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BiografiaModifica

Giulio Cesare Borromeo era fratello cadetto di Giberto II, padre di san Carlo Borromeo, e cognato di Gian Giacomo Medici detto il Medeghino, fratello maggiore di Margherita Medici, madre del futuro arcivescovo milanese. Come figlio ultrogenito venne dal padre destinato ad intraprendere la carriera ecclesiastica e ancora giovanissimo venne nominato Abate dei Santi Graziano e Felino.

Quando nel 1545 il Medeghino sposò Marzia Orsini, sorella della nuora di papa Paolo III e zia di due cardinali e di due duchi Farnese, quel matrimonio prestigioso indusse Giulio Cesare Borromeo ad abbandonare la carriera ecclesiastica in favore del nipote Carlo, col fine di abbracciare quella militare, entrando al servizio di Giangiacomo Medici, condottiero al soldo di Carlo V d'Asburgo. Come scrive Federico Rossi di Marignano[1] per poterlo fare fu costretto

««a rinunciare alla titolarità dell’abbazia benedettina dei Santi Gratiniano e Felino di Arona, beneficio che in famiglia si pensò di trasferire al piccolo Carlo Borromeo, sette anni, il quale – escluso dalla successione dinastica per effetto del maggiorasco – da quel momento poté contare su una rendita propria per provvedere a se stesso»

Il Borromeo era stato educato fin da giovane al mestiere delle armi e dall'età di 16 anni aveva militato nell'esercito di Carlo V, anche nelle guerre contro i protestanti tedeschi. L'attribuzione di rendite ecclesiastiche di una abazia su cui la famiglia esercitava il giuspatronato, fu solo il modo di assicurargli proventi finanziari.

Abbandonò definitivamente le cariche ecclesiastiche, quando seguì il condottiero Gian Giacomo Medici[2]. Divenne anche esperto nella costruzione di luoghi fortificati, come il Castello sforzesco di Milano, con la realizzazioni di punte che permettevano il fuoco incrociato contro gli assalitori.

È molto probabile che l'idea di quel trasferimento sia stata caldeggiata dallo zio Gian Angelo Medici, allora segretario di papa Paolo III. Fu lui, in ogni caso, che si interessò degli aspetti economici del trapasso, cercando di convincere il cognato Giberto II Borromeo a riconoscere al fratello un compenso extra per quanto aveva speso in migliorie del fondo».

Matrimonio e figliModifica

Giulio Cesare sposò a Milano nel 1551 la nobile Margherita Trivulzio, figlia di Renato, signore di Formigara, e di Isabella Borromeo dei conti d'Arona. La coppia ebbe i seguenti eredi:

  • Renato (1555-1608), conte di Arona, sposò Ersilia Farnese
  • Isabella (1562-?), sposò il conte Girolamo Visconti di Carbonara
  • Federico (1564-1631), cardinale

Ebbe inoltre una figlia illegittima da un'amante sconosciuta:

  • Laura (m. 1626), sposò Gian Francesco Visconti di Massino

AscendenzaModifica

Albero genealogico di quattro generazioni di Giulio Cesare Borromeo
Giulio Cesare Borromeo Padre:
Federico Borromeo
Nonno paterno:
Giberto Borromeo
Bisnonno paterno:
Giovanni Borromeo
Trisnonno paterno:
Filippo Borromeo
Trisnonna paterna:
Francesca Visconti di Cicognola
Bisnonna paterna:
Maria Cleofe Pio
Trisnonno paterno:
Giberto Pio
Trisnonna paterna:
Elisabetta Migliorati
Nonna paterna:
Margherita di Brandeburgo
Bisnonno paterno:
Fritz di Brandeburgo
Trisnonno paterno:
Giovanni di Brandeburgo
l'Alchimista
Trisnonna paterna:
?
Bisnonna paterna:
?
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Madre:
Veronica Visconti di Somma
Nonno materno:
Galeazzo Visconti di Somma
Bisnonno materno:
Guido Visconti di Somma
Trisnonno materno:
Giambattista Visconti di Somma
Trisnonna materna:
Regola Visconti
Bisnonna materna:
Leta Manfredi
Trisnonno materno:
Guido Antonio Manfredi
Trisnonna materna:
Bianchina Trinci
Nonna materna:
Antonia Mauruzi
Bisnonno materno:
Niccolò Mauruzi da Tolentino
Trisnonno materno:
Giovanni Mauruzi
Trisnonna materna:
?
Bisnonna materna:
Lucia Castiglioni
Trisnonno materno:
Guarnerio Castiglioni
Trisnonna materna:
Antonia Bussone

NoteModifica

  1. ^ biografia di Carlo Borromeo pubblicata negli Oscar Mondadori,
  2. ^ Il clima introdotto dalla Controriforma impose agli ecclesiastici che erano tali solo per percepire redditi, a rinunciare alle cariche ecclesiastiche

Collegamenti esterniModifica

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