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Il Conciliatore

periodico italiano pubblicato tra il 1818 e il 1819

«Se v'è un po' di vita politica, letteraria, morale nel cuore degl'Italiani è tutta in Milano e nella sua circonferenza; scemando quanto più i raggi si allontanano.»

(Silvio Pellico[1])
Il Conciliatore,
foglio scientifico-letterario
StatoFlag of Kingdom of Lombardy-Venetia.svg Regno Lombardo-Veneto (dipendente dall'Impero austriaco)
LinguaItaliano
Periodicitàbisettimanale
Generepolitico e letterario
FondatoreSilvio Pellico, Giovanni Berchet
Fondazione3 settembre 1818
Chiusura17 ottobre 1819
SedeMilano
DirettoreSilvio Pellico
 

Il Conciliatore è stato un periodico milanese, pubblicato con cadenza bisettimanale. Fondato nel 1818 da Silvio Pellico e Giovanni Berchet, venne soppresso dagli Austriaci nel 1819.

I fondatoriModifica

 
Il Conciliatore, stampato sulla caratteristica carta azzurra.

I finanziatori furono Luigi Porro Lambertenghi e Federico Confalonieri, ricchissimi proprietari terrieri lombardi, di antica e nobile casata, che coinvolsero intellettuali a loro vicini, quali Silvio Pellico, Piero Maroncelli, Giovanni Berchet, Adeodato Ressi e Ludovico di Breme. Essi affidarono la pubblicazione allo stampatore Vincenzo Ferrario.

Il programma editorialeModifica

Il titolo intendeva esprimere la volontà di assumere posizioni non radicali né in politica né in letteratura, ma di fatto l'orientamento si precisò rapidamente in senso romantico e progressista anti-austriaco, oltre ad opporsi ai pregiudizi e alle forze ostacolanti quello spirito liberale propulsivo per il progresso europeo. Il "programma" del periodico prevedeva un indirizzo multidisciplinare, aperto anche a "materie utili" come l'economia, la tecnica, il diritto.

Il piano redazionale comprendeva:

È possibile perciò riconoscere una linea di continuità con l'altro importante periodico milanese di qualche decennio prima, Il Caffè del Verri (1764-1766).

Il motto della rivista fu Rerum concordia discors, motivato dal desiderio di conciliare tutti i veri amanti del vero.[2]

Nel primo numero, uscito il 3 settembre 1818, comparve il programma, scritto da Pietro Borsieri.

L'importanza per la cultura italianaModifica

Nei due anni recano il loro contributo alcuni dei migliori pensatori della prima restaurazione: Borsieri, Giuseppe Pecchio, Gian Domenico Romagnosi, Melchiorre Gioia.

Gli scritti compresero recensioni di libri, per lo più stranieri, di politica, di letteratura, di storia e di costumi, allo scopo di allargare l'orizzonte della cultura italiana.

Nel novembre-dicembre 1818 Ermes Visconti firmava sei fondamentali articoli che saranno poi raccolti in volume sotto il titolo di "Idee elementari sulla poesia romantica".

Alessandro Manzoni non era lontano dal gruppo pur senza farne parte attiva. Foscolo, in quegli anni esule in Inghilterra, promise di collaborare, ma non riuscì a mantenere la promessa.[3]

La reazione austriacaModifica

Per ragioni politiche il giornale ebbe vita breve: la censura austriaca iniziò a fare pressioni sempre più insistenti sul Pellico, finché il 26 ottobre 1819 questi fu convocato al commissariato di polizia dove il conte Villata gli impose di non inviare più articoli di natura politica alla censura, pena la sua espulsione dal regno. Gli amici e collaboratori del giornale decisero così, come atto di solidarietà e insieme di estrema protesta, di sopprimere il giornale. Contemporaneamente il governo austriaco fece stampare il giornale L'attaccabrighe teso a criticare duramente i movimenti romantici.

NoteModifica

  1. ^ Clerici, p. 5.
  2. ^ Le muse, De Agostini, Novara, Vol.III, pag.388
  3. ^ Le muse, De Agostini, Novara, Vol. III, pag.388

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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