Eleonora Maria di Anhalt-Bernburg

principessa tedesca

Eleonora Maria di Anhalt-Bernburg (Amberg, 7 agosto 1600Neustrelitz, 17 luglio 1657) fu una principessa di Anhalt-Bernburg per nascita e per matrimonio duchessa di Meclemburgo-Güstrow.

Eleonora Maria di Anhalt-Bernburg
Ritratto di Eleonora Maria nel Museo Nazionale della Slovenia
Duchessa di Meclemburgo-Güstrow
NascitaAmberg, 7 agosto 1600
MorteNeustrelitz, 17 luglio 1657 (56 anni)
Luogo di sepolturaCattedrale di Güstrow
Casa realeCasato d'Ascania
PadreCristiano I, principe di Anhalt-Bernburg
MadreAnna di Bentheim-Tecklenburg
ConsorteGiovanni Alberto II, Duca di Meclemburgo-Güstrow

Vita modifica

Eleonora Maria era una figlia del principe Cristiano I di Anhalt-Bernburg (1568-1639) nata dal suo matrimonio con Anna (1579-1624), figlia del conte Arnoldo II di Bentheim-Tecklenburg. Sotto il nomignolo die Beständige ("il Resistente"), fu la cofondatrice e il secondo capo della Académie des Loyales, una delle controparti femminili della Società dei Carpofori.[1]

Il 7 maggio 1626 a Güstrow, sposò il duca Giovanni Alberto II di Meclemburgo-Güstrow (1590-1636). Dopo la sua morte, assunse la reggenza per il loro figlio Gustavo Adolfo, come specificato nel testamento di suo marito. Tuttavia, soltanto tre giorni, suo cognato, il duca Adolfo Federico I di Meclemburgo-Schwerin la depose come reggente e tutrice di suo figlio ed assunse egli stesso quel ruolo. Ciò causò una disputa amara tra Eleonora Maria e suo cognato. Tuttavia, il 4 maggio 1636, le proprietà si sottomisero ad Adolfo Federico I.

Adolfo Federico impugnò il testamento di suo fratello, e sostituire tutti, tranne uno, i membri del governo a Güstrow, lasciando soltanto Andreas Buggenhagen nel suo incarico. Prese anche misure contro la chiesa riformata di Meclemburgo-Güstrow. Nel 1637, separò Gustavo Adolfo dalla madre calvinista. Nessuno osò partecipare ai funzioni private calviniste che Eleonora Maria organizzava, e si diceva che cucisse accanto alla finestra nella sede a Strelitz. L'Imperatore Ferdinando III rsi dichiarò a suo favore. Tuttavia, Adolfo Federico continuò i suoi cause legali contro di lei, e coinvolse le potenze straniere nella questione.

Eleonora Maria infine rinunciò ai suoi diritti nel 1645. Morì dodici anni dopo, nella sua sede vedovile di Neustrelitz. Fu sepolta nella cattedrale di Güstrow.

Figli modifica

dal suo matrimonio con Giovanni Alberto, ebbe i seguenti figli:

sposò il duca Luigi IV di Legnica
  • Giovanni Cristiano (1629–1631)
  • Eleonora (1630–1631)
  • Gustavo Adolfo (1633–1695)
  • Luisa (1635–1648)

Ascendenza modifica

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Giovanni V, principe di Anhalt-Zerbst Ernesto I, principe di Anhalt-Dessau  
 
Margherita di Münsterberg-Oels  
Gioacchino Ernesto, principe di Anhalt  
Margherita di Brandeburgo Gioacchino I, principe elettore di Brandeburgo  
 
Elisabetta di Danimarca  
Cristiano I, principe di Anhalt-Bernburg  
Volfango I, conte di Barby-Mühlingen Burcardo VII, conte di Barby-Mühlingen  
 
Maddalena di Meclemburgo-Stargard  
Agnese di Barby-Mühlingen  
Agnese di Mansfeld-Mittelort Gebardo VII, conte di Mansfeld-Mittelort  
 
Margherita di Gleichen-Blankenhein  
Eleonora Maria di Anhalt-Bernburg  
Eberwin III, conte di Bentheim-Steinfurt Arnoldo II, conte di Bentheim-Steinfurt  
 
Valburga di Brederode  
Arnoldo III, conte di Bentheim-Tecklenburg  
Anna, contessa di Tecklenburg-Schwerin Corrado, conte di Tecklenburg-Schwerin  
 
Matilde d'Assia  
Anna di Bentheim-Tecklenburg  
Gumprecht II, conte di Neuenahr-Alpen Gumprecht I, conte di Neuenahr-Alpen  
 
Amalia di Wertheim  
Maddalena di Neuenahr-Alpen  
Amöne di Daun-Falkenstein Wirich V, conte di Daun-Falkenstein  
 
Ermengarda di Sayn  
 

Fonti modifica

  • J. S. Ersch: Allgemeine Encyklopädie der Wissenschaften und Künste, section 2, p. 118, Brockhaus, Leipzig, 1842 Online
  • Eduard Vehse: Geschichte der deutschen Höfe seit der Reformation, vol. 35-36, Hamburg, 1856, p. 130 ff

Note modifica

  1. ^ Linda Maria Koldau: Frauen-Musik-Kultur: ein Handbuch zum deutschen Sprachgebiet der Frühen Neuzeit, Böhlau-Verlag, Vienna, Cologne and Weimar, 2005, p. 300

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