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Agostino non equiparava i matematici agli astrologhiModifica

(LA)

«Quid autem insulsius et hebetius, quam cum istis rebus convincuntur, dicere ad solos homines sibi subiciendos fatalem stellarum pertinere rationem? In quibus tamen etiam ipsi de geminis convincuntur, quorum diverse viventium, diverse felicium vel infelicium, diverseque morientium, easdem plerumque constellationes accipiunt. Quia etsi interfuit aliquid cum de utero funderentur, in nonnullis tamen tantum interest, quantum ab istis comprehendi computatione non possit. Manus sequentis Iacob, dum nascerentur, inventa est pedem fratris praecedentis tenens; usque adeo sic nati sunt quasi unus infans in duplum prolixior nasci videretur. Horum certe constellationes, quas appellant, nullo modo dispares esse potuerunt. Quid ergo vanius, quam ut illas constellationes intuens mathematicus, ad eumdem horoscopum, ad eamdem lunam, diceret unum eorum a matre dilectum, alterum non dilectum? Si enim aliud diceret, falsum profecto diceret; si autem hoc diceret, verum quidem, sed non secundum suorum librorum ineptas cantiunculas diceret. Quod si huic historiae, quia de nostris profertur, nolunt credere, numquid et naturam rerum delere possunt? Cum ergo se minime falli dicant, si horam conceptionis invenerint, saltem sicut homines non dedignentur conceptum considerare geminorum. Ideoque fatendum est, quando ab istis vera dicuntur, instinctu quodam occultissimo dici, quem nescientes humanae mentes patiuntur. Quod cum ad decipiendos homines fit, spirituum seductorum operatio est: quibus quaedam vera de temporalibus rebus nosse permittitur, partim subtilioris sensus acumine, quia corporibus subtilioribus vigent, partim experientia callidiore propter tam magnam longitudinem vitae; partim sanctis Angelis quod ipsi ab omnipotente Deo discunt, etiam iussu eius sibi revelantibus, qui merita humana occultissimae iustitiae sinceritate distribuit. Aliquando autem iidem nefandi spiritus etiam quae ipsi facturi sunt, velut divinando praedicunt. Quapropter bono christiano, sive mathematici, sive quilibet impie divinantium, maxime dicentes vera, cavendi sunt, ne consortio daemoniorum animam deceptam, pacto quodam societatis irretiant.»

(IT)

«Quando gli astrologhi vengono confutati vittoriosamente con questi fatti, che cosa c'è di più insulso e balordo dell'affermare che l'influsso esercitato dalle stelle sul destino riguarda solo gli uomini? Anch'essi tuttavia proprio a proposito degli uomini vengono confutati con l'esempio dei gemelli, perché gli astrologhi ammettono che questi nascono per lo più sotto una medesima costellazione, mentre poi vivono in modo diverso e sono felici o infelici in misura diversa e muoiono anche in maniera diversa; poiché, anche se al momento d'essere partoriti esiste qualche intervallo tra l'uno e l'altro, nel caso di alcuni l'intervallo è tuttavia sì piccolo da non poter - essere calcolato da codesti astrologhi. Al momento della nascita di Giacobbe si costatò che la mano di lui, che veniva dopo di Esaù, teneva il calcagno del fratello che lo precedeva: fino al punto che [i gemelli] nacquero in modo da dare l'impressione che nascesse, per così dire, un unico bambino di dimensioni doppie. Certamente le loro "costellazioni", come le chiamano gli astrologhi, non potevano essere in alcun modo diverse. Che c'è dunque di più sciocco del credere che un astrologo, contemplando quelle costellazioni riguardo al medesimo oroscopo e alla medesima luna, avrebbe potuto predire che uno dei gemelli sarebbe stato benvoluto dalla madre e l'altro no? Se infatti avesse predetto un'altra cosa, avrebbe certamente predetto il falso; se invece avesse detto così, avrebbe detto di certo il vero ma non in base alle sciocche canzonette dei loro libri. Se invece non vogliono credere a questo racconto storico poiché è tratto dalle nostre Scritture, potranno forse distruggere anche la natura delle cose? Poiché dunque affermano di non ingannarsi affatto nel caso che hanno conosciuto l'ora del concepimento, non disdegnino almeno di prendere in considerazione - in quanto uomini - il concepimento di gemelli. Si deve quindi ammettere che quando costoro predicono il vero, le loro predizioni sono causate da un'ispirazione affatto misteriosa che le menti umane subiscono a loro insaputa. Ma quando ciò accade per ingannare gli animi è opera di spiriti seduttori: a questi è permesso di conoscere certe verità relative ai fenomeni temporali non solo a causa dei loro sensi più acuti poiché posseggono corpi di natura più sottile dei nostri e non solo a causa di un'esperienza meglio informata grazie alla loro vita più lunga, ma anche grazie agli angeli santi che rivelano loro quanto apprendono dall'onnipotente Dio, anche dietro ordine di Colui che distribuisce agli uomini i meriti secondo una giustizia perfetta e assai misteriosa. Talvolta al contrario questi medesimi spiriti malvagi, facendo finta di pronosticarlo, rivelano ciò che hanno intenzione di fare essi stessi. Ecco perché un buon cristiano deve guardarsi non solo dagli astrologhi ma anche da qualsiasi indovino che usi mezzi contrari alla religione, soprattutto quando dicono il vero, per evitare che ingannino l'anima mettendola in rapporto con i demoni e la irretiscano in una specie di patto d'alleanza con loro.»

(La Genesi alla lettra, libro II, 17. 37)

La parola mathematicus in latino indicava indistintamente gli astrologi e i matematici, ma non assimiliva i due campi e mestieri. Nel passaggio agostiniano è chiaro che più chiaro non si può che il teologo di Ipponia si riferisse agli astrologi, solo a loro senza minimamente toccare i matematici. Si può quindi togliere quanto scritto a riguardo di S. Agostino in questa pagina? --Luke18389 (msg) 22:29, 8 feb 2012 (CET)

Fonti! fonti! fonti!Modifica

MI spiace non avere abbastanza competenza in storia della matematica, ma non riesco a convincermi della validità di questa voce. O meglio, leggendo questa voce ritrovo un tono di prosa e una divulgazione la cui fonte non citata deve essere tardottocentesca e di origine germanica, basata su affermazioni estreme confinanti con il fazioso e volte a screditare la capacità di elaborazione matematica dei Romani. Riconosco facilmente che i Romani non abbiano tramandato trattati matematici né in epoca repubblicana né in epoca altoimperiale, ma la disponibilità di dati architettonici, viarii e gromatici precedentemente assenti dovrebbe quantomeno far rivedere le considerazioni presenti nella voce. Si direbbe che per matematica si intenda solo quella teorica mentre la "matematica applicata" sia di questa la serva stupida... Purtroppo non ho fonti per avvalorare la mia percezione, ma certo non credo di sbagliarmi nello stigmatizzare al mancanza di fonti dell'attuale versione della voce. - OrbiliusMagister - εΔω 18:12, 24 giu 2017 (CEST)

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