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Forbes

rivista di economia statunitense
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Forbes
Logo
StatoStati Uniti Stati Uniti
Linguainglese
Periodicitàbisettimanale
Genererivista di economia
Fondazione15 settembre 1917
SedeJersey City
EditoreForbes publishing
DirettoreSteve Forbes
ISSN0015-6914 (WC · ACNP)
Sito webforbes.com
 

Forbes è una rivista statunitense di economia. Viene pubblicato bisettimanalmente e i suoi articoli trattano di finanza, industria, investimenti e marketing. [1]

Si occupa però anche di trattare altri argomenti che hanno a che fare con l'economia, come tecnologia, comunicazione, scienza, politica e legge.

La sua sede centrale è a Jersey City, nel New Jersey.

Tra i principali concorrenti di Forbes nel settore vi sono le riviste Fortune e Bloomberg Businessweek.

La rivista Forbes è ben nota per via delle sue liste e classifiche, come per esempio la lista degli Americani più ricchi (Forbes 400), delle compagnie più influenti al mondo (Forbes Global 2000) e dei miliardari nel mondo.

Lo slogan della rivista è "Lo strumento del capitalista".

Il presidente del consiglio di amministrazione, oltre che caporedattore, è Steve Forbes, mentre il CEO (direttore responsabile della gestione d'impresa) è Mike Federle. [2]

Nel 2014, la rivista è stata venduta ad un gruppo di investimento che ha sede ad Hong Kong, ovvero l'Integrated Whale Media Investments, per accelerare la propria crescita economica.[3]

Storia della compagniaModifica

Bertie Charles Forbes, giornalista finanziario per il giornale Hearst, e il suo partner Walter Dray, manager generale del Magazine of Wall Street, fondarono la rivista Forbes il 17 settembre del 1917. Originariamente Forbes aveva intenzione di chiamare la sua rivista "Doers and doings", ma Dray lo convinse ad utilizzare il proprio cognome, poiché era ben noto nella comunità degli investitori; il nome definitivo diventò quindi "Forbes: Devoted to Doers and Doings".[4]

Forbes si occupò dei finanziamenti per l'apertura della compagnia e ne diventò caporedattore (rimarrà tale fino alla data della sua morte, nel 1954), mentre Drey mise in campo la propria esperienza nel settore pubblicitario e diventò vicedirettore della B.C Forbes Publishing Company.

Durante gli ultimi anni della sua carriera Forbes fu affiancato dai due figli maggiori, Bruce Charles Forbes (1916-1964) e Malcom Stevenson Forbes (1917-1990). Fu Bruce Forbes a prendere il posto del padre nel 1954 e i suoi punti di forza furono l'applicare misure di semplificazione dei contenuti e lo sviluppare il settore marketing della compagnia. Per tutta la durata del suo incarico, quindi fino al 1964, la circolazione del periodico continuò ad aumentare, arrivando a raddoppiarsi.[5]

Alla morte di Bruce, suo fratello Malcom Forbes Jr. divenne presidente e direttore esecutivo di Forbes, oltre che caporedattore della rivista.[6] Tra il 1961 e il 1999 l'editore fu James Michaels. [7]

Nel 1993, sotto la guida di Michael, Forbes arrivò ad essere tra i finalisti per il National Magazine Award.

Nel 2006, il gruppo d'investimento Elevation Partners, di cui fa parte il cantante degli U2 Bono Vox, si interessò alla compagnia e acquistò un pacchetto consistente - il 40%, per un costo tra i 264 milioni di dollari[8]- dell'eredità Forbes; nello specifico, la quota relativa all'editoria (nella quale entrano di diritto la quasi centenaria rivista omonima, il sito web Forbes.com e una serie di periodici minori).[9]

Vendita della sede centraleModifica

Nel gennaio del 2010 Forbes raggiunse un accordo con l'Università di New York per la vendita della propria sede centrale, un edificio sulla Fifth Avenue (Manhattan). Le specifiche condizioni dell'accordo non furono rese pubbliche, ma Forbes avrebbe continuato ad usufruire degli spazi dell'edificio grazie un contratto di vendita e locazione.[10]

Vendita a Integrated Whale Media (quota del 51%)Modifica

Nel novembre del 2013, Forbes Media, che pubblicava la rivista Forbes, fu messa in vendita. Questa decisione fu incoraggiata dal socio di minoranza Elevation Partners.[11] I documenti per la vendita preparati dalla Deutsche Bank rivelarono che l'EBITDA (margine operativo lordo) della casa editrice era di 15 milioni di dollari. [12]

Nel lugio 2014, la famiglia Forbes rilevò la quota della Elevation e poi vendette la quota di maggioranza (51%) della compagnia alla Integrated Media Investments. [3]


Altre pubblicazioniModifica

Oltre a Forbes e al supplemento Forbes Life, altri titoli pubblicati dalla compagnia includono Forbes Asia e 15 edizioni in lingue locali. Steve Forbes e gli scrittori della sua rivista danno consigli riguardo al settore degli investimenti anche sul programma televisivo settimanale di Fox, Forbes on Fox, e su Forbes on Radio.

Tra gli altri gruppi della compagnia vi sono il Forbes Conference Group, il Forbes Investment Advisory Group e il Forbes Custom Media.

Nel 2009 la compagnia iniziò a pubblicare anche ForbesWoman, una rivista trimestrale di cui si occupa in prima persona la figlia di Steve Forbes, Moira Forbes.[13]

Precedentemente, la compagnia si era anche occupato della produzione delle riviste American Heritage e Invention&Technology; poiché però non si trovarono acquirenti, Forbes sospese la loro pubblicazione il 17 maggio 2007.[14] Entrambe le riviste furono acquistate dalla American Heritage Publishing Company, che riprese la pubblicazione durante la primavera del 2008.[15] Un'altra rivista di cui Forbes si era occupata in precendeza è American Legacy, da cui però si divise il 14 maggio 2007.[16]

A partire dal 2009 Forbes si è occupata della produzione della Forbes Travel Guide.

Il 6 gennaio 2014 la rivista Forbes annunciò che, insieme alla compagnia sviluppatrice di app Maz, avrebbe lanciato un nuovo social-network chiamato "Stream". Stream permette ai lettori di Forbes di salvare gli articoli e condividerli con gli altri lettori, nonché di usufruire dei contenuti, sia del sito web Forbes.com che della rivista cartacea, direttamente dall'applicazione mobile.[17]

Dal 24 ottobre 2017 esiste anche l'edizione per l'Italia, edita da Blue Financial Communication e diretta da Alessandro Rossi[18].


Forbes.comModifica

Il sito web di Forbes è stato fondato nel 1996 da David Churbuck.

Il sito divenne famoso quando trattò la scoperta delle frodi giornalistiche di Stephen Glass della rivista The New Republic. Questo scoop contribui a dare credibilità al giornalismo su internet.

Forbes.com fa parte di Forbes Digital, una sezione di Forbes Media LLC. Inoltre è in parte collegato anche a RealClearPolitics. Questi siti insieme raggiungono ogni mese più 27 milioni di visitatori.

Lo slogan di Forbes.com è "Home Page for the Word's Business Leaders".

Il sito si basa sul cosiddetto 'contributor model', ovvero sul fatto che vi sia un'ampia rete di - appunto- collaboratori che scrivono e pubblicano contenuti direttamente sulla pagina web. Questi collaboratori vengono pagati in base al traffico delle loro rispettive pagine; il sito ha ricevuto contributi da più di 2,500 persone e, secondo ciò che dice la compagnia, alcuni di questi collaboratori hanno guadagnato più di 100,000 dollari. [19]


NoteModifica

  1. ^ Forbes | Money.it, su www.money.it. URL consultato il 7 agosto 2019.
  2. ^ (EN) Mike Federle Succeeds Mike Perlis As CEO Of Forbes | People On the Move, su Folio:, 30 novembre 2017. URL consultato il 7 agosto 2019.
  3. ^ a b (EN) Forbes Corporate Communications, Forbes Media Agrees To Sell Majority Stake To A Group Of International Investors To Accelerate The Company's Global Growth, su Forbes. URL consultato il 7 agosto 2019.
  4. ^ Praneeth, Notes of a Business Quizzer: Forbes, su Notes of a Business Quizzer, 6 luglio 2007. URL consultato il 7 agosto 2019.
  5. ^ Gorman, Robert F. (ed.) (2007) "September 15, 1917: Forbes Magazine is founded" The Twentieth Century, 1901–1940 (Volume III) Salem Press, Pasadena, California, pp.1374–1376, p. 1375, ISBN 978-1-58765-327-8
  6. ^ 'Forbes Announce Elevation Partners Investment in Family Held Company' Elevation Partners press release, August 6, 2006.
  7. ^ Richard Pèrez-Peña, James Michaels, Longtime Forbes Editor, dies at 86, in The New York Times, 4 ottobre 2007.
  8. ^ Jeffrey A. Trachtenberg, Forbes sold to Asian investors, in Market Watch, Inc., 19 luglio 2014.
  9. ^ Editoria, Bono Vox acquista Forbes Un affare da 300 milioni di dollari - Persone - Repubblica.it, su www.repubblica.it. URL consultato il 7 agosto 2019.
  10. ^ (EN) David Carr, Forbes Sells Building to N.Y.U., su Media Decoder Blog, 7 gennaio 2010. URL consultato il 7 agosto 2019.
  11. ^ (EN) Christine Haughney e David Gelles, Forbes Says It Is for Sale, in The New York Times, 15 novembre 2013. URL consultato il 7 agosto 2019.
  12. ^ The newsonomics of Forbes’ real performance and price potential, su Nieman Lab. URL consultato il 7 agosto 2019.
  13. ^ (EN) David Carr, Even Forbes Is Pinching Pennies, in The New York Times, 14 giugno 2009. URL consultato il 7 agosto 2019.
  14. ^ (EN) Charles McGrath, American Heritage - Magazines, in The New York Times, 17 maggio 2007. URL consultato il 7 agosto 2019.
  15. ^ AmericanHeritage.com / Thank You for Your Feedback on the American Heritage Winter 2008 Issue, su web.archive.org, 30 dicembre 2010. URL consultato il 7 agosto 2019 (archiviato dall'url originale il 30 dicembre 2010).
  16. ^ With The May 14 Announced Separation: Twelve-Year-Old "American Legacy"/"Forbes" Partnership Was Mutually Beneficial. :: MinOnline, su web.archive.org, 3 settembre 2014. URL consultato il 7 agosto 2019 (archiviato dall'url originale il 3 settembre 2014).
  17. ^ (EN) Forbes Corporate Communications, Forbes Is The First Magazine To Launch Its Own Social Network With "Stream", su Forbes. URL consultato il 7 agosto 2019.
  18. ^ Debutta domani in edicola il primo numero dell’edizione italiana del magazine ‘Forbes’, su primaonline.it. URL consultato il 29 ottobre 2017.
  19. ^ The Forbes contributor model: Technology, feedback and incentives | Media news, su www.journalism.co.uk, 26 settembre 2013. URL consultato il 7 agosto 2019.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica