Giuseppe Barbolini

partigiano italiano

Giuseppe Barbolini (Sassuolo, 17 gennaio 1914Modena, 13 gennaio 1968) è stato un partigiano italiano.

BiografiaModifica

Fece il servizio militare in qualità di soldato semplice presso il 4º Reggimento del Genio impegnato sul fronte occidentale, tornato dalla Francia in concomitanza con l'armistizio essendo iscritto al Partito Comunista Italiano fu da quest'ultimo incaricato di strutturare formazioni partigiane sull'Appennino tosco emiliano[1]. Barbolini organizzando le prime bande partigiane creò il presupposto di quella struttura militarmente organizzata che prese il nome di Divisione "Ciro Menotti". Barbolini assunse il nome di battaglia di "Peppino" e fu posto al comando della "Ciro Menotti". Barbolini ed i miliziani della "Ciro Menotti" furono protagonisti di rilevanti imprese ai danni dei nazifascisti. Nel marzo del 1944, durante uno di questi scontri, fu gravemente ferito presso Cerré Sologno, Reggio Emilia. Prese il comando della battaglia sua sorella Norma Barbolini che la portò a termine con successo[2][3]. Giuseppe fu soccorso e portato nella canonica di don Vasco Casotti, a Febbio dove fu curato, per cui successivamente poté riprendere il comando della "Ciro Menotti". Fu fra i protagonisti della strutturazione della "Repubblica di Montefiorino" e della successiva difesa dagli attacchi dei nazifascisti.Gli statunitensi lo decorarono con la "Bronze Star" e fu nominato tenente colonnello dell'esercito italiano.

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'oro al valor militare
 
Medaglia Bronze Star Medal

motivazione Medaglia d'oro al valor militare

«Soldato del Genio in servizio all'8 settembre 1943, distruggeva il materiale militare rimasto in caserma per non farlo cadere nelle mani del nemico e, scosso da fiero sdegno, diveniva partigiano dando durante tutto il periodo della lotta, continue prove di sublime valore e di fervida fede nei destini della Patria. Organizzato un reparto volontario, in un superbo slancio di generoso altruismo, lo conduceva in soccorso di compagni che stavano per essere sopraffatti da soverchianti forze avversarie e, azionando personalmente un'arma automatica pesante, riusciva a spezzare il cerchio nemico, salvandoli da sicuro sterminio. Durante un addiaccio dei suoi uomini che stavano per essere colti nel sonno da preponderanti forze avversarie giunte di sorpresa a pochi metri, faceva fronte da solo con prontezza e decisione alla gravissima insidia, aprendo il preciso fuoco di una mitragliatrice. Ferito gravemente ad un braccio non desisteva dalla lotta e continuava a falciare con le sue raffiche il nemico. Colpito una seconda volta, in un superbo sforzo di suprema volontà, azionava l'arma col mento non potendo servirsi delle mani e del braccio straziati e sanguinanti per le ferite, fino a che privo di forze, si abbatteva sulla mitragliatrice, mentre aleggiava il successo. La sua forte fibra, stremata ma non spezzata, dopo tre mesi di inaudite sofferenze lo restituiva a più tenace lotta coi compagni che lo vollero loro capo. Comandante di Divisione, valoroso tra i valorosi, la guidava in epici vittoriosi combattimenti, infliggendo al nemico gravissime perdite. Mutilato, figura leggendaria di valoroso combattente, due volte fregiato al valore dagli alleati ammirati da tanto ardire, ha legato il suo nome alle più audaci imprese della locale guerra partigiana".»

[4]

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Ermanno Gorrieri, Giulia Bondi Ritorno a Montefiorino:dalla Resistenza sull'Appennino alla violenza del dopoguerra
  • Claudio Silingardi Una provincia partigiana:guerra e Resistenza a Modena,1940-1945 FrancoAngeli, 1998
  • Francesco Genitoni Soldati per conto nostro:la Resistenza a Sassuolo e nella valle del Secchia, Vangelista, 1989
  • Ilva VaccariIl tempo di decidere:documenti e testimonianze sui rapporti tra il clero e la resistenzaC.I.R.S.E.C., 1968
  • Pietro SecchiaEnciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, La Pietra, 1968

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

biografia da ANPI

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