Decretum Gelasianum

Il Decretum Gelasianum (titolo completo: Decretum Gelasianum de libris recipiendis et non recipiendis) è un documento del VI secolo contenente, tra le altre cose, un elenco di opere religiose da considerare canoniche, una lista dei sinodi e degli scrittori ecclesiastici riconosciuti, e un altro elenco che indica le opere da rigettare.

ContestoModifica

Sul finire del secolo, Girolamo aveva completato la redazione della prima versione della Vulgata, la traduzione in latino della Bibbia. A Oriente, alla corte di Giustiniano I, Giunillo traduceva dal siriaco in latino la Bibbia commentata da Paolo il Persiano, Metropolita di Nisibi.

Il senatore romano Cassiodoro menziona l'esistenza di un commento attribuito a Gelasio all'epistolario paolino,[1] al quale preferì il commento di altre versioni della Bibbia conservate o tradotte in latino presso il monastero di Vivarium.

Quindi, oltre all'elenco dei libri apocrifi e di quelli canonici, esistevano anche una prima versione del testo latino consolidata nella Chiesa cattolica, edizioni latine annotate e commentate da Cassiodoro, dai monaci del Vivarium e dai teologi siriaci.

AttribuzioneModifica

Tradizionalmente attribuito a papa Gelasio I (492-496), è in realtà originario della Gallia meridionale del VI secolo, anche se alcune parti possono essere fatte risalire a papa Damaso I (di cui riprende il De explanatione fidei) e all'ambiente romano.[2]

Versioni del decretoModifica

Si sono conservate due versioni del decreto gelasiano, una detta «breve» che parte dalla terza parte o capitolo sino al quinto e una lunga dove ci sono tutti e cinque i capitoli del decreto.

Struttura dell'operaModifica

L'opera si divide in 5 parti:

  • la prima parte descrive i sette doni dello Spirito Santo che entrano in Cristo dando per ognuna una definizione, seguita dalle dispensazioni di Cristo e varie relazioni tra Dio Padre, Figlio e Spirito Santo con l'uomo;
  • la seconda parte elenca i libri che fanno parte delle Sacre Scritture, divisi tra Antico Testamento e Nuovo Testamento;[3]
  • la terza parte è un decretale sui libri che devono essere accolti e quelli che non devono essere accolti dalla Chiesa;
  • la quarta parte contiene l'elenco dei sinodi e degli scrittori ecclesiastici riconosciuti;
  • la quinta parte elenca gli scritti rifiutati dalla Chiesa (libri apocrifi).

NoteModifica

  1. ^ Cassiodoro, Institutiones, I, 8, 1.
  2. ^ Schneemelcher, p. 38.
  3. ^ Schneemelcher, p. 38, rileva che il Decretum elenca tutti i 27 libri del Nuovo Testamento, il cui canone era quindi all'epoca fissato.

BibliografiaModifica

  • (DE) (LA) Ernst von Dobschütz, (1870-1934), Das Decretum Gelasianum de libris recipiendis et non recipiendis, su archive.org, Lipsia, J. C. Hinrichs, 1912.
  • (EN) Wilhelm Schneemelcher e Robert McLachlan Wilson (a cura di), New Testament Apocrypha: Gospels and related writings, vol. 1, Louisville-Londra, Westminster John Knox Press, 2003, ISBN 066422721X.
  • Ennio Cortese, Le grandi linee della storia giuridica medievale, 2ª ed., Roma, Il cigno Galileo Galilei, 2002, p. 531, ISBN 88-7831-103-0.

Voci correlateModifica

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