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Basilica concattedrale di Santa Maria Assunta
Gerace Cattedrale.jpg
Veduta della basilica concattedrale
StatoItalia Italia
RegioneCalabria
LocalitàGerace
ReligioneCattolica
TitolareSanta Maria Assunta
Diocesi Locri-Gerace
Consacrazione1045
Stile architettonicoNormanno-Romanico-Bizantino
Inizio costruzioneXI secolo
CompletamentoXI secolo

Coordinate: 38°16′21.36″N 16°13′04.32″E / 38.2726°N 16.217867°E38.2726; 16.217867

Interno della basilica concattedrale
Veduta esterna della basilica concattedrale e delle due absidi

La basilica concattedrale di Santa Maria Assunta di Gerace è una delle più importanti costruzioni normanne della Calabria[1], oltreché uno degli edifici religiosi più grandi della regione. La basilica concattedrale di Gerace è stata dichiarata "bene architettonico" di interesse nazionale. È stata elevata alla dignità di basilica minore l'8 settembre 2018.

StoriaModifica

La storia della chiesa è un susseguirsi di danneggiamenti e crolli, che culminano con il terremoto del 1783 e il conseguente abbandono, a cui seguono accurati lavori di restauro e periodi di rinascita.

I lavori di costruzione dell'edificio ebbero inizio in tardo periodo bizantino e terminarono in epoca normanna, come appare dal transetto sporgente e dalla disposizione delle absidi, rispecchiante modi bizantini. Tradizionalmente la chiesa fu consacrata al culto nel 1045 (data riportata su due targhe affisse all'interno della chiesa, secondo quanto si legge nel Bollario del vescovo Ottaviano Pasqua di fine sec. XVI). In epoca sveva, nell'anno 1222, si ebbe una seconda consacrazione, molto probabilmente alla presenza dell'imperatore Federico II di Svevia, che si trovava di passaggio a Gerace.

Descrizione architettonica e opere presentiModifica

Dall'esterno, in stile romanico, l'edificio religioso appare come una fortificazione a causa dell'imponente parete in pietra calcarea dalla quale sporgono due delle tre absidi di forma semicilindrica. Sull'abside centrale si apre un portale ligneo del XIX secolo ad archi concentrici, sormontato da una finestra. Quella sinistra, di diametro inferiore, presenta invece una lunga feritoia. Sovrastano le absidi due finestre circolari a strombo. Il grande campanile neoclassico è a sezione quadrata, incompiuto. L'interno della chiesa si presenta come un grande ambiente basilicale, con ampio transetto sporgente, e con innesto corrispondente alla navata centrale, un coro quasi quadrato che completa la figura della croce latina. Le tre grandi navate, che costituiscono il braccio più lungo della croce, sono separate da due file di dieci colonne, scanalate o lisce, in marmo policromo e granito, tutte diverse tra loro per qualità e dimensioni. Le due file di colonne sono separate in gruppi da cinque da un grande pilastro di irrigidimento, che originariamente delimitava la posizione delle balaustre di chiusura della schola cantorum. Le colonne provengono dalle ville prediali della marina (Locri, scomparsa, era denominata Pagliopoli, Antica Città), mentre i capitelli sono in parte antichi e in parte rifatti. Sopra le possenti arcate a tutto sesto, le tonalità scure del soffitto a capriate in legno spiccano per contrasto rispetto alle pareti bianche. L'altare maggiore, in stile barocco, è stato realizzato con marmi policromi dai fratelli catanesi Palazzotto e dall'artista messinese Amato. All'interno della cattedrale si trovano anche alcuni monumenti funerari, fra i quali il sarcofago del conte Giovanni Battista Caracciolo e la cappella gotica del SS. Sacramento del 1431, e numerosi arredi sacri, in parte custoditi nella suggestiva cripta bizantina, cui si accede dal braccio sinistro del transetto (o direttamente dalla Piazza Tribona). Merita anche un'attenzione particolare il rilievo raffigurante l'Incredulità di san Tommaso, opera dei Gagini, risalente al 1547. L'influenza bizantina è evidente sia nella zona del transetto, sporgente rispetto alle navate laterali. Il capocroce è coperto da una cupola a prisma. Delle tre absidi, colo il corpo nord è originario, le altre due sono ricostruzioni del sec. XV, operate dai conti Caracciolo, dopo un rovinoso terremoto. La chiesa (Cattedrale dal 1100) è il prototipo delle chiese normanne di Sicilia.

All'interno della Cattedrale, molto probabilmente sul pilastro tra l'altare maggiore e quello laterale a nord, si trovava la raffigurazione in mosaico di Cristo, affiancato da Ruggero II, a sinistra, e dal vescovo della città Leonzio (morto nel 1143 ca.), a destra. Tale opera fu distrutta agli inizi del XVIII secolo per volontà dell'allora vescovo Diez, ma risaliva alla prima metà del XII secolo[2].

La cripta e il tesoro della chiesaModifica

La cripta si presenta con pianta a croce greca e absidiole ricavate nello spessore del muro affiancante l'abside centrale. Ventisei colonne, anch'esse provenienti da ville di età imperiale (o forse da un tempio in situ), sorreggono la volta del nucleo più antico della cattedrale, scavato nella roccia nell'VIII secolo (quando Gerace era Santa Ciriaca). La cripta ospita la cappella della Madonna dell'Itria, piccolo ambiente ricavato nel 1261 da una chiesa rupestre, con volta a botte e decorazioni in marmo e pavimentata con maioliche geracesi del XVII secolo; l'altare con la trecentesca statua, opera dell'artista senese Tino da Camaino della Vergine col Bambino che gioca con una colonna e la cappella di San Giuseppe che ospita il museo diocesano del tesoro della cattedrale. Tra i tesori custoditi vanno menzionati:

  • una stauroteca (custodia del sacro legno) in argento dorato, pietre dure e perline fabbricata probabilmente a Gerusalemme o nei laboratori normanni siciliani nel XII secolo,
  • un grande ostensorio ottocentesco in argento dorato e ornato da pietre dure,
  • un calice in filigrana e pietre dure, datato 1726 e opera di argentieri siciliani,
  • una statua dell'Assunta in argento realizzata nel 1722
  • vari paramenti sacri e pregiati tessuti in oro e argento realizzati da artigiani locali e da argentieri napoletani quali Gennaro Pace e Romanelli[3][4].

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ Paolo Orsi, Le chiese Basiliane della Calabria, Vallecchi, Firenze 1929, p. 68.
  2. ^ Lorenzo Riccardi, «Assenza, più acuta presenza»: il perduto mosaico con Ruggero II e Leonzio nella cattedrale di Gerace, in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, LXXIX, 2013, pp. 81-106.
  3. ^ [1] Fonte
  4. ^ [2] Fonte su tesoro della Chiesa

BibliografiaModifica

  • Vincenzo Cataldo, La Cattedrale di Gerace, Ardore Marina, Nosside, 1995.
  • Salvatore Gemelli (a cura di), La Cattedrale di Gerace : il monumento, le funzioni, i corredi, testi di Corrado Bozzoni, Cosenza, Cassa di risparmio di Calabria e di Lucania, 1986.
  • Antonio Oppedisano, Le catacombe della cattedrale di Gerace, Franco Pancallo Editore, 2005, ISBN 978-88-6456-133-2.

Voci correlateModifica

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