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Commissione di epurazione

Dopo la caduta del fascismo, la commissione di epurazione fu un organo istituito con l'incarico di rimuovere dai loro incarichi le persone più coinvolte con il passato regime.

Indice

AntecedentiModifica

Il problema delle epurazioni iniziava ad essere avvertito in Sicilia, prima regione "liberata" dagli Alleati ma il Governo militare d'occupazione (l'AMGOT, Allied Military Government of Occupied Territories) preferì dedicarsi prima ai problemi di estrema urgenza e si limitò alla compilazione di una lista nera degli elementi giudicati pericolosi.

Venne però riscontrata una certa differenza di comportamento da parte degli Alleati: rispetto agli americani che amministravano la Sicilia occidentale, gli inglesi che occupavano la Sicilia orientale furono più rigorosi. Complessivamente, salvo sporadiche eccezioni, solo i prefetti e i podestà dei comuni più importanti furono rimossi dall'incarico e sostituiti. I podestà dei piccoli paesi continuarono a collaborare con l'amministrazione Alleata, così come i funzionari comunali.

Nell'Italia amministrata dal governo Badoglio, prima dell'armistizio di Cassibile non ci fu quasi epurazione salvo particolari episodi isolati. Dopo l'8 settembre gli Alleati continuarono tendenzialmente a condurre una linea "morbida", mentre il governo italiano assumeva solo gradualmente compiti amministrativi nei territori riconsegnati dalle autorità militari.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Secondo dopoguerra italiano.

Nel dicembre 1943 fu emanato un primo decreto (regio decreto-legge 28 dicembre 1943, n. 29/B): “Defascistizzazione delle amministrazioni dello Stato, degli enti locali e parastatali, degli enti sottoposti a vigilanza o tutela dello Stato e delle aziende private esercenti pubblici servizi o d'interesse nazionale”[1]. In esso fu previsto che apposite Commissioni d'epurazione dovevano giudicare i soggetti che erano allontanati dalle loro cariche e dichiarati temporaneamente sospesi e che avevano dovuto compilare appositi questionari.

Senza prevedere appositi poteri, con una nomina di coloritura essenzialmente politica il governo poi provvide a designare un Alto Commissario a livello centrale.

Alto Commissario per la epurazione nazionale del fascismoModifica

L'Alto Commissariato per le Sanzioni contro il FascismoModifica

Il 27 luglio 1944 (nel frattempo capo del governo era Ivanoe Bonomi) fu emanato il decreto legislativo luogotenenziale n. 159: "Sanzioni contro il fascismo"[2], che regolava l'epurazione dell'amministrazione pubblica e, all'art. 40, istituiva l'"Alto Commissariato per le Sanzioni contro il Fascismo". Vennero poi articolate le Delegazioni Provinciali. L'Alto Commissariato aveva il compito di "dirigere e vigilare sull'operato di tutti gli organi che irrogavano le sanzioni contro i fascisti" (art. 41).

Tra le disposizioni previste dal decreto n. 159 si noti che:

- erano dispensati dal servizio tutti coloro che avevano partecipato attivamente alla vita politica del fascismo, conseguendo nomine od avanzamenti per il favore del partito, anche nei gradi minori (art. 12);

- erano dispensati dal servizio i dipendenti delle amministrazioni che durante il ventennio fascista avevano rivestito cariche importanti o che, dopo l'8 settembre 1943, erano rimasti fedeli al governo della Repubblica Sociale Italiana (art.17); le stesse disposizioni si applicavano ai dipendenti che avessero dato "prova di faziosita' fascista o dell'incapacita', o del malcostume introdotti dal fascismo nelle pubbliche Amministrazioni" (art. 13);

- erano previste misure disciplinari di minore gravità per coloro che -pur rivestendo qualifiche fasciste- "non avessero dato prova di settarietà e di intemperanza fascista" (art.14);

- chi, dopo l'8 settembre 1943, si era distinto nella lotta contro i tedeschi, poteva andare esente dalla dispensa e da ogni misura disciplinare (art. 16).

ComposizioneModifica

Alla guida dell'Alto commissariato veniva nominato il conte Carlo Sforza, repubblicano, coadiuvato da un Commissariato aggiunto per l'epurazione, incarico a cui venne preposto il comunista Mauro Scoccimarro.

Altri commissari aggiunti furono: Mario Berlinguer, come Sforza ereditato dalla precedente gestione inaugurata con la presa di Roma nel giugno 1944[3]; Mario Cingolani, cattolico proveniente dalle file del Partito Popolare, che doveva occuparsi dell'avocazione dei profitti di regime; il giornalista Pier Felice Stangoni, incaricato della liquidazione dei beni fascisti.

Dopo la nomina nel governo di Scoccimarro, nel dicembre 1944 gli subentrò come Alto commissario aggiunto Ruggiero Grieco.

L'ultimo Alto Commissario in carica fu Pietro Nenni.

Le commissioni di epurazioneModifica

Le "commissioni per l'epurazione", furono regolamentate dal decreto legislativo luogotenenziale del 13 settembre 1944, n. 198.

Il Commissario proponeva le sanzioni alle "commissioni per l'epurazione", comminando sanzioni amministrative. Invece, per membri del Governo, delle Assemblee legislative o alti gerarchi, le sue proposte di sanzioni penali confluivano all'Alta corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo: in tali procedimenti l'Alto commissariato aveva funzioni di pubblico ministero.

Il Decreto Luogotenenziale n. 159 del 22 aprile 1945 regolamentò ulteriormente la materia.

Secondo le statistiche ufficiali ci fu un gran numero di procedimenti aperti a carico dei funzionari, ma prevalse presto un atteggiamento meno rigoroso.[4] Su proposta del ministro della Giustizia e leader del PCI Palmiro Togliatti fu poi prevista una amnistia generale.

L'Ufficio speciale per le sanzioni contro il fascismoModifica

L'Alto Commissariato cessò di esistere nel febbraio del 1946 con il passaggio delle sue attribuzioni all'"Ufficio speciale per le sanzioni contro il fascismo", alla diretta dipendenza della Presidenza del Consiglio dei ministri. L'Ufficio venne affidato a Pasquale Carugno e si avvalse della collaborazione dei magistrati: Ruta, Jannaccone, Curcio (futuro segretario della Commissione per l'esame dei ricorsi dei confidenti dell'OVRA), Ponzi, De Martino, Milanese, Gabrieli e Caracciolo; e dei commissari di PS: Scienza e Fontana. Si occupò anche di redigere gli elenchi dei confidenti OVRA da sottoporre alla Commissione per la pubblicazione delle liste dei fiduciari OVRA.

NoteModifica

  1. ^ regio decreto-legge 28 dicembre 1943, n. 29/B, su gazzettaufficiale.it.
  2. ^ Sanzioni contro il fascismo, su gazzettaufficiale.it.
  3. ^ Proseguì ricoprendo il ruolo di pubblico ministero in alcuni importanti processi celebrati presso l'Alta Corte di giustizia, quali quello contro il questore di Roma Caruso per l'eccidio delle Fosse ardeatine e quello contro il generale Roatta per l'omicidio dei fratelli Rosselli.
  4. ^ Secondo il "rapporto sull'epurazione", su 143.781 dipendenti pubblici esaminati, solo 13.737 furono processati e, di questi ultimi, solo 1.476 furono rimossi dal loro incarico.

BibliografiaModifica

  • Fonti primarie:
  • Fonti secondarie:
    • Roy Palmer Domenico. Processo ai fascisti. Milano, Rizzoli, 1996. ISBN 8817336513.
    • Francesco Renda. Dall'occupazione militare alleata al centrosinistra, in Storia della Sicilia, III vol. Palermo, Sellerio, 1987.
    • Elena Aga Rossi. La politica degli Alleati verso l'Italia nel 1943, in L'Italia fra tedeschi e Alleati, a cura di Renzo De Felice. Bologna, Il Mulino, 1973.
    • Luigi Leonardi. Epurazioni: 1945 La resa dei conti nello Spezzino 2011 Mursia ISBN 9788842545279

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica