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Gaio Crastino

centurione romano
Gaio Crastino
Nome originaleGaius Crastinus
Nascita85 a.C.
Morte9 agosto 48 a.C.
Farsalo

Gaio Crastino (Repubblica romana, 85 a.C.Farsalo, 9 agosto 48 a.C.) è stato un centurione romano.

«E [Crastino] guardando Cesare [disse] "Oggi, vivo o morto, farò in modo che tu mi sia grato"»

(Giulio Cesare, De bello civili libro III, 90)

BiografiaModifica

Iniziò la sua carriera militare nel 65 a.C., servendo nell'VIII e nella IX Legione, fu trasferito nel 61 a.C. nella X Legione con il grado di centurione. Servì poi sotto Giulio Cesare come primipilo della X legione durante la guerra gallica, fu presente durante la Battaglia di Alesia e durante lo scontro con gli Elvezi.

Infine, fu richiamato nella X Legione durante la guerra civile, con il grado di centurione. Morì eroicamente durante la Battaglia di Farsalo il 9 agosto del 48 a.C., lanciandosi per primo contro il fronte pompeiano, dopo essersi battuto coraggiosamente, venne ucciso con un colpo di spada che lo raggiunse direttamento in pieno viso. Lo storico Appiano riporta che, dopo la battaglia, Cesare in persona tributò il caduto con solenni riti funebri, e che fece erigere un altare in suo onore. Verrà ricordato da Giulio Cesare nei suoi Commentarii de bello civili.

Citazioni nel De bello civiliModifica

«C’era nell'esercito di Cesare un richiamato di nome Crastino, che l’anno precedente aveva militato con lui come primipilo della decima legione, uomo di straordinario coraggio. Costui, appena fu dato il segnale, gridò: “Seguitemi, voi che mi siete stati compagni di manipolo, e date al vostro comandante l’aiuto che gli avete promesso. Resta solo questa battaglia: finita questa, Cesare recupererà la sua dignità e noi la nostra libertà”. E guardando Cesare: “Oggi, vivo o morto, farò in modo che tu mi sia grato”. Detto ciò, si slanciò per primo dall'ala destra e lo seguirono volontari circa centoventi soldati scelti.»

(Giulio Cesare, De bello civili libro III, 90)

«In quella battaglia Cesare non lamentò la perdita di più di duecento soldati, ma perse circa trenta centurioni, uomini valorosi. Mentre combatteva valorosamente fu ucciso anche Crastino, che sopra abbiamo ricordato, colpito in pieno viso da un colpo di spada. E non aveva detto il falso andando in battaglia. Cesare infatti pensava che in quella battaglia il valore di Crastino fosse stato straordinario e riteneva di dovergli, per i suoi meriti, una grandissima riconoscenza.»

(Giulio Cesare, De bello civili libro III, 99, 2)