Eugenio Vicentini

Eugenio Vicentini (Brescia, 1909 – ...) è stato un partigiano italiano.

BiografiaModifica

Nel 1927 aveva conseguito il brevetto di pilota militare alla scuola di Cameri[1]. Era poi passato all'aviazione civile come pilota, collaudatore e istruttore. Mobilitato durante la guerra d'Etiopia come pilota di linea, fu richiamato nella seconda guerra mondiale.

Al momento dell'armistizio non era più soggetto ad obblighi militari, ma si impegnò attivamente nella Resistenza.

Vicentini partecipò ai combattimenti di Porta San Paolo e di Piazza dell'Esedra in difesa di Roma, durante i quali fu ferito.

Con Roma occupata dai tedeschi, il pilota bresciano passò per due volte la linea del fronte, assicurando, via radio, i collegamenti tra le forze della Resistenza e i comandi degli Alleati. La liberazione di Roma, nel giugno 1944, fu per Vicentini soltanto l'occasione per frequentare un corso di addestramento, che gli avrebbe consentito di farsi paracadutare nei territori ancora occupati dai nazifascisti.

Lanciato sull'Appennino emiliano, non si limitò ad organizzare un'efficiente rete informativa in Emilia e in Lombardia, ma partecipò a numerosi combattimenti con una formazione partigiana da lui guidata.

La motivazione della massima ricompensa al valore militare ricorda in particolare un episodio di guerra, di cui Vicentini fu protagonista nel Piacentino: dopo un sanguinoso scontro col nemico, i partigiani di Vicentini, finiti in un'imboscata furono praticamente annientati; lui stesso, rimasto quasi mutilato di una mano, fu catturato dai tedeschi. Ma, ventiquattro ore dopo, il valoroso pilota riuscì ad evadere. Trovò un chirurgo che, per salvarlo, dovette amputargli l'avambraccio sinistro. Mutilato e ancora sofferente, Vicentini riprese il suo posto di lotta, continuando la sua attività di informatore, sino alla fine del conflitto.

Nel dopoguerra risiedette a Roma.

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'oro al valor militare
«Dopo l’armistizio, non soggetto ad obblighi militari, si prodigava generosamente nella resistenza combattendo in Roma a Porta San Paolo ed alla piazza dell’Esedra e rimanendo ferito. Dedicatosi a missioni informative traversava poi, per due volte, la linea del fronte, stabilendo collegamento radio e rendendo alla causa servizi vivamente apprezzati. Dopo la liberazione della Capitale, frequentato un corso di addestramento, veniva paracadutato in territorio occupato dal nemico ed organizzava una efficiente rete informativa nell’Emilia e nella Lombardia. In dura situazione di guerra, premuti i partigiani da preponderanti forze, impugnava le armi e guidava un'ardita spedizione che, caduta in imboscata, veniva pressoché annientata dai tedeschi. Con una mano sfracellata era fatto prigioniero e tuttavia riusciva arditamente ad evadere. Mutilato e sofferente, affrontava con fiero animo gravi traversie e riprendeva con piena efficienza la sua, tanto redditizia, opera di informatore.»
— Zone di Roma e di Piacenza, settembre 1943 - aprile 1945.[2]

NoteModifica

  1. ^ VICENTINI Eugenio, su combattentiliberazione.it.
  2. ^ VICENTINI Eugenio, quirinale.it.

BibliografiaModifica