Emilia

regione storica dell'Italia settentrionale
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Emilia
Stati Italia Italia
Regioni Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Territorio   Piacenza,   Parma,   Reggio Emilia,   Modena,   Ferrara,   Bologna (solo i comuni situati nella sinistra orografica del Sillaro),   Ravenna (la sola località di Podere Patrignani, nel comune di Ravenna)
Superficie 17 354 km²
Abitanti 3 130 000
Lingue emiliano, ligure, italiano

L'Emilia (Emeja, Emélia, Emégglia[1] o Emilia[2] in emiliano) è una regione storica dell'Italia settentrionale, che insieme alla Romagna forma la regione amministrativa dell'Emilia-Romagna. Prende il nome dalla Via Emilia[3], strada fatta costruire dal console romano Emilio Lepido per collegare tra loro le città di Rimini e Piacenza[4]. Costituisce la parte meridionale della Lombardia storica.

ConfiniModifica

 
il Sillaro, tradizionalmente considerato il confine tra Emilia e Romagna
 
Appennino reggiano. Sullo sfondo la Pietra di Bismantova e il Monte Cusna.

Pur considerata regione storica, prima dell’assetto attuale che la allaccia alla Romagna, l’Emilia non ha mai costituito un’entità unitaria ad eccezione dei circa due secoli di esistenza della Regio VIII Aemilia[5], una delle regioni augustee[6] dell’Impero romano. Pertanto, i suoi confini possono essere riconducibili all’incirca a quelli di detta istituzione romana:

All'interno dell'attuale regione amministrativa Emilia-Romagna, l'Emilia comprende l'integrità delle province di Piacenza, Parma, Reggio nell'Emilia, Modena, Ferrara e larga parte di quella di Bologna (esclusi i comuni di Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel del Rio, Dozza, Fontanelice, Imola e Mordano).

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'Emilia.
 
Scavi della Via Emilia presso Reggio Emilia.

L'età anticaModifica

In epoca pre-romana, le terre a sud del fiume Po sono state nel corso dei secoli occupate da popolazioni diverse: abitanti delle terremare, Liguri, Etruschi e Galli. Se il V secolo a.C. segna l'apogeo della presenza etrusca, dall'inizio del IV secolo i Galli, che scendono da Nord, si irradiano in tutta l'area: i Boi al centro della regione emiliana, i Lingoni nell'area a sud del delta del Po.

Questa sovrapposizione diede luogo a forme di cultura composite, di cui un esempio significativo danno le scoperte archeologiche effettuate al monte Bibele, presso Monterenzio (BO) tra il 1972 e il 2010[9]: mentre vari reperti metallici richiamano alle genti galliche, le iscrizioni su vasi offrono la testimonianza della presenza etrusca. Poi, l'arrivo dei Romani ha imposto alla zona una nuova configurazione. La conquista romana però non ha estirpato il substrato gallico ma si è fuso con esso dando origine alla lingua emiliana tuttora parlata, le cui varietà locali sono una sovrapposizione del latino sulle antiche lingue celtiche continentali.

In epoca romana l'Emilia fece parte dapprima della provincia della Gallia Cisalpina, e, dopo la riforma Augustea che estese la cittadinanza romana a tutta la penisola italica, della Regio VIII Aemilia, che prendeva il nome dalla Via Aemilia, l'arteria stradale fatta costruire nel 187 a.C. dal console Marco Emilio Lepido[10]. L’unità del distretto, che comprendeva le terre tra il Po, gli Appennini e il mare Adriatico, fu però spezzata già una prima volta nel 215 d.C., quando la porzione orientale da Ferrara a Rimini fu accorpata alla Flaminia et Picenum (derivante dalla fusione di Ager Gallicus, cioè la sezione orientale della Regio VI Umbria, con la Regio V Picenum)[7]. A porre le basi per la Regio Flaminia et Picenum (poi ufficializzata con Diocleziano) fu il dislocamento della Flotta Imperiale per l'Oriente a Ravenna da parte di Augusto, evento che cominciò a dare luogo alla formazione di una specifica identità del territorio annonario di diretto supporto alla flotta imperiale. Da tempo tale territorio presentava sue specificità etno-linguistico-culturali (dovute al comune substrato umbro-piceno-senone-romano) e possedeva sue specifiche esigenze logistiche. Ebbe Ravenna come capitale, successivamente sede della corte dell'Impero Romano d'Occidente, poi capitale del Regno ostrogoto. Una seconda frattura dell'Aemilia si ebbe nel 275 d.C. con l’accorpamento delle sue aree occidentali alla Regio IX Liguria, che comprendeva anche territori delle attuali Piemonte e Lombardia[7].

Il MedioevoModifica

Sia queste che le successive vicende storiche non fecero altro che accentuare maggiormente queste peculiarità e la Regio Flaminia vide assumere una chiara specifica identità rispetto all'Aemilia. Infatti dall'arrivo dei Longobardi nella Pianura Padana fino al 1859, l'Emilia divenne parte integrante della Longobardia. Al contrario si diffuse il termine Romagna per indicare i territori rimasti sotto il controllo dell'Esarcato Bizantino, che aveva sede a Ravenna. I confini tra le due entità politiche tuttavia furono per lungo tempo indefiniti, a causa del continuo stato di guerra tra Longobardi e Bizantini, ma i confini etno-linguistico-culturali rimasero ben definiti come testimonia Dante Alighieri.
I Longobardi si espansero nella regione Aemilia subito dopo la conquista di Pavia[11], avvenuta nel 572[12]: lì istituiranno i ducati di Piacenza, di Parma e di Reggio. È questa l’Emilia definita lombarda (inteso appunto con l’accezione antica di longobarda) o dei Ducati[13], suddivisioni amministrative che frammenteranno il territorio anche nei secoli a seguire fino all’unità d’Italia.

Sotto il Regno italico dell'Impero carolingio, alla fine del IX secolo, le città passarono gradualmente dai conti ai vescovi-conti, processo che si concluderà nel X secolo: l’autorità vescovile sarà più forte a Piacenza e Parma rispetto alla parte centro-orientale della regione[14]. Tuttavia, un polo amministrativo si costituì tra il X e il XII secolo nella parte centro-occidentale della regione intorno all'egemonia della famiglia di origine longobarda dei Canossa, che diedero forma a un organismo territoriale incentrato sull’originaria corte di Vilinianum, nel Parmense (poi a Canossa sull’Appennino reggiano), e i cui possedimenti si estendevano anche nel Reggiano e nel Modenese[15]. La casata non assogettò appunto Piacenza, sede di una propria contea, e Parma in quanto ambiva piuttosto ad estendere i propri domini su Ferrara, Mantova e Brescia[14]. Dunque neppure l'unificazione di buona parte d'Italia operata dai Franchi ricompose la spaccatura tra Emilia e Romagna[16] e le divisioni rimanevano anche all'interno dello stesso territorio emiliano.

Dopo l'epoca comunale, che vide molte città emiliane partecipare alla Lega Lombarda per contrastare il potere imperiale sulla penisola italica, in Emilia sorsero importanti signorie, tra cui gli Estensi, che affermarono il loro dominio su Ferrara, Modena e Reggio Emilia, i Bentivoglio a Bologna e, anche se solo dal 1545, i Farnese a Parma e Piacenza. La divisione politica dell'Emilia si mantenne, con l'eccezione delle repubbliche Cispadana, Cisalpina e Italiana e del successivo Regno d'Italia, di epoca napoleonica, fino al Risorgimento.

L'età modernaModifica

I principali stati stanziati nella regione sono stati il Ducato di Modena e Reggio, il Ducato di Parma e Piacenza e il Ducato di Ferrara; Bologna è stata a lungo città di confine tra Longobardia e Romagna, ma tra vicende alterne lo Stato della Chiesa ne ha quasi sempre avuto il dominio completo, fino al Risorgimento. Il Ducato di Modena e Reggio ed il Ducato di Parma e Piacenza erano definiti Ducati Centrali, nome che per estensione si è certe volte usato per citare l'Emilia[senza fonte], anche se quest'ultima geograficamente è più ampia.

L'età contemporaneaModifica

Lingue localiModifica

Nel territorio emiliano sono diffuse due lingue regionali appartenenti alla famiglia gallo-italica: l'emiliano[17][18] e il ligure[19][20], diffuso solo in alcuni comuni dell'Appennino piacentino[21][22][23] e parmense[24]. Analogamente al romagnolo, esse non godono di alcuno status di ufficialità da parte della Regione Emilia-Romagna, che però le tutela e valorizza tramite apposita legge del 2014[25].

La diffusione delle varietà emiliane tuttavia non coincide con i confini geografici d'Emilia. Esse sono parlate anche in alcuni territori contigui, o quanto meno ne influenzano i dialetti creando zone di transizione tra l'emiliano e altre lingue regionali[26]: i loro tratti si rintracciano infatti in alcune zone delle province di Massa-Carrara, Lucca, Pistoia, Rovigo, Pavia, Mantova e Alessandria.

FolcloreModifica

 
Rievocazione storica del passaggio del Barbarossa a Medicina.

In varie località appenniniche si svolge ancora il Calendimaggio per celebrare l’arrivo della primavera[27].

Una tradizione comune a varie province dell’attuale Emilia è la ricorrenza di san Giovanni Battista, che si celebra la notte fra il 23 e il 24 giugno e la cui origine è legata al solstizio d’estate[28]. Rituali legati all’evento riguardano l’impiego della rugiada, alla quale la tradizione attribuirebbe poteri miracolosi, come quelli di prevenire le malattie legate alla vista o all’udito, di aiutare le madri in difficoltà nell’allattamento (nel Piacentino)[29] e di curare altri malanni (nel Parmense)[28][30]. Inoltre, assicurerebbe maggiori facoltà o addirittura poteri magici alle erbe officinali, da raccogliere la notte stessa, analogamente alle noci da impiegare per la produzione del nocino, tipico liquore emiliano[29][30][28][31]. La tradizione reggiana prevede che le noci siano raccolte da donne a piedi nudi[31]. Nel Piacentino la sera del 23 si riempie per tre quarti un vaso o una bottiglia di vetro, aggiungendovi l’albume di un uovo: la forma che si manifesterà nel recipiente predirebbe un fortunato evento: un viaggio, una ricchezza o l’amore[29] (l'operazione è replicata nella notte tra il 28 e il 29 dello stesso mese, per la festività dei santi Pietro e Paolo, ed è nota come barca di San Pietro)[32]. Nel Bolognese è credenza che nella notte le streghe raggiungano in volo un grande noce situato presso l’eremo di Tizzano, a Casalecchio di Reno, per celebrarvi un sabba[33]. Nelle province di Parma e Reggio Emilia è consuetudine organizzare grandi tavolate all’aperto per consumare in compagnia i tortelli (detti tortelli verdi nel Reggiano e tortelli d’erbette nel Parmense)[30][31][28].

SimboliModifica

L'Emilia, dai tempi dell'Impero Romano, non è mai stata un'entità politica unitaria, e pertanto non ha mai avuto un simbolo o una bandiera che la identificasse come identità autonoma. L'unica parziale eccezione storica è costituita dalla Repubblica Cispadana, che fu costituita nel 1796 dalle città di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara, comprendendo un territorio corrispondente alla parte centrale dell'attuale Emilia-Romagna. La regione di appartenenza dell'Emilia ha pertanto una bandiera ed uno stemma unico per tutto il territorio adottato in seguito alla nascita dell'istituzione stessa.[34]. Negli anni '90 del XX secolo, il partito autonomista Lega Nord ha invece elaborato una bandiera specifica per l'Emilia, combinando le bandiere dei due maggiori comuni della regione, Bologna e Parma. Ulteriori proposte di simboli unificanti l'Emilia sono sorte negli ultimi decenni.

NoteModifica

  1. ^ Al Dizionèri Bulgnaiṡ, su play.google.com.
  2. ^ Guido Tammi, Vocabolario Piacentino-Italiano, Ed. Banca di Piacenza, Piacenza, 1998
  3. ^ Emìlia-Romagna, su Sapere.it, De Agostini. URL consultato il 21 aprile 2022.
  4. ^ Emìlia, via-, su Sapere.it, De Agostini. URL consultato il 21 aprile 2022.
  5. ^ Manlio Lilli, L'Italia romana delle Regiones. Regio VIII Aemilia, su treccani.it. URL consultato il 22 dicembre 2021.
  6. ^ Manlio Lilli, L'Italia romana delle Regiones. Introduzione, su treccani.it. URL consultato il 22 dicembre 2021.
  7. ^ a b c Marzio Dell’Acqua, Ducati di Emilia, signorie di Romagna, Milano, Touring Club Italiano, 2001, p. 17.
  8. ^ Alessio Anceschi, L’Emilia, la Romagna e l’Alta Toscana, Torino, Edizioni del Capricorno, 2021, pp. 24-31.
  9. ^ 1 gennaio 1972. Scavi archeologici a Monte Bibele, su Bibliotecasalaborsa.it, Bologna Online. URL consultato il 30 dicembre 2021.
  10. ^ Via Emilia, su Sapere.it, De Agostini. URL consultato il 22 dicembre 2021.
  11. ^ Elena Percivaldi, Sulle tracce dei Longobardi, Torino, Edizioni del Capricorno, 2021, p. 117.
  12. ^ Longobardi o Langobardi, su Sapere.it, De Agostini. URL consultato il 23 dicembre 2021.
  13. ^ AAVV, Emilia Romagna. Vol. I, Bologna, Touring Club Italiano, 1985, p. 9.
    «Di lì inizia, con caratteristiche sue proprie dal punto di vista geografico (e, chissà, anche da quello della storia e della cultura) l'Emilia dei Ducati, l'Emilia lombarda»
  14. ^ a b Mario Longhena, Raffaele Corso, Giulio Bertoni, Francesco Balilla Pratella, Pericle Ducati, Luigi Simeoni, Adolfo Venturi, Emilia, su treccani.it, Treccani. URL consultato il 22 dicembre 2021.
  15. ^ Marzio Dell’Acqua, Ducati di Emilia, signorie di Romagna, Milano, Touring Club Italiano, 2001, p. 20.
  16. ^ Giorgio Baruffini, Emilia, su treccani.it, Treccani. URL consultato il 23 dicembre 2021.
  17. ^ (EN) Documentation for ISO 639 identifier: EGL, su iso639-3.sil.org, SIL. URL consultato il 24 dicembre 2019 (archiviato il 12 dicembre 2019).
    «Identifier: EGL - Name: Emilian - Status: Active - Code set: 639-3 - Scope: Individual - Type: Living»
  18. ^ (EN) Emilian, su ethnologue.com, Ethnologue. URL consultato il 24 dicembre 2019 (archiviato il 3 luglio 2019).
  19. ^ (EN) Documentation for ISO 639 identifier: LIJ, su iso639-3.sil.org, SIL. URL consultato il 19 dicembre 2021.
  20. ^ Ligurian, in Ethnologue. URL consultato il 19 dicembre 2021.
  21. ^ Lotte Zörner, L'ottonese: un dialetto ligure, in: Studi linguistici sull'anfizona ligure-padana, Alessandria, 1992, pagg. 79-175
  22. ^ Dialetto piacentino, su parlummpiasintein.it, Comune di Piacenza. URL consultato il 19 dicembre 2021.
  23. ^ Daniele Vitali, I dialetti liguri da Genova alla montagna di Parma e Piacenza, in Dialetti emiliani e dialetti toscani. Volume II, Bologna, Pendragon, 2020, pp. 121-143.
  24. ^ Daniele Vitali, I dialetti liguri da Genova alla montagna di Parma e Piacenza, in Dialetti emiliani e dialetti toscani. Volume II, Bologna, Pendragon, 2020, pp. 63-121.
  25. ^ Legge regionale 18 luglio 2014 - Salvaguardia e valorizzazione dei dialetti dell'Emilia-Romagna, su demetra.regione.emilia-romagna.it, Regione Emilia-Romagna. URL consultato il 21 dicembre 2021.
  26. ^ Fabio Foresti, Emiliano-romagnoli, dialetti, su Enciclopedia dell'Italiano, Treccani. URL consultato il 19 aprile 2022.
  27. ^ Giuseppe Pittano, Nadia Zerbinati, Ieri in Emilia-Romagna. Dialetti, tradizioni, curiosità, Bologna, Aniballi Edizioni, 1984, p. 65.
  28. ^ a b c d Rugiada di San Giovanni, su Parma City of Gastronomy, Comune di Parma. URL consultato il 22 aprile 2022.
  29. ^ a b c Carmen Artocchini, Tradizioni popolari piacentine, I, La ruota del tempo, Piacenza, Tep, p. 95.
  30. ^ a b c La notte di San Giovanni fra tortellate e antichi riti, in Gazzetta di Reggio, Reggio Emilia, 22 giugno 2019. URL consultato il 22 aprile 2022.
  31. ^ a b c La notte di San Giovanni, su Visit Reggio Emilia, Ufficio Iat Reggio Emilia. URL consultato il 22 aprile 2022.
  32. ^ Carmen Artocchini, Tradizioni popolari piacentine, I, La ruota del tempo, Piacenza, Tep, p. 95.
  33. ^ Notte delle streghe. Leggende della Festa di San Giovanni, su Turismo in pianura, Regione Emilia-Romagna, Sistema di Informazione al Turista. URL consultato il 22 aprile 2022.
  34. ^ I simboli dell'Emilia-Romagna, su lanostrastoria.regione.emilia-romagna.it (archiviato dall'url originale l'11 novembre 2013).

BibliografiaModifica

  • AAVV, Emilia Romagna. Vol. I, Touring Club Italiano, Bologna, 1985.
  • Alessio Anceschi, L’Emilia, la Romagna e l’alta Toscana. Storia dei confini d’Italia, Edizioni del Capricorno, Torino, 2021.
  • Carmen Artocchini, Tradizioni popolari piacentine - Vol. I - La ruota del tempo, Tep, Piacenza, 1999.
  • Marzio Dall'Acqua, Ducati di Emilia, signorie di Romagna, Touring Club Italiano, Milano, 2001.
  • Luigi Lepri, Daniele Vitali Dizionario Italiano-Bolognese. Dizionèri Bulgnaiṡ-Italian, Pendragon, Bologna, 2009.
  • Massimo Montanari, Maurizio Ridolfi, Renato Zangheri, Storia dell'Emilia Romagna. Dalle origini al Seicento, vol. I, Editori Laterza, Bari, 2004
  • Elena Percivaldi, Sulle tracce dei Longobardi, Edizioni del Capricorno, Torino, 2021.
  • Giuseppe Pittano, Nadia Zerbinati, Ieri in Emilia-Romagna. Dialetti, tradizioni, curiosità, Aniballi Edizioni, Bologna, 1984
  • Guido Tammi, Vocabolario Piacentino - Italiano, Ed. Banca di Piacenza, Piacenza, 1998.
  • Daniele Vitali, I dialetti liguri da Genova alla montagna di Parma e Piacenza, in Dialetti emiliani e dialetti toscani. Volume II, Pendragon, Bologna, 2020.

Voci correlateModifica

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