Chaitén

comune cileno
Chaitén
comune
Chaitén – Stemma
Chaitén – Veduta
Localizzazione
StatoCile Cile
RegioneFlag of Los Lagos Region, Chile.svg Los Lagos
ProvinciaPalena
Territorio
Coordinate42°55′15.6″S 72°42′50.4″W / 42.921°S 72.714°W-42.921; -72.714 (Chaitén)
Altitudine12 m s.l.m.
Superficie4,065 km²
Abitanti
Altre informazioni
Fuso orarioUTC-4
Cartografia
Mappa di localizzazione: Cile
Chaitén
Chaitén
Sito istituzionale

Chaitén è una città del Cile, ex-capoluogo della Provincia di Palena nella Regione di Los Lagos. La cittadina si affaccia sul golfo del Corcovado di fronte all'isola Chiloé.

Origine del nomeModifica

Il nome della città deriva dalla lingua mapudungun: le parole "chain-chaitun'' significano infatti letteralmente "mettere in cesta".[1]

StoriaModifica

Chaitén è stata fondata nel 1933 dal presidente Arturo Alessandri Palma, che ha espresso la volontà di ripopolare questa zona del paese.

È stata designata capitale del Dipartimento di Palena nel 1959. Il processo di regionalizzazione, fra il 1974 e il 1976, ha fatto sì che Palena acquisisse il livello di provincia, passando a dipendere da Porto Montt.

Nel decennio del 2000, Chaitén divenne una delle comunità con più alto Indice di sviluppo umano della regione. Nel 2002, la sua popolazione è arrivata a 4625 abitanti.[2]

EruzioneModifica

Chaitén
disastro naturale
A causa dell'eruzione del vulcano Chaitén nel maggio 2008, la cenere vulcanica e le colate di fango hanno distrutto grande parte della città.
TipoEruzione vulcanica
Data iniziomaggio 2008
Data finemaggio 2011
Stato  Cile
CausaLahar
Conseguenze
Sfollati5000
Beni distrutticittà di Chaitén

EvacuazioneModifica

Il 2 maggio 2008 ha eruttato il vulcano Chaitén coprendo il cielo con un'enorme nuvola di ceneri che si è estesa da Puerto Montt a diverse località dell'Argentina (inclusa la capitale Buenos Aires). L'Armata del Cile e l'esercito hanno organizzato immediatamente un'operazione di evacuazione, che ha trasferito 1.200 persone a Puerto Montt e Chiloé in poche ore. Il giorno seguente erano già partite più di 3.800 persone.[3] Alcuni si rifiutarono di abbandonare la città, nonostante l'obbligo di evacuazione imposto dal governo per un raggio di 50 km, prevedendo il collasso della colonna di fumo e una colata piroclastica.

Il 7 maggio si presentò un ricorso che permettesse l'uso della forza per evacuare le persone rimaste nella città, finché il giorno 8 maggio una forte eruzione convinse definitivamente tutti a trasferirsi, facendo divenire Chaitén una città fantasma.

Città fantasmaModifica

Il governo centrale chiuse l'Illustre Municipalità di Chaitén e l'Edificio di governo di Palena, che fu spostato ubicato a Futaleufú, proibendo anche l'insediamento di persone nella città fino al 2010.

Dopo qualche giorno dal dramma, si cominciò a preoccuparsi fortemente per gli animali rimasti nel luogo: programmi televisivi, fondazioni e militari hanno cominciato a soccorrere gli animali domestici, mentre hanno trasferito gli altri nelle zone più sicure a sud.

Capitale provincialeModifica

Chaitén è stata la capitale della provincia di Palena dalla sua creazione nel 1976. Dopo l'evacuazione, dal 9 maggio 2008 le istituzioni provinciali hanno funzionato temporalmente nella località di Palena e durante 2009 a Futaleufú, anche se finalmente nel dicembre 2010 il governo nazionale ha deciso mantenere a Chaitén come capitale provinciale.[4][5][6]

NoteModifica

  1. ^ Daniel Pérez-Carmona, Diccionario mapuche, Antiyal, 1993.
  2. ^ Población de la ciudad de Chaitén (no comuna)
  3. ^ La Nación.[senza fonte]
  4. ^ Chaitén dejará de ser capital provincial - LaNacion.cl
  5. ^ Palena reemplazará a Chaitén como capital provincial - Radio Cooperativa, su cooperativa.cl. URL consultato il 7 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 21 febbraio 2014).
  6. ^ Gerson Guzmán, Gobierno decide dejar a Chaitén como capital de la provincia de Palena, in Bio Bio Chile, 9 dicembre 2010.
    «[E]l Presidente Sebastián Piñera decidió priorizar el casco norte de la ciudad de Chaitén como asentamiento de la capital provincial, desechando así la opción de Santa Bárbara, y argumentando que “las ciudades se hacen y no se imponen”.».

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Collegamenti esterniModifica

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