Consiglio autonomo dell'Hebei orientale

Stato cliente del Giappone (1935-1938)
Consiglio autonomo dell'Hebei orientale
Consiglio autonomo dell'Hebei orientale – Bandiera
Map of East Hebei Autonomous Council.svg
Dati amministrativi
Lingue parlateCinese mandarino
CapitaleTongzhou Distretto di Tongzhou
Dipendente daFlag of Japan (1870–1999).svg Impero Giapponese
Politica
Forma di governoRepubblica
Nascita25 Novembre 1935
Fine1 Febbraio 1938
Territorio e popolazione
Popolazione6 000 000 nel 1937
Evoluzione storica
Preceduto daFlag of the Republic of China 1912-1928.svg Repubblica di Cina
Succeduto daFlag of the Republic of China 1912-1928.svg Governo provvisorio della Cina
Ora parte diCina Cina

Il Consiglio autonomo dell'Hebei orientale (cinese: 冀東防共自治政府; pinyin: Jìdōng Fánggòng Zìzhì Zhèngfǔ),[1] noto anche come Consiglio autonomo del Ji orientale e come Consiglio autonomo anticomunista dell'Hebei orientale, fu uno stato di breve durata situato nella Cina settentrionale degli anni '30. È stato descritto dagli storici come uno stato fantoccio giapponese o come uno stato cuscinetto.

StoriaModifica

 
La sede del Consiglio autonomo dell'Hebei orientale

Dopo la creazione dello stato fantoccio del Manciukuò e con la successiva avanzata dell'Esercito imperiale giapponese, la Cina nord-orientale ad est della Grande Muraglia cadde sotto il dominio giapponese, l'Impero giapponese e la Repubblica di Cina firmarono l'armistizio di Tanggu, che stabilì una zona demilitarizzata a sud del Grande Muraglia, che si estendeva da Tientsin a Beiping (Pechino). Sotto i termini della tregua e del successivo accordo di He-Umezu del 1935, questa zona smilitarizzata venne purificata dall'influenza politica e militare del governo cinese del Kuomintang.

Il 15 novembre 1935, l'amministratore locale cinese delle 22 contee della provincia dell'Hopei, Yin Ju-keng, proclamò che i territori sotto il suo controllo erano autonomi. Dieci giorni dopo, il 25 novembre, proclamò che i territori sotto il suo controllo erano indipendenti dalla Repubblica di Cina e come nuova capitale venne proclamata la città di Tongzhou. Il nuovo governo firmò immediatamente trattati economici e militari con il Giappone. Il Corpo per la Conservazione della Pace nella Zona Demilitarizzata che era stato creato in seguito all'armistizio di Tanggu fu sciolto e riorganizzato come Esercito dell'Hopei orientale supportato militarmente dal Giappone. L'obiettivo del Giappone era di stabilire una zona cuscinetto tra il Manciukuò e la Cina, ma il regime collaborazionista filo-giapponese che si era venuto a creare era visto dal governo cinese come un affronto e violazione dell'armistizio di Tanggu.

Il Consiglio autonomo dell'Hebei orientale era governato da Yin Rugeng. L'Hebei orientale proteggeva gli interessi economici del Giappone vietando l'esportazione di argento e la circolazione delle banconote della Banca cinese centrale. Venne instituita anche una banca centrale e che iniziò a emettere banconote che furono sostenute da diverse banche, e furono ampiamente diffuse a Tientsin, contro gli ordini del governo centrale cinese.

Nel luglio del 1936 scoppiò una rivolta contadina nel distretto di Miyun a sfavore del Consiglio autonomo orientale dell'Hebei. Guidati da un anziano prete taoista, i ribelli furono organizzati dalla Società della sabbia gialla e riuscirono a sconfiggere un'unità dell'armata dell'Hopei orientale che fu inviata per sopprimere la rivolta.[2] Successivamente, l'Esercito Imperiale Giapponese si mobilitò per sedare la rivolta, sconfiggendo i ribelli contadini entro settembre. Circa 300 ribelli della Società della sabbia gialla vennero uccisi o feriti nei combattimenti.[3]

Il governo dell'Hebei orientale sopravvisse all'ammutinamento di Tungchow alla fine del luglio del 1937, prima di essere assorbito dal governo provvisorio collaborazionista della Cina nel dicembre 1937.

NoteModifica

  1. ^ Haruhiro Fukui e Inoguchi Takashi, Gendai Nihon Seiji Keizai no Kozu: Seifu to Shijo, in Journal of Japanese Studies, vol. 11, n. 2, 1985, pp. 480, DOI:10.2307/132577.
  2. ^ Cumming, Alexander Neilson, (died 11 July 1913), on staff of Morning Advertiser from 1904, in Who Was Who, Oxford University Press, 1º dicembre 2007.
  3. ^ A. J. Kempner, Remarks on “Unsolvable” Problems, in The American Mathematical Monthly, vol. 43, n. 8, 1936-10, pp. 467–473, DOI:10.1080/00029890.1936.11987881.

BibliografiaModifica

  • Morning Tribune Staff (30 July 1936). "Yellow Sand Cult to be suppressed by Japanese". Morning Tribune. 1 (154). Peiping. p. 9. Retrieved 3 May 2018
  • The China Monthly Review Staff (20 August 1936). ""Yellow Sand" Society Suppressed by Japanese in Demilitarized Zone". The China Monthly Review. 77. Custom House, Shanghai. p. 473.

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