Emil Kirdorf

Emil Kirdorf (Mettmann, 8 aprile 1847Mülheim an der Ruhr, 13 luglio 1938) è stato un imprenditore tedesco.

BiografiaModifica

Figlio di un proprietario di un'azienda tessile, negli anni '70 dell'800 si dedicò all'industria mineraria, prima come contabile e poi direttore della Grubenverwaltung der Zeche Holland di Wattenscheid, dopo come co-fondatore e direttore della Gelsenkirchener Bergwerks-AG di Essen, la più grande società mineraria tedesca dell'epoca.[1][2] Fu tra i promotori del potentissimo cartello Rheinisch-Westfälischen Kohlesyndikats ("Consorzio del carbone Reno-Westfalia").[1][2] Per il suo ruolo centrale nello sviluppo dell'industria carbonifera tedesca, fu definito quale "il Bismark dell'industria del carbone".[2]

Di idee conservatrici estreme, era contrario a ogni intervento statale di socialità pubblica, ostile alla Chiesa Cattolica (che secondo lui era al vertice di un complotto internazionale che promuoveva la distruzione della Germania)[2] ed era noto il suo atteggiamento intransigente verso ogni richiesta sindacale.[1][2] In seguito alla sconfitta nella prima guerra mondiale, fu un sostenitore del Partito Popolare Nazionale Tedesco, e in particolare con la corrente di Alfred Hugenberg, rompendo con esso quando il partito nel 1927 approvò nuove leggi che regolamentavano i turni di lavoro e assicuravano un sostegno economico ai disoccupati.[2] Attratto dal suo anti-marxismo e dalla sua ideologia nazionalista, nel 1927 aderì al partito nazista, lasciandolo un anno dopo in polemica con gli esponenti anti-capitalisti del partito, ma mantenendo un solido legame con Hitler, a cui assicurò l'appoggio di numerosi e influenti industriali.[1][2] Nel 1934 aderì nuovamente al partito nazista.[1][2]

NoteModifica

  1. ^ a b c d e Robert S. Wistrich, Kirdorf, Emil, in Who's Who in Nazi Germany, Routledge, 2013, ISBN 978-1-136-41388-9.
  2. ^ a b c d e f g h Henry Ashby Turner, Jr., Emil Kirdorf and the Nazi Party , in Central European History, Vol. 1, N. 4, Dicembre 1968, Cambridge University Press, pp.324-344.

Collegamenti esterniModifica

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