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Francesco di Pellegrino

pittore e decoratore italiano

Francesco di Pellegrino (Firenze, XVI secoloParigi, 1552) è stato un pittore e decoratore italiano.

Francesco di Pellegrino, ’’Livre de Moresques’’, pagina 7 (recto) MET

BiografiaModifica

Francesco di Pellegrino (noto in Francia come ‘’Francisque Pellegrin’’), fu definito da Giorgio Vasari un ‘’dilettante di pittura’’ ed era noto come abile modellatore di stucchi. Nel 1528, dalla nativa Firenze si trasferì a Parigi, dove entrò in contatto con la Corte francese. Divenne amico di Rosso Fiorentino, con il quale lavorò al castello di Fontainebleau, dal 1534 al 1536 circa, occupandosi di realizzare gli stucchi della galleria di Francesco I di Francia.

A Parigi Francesco di Pellegrino frequentava Giovanni Battista Della Palla e lo scultore Giovan Francesco Rustici. Le poche notizie biografiche le conosciamo grazie a Giorgio Vasari, che ne parla nelle Vite,[1] in particolare nella biografia di Rustici. Durante il suo soggiorno a Parigi - racconta Vasari - suscitò la gelosia di Francesco Primaticcio che lo accusò di aver rubato un centinaio di scudi a Rosso Fiorentino. Francesco di Pellegrino era innocente, ma fu arrestato e torturato.

La congregazione del PajoloModifica

Giorgio Vasari, nel biografia di Rustici, racconta una curiosità: a Firenze, in un locale chiamato ‘’la Sapienza’’, c'era la bottega di Andrea del Sarto e del Sansovino. C'erano lì anche stanze, utilizzate da Francesco Rustici, dove di sera conveniva una allegra brigata, formata da dodici artisti, tra cui Francesco di Pellegrino. Ognuno di essi poteva portare fino a quattro amici. Si riunivano e consumavano cene succulente, in grande allegria. Ogni commensale era tenuto a portare una vivanda, in bizzarra foggia. Il Signore - cioè uno dei commensali eletto ogni volta allo scopo - destinava le vivande a un commensale, a sua scelta. Una volta Rustici portò un grande tino, pieno di vino, su cui galleggiava un piatto di legno con le pietanze. Da quella sera l'allegra compagnia decise di chiamarsi ‘’Congregazione del Pajolo’’.

 
Francesco di Pellegrino, vre de Moresques’’, p. 3 (verso) MET

Fleur de la Science de PourtraictureModifica

Francesco di Pellegrino pubblicò nel 1530 una serie di incisioni su legno (xilografie), raccolte sotto il comune titolo: La fleur de la science science de pourtraicture[2]. Si tratta di un libro di modelli, cioè di ornati che sono tipici dell'arte islamica. Libro oggi rarissimo - cui si deve la notorietà di Francesco Pellegrino - un esemplare se ne conserva a Parigi, alla Bibliothèque de l'Arsenal e un altro è al Metropolitan Museum, di New York.[3]

Questa raccolta di ornati è considerata la prima pubblicazione di disegni ‘’esotici’’ in Europa Occidentale, dove i decori islamici erano già noti ed apprezzati, grazie alla importazione di tessuti e di oggetti decorativi dal vicino Oriente. Questo gusto ornamentale divenne di gran moda dopo la pubblicazione del libro. I disegni di Francesco Pellegrino furono riordinati da Cornelis Bos che li ripubblicò ad Anversa, nel 1543. Jérôme de Gourmont li ripropose nel Livre de moresques, pubblicato a Parigi nel 1546. Questi ornati islamici furono in seguito ripubblicati da Thomas Picquo.[4]

PubblicazioniModifica

  • (FR) Francisque Pellegrin, La fleur de la science de pourtraicture / patrons de broderie, facon arabicque et ytalique, Paris, J. Schemit, 1908, SBN IT\ICCU\CFI\0625247. Fac-simile dell'edizione del 1530.

NoteModifica

  1. ^ Giorgio Vasari, 2: Contenente il resto delle vite degli artefici, l'appendice alle note delle medesime, l'indice generale e le opere minori, Firenze, per D. Passigli e socj, 1832-1838, pp. 618-620 e 915, SBN IT\ICCU\NAP\0218656.
  2. ^ Il fiore della scienza della descrizione.
  3. ^ Fu esposto al Metropolitan Museum, alla mostra Fashion and Virtue: Textile Patterns and the Print Revolution, 1520–1620, 20 ottobre 2015-10 gennaio 2016.
  4. ^ (FR) Thomas Picquo, Livre de diverses ordonnances de feuillages moresques, crotesques, rabesques et autres [...]: Dédié au roy par Thomas Picquot, peintre, Paris SBN=IT\ICCU\RML\0392477, chez Michel van Lochom Graveur et imprímeur du roi, 1638.

BibliografiaModifica

  • (DE) Ulrich Thieme - Felix Becker, Allgemeines Lexikon der bildenden Kunstler von der Antike bis zur Gegenwart 26, p. 362, Leipzig, E. A. Seeman, SBN IT\ICCU\MIL\0324190.
  • Nietta Aprà, Dizionario enciclopedico dell'antiquariato, Milano, Mursia, 1969, p. 347, SBN IT\ICCU\NAP\0338753. Presentazione, revisione e integrazione a cura di Guido Gregorietti.
  • (EN) Alexandrine N. St. Clair (a cura di), The Image of the Turk in Europe, New York, The Metropolitan Museum of Art, 1973, SBN IT\ICCU\BVE\0195284.

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