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Ennio Carando

partigiano italiano

BiografiaModifica

Laureatosi in Filosofia nel 1930 all'Università di Torino, si avvicinò all'Antifascismo attraverso l'influenza di Erminio Juvalta (con cui discusse la tesi di laurea) e di Piero Martinetti. Collaborò alla Rivista di filosofia di Martinetti, dove pubblicò un saggio su Africano Spir e insegnò nei licei ed istituti superiori di Cuneo, Modena e Savona[1]. Divenuto militante comunista, al momento dell'armistizio insegnava a La Spezia. Sebbene fosse quasi completamente cieco[2] dopo l'armistizio si diede ad organizzare formazioni partigiane in Liguria e in Piemonte (fu anche presidente del secondo CLN spezzino). Era ispettore del Raggruppamento Divisioni Garibaldi nel Cuneese, quando fu catturato in seguito ad una delazione.

Sottoposto a torture atroci, non tradì i compagni di lotta e fu trucidato con il fratello Ettore, capitano di artiglieria a cavallo in spe e capo di stato maggiore della I Divisione Garibaldi. Dopo la Liberazione, alla memoria di Ennio Carando fu concessa la Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.[3].

Ludovico Geymonat, che gli fu amico, lo ricorda come "un filosofo in senso socratico", cioè essenzialmente un educatore[4].

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'oro al valor militare
«Incaricato di importanti funzioni nelle formazioni partigiane veniva catturato dal nemico a seguito di vile delazione e sottoposto alle più crudeli sevizie. Minacciato di morte se non avesse rivelato le notizie che interessavano al nemico, manteneva imperterrito il silenzio fin tanto che non veniva barbaramente trucidato. Fulgido esempio di eroismo e di attaccamento agli ideali di libertà.»
— Villa Franca Piemonte (Torino), 5 febbraio 1945.[5].

NoteModifica

  1. ^ Vigorelli, p. 299-300 nota.
  2. ^ Vigorelli, p. 299 nota.
  3. ^ ANPI: Biografia Carando, su anpi.it.
  4. ^ Geymonat ; Vigorelli, p. 299-300 nota.
  5. ^ Dettaglio decorato, quirinale.it. URL consultato il 24 febbraio 2016.

BibliografiaModifica

  • Amedeo Vigorelli, Piero Martinetti. La metafisica civile di un filosofo dimenticato, Milano, Bruno Mondadori, 1998, ISBN 88-424-9455-0.
  • Ludovico Geymonat, Contro il moderatismo, Milano, Feltrinelli, 1978, p. 74-80.

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