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De Trinitate
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AutoreIlario di Poitiers
1ª ed. originale357-360
GenereLetteratura cristiana
Lingua originalelatino

De Trinitate, noto anche come De fide o Adversus Arianos libri, è un'opera di Ilario di Poitiers, dottore della Chiesa, scritta tra il 357 e il 360; appartiene al gruppo delle sue opere dogmatiche.

L'opera, divisa in 12 libri, è ritenuta il più profondo trattato teologico latino del IV secolo, inferiore soltanto all'omonimo trattato di Agostino d'Ippona[1].

Indice

ContenutoModifica

  • Libro I: Ilario racconta come ha scoperto la fede per la Religione cattolica, studiando i testi delle Sacre Scritture. Infatti narra che alla stessa maniera di Sant'Agostino, studiò varie ermeneutiche filosofiche sull'anima dell'uomo, rimanendo insoddisfatto, se non nella lettura della Bibbia è riuscito a trovare la consolazione. Il libro si conclude con una massima filosofica su Dio, che non può essere racchiuso in nessuna filosofia umana.
  • Libro II: Sintesi della teologia della Trinità, partendo dall'analisi vangelica di Matteo 28, 19-20.
  • Libro III: Analisi della distinzione tra Padre e Figlio, in analogia con il Generante (Signore) e il Generato (Uomo).
  • Libro IV: Prima confutazione dell'arianesimo, con il commento della lettera di Ario ad Alessandro vescovo di Alessandria d'Egitto.
  • Libri V-VI: Piena confutazione dell'arianesimo con vari esempi e citazioni dai Padri della Chiesa.
  • Libri VII-VIII-IX: nel settimo si dimostra la validità di Gesù come Figlio del Padre e Dio vero. Nel seguente si analizza l'unità del Padre e del Figlio, ossia lo Spirito Santo ; e il nono libro confuta l'affermazione ariana sulla presunta inferiorità del Figlio rispetto al Padre.
  • Libro X: Confutazione delle teorie eretiche sulle sofferenze umane di Cristo per dimostrare la sua inferiorità rispetto a Dio.
  • Libro XI: Ultima analisi di Ilario sull'arianesimo, confutando la falsa inferiorità di Cristo, con esempi dalle Sacre Scritture.
  • Libro XII: Analisi della frase biblica di Proverbi 8, 22, dimostrando che se il Padre è Padre, lo è proprio perché è Padre del Figlio Eterno.

NoteModifica

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica