Disputa sulla paternità della teoria della relatività

1leftarrow blue.svgVoce principale: Teoria della relatività.

Albert Einstein presentò le teorie della relatività ristretta e della relatività generale in articoli che non contenevano riferimenti formali alla precedente letteratura, o si riferivano solo ai risultati di un piccolo numero dei suoi predecessori, tra cui Hendrik Lorentz per la relatività speciale e al lavoro di Carl Friedrich Gauss, Bernhard Riemann, ed Ernst Mach per la relatività generale. Ciò scatenò numerose pretese su entrambe le teorie, che asserivano che esse erano state formulate interamente o in parte da altri prima di Einstein. L'argomento della discussione è in che estensione vadano attribuiti meriti ad Einstein ed altri individui per la formulazione di queste due teorie, basandosi su considerazioni di priorità.

I candidati per la paternitàModifica

Per quanto riguarda la relatività ristretta, i nomi più importanti citati sono Albert Einstein, Hendrik Lorentz, Henri Poincaré ed Hermann Minkowski; considerazione è data anche ai numerosi altri scienziati per anticipazioni di alcuni aspetti della teoria o per i contributi al suo sviluppo ed elaborazione. Questi includono Woldemar Voigt, August Föppl, Joseph Larmor, Emil Cohn, Friedrich Hasenöhrl, Max Planck, Max von Laue, Gilbert Newton Lewis e Richard Chace Tolman. Inoltre, esistono polemiche circa i contributi di altri come Olinto De Pretto e la prima moglie di Einstein Mileva Marić, nonostante siano poco prese sul serio da alcuni accademici[1].

Per quanto riguarda la relatività generale, la controversia è tra Albert Einstein, Marcel Grossmann e David Hilbert. Molti altri, tra cui Carl Friedrich Gauss, Bernhard Riemann, William Kingdon Clifford, Gregorio Ricci Curbastro, Tullio Levi Civita ed Ernst Mach contribuirono allo sviluppo degli strumenti matematici e alle idee geometriche che strutturano la teoria. Altre polemiche riguardano contruibuti anche di Paul Gerber.

Fatti ben noti ed indiscussiModifica

Relatività specialeModifica

Per approfondire leggi: storia della relatività speciale e Teoria dell'etere di Lorentz.

  • Nel 1889, Henri Poincarè[2] argomentò che l'etere potesse essere non osservabile e che in tal caso l'esistenza dell'etere divenisse una questione metafisica: suggerì quindi che come concetto venisse scartato come inutile. Tuttavia, nello stesso libro, considera l'etere un' "ipotesi conveniente" e continuerà ad usarlo anche negli ultimi articoli, tra cui quello del 1908[3] e quello del 1912[4].
  • Nel 1900[5], Poincarè pubblicò un articolo in cui sosteneva che la radiazione potesse essere considerata come un fluido fittizio con una massa equivalente di  , derivandola dall'interpretazione della Teoria dell'etere di Lorentz, che incorporava la Pressione di radiazione di James Clerk Maxwell.
  • Sempre in[5] e poi in[6], Poincarè descrisse la procedura di sincronizzazione per due orologi a riposo relativo tra loro: i due eventi, che sono simultanei in un sistema di riferimento, non lo sono in un altro. Questa argomentazione fu poi ripresa da Einstein[7] in modo molto simile, ma Poincaré distingueva il tempo "locale" o "apparente" degli orologi in movimento dal tempo "vero" degli orologi a riposo.
  • Del 1904[8] è l'articolo in cui Lorentz proponeva le trasformazioni cui diede il suo nome.
  • Nel 1905[9] Einstein derivò le trasformazioni di Lorentz usando la composizione delle velocità a partire dal principio di relatività e dalla costanza della velocità della luce. Fu il primo ad argomentare che queste due argomentazioni, insieme all'omogeneità e all'isotropia dello spazio , fossero sufficienti per derivare la teoria: "L'introduzione di un etere lucifero si proverà superfluo a meno che non si richieda uno spazio assoluto stazionario fornito di proprietà spaziali speciali, né si assegni un vettore velocità ad un punto dello spazio vuoto in cui i processi elettromagnetici prendano luogo." Dei suoi predecessori Einstein in questo articolo citò Lorentz mostrando l'accordo tra i due risultati mentre Poincaré sarà citato solo negli articoli successivi. In questo articolo, inoltre, Einstein fu il primo a suggerire che quando un corpo perde energia di una quantità  , la sua massa decresce della quantità  .
  • Nel 1908[10], Hermann Minkowski mostrò che la teoria della relatività speciale potesse essere elegantemente descritta usando uno spaziotempo quadridimensionale, che combina una dimensione temporale con le tre spaziali.

NoteModifica

  1. ^ The Einstein Controversy, su physicsbuzz.physicscentral.com.
  2. ^ Poincaré, Henri, 1854-1912., Théorie mathématique de la lumière, Réimpr. de l'édition originale publ. par Georges Carré en 1889 "Leçons sur la théorie mathématique de la lumière.", Jacques Gabay, 1995, ISBN 2876471655, OCLC 34308140. URL consultato il 2 agosto 2018.
  3. ^ Henri Poincaré, Science and method, London : T. Nelson, 1914. URL consultato il 2 agosto 2018.
  4. ^ Henri Poincaré, Mathematics and Science: Last Essays, Dover Publications, 1963. URL consultato il 2 agosto 2018.
  5. ^ a b (FR) La Théorie de Lorentz et le principe de réaction - Wikisource, su fr.wikisource.org. URL consultato il 2 agosto 2018.
  6. ^ Henri Poincaré, The Principles of Mathematical Physics. URL consultato il 2 agosto 2018.
  7. ^ (EN) Volume 2: The Swiss Years: Writings, 1900-1909 page 432, su einsteinpapers.press.princeton.edu. URL consultato il 2 agosto 2018.
  8. ^ Hendrik Lorentz, Electromagnetic phenomena in a system moving with any velocity smaller than that of light. URL consultato il 2 agosto 2018.
  9. ^ (EN) A. Einstein, Zur Elektrodynamik bewegter Körper, in Annalen der Physik, vol. 322, n. 10, 1905, pp. 891–921, DOI:10.1002/andp.19053221004. URL consultato il 2 agosto 2018.
  10. ^ Hermann Minkowski, The Fundamental Equations for Electromagnetic Processes in Moving Bodies. URL consultato il 2 agosto 2018.
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