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La condizione della donna in Iran ha subìto vari mutamenti nella storia.

Le donne sotto la dinastia PahlaviModifica

 
Reza Pahlavi

Reza Pahlavi, divenuto Scià nel 1926 cominciò un iter di modernizzazione del Paese in senso occidentale che in qualche modo aiutò le donne a guadagnarsi maggiore visibilità pubblica, bandendo il velo e aprendo anche alle studentesse l'Università di Teheran (1936). Il figlio, Mohammad Reza Pahlavi, succedutogli nel 1942, proseguì la politica di modernizzazione del padre, ampliando i benefici riguardanti le donne, e adottando una serie di provvedimenti che favorirono la condizione femminile dell'epoca. Queste misure rientravano nel quadro di un programma di riforme, noto come "rivoluzione bianca", che avevano lo scopo di modernizzare l'Iran nel più breve tempo possibile, continuando la sfida che il padre aveva intrapreso agli inizi degli anni venti. Con la “rivoluzione bianca”, le donne iraniane, oppresse per tanti secoli dalla sharīʿa islamica, acquisivano il diritto di voto sia attivo che passivo; lo stato di famiglia veniva riformato con l'introduzione di codici progressisti che proteggevano il diritto delle donne in questioni come il divorzio e che limitavano la poligamia.

Ma il sistema politico dello Scià era comunque vessatorio, ed obbligava il Paese a un'occidentalizzazione in qualche modo forzata per cui alcune donne si ribellarono, sentendosi costrette agli ordini, opponendo una forma di resistenza passiva: cambiarono così, in segno di protesta, il loro modo di abbigliarsi ed indossarono un mantello lungo e largo che copriva tutto il corpo, al posto dello chador, ed avvolsero la testa in un grande foulard. Quando esplose la rivolta di popolo, ispirata dall'ayatollah Rūḥollāh Khomeynī, le donne di ogni estrazione sociale sfilarono in prima fila opponendosi al regime dello Scià, e a volte utilizzando proprio lo chador come metafora della ribellione. Questo fu utilizzato dal nascente regime islamico come simbolo di legittimizzazione del proprio potere. Lo Scià fu costretto a fuggire e il 30 marzo 1979 venne proclamata la Repubblica Islamica. In realtà, all'alba dell'introduzione dell'obbligo di indossare il velo le strade delle maggiori città del paese si riempirono di donne e uomini che si opponevano a ciò.[senza fonte]

Le donne sotto il regime di KhomeiniModifica

 
Khomeini

L'ayatollah Khomeini era decisamente contrario all'occidentalizzazione inaugurata dalla dinastia Pahlavi, poiché sosteneva che una politica sviluppata in quel senso avrebbe allontanato la popolazione dai princìpi del Corano. Per questo motivo, prima ancora che venisse proclamata la Repubblica Islamica, il 6 marzo 1979, cominciò ad annunciare una serie di misure restrittive della libertà delle donne: tutte le giudici furono private del loro incarico, alle donne s'impedì l'accesso alla facoltà di giurisprudenza.

Le donne venivano viste come l'incarnazione della seduzione sessuale e del vizio, e per nascondere tale potere seduttivo, venne imposto un severissimo codice del costume che doveva essere rispettato da tutte le donne nei luoghi pubblici. Il hijab (dal termine arabo coprire), doveva essere indossato da tutte le donne: i capelli ed il corpo ad eccezione della faccia e delle mani, dovevano essere coperti. Era proibito inoltre l'uso di cosmetici e sorridere per strada. Alle donne veniva nuovamente negato l'accesso all'istruzione superiore e fu proibito il lavoro senza il consenso del marito. Chiunque avesse infranto queste leggi veniva sottoposto a punizioni: queste variavano dalla reprimenda verbale a 74 frustate fino all'imprigionamento da un mese a un anno. La più grave di tutte era la morte per lapidazione. Questa, ad oggi abolita, era una forma di punizione legale in caso di condotta sessuale indegna, il cui scopo era quello di infliggere grandi sofferenze e dolore prima del sopraggiungere della morte.[senza fonte]

Per quanto riguarda il matrimonio, l'età legale nella quale le ragazze potevano sposarsi era di 9 anni lunari. La poligamia era legale: gli uomini potevano avere fino a 4 mogli ed un numero illimitato di mogli temporanee, in base all'istituto della mutʿa al-nisāʾ, ammesso dal solo Sciismo ma non dal predominante Sunnismo nell'Islam. Il potere di prendere tutte le decisioni riguardanti la famiglia, inclusa la libertà di movimento delle donne e la custodia dei figli, spettava solo ed esclusivamente all'uomo. Nel marzo del 1979 Khomeini mette fine alle pressioni dei suoi seguaci ribadendo che le donne hanno uguali diritti degli uomini in campo politico, nello studio e nel lavoro, ma che per poter esercitare questi diritti devono essere velate.

Le donne sotto la presidenza di KhatamiModifica

Quando Mohammad Khatami fu eletto Presidente, nel 1997, vennero introdotte nuove leggi e adottate nuove severe politiche sia nel campo dell'istruzione che della sanità che avevano come obiettivo quello di disegregare donne e uomini. Nel 1997 alcuni membri del parlamento suggerirono l'attuazione di alcune misure restrittive che trasformassero le scuole femminili in "zone vietate agli uomini" implicando la condizione che tutti i componenti del corpo docente e del personale fossero donne. A partire dal settembre 1999 alle insegnanti donne fu impedito l'accesso in aule maschili e, viceversa, agli insegnanti uomini fu vietato l'accesso alle classi femminili. Anche nel campo della sanità furono applicate misure disgregative, e nell'aprile del 1997 il Parlamento approvò una nuova legge secondo la quale gli ospedali dovevano separare, a seconda del sesso, tutti i servizi ospedalieri.

Sempre nel 1997 il Centro Giudiziario Martyr Ghodusi, una delle più importanti branche della magistratura, specializzata nella lotta contro le manifestazioni della cultura occidentale, considerata decadente e satanica, su richiesta della fazione più estrema del regime, introdusse delle nuove regole particolarmente rigide sull'abbigliamento femminile, emanando una hejab, o codice del costume, rigorosissima. La pena prevista in caso di non rispetto delle regole andava dalla prigione (da tre mesi a un anno) all'ammenda e alla flagellazione. Le donne che indossavano «un foulard leggero che non copra completamente la capigliatura o il collo» delle «gonne senza indossare un lungo mantello sopra», dei «mantelli corti» o dei «tagli alla moda» o dei «colori sgargianti» correvano seri rischi di essere arrestate, caricate su pulmini e portate a un centro contro la «corruzione sociale».

Le donne al giorno d'oggiModifica

Al giorno d'oggi la situazione seppur di poco è migliorata, è ormai assolutamente comune vedere in luoghi pubblici (soprattutto nella più moderna capitale Teheran) giovani donne con piccoli hijab che coprono solo una parte del capo e dei capelli, e costumi considerati occidentali come i jeans ed il make-up.[1][2]

Intanto però il clima quotidiano di intimidazione nei confronti delle donne è di conseguenza in aumento, a causa della tentata emancipazione femminile. Come testimoniano i video che stanno circolando sui social media, in cui squadre filo-governative cercano di far rispettare le leggi sull’obbligo del velo. Nei video appaiono persone di mentalità conservatrice e agenti della “polizia morale” in borghese discutere animatamente con le donne arrivando in alcuni casi ad aggredirle in nome della difesa della “pubblica decenza” perché sfidanti le leggi sull’obbligo del velo. Queste vengono regolarmente fermate a caso in strada dagli agenti della polizia morale, che le insultano e le minacciano, ordinando loro di rimettersi il velo per coprire i capelli o danno loro dei fazzoletti struccanti, arrivando talvolta a schiaffeggiarle o picchiarle con dei manganelli o ammanettandole facendole salire su dei furgoni della polizia.[senza fonte]

Le norme vigenti in Iran sull’obbligo del velo violano chiaramente i diritti alla libertà di espressione e di religione e il diritto alla riservatezza. Donne e ragazze non possono uscire se non si coprono i capelli con un velo e devono indossare vestiti che coprano gambe e braccia con tessuti non troppo aderenti.

Questa norma è valida a partire dai nove anni d’età, anche se nella prassi le autorità iraniane richiedono che si rispetti la norma dai 7 anni in su. Per coloro che violano la norma possono essere punite con una multa da pagare in contanti o con un periodo di detenzione che varia dai 10 giorni ai due mesi.

Proprio per l'emancipazione femminile le autorità hanno inasprito la repressione sulle donne che recentemente hanno protestato pacificamente contro l’obbligo del velo. Il caso più grave è quello della condanna per l’avvocatessa per i diritti umani Nasrin Sotoudeh, condannata a 33 anni e 148 frustate per “incitamento alla corruzione e alla prostituzione” e “commissione di un atto peccaminoso (…) essendo apparsa in pubblico senza il velo”. Queste alcune prove a sostegno delle accuse: essersi opposta al obbligo del velo, aver effettuato visite in carcere senza il velo, aver assunto la difesa di donne che avevano protestato contro l’obbligo del velo, essersi fatta intervistare sui violenti arresti e sul imprigionamento di donne che avevano protestato contro l’obbligo del velo e aver collocato fiori nel luogo dove una donna era stata violentemente arrestata le hanno costati l'arresto, che ha scatenato numerosissime proteste da tutti i media internazionali.

Vida Movahedi, un'altra difensora dei diritti umani, è stata arrestata il 29 ottobre 2018 dopo essersi mostrata senza velo in un luogo pubblico.

Vida è nota come la prima “ragazza di via della Rivoluzione” per aver protestato nella nota strada di Teheran togliendosi il velo, appendendolo a un bastone e sventolandolo. Il suo pacifico atto di resistenza ha ispirato molte donne a protestare nello stesso modo in luoghi pubblici di tutto l’Iran. Vida è stata scarcerato nel maggio 2019. A maggio 2019 il Parlamento iraniano ha approvato una legge che consente alle madri sposate con cittadini stranieri di trasmettere la cittadinanza ai figli. La norma, che riguarda migliaia di persone, viene presentata come un significativo passo avanti per i diritti delle donne in Iran. La legge è in attesa di approvazione dal Consiglio dei guardiani

NoteModifica

  1. ^ Le donne che si tolgono il velo in Iran, su Il Post, 29 maggio 2016. URL consultato il 1º febbraio 2019.
  2. ^ Dress Code In Iran, su triptopersia.com. URL consultato il 1º febbraio 2019.

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