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Giovanni Battista Durazzo

doge della Repubblica di Genova
Giovanni Battista Durazzo
Giovanni Battista Durazzo-doge.jpg

Doge della Repubblica di Genova
Re di Corsica
Durata mandato 28 luglio 1639 –
28 luglio 1641
Predecessore Agostino Pallavicini
Successore Giovanni Agostino De Marini

Governatore di Corsica
Durata mandato 1611 –
1613
Predecessore Giovanni Pietro Serra
Successore Giorgio Centurione

Dati generali
Prefisso onorifico Serenissimo doge

Il Serenissimo Giovanni Battista Durazzo (Genova, 1565Genova, 28 maggio 1642) fu il 104º doge della Repubblica di Genova e re di Corsica.

BiografiaModifica

 
Stemma nobiliare dei Durazzo

Primi anniModifica

Figlio di Vincenzo Durazzo e di Giulia Garbarino nacque a Genova intorno al 1565. Suo zio Giacomo, fratello di Vincenzo, fu il primo esponente della famiglia Durazzo a ricoprire il ruolo di massima carica dello stato genovese nel biennio 1573-1575 a cui seguì tra il 1619 e il 1621 la nomina di Pietro Durazzo, cugino di Giovanni Battista.

Attivo nella politica genovese e con incarichi istituzionali per la repubblica in giovane età, le prime notizie documentate sulla sua storia pubblica compaiono solamente a partire dal 1607 quando fu eletto tra i provvisori del Vino e candidato alla carica di senatore e procuratore. Estratto, fu scelto tra i componenti del Collegio camerale e quindi incaricato della gestione economica e finanziaria della repubblica genovese per il biennio 1608-1609. Capitano di città nel 1610, alla fine di quello stesso anno fu eletto nuovo governatore di Corsica nel mandato 1611-1613.

Ritornato nel capoluogo ligure fu ancora provvisore del Vino, componente del magistrato dell'Abbondanza (1616) e reggente del capitanato del Bisagno (1617). Ancora capitano di città nel 1618 ricoprì, alternandosi, i due magistrati dell'Abbondanza (1623 e 1627) e delle Galee e commissario d'armi nelle Riviere durante la guerra del 1625 tra la Repubblica di Genova e il Ducato di Savoia. La sua carriera istituzionale pre dogato fu segnata ancora nelle nomine di componente del magistrato della Consegna (1628), sindacatore supremo (1629), procuratore della Repubblica (1630-1632), preside dell'Ufficio di Corsica, magistrato di Sanità, magistrato di Misericordia (1635) e più volte ricoprì le cariche di protettore del Banco di San Giorgio (per sei volte) e l'organo dei Trenta elettori incaricati di scegliere i componenti dei Consigli della Repubblica (per dodici volte).

Per tre volte la candidatura di Giovanni Battista Durazzo sfiorò il dogato: nel 1627 (quarto posto tra i sei candidati), nel 1631 (terzo posto tra i favoriti) e ancora nel 1635 quando alla sua figura fu preferita la nomina di Giovanni Francesco Brignole Sale. Il 28 luglio 1639, candidato per la fazione nobiliare cosiddetta "nuova", alternante a quella "vecchia" nella guida dello stato genovese, riuscì con 190 voti a favore a distaccare la candidatura di Ottavio Sauli (179 voti), quest'ultimo figlio del già doge Lorenzo Sauli (1599-1601).

La cerimonia di incoronazione a nuovo doge, solitamente ravvicinata dopo il voto ufficiale d'elezione del Gran Consiglio, fu eccezionalmente ritardata al 27 aprile 1640 per consentire a suo figlio Francesco, neo vescovo della diocesi di Brugnato per decisione dell'arcivescovo di Genova cardinale Stefano Durazzo (cugino di Giovanni Battista Durazzo), di presenziare e benedire il padre nella solenne cerimonia all'interno della cattedrale di San Lorenzo. In qualità di doge fu investito anche della correlata carica biennale di re di Corsica.

Il dogato e gli ultimi anniModifica

Il dogato di Giovanni Battista Durazzo - la cinquantanovesima in successione biennale e la centoquattresima nella storia repubblicana - fu inevitabilmente condizionato dal mandato del suo predecessore Agostino Pallavicini che, favorendo una "rinascita navale" della repubblica e una più indipendenza economica dalla Spagna di Filippo IV, conseguentemente incrinò i rapporti tra i due stati obbligando il doge Durazzo, considerato più tradizionale, ad una nuova trattativa o quanto meno di stallo con gli spagnoli.

Nei propri confini genovesi si procedette durante il suo dogato alla costruzione del Molo Nuovo: un'importante opera di ingegneria portuale del XVII secolo firmata da Ansaldo De Mari.

Terminato il mandato dogale il 28 luglio 1641, Giovanni Battista Durazzo fu nominato tra i procuratori perpetui dopo la sentenza favorevole dei supremi sindacatori al suo operato. Tra i suoi ultimi incarichi istituzionali quello nel 1642 di custode della chiave del Libro d'oro della nobiltà genovese. Dettato il suo testamento il 23 maggio 1642 morì a Genova il 28 maggio dello stesso anno. Il suo corpo trovò sepoltura all'interno della chiesa della Consolazione.

Vita privataModifica

Dai suoi due matrimoni con Maria Assereto e poi con Lelia Ricci ebbe numerosa prole: i figli Giovan Matteo, Vincenzo, Giovan Antonio, Gregorio, Francesco (vescovo di Brugnato), Gio. Bernardo (carmelitano) Carlo Ottavio e Raffaele, questi ultimi forse morti in tenera età; le figlie Giulia, Anna (entrambe monache del monastero di Santa Marta) e Benedetta (moglie di Orazio De Franceschi).

BibliografiaModifica

  • Sergio Buonadonna, Mario Mercenaro, Rosso doge. I dogi della Repubblica di Genova dal 1339 al 1797, Genova, De Ferrari Editori, 2007.
  • Angela Valenti Durazzo "I Durazzo da schiavi a dogi della Repubblica di Genova", 2004;
  • Angela Valenti Durazzo "Il Fratello del Doge. Giacomo Durazzo un illuminista alla corte degli Asburgo tra Mozart, Casanova e Gluck";
  • Walter Koschatzky, "Giacomo Conte Durazzo 1717-1794" Albertina di Vienna 20 Mai bis 5 September 1976;
  • Luca Leoncini (a cura di), "Da Tintoretto a Rubens. Capolavori della Collezione Durazzo", Skira, Milano 2004;
  • Luca Leoncini (a cura di) "Giacomo Durazzo. Teatro musicale e collezionismo tra Genova, Parigi, Vienna e Venezia", Sagep editori, Genova 2012;
  • Armando Fabio Ivaldi "Il Conte Giacomo Durazzo. Ambasciatore Imperiale a Venezia (1764-1784). Un genovese dai variegati interessi culturali e teatrali che raggiunse fama e gloria europee al servizio degli Asburgo", La Casana, n.3, Genova 2008, pp. 39–49.

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