Corsica

collettività territoriale francese
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Corsica (disambigua).
Corsica
Collettività territoriale unica
Fr: Collectivité de Corse
Co: Cullettività di Corsica
Corsica – Stemma Corsica – Bandiera
(dettagli) (dettagli)
Corsica – Veduta
Vista satellitare della Corsica e delle sue isole minori
Localizzazione
StatoFrancia Francia
Amministrazione
CapoluogoBlason ville fr Ajaccio.svg Ajaccio
Presidente del Consiglio regionaleJean-Guy Talamoni (Corsica Libera) dal 18/12/2015
Presidente del Consiglio generaleGilles Simeoni (Femu a Corsica) dal 18/12/2015
Lingue ufficialiFrancese, Corso
Data di istituzione1982
Territorio
Coordinate
del capoluogo
41°55′36.01″N 8°44′12.98″E / 41.92667°N 8.73694°E41.92667; 8.73694 (Corsica)Coordinate: 41°55′36.01″N 8°44′12.98″E / 41.92667°N 8.73694°E41.92667; 8.73694 (Corsica)
Altitudinepunto culminante: Monte Cinto 2 706 m s.l.m.
Superficie8 680 km²
Abitanti339 178[1] (2019)
Densità39,08 ab./km²
Dipartimenti2
Arrondissement5
Altre informazioni
LingueFrancese (59%)
Corso (40%)[2]
Italiano (0,6%)[3]
Ligure (0,1%)[4]
Fuso orarioUTC+1
ISO 3166-2FR-COR
Codice INSEE94
Nome abitanticorsi
PatronoSanta Devota
InnoDio vi salvi Regina (de facto)
SoprannomeL’Île de Beauté
L'isula di a bellezza[5]
Cartografia
Corsica – Localizzazione
Corsica – Mappa
L'isola della Corsica
Sito istituzionale

La Corsica (Corse in francese, Córsica in còrso, Córsega in ligure[6]) è una collettività territoriale francese, con capoluogo ad Ajaccio. La regione include cinque circondari (arrondissement), 52 cantoni e 360 comuni.

Il territorio regionale coincide con l'omonima isola, la quarta del Mediterraneo per estensione (dopo Sicilia, Sardegna e Cipro)[7]. Separata dalla Sardegna dal breve tratto delle Bocche di Bonifacio, emerge come una grande catena montuosa ricca di foreste dal mar Mediterraneo, segnando il confine tra la sua parte occidentale, il mar Tirreno e il mar Ligure.

È conosciuta come il luogo natale di Napoleone (nato nel 1769 ad Ajaccio, tre mesi dopo l'invasione contro la Repubblica Corsa di Pasquale Paoli e un anno dopo che l'isola era stata ceduta in pegno per debiti a Luigi XV dalla Repubblica di Genova). Benché sia politicamente parte della Francia, l'isola è geograficamente, storicamente e culturalmente appartenente alla regione geografica italiana.[7]

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Corsica.

PreistoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Preistoria della Corsica.
 
Menhir (stantare) allineati nel sito megalitico di Palaghju nei pressi di Sartene

Risalgono a circa il 9000 a.C. (Romanelliano) i primi giacimenti di pietre scheggiate e gli abbozzi scultorei finora ritrovati in Corsica. Significativo fu il ritrovamento di uno scheletro femminile (la dame de Bonifacio) datato al VII millennio a.C. presso la città omonima. I maggiori contatti sembrano provenire sia dalla Toscana che dalla Sardegna. Nelle fasi successive si sviluppò in Corsica una civiltà megalitica di rilievo, che lascia sull'isola dolmen (stazzòne, trovati presso Cauria e Pagliagio), menhir (stantare) e le originali statue-menhir, concentrate soprattutto a Sud, nel sito di Filitosa ed in quello di Funtanaccia, nei pressi di Sartene, ma presenti anche al Nord, presso San Fiorenzo.

Nella seconda metà del IV millennio a.C., la Corsica fu investita da una corrente culturale chiamata Cultura di Arzachena, nota anche come aspetto culturale corso-gallurese, secondario al complesso culturale conosciuto come Cultura di Ozieri ed esteso su tutta la Sardegna. Nell'età del ferro si sviluppa, nel Sud, la civiltà torreana. Di questa cultura restano oggi numerose torri megalitiche con struttura simile a quella dei nuraghi sardi. In questo periodo prese forma il popolo che i Greci chiameranno Κὁρυιοι, Còrsi, attestati anche nella Gallura e forse di ascendenza ligure.

Storia pre-romanaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Popoli dell'Italia antica e Battaglia di Alalia.
 
Estensione della civiltà etrusca

Iniziata sull'isola attorno all'VIII secolo a.C., l'Età del ferro termina con l'ingresso della Corsica nella Storia quando viene fondata dai Greci la colonia di Alalia, nel 565 a.C., presso il sito dell'attuale città di Aleria. I Greci chiamarono l'isola dapprima Kalliste e in seguito Cyrnos,[8] Cernealis, Corsis e Cirné.

I Greci resistettero poco, nel 535 a.C., a seguito della Battaglia di Alalia, furono a loro volta scacciati da una coalizione Etrusco-Cartaginese formata su un patto appositamente stipulato e che, dopo il conflitto, prevedeva in caso di vittoria la spartizione delle due isole su cui era stata conquistata l'influenza: la Sardegna ai Cartaginesi, la Corsica agli Etruschi[9]. Alla loro presenza è attribuito il toponimo di Tarco nella costa sud orientale, che richiama la città di Tarquinia.

Seguirono le incursioni dei Sicelioti di Siracusa che, nel V secolo a.C., fondarono un leggendario Portus Syracusanus e, di nuovo, quelle dei Cartaginesi (IV secolo a.C.). Il Portus Syracusanus è stato classicamente individuato nel sito dell'attuale Porto Vecchio.

Periodo romano (259 a.C. - 469 d.C.)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sardegna e Corsica e Impero romano.
 
Conquista romana dell'Italia (mappa cronologica)
 
Mappa della Corsica romana nella Geographia di Francesco Berlinghieri del 1482

Il dato sul primo serio interessamento di Roma all'isola risale a una spedizione finalizzata alla fondazione di una città intorno al IV secolo a.C., che si concluse con un nulla di fatto[10].

Avvenne nel 348 a.C.[11] la stipulazione di due trattati con Cartagine riguardanti Sardegna e Corsica, ma se rispetto alla prima isola i passaggi dei trattati sono ben chiari[12], i patti sulla seconda sono tutt'altro che nitidi. Si fece largo la convinzione tra i romani della legittimità di controllare la Corsica, che tempo prima Cartagine aveva pattuito con gli Etruschi, e da questi il controllo dovesse essere trasmesso ai Romani.

La situazione rimase di stallo sino allo scoppiare della prima guerra punica, che con la vittoria romana consegnerà Sardegna e Corsica ai romani.

Malgrado la sottomissione Corsi e Sardi furono per quasi un secolo un problema per Roma, erano frequenti rivolte e non era facile mantenere il controllo sulle due isole.

Mario fondò la città di Mariana nel 105 a.C., da questo momento iniziò la colonizzazione vera e propria e sull'isola fiorirono ville rustiche e suburbane, villaggi e insediamenti di ogni tipo, incluse le terme di Orezza e Guagno.

Analogamente a quanto avveniva in altre province (la Corsica era amministrativamente associata alla Sardegna con la riforma di Ottaviano Augusto del 4 a.C.), i Romani si guadagnarono il rispetto e la collaborazione dei capi locali (a cominciare dai Venacini, tribù del Capo Corso), riconoscendo loro funzioni di governo locale ed apportando ricchezza con la messa a profitto delle terre sfruttabili in collina e lungo le coste.

Seneca passò dieci anni in esilio in Corsica a partire dal 41. Probabilmente per la sua natura selvaggia, l'isola divenne infatti regolare meta d'esilio e rifugio di cristiani, che probabilmente vi diffusero la nuova fede.

Come altrove in Occidente, l'organizzazione romana in Corsica cadde con l'invasione dei Vandali provenienti dall'Africa nel V secolo, dopo oltre 700 anni di dominio.

Alto MedioevoModifica

 
L'Impero bizantino nell'anno 555
 
L'Impero di Carlo Magno nell'anno 814

Durante le convulsioni che accompagnarono la fine dell'Impero romano d'occidente, la Corsica fu contesa tra tribù di Vandali e di Goti finché il re dei Vandali Genserico se ne assicurò il pieno controllo nel 469 d.C.. La potenza vandala nel Mediterraneo fu poi distrutta dal generale bizantino Belisario, la Corsica venne così accorpata alla Prefettura del pretorio d'Africa[13], sotto l'Impero bizantino.

Nel periodo successivo, Goti e Longobardi presero d'assalto e saccheggiarono l'isola, lasciata indifesa dai Bizantini. La Corsica restava però nominalmente legata all'Impero Bizantino, sino a quando, nel 774, Carlo Magno scese e conquistò l'Italia centro-settentrionale, assoggettando anche l'isola.

Sul finire dell'VIII secolo ebbero inizio le incursioni dei Mori, che si ripeteranno numerose volte e marcheranno un tratto significativo della storia dell'isola, testimoniato dalla stessa bandiera[14]. I Mori riuscirono solo una volta a prendere il controllo dell'isola, nell'810 la Corsica venne infatti quasi interamente assoggettata per un breve periodo[15]. Per il resto si trattò di incursioni volte al saccheggio più che a una vera e propria conquista, salvo qualche fortezza sotto il dominio arabo.

Al fine di tentare di porre fine a tale stato di cose, nell'828 la difesa dell'isola fu affidata a Bonifacio II, conte di Lucca, che condusse insieme con il fratello Beretario ed altri nobili toscani una vittoriosa spedizione punitiva direttamente contro i porti nordafricani[14]; sulla via del ritorno Bonifacio costruì una fortezza presso la punta Sud della Corsica, fondando così il nucleo fortificato della città di Bonifacio, affacciata sullo stretto che separa la Corsica dalla Sardegna (battezzato infatti Bocche di Bonifacio). La guerra contro i Saraceni, che avevano ben presto ripreso i loro attacchi, fu proseguita dal figlio di Bonifacio, il marchese di Toscana Adalberto I. Tuttavia i Saraceni riuscirono a conservare alcune basi sull'isola sino al 930.

Periodo pisano (1073-1284)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Repubblica di Pisa.
 
Territori assoggettati alla Repubblica di Pisa nel suo massimo splendore.
 
Chiesa di San Michele di Murato in stile romanico-pisano (XII sec)

Papa Gregorio VII nel pieno della lotta per le investiture con l'imperatore Enrico IV, nel 1073 non prese direttamente il controllo dell'isola, ma ne affidò l'amministrazione al vescovo di Pisa, Landolfo, investito della carica di legato pontificio per la Corsica.

A seguito di tale evento, il titolare della cattedra arcivescovile pisana divenne anche primate di Corsica e di Sardegna, carica conservata a livello onorifico sino ai giorni nostri[16][17]. Pisa, con il suo porto, intratteneva già da secoli stretti rapporti con l'isola, espandendovi la propria influenza politica, culturale ed economica.

All'amministrazione vescovile seguì inevitabilmente l'autorità politica dei giudici della Repubblica di Pisa, destinata in breve tempo a far rifiorire la Corsica e segnarla profondamente.

Pisa perderà di fatto il controllo dell'isola in seguito alla disastrosa disfatta nella battaglia della Meloria (1284) contro Genova.

Inizierà così per la Corsica una lunga stagione dettata da un sostanziale vuoto di potere, durante il quale Pisa, Genova e il Regno d'Aragona si contesero l'influenza sull'isola.

Il vuoto di potere e il Periodo genovese (1284-1755)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Repubblica di Genova, Corona d'Aragona, Trattato di Anagni, Maona (storia) e Sambucuccio d'Alando.
 
I resti di una torre genovese a Erbalunga, Corsica del nord

Nel 1295, a tentare di risolvere la questione corsa intervenne papa Bonifacio VIII, che sancì nel Trattato di Anagni la nascita del Regno di Sardegna e Corsica, che consegnò al re Giacomo II di Aragona (impegnato nel frattempo nella Reconquista in Spagna). la Corsica venne così accorpata ai Domini aragonesi. Gli Aragonesi si insediarono effettivamente nel neonato regno solo nel 1324, concentrandosi esclusivamente sulla Sardegna, senza amministrare mai effettivamente la Corsica.

La Corsica resta per tanto ancora vittima di un sostanziale vuoto di potere che durerà nel complesso ben 63 anni. La questione sarà risolta solo nel 1347 grazie al barone corso Sambucuccio d'Alando, che convoca un'assemblea di tutti i baroni e i caporali dell'isola. L'assemblea deciderà di staccarsi definitivamente da Aragona e porsi sotto la protezione di Genova, offrendo alla Repubblica ligure la sovranità totale sull'isola. Ovviamente Aragona non vide di buon occhio l'iniziativa dei corsi, ma non mise in atto provvedimenti per diverso tempo.

Approfittando dal caos generale causato dalla Peste nera, il barone Arrigo della Rocca, con l'appoggio delle truppe aragonesi, nel 1372 prese il controllo quasi totale dell'isola, lasciando solo il nord estremo e poche piazzeforti marine al controllo Genovese. Il "colpo di Stato" spinse i baroni assoggettati ad appellarsi a Genova, che pensò di risolvere il problema investendo del governatorato dell'isola una sorta di compagnia commerciale detta «Maona», formata da cinque persone, e tentando di coinvolgervi lo stesso Arrigo, ma senza risultati. Nel 1380, perdurando le tensioni, quattro dei cinque membri della Maona rassegnarono le dimissioni, lasciando il solo Leonello Lomellini ad esercitare le funzioni di governatore. In tale veste Lomellino fondò, nel 1383, la città di Bastia, destinata a divenire il nucleo più importante della dominazione genovese e la capitale dell'isola (sino allo spostamento ad Ajaccio sull'iniziativa di Napoleone Bonaparte). Fu solo nel 1401, a seguito della morte di Arrigo, che l'autorità genovese fu ristabilita su tutta l'isola.

Il controllo pieno ed effettivo di Genova sull'isola non fu però lineare, numerose rivolte finanziate da diverse potenze straniere davano vita a piccoli domini indipendenti dall'autorità genovese, che rispondevano alle nazioni fautrici delle rivolte. Tra le nazioni che interferivano negli affari della Cosica genovese vi furono la Francia, il Regno d'Aragona, lo Stato della Chiesa e la Repubblica di Pisa.

Corsica indipendente (1755-1769)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Repubblica Corsa e Pasquale Paoli.
 
L'eroe corso Pasquale Paoli
 
Monumento a Pasquale Paoli all'Isola Rossa. Iscrizione: «Centenariu di u ritornu di e cennere 1889-1989. In memoria di Pasquale de' Paoli, u Babbu di a Patria»

Con l'inizio del '700 il generale malcontento della popolazione corsa circa i continui assoggettamenti dalle potenze straniere e la fragilità di Genova si concretizzò nel coltivare l'idea di una Corsica libera, unita ed indipendente. Iniziarono a formarsi gruppi indipendentisti fortemente osteggiati dalle autorità genovesi. Solo nel 1755 i vari gruppi indipendentisti si organizzarono in un unico movimento armato, nominando a capo della rivolta il trentenne Pasquale Paoli.

«Noi siamo corsi per nascita e sentimenti, ma prima di tutto ci sentiamo italiani per lingua, costumi e tradizioni... E tutti gli italiani sono fratelli e solidali davanti alla Storia e davanti a Dio... Come Còrsi non vogliamo essere né servi e né "ribelli" e come italiani abbiamo il diritto di essere trattati uguale agli altri italiani... O non saremo nulla... O vinceremo con l'onore o moriremo con le armi in mano... La nostra guerra di liberazione è santa e giusta, come santo e giusto è il nome di Dio, e qui, nei nostri monti, spunterà per l'Italia il sole della libertà.[senza fonte]»

(discorso di Pasquale Paoli pronunciato a Napoli nel 1750)

Formatosi nell'ambiente illuminista della Napoli di Antonio Genovesi e di Gaetano Filangieri, Pasquale Paoli, che si era preparato già da qualche tempo a rientrare nell'isola con un ruolo dirigente, avrebbe impresso una svolta decisiva alla rivolta còrsa: fu Paoli che gli fece assumere i connotati di prima vera rivoluzione borghese d'Europa, e sua è la prima costituzione democratica e moderna, anticipando la Rivoluzione francese e la Rivoluzione americana[18], quella che regolò la vita della Corsica indipendente dal 1755 sino alla conquista francese nel 1769.

Giunto in patria il 19 aprile, Paoli raggiunse il fratello Clemente a Morosaglia e, tra il 13 e il 14 luglio 1755, venne proclamato generale di quella che ormai, con piena coscienza, si definiva come la Repubblica Corsa. Tra il 16 ed il 18 novembre 1755, riunita una Consulta generale a Corte (divenuta capitale dello Stato còrso), Paoli promulgò la Costituzione di Corsica, che contribuì a rendere Paoli molto popolare negli ambienti illuminati di tutt'Europa e tra i coloni inglesi insorti che daranno vita agli Stati Uniti d'America e alla loro Costituzione.

La Costituzione còrsa attirò l'attenzione di tutta Europa per la sua eccezionale carica innovativa e Paoli chiese la collaborazione di Jean-Jacques Rousseau per perfezionarla. Il filosofo ginevrino rispose volentieri all'appello e redasse il suo Progetto di costituzione per la Corsica (1764).

Una volta ridotta la Repubblica genovese a controllare poche piazzeforti costiere, spesso assediate, Paoli si diede con inesauribile energia a dare forma e concretezza all'autoproclamato Stato di Corsica in ogni campo, senza trascurarne alcuno, spaziando dalla giustizia all'economia.

Sempre a Corte, Paoli fondò nel 1765 un'Università di lingua italiana (che era la lingua ufficiale dello Stato) destinata a formare i quadri del governo e la sua classe dirigente, mentre venne avviata la pubblicazione di un vero e proprio bollettino ufficiale dello Stato, i "Ragguagli dell'Isola di Corsica".

Invasione e annessione alla FranciaModifica

Con l'avvento del duca di Choiseul come ministro del re Luigi XV, l'antico disegno di Parigi di mettere le mani sulla Corsica (già suggerito nella trattatistica politico-diplomatica francese del '600) prese un'accelerazione.

La Francia aveva subìto una dura sconfitta nella guerra dei sette anni, e aveva perso tutte le proprie colonie d'America, che, con il trattato di Parigi del 1763, erano passate sotto il controllo inglese. Diveniva pertanto vitale difendere gli interessi francesi nel Mediterraneo, dove la potenza francese era minacciata dalla Spagna, dalla crescente presenza britannica e dall'estendersi del dominio austriaco sulla Penisola italiana.

Individuata la Corsica come bene strategico di fondamentale importanza per il perseguimento della politica mediterranea francese, Choiseul perfezionò e portò a compimento il disegno per impossessarsene alle spese della neonata Repubblica Corsa e della stessa Repubblica di Genova, che desiderava riassoggettare l'isola. La prima fase dell'operazione consistette nell'indurre Genova alla firma del trattato di Compiègne nel 1764, che stabiliva l'invio di truppe francesi in Corsica a sostenere la riconquista dell'isola da parte di Genova, che si assumeva l'onere di finanziare l'intera operazione. Una volta che l'armata francese passò a presidiare le città costiere dell'isola, Choiseul, invece di attaccare risolutamente Paoli, cercò di corromperlo. Paoli tenne duro e respinse anche le lusinghe che paventavano un suo possibile ruolo preminente in una futura amministrazione francese della Corsica.

Nel frattempo le truppe del Re di Francia, lungi dall'aprire le ostilità contro i còrsi come promesso, restavano al sicuro nelle fortezze genovesi, incrementando così a dismisura il conto che Genova doveva pagare per la loro presenza secondo il trattato di Compiègne, sino a divenire forzosamente insolvente per mancanza delle risorse necessarie, come previsto da Choiseul.

L'impasse si prolungò così sino al 15 maggio 1768, quando Choiseul coronò il suo piano, costringendo Genova, che non poteva più sostenere i costi dell'operazione, a firmare il trattato di Versailles, col quale si sancì la fine della rivendicazione dell'isola da parte di Genova, che riconosce invece la Francia come legittimo padrone dell'isola. Si può dire quindi che la Corsica fu sostanzialmente estorta a Genova quale garanzia per i debiti non onorati, e in un certo senso, artificiosamente creati. La risposta del Generale Paoli fu la mobilitazione generale per resistere, armi alla mano, alle pretese di Parigi.

Mentre i genovesi lasciavano per sempre l'isola, il governo francese avviò la campagna militare di conquista. In un primo tempo le truppe francesi furono duramente sconfitte a Borgo nell'ottobre 1768, episodio significativo per il patriottismo còrso, dal quale nacque il celebre canto popolare "Borgu"[19]. Paoli, sperando così di guadagnarsi il rispetto della Francia, anziché massacrarli, lasciò liberi i numerosi prigionieri francesi catturati. Alle sue vane speranze di una composizione favorevole del conflitto, rispose l'arrivo in Corsica, agli ordini del marchese de Vaux, di forze francesi ancora più ingenti e dotate di una potente artiglieria.

La disperata ricerca d'aiuti internazionali da parte di Paoli non diede risultati di rilievo e così la campagna militare francese entrò nel vivo all'inizio di maggio del 1769, puntando direttamente verso il quartier generale còrso a Murato. Per sbarrare la strada all'attacco, Paoli mise in campo tutte le forze a disposizione, compreso un contingente di fanteria mercenaria tedesca.

La battaglia decisiva si svolse il 9 maggio 1769 a Ponte Nuovo, ove le milizie còrse cedettero con gravi perdite alla potenza della superiore artiglieria delle forze francesi, che erano appoggiate da contingenti di còrsi assoldati dai notabili rivali di Paoli, prontamente passati al fianco dei futuri padroni dell'isola. Malgrado la sconfitta, i còrsi, per il coraggio dimostrato in battaglia, si guadagnarono l'ammirazione europea, specialmente presso gli intellettuali illuminati che vedevano in loro la prima sfida aperta all'Ancien Régime. Voltaire scriverà della battaglia sottolineando il valore dei còrsi che difesero il ponte, additandoli come esempio di eroica rivendicazione della libertà, mentre James Boswell, nel suo Account of Corsica, già aveva paragonato Paoli ad un novello Licurgo.

Paoli sfuggì alla cattura e, imbarcatosi per Livorno, raggiunse Londra dove fu accolto in un esilio onorato (fu ricevuto personalmente dal re Giorgio III), mentre in Corsica restava il suo segretario Carlo Maria Buonaparte, padre di Napoleone, a tentare un'estrema resistenza. La schiacciante e sanguinosa vittoria militare delle armi francesi, tuttavia, presto fece pendere decisamente la bilancia politica dalla parte della Francia e lo stesso Buonaparte finì per cedere alla fazione francese.

Geografia fisicaModifica

 
Mappa della Corsica

Poco più vasta dell'Umbria, la Corsica, con i suoi 8681 km² di superficie, sorge dal mar Mediterraneo come una catena di aspre montagne e rientra tra le isole appartenenti alla regione fisica italiana[7].

Di forma allungata nel senso dei meridiani, misura 183 km da Capo Corso (a nord) a Capo Pertusato (a sud), mentre la larghezza massima è di 83 km.

Lo stretto delle Bocche di Bonifacio (11 km) la separa dalla costa settentrionale della Gallura (Sardegna). A est il promontorio più vicino sulla penisola italiana è quello di Piombino (82 km), mentre il litorale francese (Costa Azzurra) si trova, nel punto più prossimo, a circa 170 km a nord-ovest.

Il Capo Còrso, il promontorio spesso indicato come dito di Corsica, punta diritto sul Tigullio, distante poco più di 150 km a nord. Lo sviluppo costiero è di circa 1200 km, solo 300 dei quali sono costituiti da spiagge, più frequenti sulla costa orientale, affacciata sul Mar Ligure e sul Tirreno verso l'Italia e l'Arcipelago Toscano, la cui isola più vicina è Capraia distante 31 km dal Capo Còrso. In condizioni di buona visibilità e bel tempo le montagne della Corsica sono visibili già dalle quote medio-basse delle colline che coronano il litorale italiano dalla Liguria all'Argentario.

La dorsale montuosa principale percorre l'isola trasversalmente, da nord-ovest a sud-est, dividendo la Corsica in due regioni, distinte in buona parte da un punto di vista geologico, con prevalenza di rocce cristalline granitiche sul versante a sud e a ponente e di rocce scistose e zone alluvionali a levante.

Tale divisione è ricalcata anche dalla divisione amministrativa in due dipartimenti e ha avuto importanti conseguenze storiche.

Il monte Cinto (2706 m), a soli 28 km dal mare, è la cima più elevata dell'isola; sul monte Cinto vi sono dei nevai. Altri massicci montani raggiungono quote notevoli: il monte Rotondo (2622 m), il monte Renoso (2352 m), il monte Incudine (2134 m). Numerose altre cime spingono la loro sommità intorno ai 2 000 metri. Molto montuoso è pure il Capo Còrso, con cime che superano i 1300 m. L'altitudine media dell'isola supera i 500 metri (568 m).

Rilievi maggiori (nome in còrso)

Monte Cinto (2706 m) (Cintu)
Monte Rotondo (2622 m) (Ritondu)
Paglia Orba (2525 m)
Monte Padro (2390 m) (Padru)
Monte d'Oro (2389 m) (d'Oru)
Monte Renoso (2352 m) (Rinosu)
Monte Incudine (2134 m) (Alcùdina)

Corsi d'acqua

Golo (Golu)
Tavignano (Tavignani)
Rizzanese (Rizzanesi)
Taravo (Tàravu)
Gravona
Fiumorbo (Fiumorbu)
Prunelli (Pruneddi)
Liamone

Laghi

Bracca
Capitello (Capitellu)
Creno (Crena)
Nino (Ninu)

Stagni litoranei

Biguglia (di Chjurlinu)
Diana
Urbino (d'Urbinu)
Palo (Palu)

Passi

Col de Vergio (Bocca à Verghju)
Col de Vizzavona (Foce di Vizzavona)
Col de Verde (Bocca di Verdi)
Col de Bavella (Foci di Bavedda)

IsoleModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Isole della Corsica.

Fanno parte della Corsica molti isolotti, scogli e isole, spesso disabitati; tra le più grandi, si segnalano l'Isola di Lavezzi e l'Isola di Cavallo.

GeologiaModifica

 
Carta Geologica della Corsica.
 
La baia di Calvi.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Geologia della Corsica.

La storia geologica della Corsica trae le sue origini circa 100 milioni di anni fa, quando l'apertura dell'Oceano Atlantico settentrionale mette in moto un complesso meccanismo di rotazione e compressione reciproche tra le grandi placche africana ed eurasiatica che, tra l'altro, determinerà il sollevarsi delle Alpi.

I fenomeni di subduzione della crosta interposta tra le due placche originarono un arco magmatico attivo tra 35 e 13 milioni di anni fa lungo la costa che va attualmente dalla Catalogna alla Liguria, i cui prodotti, frattanto trasformati in graniti cristallini, affiorano oggi prevalentemente in Provenza (massiccio dell'Esterel, tra Cannes e Fréjus), sulla costa sud-occidentale còrsa e su quella nord e nord-occidentale sarda. Circa 30 milioni di anni fa, infatti, una frattura attraversò quest'arco, determinando il distacco della microplacca che comprendeva le attuali Sardegna e Corsica (allora più vaste e unite) a Nord-Est e, più a Sud-Ovest, del complesso delle Baleari e la rotazione della placca sardo-corsa in senso antiorario, determinando così, per strizzamento, il sollevamento dal mare della catena degli Appennini e delle Alpi Apuane. A questo fenomeno, che portò a migrare Sardegna e Corsica e a raggiungere la loro posizione attuale circa 6-7 milioni di anni fa, si aggiunse più tardi la tensione di apertura del Mar Tirreno, venendo a creare la conformazione della Corsica, descritta di seguito.

Tutta la porzione occidentale della Corsica, compresa la catena montuosa che taglia l'isola da Nord-Ovest e Sud-Est, è essenzialmente costituita da un blocco di rocce cristalline e graniti sollevato dalla placca nordafricana. Attraversata da numerose fratture perpendicolari allo spartiacque principale, tale porzione occupa oltre 2/3 dell'isola.

 
Spiaggia di Nonza, nel nord della Corsica, importante meta turistica.

Lungo lo spartiacque si incontrano le cime più elevate di Corsica, ad eccezione della più alta, il Cinto, leggermente dislocato sul versante Est. A ovest dello spartiacque una profonda frattura arcuata corre da San Fiorenzo e dalla foce del fiume Ostriconi sino a Solenzara passando per Corte.

Oltre la frattura si trovano soprattutto scisti del Triassico, i maggiori dei quali costituiscono la catena del Capo Còrso (Monte Stello, 1306 m) e il massiccio della Castagniccia (Monte San Petrone, 1767 m). A nord, tra la valle dell'Ostriconi e San Fiorenzo, la piattaforma del cosiddetto Deserto delle Agriate (Désert des Agriates), è costituita da un elemento granitico inglobato negli scisti.

Procedendo ancora verso la costa orientale gli scisti si immergono verso il Tirreno, secondo una faglia arcuata verso Est che procede da Bastia a Solenzara, lungo la quale si aprono due pianure alluvionali che recano tracce di depositi post-glaciali, unite da una sottile fascia costiera continua larga 2 km nel più stretto. La più vasta, a Sud, raggiunge i 14 km verso Aleria, ed è attraversata dai fiumi Tavignano e Fiumorbo. Quella a Nord, presso Bastia, ospita la foce del fiume Golo, il maggiore della Corsica.

 
Le scogliere di Bonifacio.

Gli unici terreni calcarei dell'Isola, di piccola estensione, sono situati a Est del Golfo di San Fiorenzo, presso la base del Capo Còrso, e all'estremo Sud, presso Bonifacio, ove vanno a costituire le spettacolari scogliere bianche e il fiordo che coronano la città.

Frequenti fratture perpendicolari al suo spartiacque segnano la catena del Capo Còrso, dando origine alla caratteristica antropizzazione della micro-regione, ove i piccoli centri abitati sono raccolti attorno ai bacini torrenziali ospitati nelle spaccature trasversali con abitazioni sparse verso le cime e la parte principale del villaggio presso la foce del torrente.

La Castagniccia, a sua volta, è divisa in una decina di bacini torrenziali le cui creste sono disposte grosso modo a stella attorno alla zona centrale e più elevata. Lungo le creste sono dispersi in una miriade di piccole e piccolissime frazioni quasi tutti i villaggi della zona: le profonde vallate, d'altra parte, negando il sole al loro interno, scoraggiano l'insediamento verso il basso. L'asprezza dei rilievi è tale che centri distanti in linea retta un paio di km al massimo sono uniti da tortuose strade lunghe spesso non meno di 10–15 km. Tale situazione ha dato origine, per ragioni pratiche, alla tradizione, antichissima tra i pastori, di richiami cantati che sono stati recuperati da gruppi di musica etnica e portati a rappresentare esempi di musica di notevole livello. Situazioni orografiche simili hanno dato luogo a simili insediamenti e tradizioni anche sui rilievi tra il Capo Còrso e la Castagniccia, sulle Colline del Nebbio (a Sud di Calvi) e nelle Pievi che gravitano attorno al Fiumorbo.

ClimaModifica

Il clima della Corsica è generalmente di tipo mediterraneo, con estati calde e secche e inverni miti e piovosi lungo la fascia costiera, più freddi e nevosi sulle montagne dell'interno, in funzione dell'altitudine.

La temperatura media annuale (12 °C) è poco indicativa, in quanto l'isola ospita numerosi microclimi determinati dalla propria tormentata struttura orografica: sono tuttavia sempre dominanti la luminosità e l'insolazione tipiche del Mediterraneo. La temperatura media annuale delle coste è di 16,6 °C con una media invernale di 7/8 °C e una media estiva di 25 °C.

Le precipitazioni sono concentrate in autunno e inverno (novembre è il mese più piovoso), mentre il periodo da giugno a ottobre è caratterizzato da una forte siccità con scarsissime possibilità di pioggia.

I venti più comuni sono il maestrale da nord-ovest, che a volte raggiunge velocità molto elevate sul mare verso Bonifacio (in còrsu: «Bunifaziu»), battuta pure da un potente libeccio (da sud-ovest) e dallo scirocco (da sud-est).

Di seguito sono indicate le stazioni meteorologiche ufficiali dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale presenti in Corsica; le loro ubicazioni sono sia presso le principali aree aeroportuali che presso i più importanti fari costieri presenti sull'isola:

Parchi naturaliModifica

Il Parco naturale regionale della Corsica, creato nel 1972, interessa quasi un quarto del territorio dell'isola (circa 2000 km²) e permette la conservazione del paesaggio e di numerose specie animali e vegetali, alcune delle quali rare e peculiari della Corsica.

 
Tramonto nella regione dei Calanchi

Il Parco si sviluppa lungo la dorsale montuosa che attraversa l'isola da NO a SE e include – oltre alla riserva naturale di Scandola (posta sotto il patrocinio dell'UNESCO) - anche zone pedemontane e marine, come il Golfo di Porto, coronato dagli spettacolari Calanchi, o gli stagni litoranei della costa orientale.

Durante oltre trent'anni il Parco ha avuto un ruolo chiave nel recupero del territorio attraverso la ripresa della secolare coltura del castagno, la protezione antincendio, il recupero di dozzine di ovili e stazzi, il riavviamento di mulini ad acqua, il restauro di monumenti e lo sfruttamento di giacimenti archeologici, dando nuovo impulso all'insediamento nell'interno e favorendo lo sviluppo dell'artigianato locale.

Lungo lo spartiacque del Parco corre per circa 180 km, il sentiero escursionistico GR 20 (Grande Randonnée 20), che unisce Calenzana (Balagna, verso Calvi) a Conca (verso Porto Vecchio), sulla costa sud-orientale dell'isola. Il tracciato si sviluppa spesso oltre i 2000 m, ed è percorribile interamente solo da luglio a ottobre, a causa del forte innevamento che interessa le aree centrali. L'intero percorso richiede almeno due settimane per essere completato, ma può essere diviso in tappe con soste nei rifugi.

CulturaModifica

Lingue e dialettiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua corsa, Dialetto bonifacino e Dialetto greco di Cargese.
 
Cartelli stradali bilingue. I nomi di località usano la denominazione dell'IGN e - se differente - quella in corso, quelli turistici sono in francese e corso.

L'italiano fu lingua ufficiale dell'isola fino al 9 maggio 1859[20]: da allora lo divenne infatti il francese, dando inizio a un processo di assimilazione linguistica che, proseguendo ancor oggi, investì l'italiano e il corso, idioma afferente all'area romanza e appartenente al gruppo dei dialetti toscani[21].

Il corso viene comunemente distinto in due macro-varianti principali[22]:

  • il cismontano (supranacciu), nei due terzi settentrionali dell'isola (Bastia, Corte, Calvi, Isola Rossa, Aleria, Cervione, Vico, San Fiorenzo, Rogliano), che risente di forti influssi toscani ma costituisce la variante più diffusa e standardizzata[senza fonte]; il dialetto parlato a Bastia, sulla costa nord-orientale e soprattutto nella penisola del Capo Corso, è tra l'altro la varietà più affine all'italiano standard e forse l'idioma più simile ad esso, subito dopo il dialetto fiorentino;
  • l'oltremontano (suttanacciu), nella parte meridionale (Ajaccio, Sartene, Porto Vecchio, Propriano, Zicavo) dell'isola, che specie nelle sue versioni meridionali costituisce la variante più arcaica e conservativa del corso, fortemente imparentata col gallurese (gadduresu) del nord Sardegna, ivi portato dai marinai e coloni corsi, e col sassarese (sassaresu), nato da un substrato comune al corso ma evolutosi autonomamente.

A Bonifacio e a Calvi è poi presente un'isola linguistica del ligure coloniale (bunifazzinu), tuttora insegnato (ma facoltativo) nelle scuole primarie. I già citati idiomi sardo-corsi del nord della Sardegna (gallurese e sassarese) presentano notevoli affinità lessicali e grammaticali con i dialetti della Corsica meridionale: in particolare, il gallurese parlato in Gallura nel nord-est dell'isola (circondario di Tempio Pausania e a La Maddalena) può essere classificato come una variante del corso meridionale. Presenta inoltre forti influenze corse anche l'ormai estinto dialetto della vicina isola di Capraia.

Dal 2002 è intervenuta una disciplina organica in base alla quale la lingua corsa è inserita nell'orario normale di insegnamento delle scuole elementari della Corsica. Tale insegnamento non deve tuttavia avere carattere obbligatorio e non deve condurre ad una disparità di trattamento tra gli studenti.

Al còrso è riconosciuto lo status di lingua regionale francese e, il 17 maggio 2013, l'Assemblea della Corsica ha votato la co-ufficialità di còrso e francese con 36 voti a favore e 11 astenuti, mentre 4 erano assenti[23]. Purtuttavia, è da notare a tal riguardo il fatto che la Francia non ha ancora ratificato la carta europea delle lingue regionali o minoritarie[24][25].

CucinaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina corsa.

MuseiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Musei della Corsica.

MusicaModifica

La tradizione musicale corsa è molto legata alla polifonia, della quale è un esempio il diffuso canto tradizionale detto Paghjella.

Sono vivi in Corsica numerosi complessi polifonici, tra i quali spiccano:

e i cantanti e/o cantautori:

CinemaModifica

In Corsica è stato girato nel 1991 dalla Rai il film collettivo Corsica.

Economia e trasportiModifica

Collegamenti marittimiModifica

 
Traghetto in arrivo all'Isola Rossa

La Corsica è regolarmente servita da linee di navigazione che la collegano quotidianamente alla Francia, principalmente con i porti di Tolone, Marsiglia e Nizza. I collegamenti con l'Italia, relativi ai porti di Genova, Livorno, Savona Vado, Porto Torres, Piombino, Santa Teresa di Gallura (Sardegna) e Portoferraio (isola d'Elba), sono limitati e, sulla maggior parte delle tratte, esclusivamente stagionali. Le principali società di navigazione che servono l'isola sono:

Accanto ai porti principali dell'isola, a Bastia, Aiaccio e Isola Rossa, si affiancano, soprattutto per l'afflusso turistico e diportistico, quelli di Bonifacio, di Propriano, di Calvi e di Porto Vecchio.

 
Bastia, il porto vecchio.

AeroportiModifica

Nell'isola vi sono sette aeroporti civili e uno militare:

Non vi sono relazioni dirette e quotidiane che con la Francia, gestite in gran parte dalla compagnia di bandiera francese, Air France, e dalla sua consociata Air Corsica, cui si aggiungono numerosi voli charter che legano l'isola ai principali scali europei durante la stagione estiva. Esistono diversi collegamenti aerei con l'Italia gestiti dalla compagnia Easyjet.

 
Rete ferroviaria còrsa; in blu il tratto dismesso dalla II guerra mondiale

FerrovieModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ferrovie della Corsica.

La rete ferroviaria dell'isola è attualmente gestita dalla CFC (Chemins de fer de Corse; Caminu di Ferru di Corsica), una società controllata dalla SNCF (Société Nationale des Chemins de fer Français) e collega Bastia ad Aiaccio passando per Corte, nei cui pressi (Ponte Leccia) si stacca un ramo secondario che serve Calvi.

Sino alla metà del XX secolo una terza linea collegava Bastia a Porto Vecchio seguendo la costa orientale (con progetto per giungere a Bonifacio), ma tale tracciato è stato dismesso a seguito delle distruzioni subite durante la Seconda guerra mondiale e mai riparate.

La CFC fu creata nel 1983 a seguito della forte protesta popolare che si oppose al progetto di chiusura totale dei 231 km di rete rimasti in servizio, portato avanti dalle ferrovie francesi.

 
Ponte ferroviario delle ferrovie còrse realizzato da Gustave Eiffel.

Quando furono realizzate, negli ultimi decenni del XIX secolo, le ferrovie di Corsica rappresentarono una sfida ingegneristica di prim'ordine, poiché l'asprezza del territorio rendeva necessario sorpassare innumerevoli ostacoli naturali con la realizzazione di numerosi viadotti e gallerie (l'ing. Gustave Eiffel, celebre per la sua omonima torre parigina, ha realizzato l'ardito ponte in ferro di u Vecchju tra Vivario e Venaco). Per superare le forti pendenze e gli stretti raggi di curvatura imposti dall'orografia montuosa dell'isola fu necessaria l'adozione di uno scartamento ridotto (distanza tra le rotaie di 1000 mm).

Il binario unico lungo il quale si svolgono le linee rimaste in servizio (e la più ridotta capacità caratteristica dello scartamento ridotto) limitano lo sfruttamento della ferrovia essenzialmente al traffico passeggeri, intensificato nel periodo estivo da originali proposte turistiche che permettono di valorizzare al meglio u Trinighellu ("il trenino") per gli spettacoli unici e mozzafiato che può offrire attraversando le ripide vallate che tagliano le montagne còrse.

Rete stradaleModifica

Salvo alcune eccezioni, come il collegamento Bastia-Ajaccio e alcuni tratti meglio curati lungo la piana orientale tra Bastia e Porto-Vecchio e tra Aleria e Corte, la gran parte delle comunicazioni interne sono delle Route territoriale della Corsica, strade tortuose, strette e sovente prive di banchine e adeguate protezioni.

Per buona parte le strade tra un paese e l'altro ricalcano fedelmente tracciati antichi e anche su qualche arteria riadattata più di recente sono ancora in uso ponti costruiti durante il periodo genovese, mentre alcuni dei passi che separano Cismonte e Pomonte sono tuttora attraversati da strade a volte larghe appena più di tre metri.

Non è infrequente dover attraversare guadi asfaltati per raggiungere qualche paese (che diventano immediatamente intransitabili alla prima piena del torrente che attraversano) e questa circostanza, assieme alle intense nevicate che investono la Corsica interna d'inverno, rende non infrequente l'isolamento di diverse località per giorni e giorni o l'impraticabilità di molti passi montani.

Estremamente suggestive dal punto di vista paesaggistico, con il loro ricalcare fedelmente il profilo orografico e la loro manutenzione non sempre troppo frequente, le strade di Corsica, se da un lato rendono difficili i collegamenti, costringendo a lunghi e lunghissimi tempi di percorrenza, dall'altro prevengono l'antropizzazione eccessiva del territorio e aiutano a preservarlo dall'impatto del turismo estivo.

EconomiaModifica

Tabella III - Indicatori Socio-Economici*
Corsica Francia Corsica/Francia
(Francia = 100%)
Prodotto Interno Lordo (2003)
(Media per abitante)
20149 € 25991 € 77,52%
Imposizione fiscale (2001)
(Media per famiglia)
12235 € 14650 € 83,52%
Residenze (1999)
177 366 28 702 012 0,62%
% Residenze secondarie (1999)
34,20% 10,10% 338,61%
Media Residenziale (1999)
(Popolazione/Residenze)
1,47 2,04 71,95%
Occupati totali (1999) 85 608
(100,00%)
22 774 306
(100,00%)
0,38%
Occupati salariati (1999) 69 303
(80,95%)
19 928 952
(87,51%)
0,35%
Iscritti liste disoccupazione (2004) 13 770
(16,08%)
2 762 665
(12,13%)
132,60%
Imprese totali (2004) 20 473
(100,00%)
2 861 602
(100,00%)
0,72%
Imprese industria (2004) 1 615
(7,89%)
290 783
(10,16%)
0,56%
Imprese edilizia (2004) 2 954
(14,43%)
344 264
(12,03%)
0,86%
Imprese commercio e artigianato (2004) 5 626
(27,48%)
759 526
(26,54%)
0,94%
Imprese servizi (2004) 10 278
(50,20%)
1 467 029
(51,27%)
0,70%

*Elaborazione su dati ufficiali INSEE

La Corsica è una delle regioni francesi più povere e più svantaggiate da un punto di vista economico, malgrado il notevole sviluppo del turismo nell'ultimo dopoguerra.

Il prodotto interno lordo (PIL) della regione nel 2003 è stato pari a 5 455 milioni di Euro, di gran lunga il minore tra tutte le regioni francesi (il penultimo, quello del Limousin è quasi tre volte maggiore, 15 408 milioni di Euro), ed è pari ad appena lo 0,35% del totale della Francia metropolitana (1 560 192 milioni di Euro). Anche considerando il PIL per abitante, la Corsica resta il fanalino di coda, con 20 149 Euro (penultimo il Languedoc-Roussillon, 20 279 Euro), un dato impressionante (-5 842 Euro) se paragonato alla media nazionale, pari a 25 991 Euro.

Se si fa l'eccezione della microregione del Capo Còrso e di qualche piazzaforte costiera, la Corsica non ha avuto in epoca moderna, come la vicina Sardegna, una vera e propria vocazione marittima, affidandosi per lo più (e sino ad epoche recenti) a un'economia basata su un'agricoltura e una pastorizia (capre e pecore) quasi esclusivamente di sussistenza, anche se Genova, in particolare, prese misure atte a favorire lo sviluppo delle colture boschive (soprattutto castagni e larici) che fornivano ottimo legname per costruzioni anche navali. I castagneti di Corsica, ancora oggi molto estesi, costituivano inoltre un'importante risorsa alimentare (è tuttora diffusa e tipica della gastronomia còrsa la pulenda di farina di castagne).

Dopo la conquista francese vi fu anche in Corsica il tentativo, come altrove, di introdurre le nuove tecniche di coltivazione razionale che venivano via via sviluppate, ma la forte emigrazione finì per rendere vani gran parte degli sforzi diretti a mettere a frutto le terre dell'isola.

Tale situazione si trascinò sostanzialmente sin sul finire degli anni cinquanta del XX secolo, quando furono varati da Parigi i primi piani organici di sviluppo e valorizzazione agricola, diretti essenzialmente alla bonifica e alla messa a profitto delle terre della piana orientale tra Bastia e Solenzara, soprattutto per l'impiantazione di estesi vigneti e frutteti (da segnalare una buona produzione di clementine oltre ad alcuni vini a denominazione d'origine). Ancora oggi queste coltivazioni costituiscono, assieme al comparto edilizio, uno dei più importanti settori produttivi dell'isola, mentre l'allevamento (soprattutto ovino) ha uno scarso rilievo economico.

Pochissimo sviluppato è anche il settore manifatturiero, legato a piccoli nuclei industriali concentrati soprattutto attorno a Bastia. Da segnalare – in tempi recenti – l'apertura di uno stabilimento di componentistica aeronautica e il discreto successo di una distilleria che produce un'originale birra còrsa aromatizzata alla castagna oltre alle attività industriali legate alla produzione agricola e alla conservazione e trasformazione dei suoi frutti.

Dopo vari tentativi di sfruttamento minerario, soprattutto a cavallo tra XIX e XX secolo, questo settore, rivelatosi non adeguatamente redditivo, è stato ormai del tutto abbandonato.

L'altra grande risorsa economica còrsa, il turismo, attivo quasi esclusivamente durante l'estate, non fornisce un reddito distribuito in modo omogeneo né sul territorio (gran parte dell'interno ne è pressoché tagliato fuori), né nell'arco dell'anno. Anzi, non esistendo tutele territoriali del mercato del lavoro, il settore, operando solo alcuni mesi l'anno, richiama un notevole numero di lavoratori stagionali dalla Francia continentale senza riuscire ad impiegare stabilmente la forza lavoro locale. Lo sfruttamento industriale del turismo, inoltre, genera continue tensioni (a esso sono legati anche numerosi attentati dinamitardi, tesi per lo più a bloccare iniziative speculative di cementificazione delle coste) legate al mancato reinvestimento nell'isola dei proventi assicurati dall'iniziativa francese ed europea (con qualche significativa presenza italiana) in tale settore.

ImpreseModifica

Al primo gennaio 2004 esistevano in Corsica poco più di 20 000 imprese, 80% circa delle quali operanti nel settore terziario. Nel complesso circa il 25% degli stabilimenti è a carattere commerciale e il 50% dedicato ai servizi, in gran parte rappresentati da alberghi e ristoranti, con scarsa presenza nel settore dei servizi alle imprese. Le imprese sono abbastanza equamente distribuite nei due dipartimenti che compongono l'isola, con polarizzazione attorno ai maggiori centri dipartimentali (Bastia e Ajaccio) e in genere sulle coste interessate dallo sviluppo turistico e agricolo.

Solo l'8% degli stabilimenti è a carattere industriale-produttivo (due terzi dei quali afferiscono al settore agroalimentare), mentre il 15% rimonta al settore delle costruzioni edilizie. La grande maggioranza delle imprese sono piccole e piccolissime: il 59% non ha dipendenti salariati e il 95% ne hanno meno di dieci. Le imprese più grandi (che però hanno subito un incremento numerico pari quasi al 50% tra 2000 e 2004) operano quasi tutte nel terziario. Tra il 1999 e il 2004 si è registrato un incremento del 17% nel numero complessivo delle imprese e, scomponendo il dato, vi si segnala una crescita del 23% tra quelle del settore edilizio e, nel settore dei servizi, un aumento significativo nei settori immobiliare e dei servizi alle imprese.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Tabella I - Demografia*
Corsica Francia Corsica/Francia
(Francia = 100%)
Superficie in km² 8 680 543 965 1,60%
Numero di Comuni 360 36 565 0,98%
Popolazione (1999) 260 196 58 518 395 0,44%
Densità di abitanti/km² 30 108 27,78%
Var. media annuale (1990-1999) 0,43 0,37 116,22%
- dovuta al saldo naturale 0,03 0,36 8,33%
- dovuta al saldo migratorio 0,39 0,01 3 900,00%
  • È enorme l'anomalia della variazione di popolazione dovuta all'immigrazione verso la Corsica: 39 volte superiore a quella registrata in Francia nel decennio.
  • Tuttavia, su una superficie pari all'1,60% dell'intera Francia, si ha solo lo 0,44% dei residenti complessivi.
  • La densità di abitanti per km² è meno di un terzo di quella della Francia continentale, che è nella media dell'Unione europea.

*Elaborazione su dati ufficiali INSEE

Anche a causa della sua natura montuosa e povera di fertili pianure, la Corsica non è mai stata molto popolata.

In epoca antica, la popolazione venne valutata in 30 000 abitanti all'alba della colonizzazione romana, e ancora intorno alla stessa cifra nel VI secolo, essendosi – in conseguenza delle invasioni barbariche – annullato qualsiasi incremento di popolazione (che certo v'era stato, specialmente a partire dall'età Antonina e che fu valutato superare i 100 000 abitanti secondo alcune fonti).

Non è possibile ricostruire accuratamente l'andamento della popolazione durante l'Alto Medioevo, ma per certo in Corsica sono venute a mancare per lunghi secoli le condizioni di base per un significativo sviluppo demografico, con la sicura decadenza della produzione agricola per conseguenza di una successione di invasioni e del continuo stato di anarchia feudale e di guerre (anche intestine) che afflissero lungamente l'isola.

Preparata dall'istituzione nel Nord dell'isola di un regime simile a quello comunale sviluppatosi in Italia, l'amministrazione pisana coincide con un rifiorire della regione e con un incremento demografico di rilievo, testimoniato dal fervore edilizio che caratterizza quest'epoca e del quale restano tuttora significative tracce.

Più tardi, i nuovi scontri e disordini che investiranno l'isola per secoli (inclusa la Peste), sino al pieno controllo da parte di Genova, non consentiranno un'espansione paragonabile a quella pisana e verso metà del XVIII secolo, poco prima di far parte dello Stato francese, la popolazione censita si aggira attorno alle 120 000 anime.

In questo quadro va tenuto conto che, almeno dal XV secolo si registra una notevole emigrazione verso l'Italia, con la creazione di significative colonie, come quelle presenti in Toscana, in Tuscia, a Napoli e a Roma (ove sino alla seconda metà del XVIII secolo il Papa si avvale del corpo militare della Guardia Corsa e si registrano un massimo di 900 famiglie corse in città, per una popolazione stimabile di almeno 3 000 persone).

Nel 1801 gli abitanti sono 164 000 e salgono a quasi 290 000 nel 1891.

La Prima guerra mondiale fa quasi scomparire un'intera generazione (circa 20 000 caduti, percentualmente una cifra assai maggiore di quella sofferta da qualsiasi altro distretto francese) e l'emigrazione, - intensa sino a circa metà del XX secolo – fa il resto, causando una brusca battuta d'arresto nella crescita demografica dell'isola, che nel 1946 aveva 268 000 abitanti e nel 1975 segnava gli stessi numeri del 1891.

Il numero registrato nel 1975 include l'arrivo di circa 15 000 pied noirs, rimpatriati dall'Algeria nei primi anni sessanta del secolo scorso e installati da Parigi per lo più nella Piana Orientale, la parte più fertile dell'isola (lo sviluppo della regione, precedentemente malarica, era iniziato nel 1957). L'arrivo dei pied noirs fu vissuto come una vera e propria colonizzazione di popolamento e un'espropriazione di massa da gran parte dei corsi: a questo evento è legata la rivolta indipendentista scoppiata nel 1976.

Si aggiunga a questo che sino al 1982 i dati destinati al censimento erano sospettati d'essere gonfiati ad arte dai municipi allo scopo di ricavarne finanziamenti (va tenuto conto del fatto che moltissimi comuni corsi hanno meno di 100 abitanti) e si comprenderà come anche il dato del censimento del 1999 sia sconfortante, segnando appena poco più di 260 000 residenti, cui vanno a concorrere decine di migliaia di immigrati provenienti soprattutto dal Maghreb, dal Portogallo, dal resto della Francia e da altri Paesi.

A titolo di paragone, l'Umbria, con una superficie quasi identica alla Corsica conta circa 896 000 abitanti, il Molise, pur essendo montuoso ed esteso circa la metà della Corsica, ne conta circa 313 000, mentre la Repubblica di Malta, con appena 316 km² di superficie conta ben 416 000 abitanti.

Tabella II - Principali Aree Urbane in Corsica*
Area urbana (nome in corso) Dip. N. di
comuni
Sup. km² Popolazione
1999
% sul totale
(Corsica=100%)
Ajaccio1 (Aiacciu) 2A 2 100 55 649 21,39%
Bastia (Bastia) 2B 6 90 54 075 20,78%
Porto Vecchio (Portivechju) 2A 1 169 10 326 3,97%
Borgo (U Borgu) 2B 2 67 8 796 3,38%
Corte (Corti) 2B 1 149 6 329 2,43%
Calvi (Calvi) 2B 1 31 5 177 1,99%
Vescovato (Vescuvatu) 2B 3 44 4 365 1,68%
Isola Rossa (L'Isula) 2B 2 13 4 027 1,55%
Penta di Casinca (Penta di Casinca) 2B 4 49 3 987 1,53%
Sartene (Sartè) 2A 1 200 3 410 1,31%
Propriano (Prupià) 2A 1 19 3 166 1,22%
Prunelli di Fiumorbo (Prunelli di Fiumorbu) 2B 1 37 2 745 1,05%
  • Su un totale di 260 196 abitanti le due uniche città corse, Ajaccio e Bastia, raccolgono da sole il 42,17% dell'intera popolazione. Le restanti aree urbane raccolgono un ulteriore 20,11%.
  • La popolazione corsa, è concentrata in aree urbane nella misura del 62,28%, con una densità urbana di soli 167 ab./km² (162 052 ab. su 968 km²) e di appena 12 ab./km² (98 144 ab. su 7713 km²) nel resto del territorio.
  • La quasi totalità del recente incremento demografico (+15 000 ab. tra 1999 e 2005) si è registrata in Ajaccio e Bastia e per via di immigrazione.

1Ajaccio e Bastelicaccia sono state considerate come unica area urbana.

*Elaborazione su dati ufficiali INSEE

L'ultimo rilevamento della popolazione segnala poco più di 275 000 ad inizio 2005, anche questo dovuto in massima parte all'immigrazione (funzionari pubblici, oltre a pensionati e lavoratori extracomunitari), mentre si registra una sempre maggiore polarizzazione della popolazione verso le uniche due vere città dell'isola, Bastia ed Ajaccio, che con i rispettivi hinterland raccolgono ormai circa il 60% degli abitanti dell'intera Corsica (mentre nessuno degli altri centri arriva ai 10 000 abitanti).

Questo vuol dire che, al di fuori delle due capitali di distretto, il resto dell'isola è abitato da circa 110 000 persone (una densità media di circa 15 abitanti/km²).

Il numero di corsi emigrati (a diaspura) si calcola in almeno un milione, includendo anche i discendenti degli emigrati che, da metà XIX secolo agli anni trenta del successivo, hanno lasciato in massa l'isola soprattutto verso il "continente" francese, le sue colonie (in prevalenza Algeria, Marocco, Indocina) e verso l'America Latina (soprattutto Venezuela e Porto Rico, isola nella quale circa il 4% della popolazione è d'origine corsa).

Se molti corsi sono emigrati dalla loro isola, altre popolazioni hanno contribuito ad un suo ripopolamento.

Oggi sono presenti in Corsica alcune migliaia di cittadini italiani. L'immigrazione italiana, facilitata da sempre oltre che dalla vicinanza dell'isola alle coste toscane e sarde, anche dall'intercomprensione naturale tra locutori di lingua italiana e corsa, è stata a lungo rilevante. Per secoli (e soprattutto nel XIX e sino all'alba del XX secolo) genti toscane, provenienti soprattutto dalle aree montane più depresse della Lunigiana e della Lucchesia emigrarono in Corsica, soprattutto verso il Cismonte e il Capo Corso, in via definitiva o regolarmente come lavoratori stagionali. In genere tali lavoratori, molto poveri, erano visti con un certo disprezzo dagli isolani e il termine "lucchese" è ancora oggi utilizzato in Corsica quale sinonimo, essenzialmente dispregiativo, di italiano.

Praticamente esauritosi con i primi decenni del secolo scorso il fenomeno dell'immigrazione dalla Toscana e dalla penisola italiana, in epoche più recenti si è avuto un discreto afflusso di sardi che si sono installati soprattutto nella parte meridionale dell'isola. Alcuni di essi non hanno fatto che ripetere all'inverso il percorso seguito dai loro antenati: legami con la vicina Sardegna erano già presenti in epoca preistorica quando l'etnia nuragica dei Corsi abitava entrambe le sponde delle bocche di Bonifacio, e in epoca medievale coi giudicati, quando una popolazione eterogenea formata da sardi, corsi, toscani e liguri popolò il neonato villaggio di Sassari dando contemporaneamente origine alla lingua sassarese, parlata nei territori di influenza. A partire dal XIV-XV secolo, provenendo dal Pomonte andarono a ripopolare soprattutto la Gallura e in generale il nord Sardegna, diffondendo sulla vicina isola la loro lingua evolutasi nel frattempo nel gallurese, nonché una ricca onomastica che comprende i Cossu (corso), Cosseddu (diminutivo di Cossu) e Cossiga (Corsica), e i cui discendenti includono il noto Francesco Cossiga.

Soprattutto nella seconda metà del Novecento è divenuto notevole l'afflusso di residenti provenienti dal resto della Francia, che costituiscono ancor oggi la maggioranza degli impiegati governativi e soprattutto nelle forze militari e di polizia, cui si aggiungono gli operanti nel settore turistico (notevole l'afflusso stagionale) e gli imprenditori agricoli, in particolare i pieds noirs rimpatriati dalle ex-colonie francesi (prevalentemente dall'Algeria) e i loro associati e discendenti. Nella erosione delle comunità corsofone hanno avuto un ruolo decisivo la scolarizzazione sempre più estesa e la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, nonché lo stabilirsi in Corsica di decine e decine di migliaia di francofoni (inclusi corsi emigrati molto giovani in continente francese e nelle sue colonie e dei loro discendenti), concentrato soprattutto negli ultimi trent'anni, e la forte immigrazione dal Maghreb francofono (pari, per incidenza percentuale, solo a quella di Parigi).

ComuniModifica

Comuni più popolatiModifica

 
Ajaccio
 
Calvi

I primi dieci comuni còrsi per numero di abitanti sono:

Stemma Comune Abitanti
Superficie
in km²
Dipartimento
  Ajaccio 70 659[26] 82,03 Corsica del Sud
  Bastia 45 715[26] 19,38 Alta Corsica
  Porto Vecchio 12 042[26] 168,65 Corsica del Sud
  Borgo 8 760[26] 37,78 Alta Corsica
  Biguglia 7 923[26] 22,27 Alta Corsica
  Corte 7 446[26] 149,27 Alta Corsica
Lucciana 5 780[26] 29,16 Alta Corsica
Furiani 5 628[26] 18,49 Alta Corsica
  Calvi 5 559[26] 31,2 Alta Corsica
Ghisonaccia 4 225[26] 68,13 Alta Corsica

In questi soli dieci comuni nel 2017 era concentrata circa metà popolazione della Corsica, che risultava essere di 334 938 abitanti[26]. Sempre nello stesso anno il comune meno abitato dell'isola risultava Erone in Castagniccia (Alta Corsica) con solo sei abitanti[27].

Etnie e minoranze straniereModifica

Al 1º gennaio 1999 risultavano 3 116 italiani, diminuiti a 2 466 nel 2010 e aumentati fino a 4 200 nel 2012[28][29].

Al 1º gennaio 2010 risultano residenti in Corsica 26 332[30] cittadini stranieri, pari all'8% della popolazione corsa.

Residenti stranieri Popolazione
1º gennaio 2010
  Marocco 10 407
  Portogallo 6 832
  Italia 2 466
  Tunisia 1 684
  Algeria 811
  Spagna 264
  Turchia 11
Altri paesi 4 668
Totale 26 332

ReligioniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia degli ebrei in Corsica.

In Corsica è presente una minoranza ebraica, stabilitasi nella regione fin dal IX secolo.

CriminalitàModifica

Nel corso dell'anno 2009 si sono verificati nella Francia metropolitana 682 omicidi volontari e di essi 28 sono stati perpetrati in Corsica. Il tasso approssimativo di omicidi in rapporto alla popolazione risulta così essere di 1 ogni 95 000 abitanti in Francia continentale e di 1 ogni 10 800 abitanti in Corsica. La maggioranza dei crimini violenti sono commessi nella Corsica meridionale (dipartimento 2A) dove sono più attive le organizzazioni clandestine e maggiori gli intrecci affaristico-economici.[senza fonte]

AmministrazioneModifica

 
Ex Grand Hotel, sede della Collettività territoriale

La Corsica è, dal punto di vista politico, integrata nello Stato francese come una regione detta "Collettività Territoriale", Collectivité territoriale de Corse (CTC), che comprende due Dipartimenti: Corsica del Sud, con capoluogo Ajaccio, e Alta Corsica, con capoluogo Bastia.

Alla regione, in quanto tale, fu riconosciuta maggiore autonomia solo a partire dal 13 maggio 1991, con una legge che istituì una Collectivité territoriale de la République in Corsica. A partire dal 1960 la Corsica era parte della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Nel 1972 alla Corsica fu concessa la denominazione – scarsamente significativa, da un punto di vista dell'autonomia concreta – di "Istituzione pubblica regionale" (établissement public régional). Nel 1975 l'isola fu concretamente staccata dalla regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra ed elevata a rango di 22ª regione metropolitana francese, comprendente due dipartimenti – allora istituiti dividendo l'unico dipartimento precedente che comprendeva l'intera isola – a loro volta suddivisi in 5 arrondissement (circondari). I circondari comprendono in tutto 52 Cantoni locali cui appartengono i 360 comuni dell'isola, molti dei quali contano meno di 100 abitanti.

Il capoluogo della regione è Ajaccio dove hanno sede l'Esecutivo e l'Assemblea di Corsica.

Alla configurazione amministrativa attuale dell'isola si è giunti a seguito di una serie di successive riforme, l'ultima delle quali, mirante a riunificare i due dipartimenti e a conferire maggiori poteri alla Collettività Territoriale, è stata respinta con ristretto margine a seguito di un referendum approvativo tenutosi nel 2003.

Alla riforma si opponevano sia i più partigiani sostenitori del forte centralismo dello Stato francese, temendo che la concessione di autonomie giudicate troppo ampie potesse costituire un pericoloso precedente, sia gli indipendentisti còrsi, che vedevano nella riforma un pretesto da parte dello Stato centrale per chiudere definitivamente il capitolo Corsica concedendo una configurazione amministrativa che, comunque, prevedeva autonomie e poteri in genere meno ampi di quelli di cui godono, ad esempio, le regioni a statuto speciale italiane e spagnole o i Länder tedeschi.

Nel corso del 2000, il Primo Ministro Lionel Jospin propose un piano di riforme e la concessione di autonomie inedite per la Francia in cambio della fine della violenza politica scatenata da quasi un trentennio dai movimenti clandestini indipendentisti còrsi. La riforma proposta prevedeva forme più estese di protezione (ma non la coufficialità) del còrso, dichiarato in pericolo di estinzione dall'UNESCO a seguito dell'assimilazione perseguita tradizionalmente dalla Francia anche verso altre sue regioni e lingue minoritarie.

L'opposizione a questo piano si concentrò con successo attorno ai gollisti, fautori della grandeur e timorosi che la concessione di troppo estese autonomie alla Corsica potesse condurre ad un effetto domino che, coinvolgendo regioni come l'Alsazia, il Paese Basco e la Bretagna, avrebbe messo in dubbio la stessa unità nazionale dell'esagono francese.

Dopo il tentativo di Jospin, il governo di Jean-Pierre Raffarin, con il contributo e l'impegno soprattutto del Ministro degli Interni Nicolas Sarkozy propose la soppressione dei due dipartimenti e la concessione di ulteriori poteri alla collettività territoriale. Il referendum approvativo della riforma si tenne il 6 luglio 2003: i "no" prevalsero, sebbene per un margine abbastanza ristretto.

La Corsica è pertanto governata attualmente secondo uno statuto e, soprattutto, uno schema amministrativo (regione/dipartimenti/circondari/cantoni/comuni), che non la differenzia – nella sostanza – dalle altre regioni francesi e che comunque vede come centrale la figura del Prefetto che governa l'isola direttamente per conto del governo di Parigi.

Diversi movimenti politici regionalisti (nationalistes) mettono in discussione tale situazione e reclamano, tra l'altro, esenzioni e vantaggi fiscali ben più estesi di quelli attualmente goduti dall'isola, maggiori poteri di autonomia ai governi locali, riconoscimento ufficiale della lingua còrsa e, relativamente ai gruppi politici più radicali, l'indipendenza totale dalla Francia. A tale proposito numerosi sondaggi hanno ripetutamente dimostrato che, se la maggioranza della popolazione còrsa è ampiamente favorevole a un regime di autonomia in seno alla Francia[31] (il modello a cui guardano è lo statuto speciale della vicina Sardegna)[senza fonte], solo una minoranza (attualmente il 10-15%) rivendica l'indipendenza[32][33][34].

Lo Stato centrale non intende neanche discutere di indipendenza vera e propria (temendo, tra l'altro, che la questione còrsa potrebbe costituire un pericoloso precedente nonché un esempio seguito da altre sue regioni – in primo luogo i Dipartimenti d'Oltremare, ma anche le province basche – dando il via ad un parziale smembramento della Francia stessa) né, vista la sua Costituzione che prevede uno Stato fortemente centralizzato, ha largo spazio di manovra nella concessione di autonomie locali e regionali davvero estese.

D'altra parte la Corsica ricopre per la Francia una posizione chiave da un punto di vista strategico e militare sin dall'epoca dell'annessione nel 1769 e rappresenta, quale patria di Napoleone, un elemento dalla portata simbolica di non secondaria importanza nell'immaginario collettivo della comunità nazionale.

Ancora oggi l'isola ha per la Francia, così come la Sardegna per l'Italia, una notevole importanza dal punto di vista militare e strategico (presenza di importanti squadroni di cacciabombardieri presso la base aerea di Solenzara): anche in coordinamento con l'Italia e con la NATO, grandi porzioni del territorio còrso e sardo, assieme ai mari limitrofi, sono gravate da un complesso piuttosto esteso di servitù militari e poligoni di tiro internazionali.

Suddivisione amministrativaModifica

DipartimentiModifica

In Corsica i dipartimenti non sono più enti locali ma solo suddivisioni territoriali.

ArrondissementModifica

  Le singole voci sono elencate nella Categoria:Arrondissement della Corsica

I dipartimenti della Corsica sono a loro volta suddivisi in 5 arrondissement:

IntecomunalitàModifica

La Corsica è ripartita in 19 Unioni di Comuni che coprono tutta la regione. Sono enti locali con personalità giuridica a fiscalità propria.

CantoniModifica

  Le singole voci sono elencate nella Categoria:Cantoni della Corsica

Gli arrondissement della regione comprendono 52 cantoni, puri concetti geografico-elettorali.

ComuniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Comuni della Corsica.

I comuni della Corsica sono 360.

SportModifica

CalcioModifica

Il calcio è uno sport popolarissimo in Corsica. La regione ha avuto, nel corso degli anni, tre squadre nella Lega Professionistica francese, un dato davvero notevole in proporzione alla limitata popolazione e al peso economico dell'isola. Dal 2002 al 2015 si sono alternati in Ligue 1 i due principali team calcistici dell'isola: l'AC Ajaccio e lo SC Bastia; quest'ultimo club vanta, nel proprio palmarès, 1 Coppa di Francia, 1 Supercoppa e la finale di Coppa UEFA del 1978. Per il campionato 2015-2016 risultano iscritte in Ligue 1 due squadre (SC Bastia e Gazélec Ajaccio, quest'ultimo per la prima volta) e una in Ligue 2 (AC Ajaccio)

RallyModifica

Il Rally di Corsica (Tour de Corse) è un evento automobilistico tra i più importanti del mondo nel panorama del rally, che nel 2015, dopo un periodo di transizione, è tornato valido per il campionato del mondo rally (WRC). Molto spettacolare, per via delle continue curve e tornanti su strade asfaltate di montagna.

Pallavolo e altri sportModifica

Per quanto riguarda la pallavolo in Corsica, un club còrso, il GFC Ajaccio Volley-Ball, ha raggiunto alti livelli professionistici, avendo partecipato, dal 1997 al 2006, alla Pro A (l'equivalente della Serie A1 italiana di volley), e nel 2016 si è aggiudicato la Coppa di Francia di pallavolo.

Negli sport individuali, dal 2006 si è messa in luce la tennista di origine corsa Marion Bartoli originaria di Palneca che si è ritirata nel 2013 dopo aver vinto un Grande Slam.

NoteModifica

  1. ^ [Eurostat]
  2. ^ Euromosaic-Index1, su uoc.edu, Open University of Catalonia. URL consultato il 27 ottobre 2012.
  3. ^ https://insee.fr/fr/statistiques
  4. ^ https://books.google.it/books?id=p-7ON7Rvx_AC&pg=PT369&lpg=PT369&dq=number+of+ligurian+speakers+in+corsica&source=bl&ots=RICF-p3bMd&sig=ACfU3U1OCbjHtDaeNYqMbnnurH6dUHg-cw&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwiUuPrQt7_pAhUM9aQKHYVXCDoQ6AEwDnoECAsQAQ#v=onepage&q=number%20of%20ligurian%20speakers%20in%20corsica&f=false
  5. ^ R. Goscinny - A. Uderzo, Asterix in Corsica, Francia 1973
  6. ^ Mario Niccolò Conti, Amedeo Ricco, Dizionario spezzino (primo contributo alla definizione del patrimonio lessicale), La Spezia, Accademia lunigianese di scienze Giovanni Cappellini, 1975.
  7. ^ a b c De Agostini Ed., L'Enciclopedia Geografica - Vol. I - Italia, 2004, p. 78
  8. ^ Strabone, Geografia, V, 2,7.
  9. ^ Teofilo De Negri, Storia di Genova, Giunti, 2003, ISBN 88-09-02932-1
  10. ^ Teofrasto, Hist. plant., V 8, 2.
  11. ^ Datazione approssimata secondo le cronologie di Tito Livio e Diodoro Siculo
  12. ^ Ad esempio sull'espresso divieto imposto ai Romani di fondare città in Sardegna ed in Africa
  13. ^ Treadgold, History of the Byzantine state and society, pag. 185
  14. ^ a b Pietro Martini, Storia delle invasioni degli Arabi e delle piraterie dei barbeschi in Sardegna, Tip. A. Timon, 1861
  15. ^ Annali Francesi, pag. 508, secondo il relato di Pietro Martini, Storia delle invasioni degli Arabi e delle piraterie dei barbeschi in Sardegna, Tip. A. Timon, 1861
  16. ^ Storia della Città di Pisa Archiviato il 13 febbraio 2010 in Internet Archive.
  17. ^ Giovanni Armillotta - I vincoli ultramillenari tra Pisa e la Corsica Archiviato il 19 luglio 2008 in Internet Archive.
  18. ^ Fabrizio Dal Passo, CNR, Il Mediterraneo dei lumi: Corsica e democrazia nella stagione delle rivoluzioni, 2007, ISBN 978-88-7088-526-2.
  19. ^ "Borgu" - Corsican Nationalist Song, su youtube.com.
  20. ^ Abalain, Hervé, (2007) Le français et les langues historiques de la France, Éditions Jean-Paul Gisserot, pp.113
  21. ^ Cortelazzo, Manlio (1988). Gliederung der Sprachräume/Ripartizione dialettale, in Lexikon der Romanistischen Linguistik (LRL), edited by G. Holtus, M. Metzeltin e C. Schmitt, vol. IV, Tübingen, Niemeyer, pg. 445-453
  22. ^ Lorenzo Renzi e Alvise Andreose, Manuale di linguistica e filologia romanza, Il Mulino, Bologna, 2003, pp.50
  23. ^ Le statut de co-officialité de la langue corse est adopté!, su alta-frequenza.com. URL consultato il 18 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 30 dicembre 2013).
  24. ^ Le Sénat dit «Kenavo» à la ratification de la Charte sur les langues régionales - Public Sénat
  25. ^ Charte des langues régionales: coup de semonce au Sénat - Le Monde
  26. ^ a b c d e f g h i j k INSEE 2017
  27. ^ Top 10 des communes les moins peuplées de France
  28. ^ Population immigrée: une main-d'œuvre plus européenne
  29. ^ Insee Corse - Atlas de la population immigrées en Corse, 2004
  30. ^ (FR) Population selon la nationalité au 1er janvier 2010, INSEE.
  31. ^ Enquête sur la situation en Corse - Résultats détaillés (PDF), su ifop.com. URL consultato il 22 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 22 dicembre 2015).
  32. ^ 89% des Corses opposés à l'indépendance de l'île, Le Nouvel Observateur, su tempsreel.nouvelobs.com.
  33. ^ Enquête: la Corse vue par les Corses - Rue89, Le nouvel observateur
  34. ^ Les Corses et leur perception de la situation sur l'île - Résultats détaillés (PDF), su ifop.com. URL consultato il 22 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).

BibliografiaModifica

  • AA. VV., Enciclopedia Tumminelli (terza edizione), Roma, 1950;
  • AA. VV. L'Enciclopedia Geografica – Vol. I – Italia, De Agostini Ed., 2004
  • P. Arrighi, F. Pomponi, Histoire de la Corse (collana Que sais-je?, 262), Presses Universitaires de France, Paris, 1967;
  • A. Boroli e AA. VV., Universo – la grande enciclopedia per tutti, Istituto Geografico De Agostini S.p.A., Novara, 1970;
  • Jean Defranceschi, Recherches sur la nature et répartition de la propriété foncière en Corse de la fin de l'Ancien Régime jusqu'au milieu de XIXe siècle, Ajaccio, 1986;
  • Sabino Acquaviva La Corsica: Storia di un genocidio, Franco Angeli, Milano, 1987;
  • Ghjacumu Thiers, Santu Casanova è a lingua Corsa, ADECEC Cervioni, 1992;
  • C. Paletti, Un'operazione riuscita: Corsica settembre 1943 in Memorie storiche militari, Ufficio Storico Stato maggiore Esercito, Roma, 1999;
  • Stefano Tomassini, Amor di Corsica – Viaggio di terra, di mare e di memoria, Feltrinelli 2001;
  • AA. VV., l'Enciclopedia, UTET Torino – Istituto Geografico De Agostini S.p.A., Novara – Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., Roma, 2003;
  • Olivier Durand La lingua còrsa, Paideia Editrice, Brescia, 2003;
  • INSEE – Institut National de la Statistique et des Études Économiques (Istituto Nazionale di Statistica francese), Pubblicazioni varie.
  • G. Vignoli, L'irredentismo italiano in Corsica durante la seconda guerra mondiale. La sentenza di condanna a morte degli irredentisti corsi, Ipotesi, Rapallo, 1981.
  • G. Vignoli, I territori italofoni non appartenenti alla Repubblica Italiana, Giuffrè, Milano, 1995.
  • G. Vignoli, Gli Italiani dimenticati. Minoranze italiane in Europa, Giuffrè, Milano, 2000.
  • L. Del Piano, Gioacchino Volpe e la Corsica ed altri saggi, Istituto di storia moderna dell'Università di Cagliari, Cagliari, 1987

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN144256266 · LCCN (ENn81070646 · GND (DE4032527-1 · BNF (FRcb11933435z (data) · NDL (ENJA00628503 · WorldCat Identities (ENlccn-n81070646