno
Codice ICAOnessuno
Descrizione
ProprietarioSapienza - Università di Roma
GestoreAgenzia Spaziale Italiana
StatoKenya Kenya
CittàMalindi
Posizione32 km a nord di Malindi
Coordinate2°59′44.57″S 40°11′41.84″E / 2.995714°S 40.194956°E-2.995714; 40.194956
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Kenya
Centro spaziale Luigi Broglio
Centro spaziale Luigi Broglio
[1]

Il centro spaziale Luigi Broglio di Malindi, in Kenya, è un importante centro spaziale italiano al di fuori del territorio nazionale, di proprietà dell'Università Sapienza di Roma e gestito dall'Agenzia Spaziale Italiana.

Attualmente provvede al tracciamento di numerosi satelliti di varie agenzie (la NASA, l'ESA e l'Agenzia Spaziale Cinese); la sua latitudine quasi equatoriale rende questa base un ottimo sito di lancio, sebbene i lanci di satelliti dal centro siano stati solo ventitré, dal 1966 al 1988. Il centro è composto da due segmenti, ossia il segmento terrestre, rappresentato dal centro per la raccolta dei dati, ed il segmento marino, composto dalle piattaforme di lancio oceaniche. Al centro spaziale è stato intitolato un cratere sull'asteroide 25143 Itokawa.


Segmento terrestreModifica

 
Un'antenna parabolica nel centro spaziale Luigi Broglio di Malindi (ESA)

La convenzione intergovernativa tra Italia e Kenya permette lo svolgimento di operazioni di lancio, telerilevamento e acquisizione dati da satelliti. Il centro spaziale è stato ideato e gestito dal professor Luigi Broglio ed è attivo dal 1966[2], quando fu inaugurato col nome di Progetto San Marco.

Luigi Broglio riuscì a realizzare questo eccezionale risultato in virtù non solo del suo indubbio valore scientifico e del suo ruolo di preside della Scuola di Ingegneria Aerospaziale dell'università "La Sapienza" di Roma e di generale dell'Aeronautica Militare Italiana, ma anche e soprattutto grazie al riconoscimento dei suoi meriti e delle sue capacità da parte degli Stati Uniti che gli concessero la tecnologia dei vettori "Scout" per effettuare i lanci dei satelliti dal centro spaziale. Nel 2001 alla scomparsa del professor Broglio il centro assunse l'attuale denominazione[3].

Il segmento terrestre si estende per circa tre ettari e mezzo in territorio keniota, a circa 32 km da Malindi e la sua latitudine è 2,94 gradi sud. Oltre a edifici adibiti ad alloggi e servizi, il centro comprende un porticciolo per i collegamenti con le piattaforme e tre sistemi di antenne per il controllo in orbita e la ricezione di telemetria da satelliti e vettori. Questi si dividono in:

  • Banda S, con una parabola di 10 m per i programmi dell'agenzia.
  • Banda S/X/L, con una parabola di 10 m per il controllo dei lanciatori e il supporto delle prime fasi di volo.
  • Banda X, con una parabola di 6 m per la ricezione dei dati di telerilevamento.[1]

Nel 2019 è stata installata una nuova parabola in banda S, con delle capacità estese anche nella banda X, del diametro di 13,6 m, per dare supporto ai nuovi lanciatori Ariane 6 e Falcon Heavy.[4]

 
Una parte della base a terra

La presenza della base italiana in territorio keniota è stata recentemente oggetto di un accordo tra i 2 stati, definito a Trento il 24 ottobre 2016 e ratificato in Italia con la legge 149 del 25 novembre 2019 ed entrato in vigore il 16 dicembre 2020.[5][6]

Piattaforme di lancio oceanicheModifica

 
La piattaforma Santa Rita nel 1970
 
Il lancio del satellite Ariel 5 dalla piattaforma San Marco (1974).

Le piattaforme di lancio sono operative dal 1966, sebbene dal 1988 non abbiano più ospitato lanci di satelliti. I lanci venivano effettuati attraverso vettori Scout, che Broglio riuscì ad acquisire dalla NASA.

Piattaforma San MarcoModifica

La piattaforma "San Marco" è la principale piattaforma della base nonché quella destinata ai lanci, è stata la prima piattaforma oceanica in assoluto ad aver ospitato il lancio di un satellite.[7]

Essa era in origine una piattaforma da sbarco dell'esercito americano e fu donata all'Italia su intercessione della Nasa. La piattaforma è stata adattata alle esigenze di lancio nei cantieri navali di La Spezia e successivamente trasportata in Kenya.[7]

Piattaforme Santa RitaModifica

Le due piattaforme, denominate "Santa Rita 1" e "Santa Rita 2", distano dalla piattaforma San Marco circa un chilometro e mezzo, e sono destinate al controllo[2].

La piattaforma "Santa Rita 1" è stata messa a disposizione dall’allora presidente dell’Eni Enrico Mattei. La piattaforma era inizialmente la piattaforma petrolifera “Scarabeo” e successivamente adattata per le nuove esigenze, presso i cantieri navali di Taranto, trasportata per 8.000 chilometri e finalmente posizionata al largo delle coste di Malindi.[7]

Satelliti lanciatiModifica

I lanci effettuati ammontano a dieci Scout e tredici Nike[2].

Data di Lancio Vettore Satellite NSSDC ID Note
26-04-1967 Scout B San Marco 2 1967-038A San Marco 1 fu lanciato in precedenza dalla base americana Wallops. Questo lancio rese l'Italia il terzo paese al mondo, dopo Ussr e Usa, a costruire, lanciare e controllare un satellite con proprio personale da una propria base di lancio.[7]
12-12-1970 Scout B Uhuru (SAS-A) 1970-107A Uhuru è stato il primo satellite per studi a raggi X.
24-04-1971 Scout B San Marco 3 1971-036A
15-11-1971 Scout B S-Cubed A 1971-096A, su nssdc.gsfc.nasa.gov (archiviato dall'url originale il 28 ottobre 2011).
15-11-1972 Scout D-1 SAS-B 1972-091A
18-02-1974 Scout D-1 San Marco 4 1974-009A
15-10-1974 Scout B-1 Ariel 5 1974-077A Il satellite fu gestito direttamente dal centro di controllo Appleton Lab, U.K.
07-05-1975 Scout F-1 SAS-C 1975-037A
25-03-1988 Scout G-1 San Marco D/L 1988-026A Ultimo lancio effettuato dalla base

Nessuno dei 20 lanci effettuati dalla base San Marco è fallito.[7]


NoteModifica

  1. ^ a b Centro Spaziale "Luigi Broglio", su asi.it, ASI. URL consultato il 18 marzo 2015 (archiviato dall'url originale il 18 febbraio 2015).
  2. ^ a b c Centro di ricerca Progetto San Marco - About Us - CRPSM, su crpsm.psm.uniroma1.it (archiviato dall'url originale il 2 marzo 2010).
  3. ^ Centro di Ricerca Progetto San Marco - Home Page, su crpsm.psm.uniroma1.it (archiviato dall'url originale il 2 marzo 2010).
  4. ^ Il Broglio Space Center fa un nuovo upgrade, su astronautinews.it, 3 marzo 2019.
  5. ^ Comunicato del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, su Gazzetta ufficiale, 25 febbraio 2021. URL consultato il 24 aprile 2021.
  6. ^ Legge 25 novembre 2019, n. 149
  7. ^ a b c d e Roberto Della Ceca e Frida Paolella, 53 anni fa il lancio del satellite San Marco 2, su MEDIA INAF, 26 aprile 2020. URL consultato il 26 aprile 2020.

BibliografiaModifica

  • Giorgio Di Bernardo Nicolai, Nella nebbia in attesa del sole, Di Renzo Editore, 2005.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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