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BiografiaModifica

Nato in una famiglia nobile (era conte) e devota all'Austria, fin da giovane appoggiò l'ideale dell'Italia unita. Nel 1806 sposò Teresa Casati, che condivise i suoi progetti e lo aiutò durante i tanti infortuni della sua vita. Dal matrimonio nacque un solo figlio, Francesco (14 agosto 1807 - 2 giugno 1813), che morì in circostanze misteriose, fatto che diede adito a molti pettegolezzi.

Confalonieri era uno dei grandi magnati lombardi, di nobile e antica casata, potente sotto gli Asburgo e sotto Napoleone.
Era senatore a Milano del Regno d'Italia.

Fu un duro oppositore del regime napoleonico. Contribuì alla fine del Regno Italico del Viceré Beauharnais, nonostante che questi nella vittoriosa battaglia sul Mincio dell'8 febbraio 1814, avesse fermato gli austriaci del Feldmaresciallo Bellegarde, aiutando il partito filo austriaco del quale faceva parte nel rovesciamento del governo. Fu uno di coloro che aizzò la folla il 20 aprile 1814 presso il Palazzo del senato; i disordini che ne conseguirono portarono al linciaggio del Ministro delle Finanze Giuseppe Prina.

Lo stesso Confalonieri, appena un mese dopo il ritiro di Beauharnais, mentre guidava una sfortunata delegazione milanese inviata a Parigi ad implorare l'indipendenza alle potenze alleate, scrisse una nota lettera alla moglie Teresa, con parole che costituiscono l'ammissione del proprio scetticiscmo:

«per arringar la causa di una nazione vòglionsi baionette, non delegazioni»

Poi passò i successivi quattro anni a difendersi dalle accuse di aver organizzato l'assalto al Senato e l'uccisione del Prina. Ad esempio, il 28 marzo 1815 scrisse una lettera a Francesco Melzi d'Eril, protestando la propria innocenza. Questi gli rispose:

«le ire non s'infiammano senza grave danno della pubblica e privata causa. La discordia non è conciliabile con nessuna speranza di bene. Non si deve usurpare il dominio del tempo, perché non è mai senza compromettere l'avvenire.»

Dopo la Restaurazione partecipa alla nascita del periodico letterario Il Conciliatore ed aderisce alla Carboneria. Risulta essersi iscritto a delle logge massoniche[1], fece infatti parte della Massoneria[2], essendo stato iniziato in Inghilterra nel settembre 1818[3].

Propugnò alcune riforme progressiste in ambito economico e sociale ed allo scoppio dei moti del 1820-21, organizzati da Piero Maroncelli e Silvio Pellico, viaggiò in varie parti della Lombardia e partecipò attivamente all'insurrezione. Il 13 dicembre dello stesso anno venne arrestato nella sua dimora dalla polizia austriaca e fu condannato a morte, pena poi commutata nell'ergastolo da scontare nella prigione asburgica dello Spielberg, presso Brno, la stessa sorte toccata a Maroncelli e Pellico, a seguito del loro celebre processo.

La pena gli venne commutata nel 1835 nella deportazione in America. Lasciò il carcere dello Spielberg l'11 dicembre 1835 per raggiungere Vienna dove si sottopose ad un'energica cura medica prima di essere trasferito, nel marzo 1836, a Gradisca d'Isonzo in attesa dell'imbarco per gli Stati Uniti[4].

A Gradisca tentò di dilazionare la sua partenza per l'America adducendo motivi di salute. Evitò quindi di partire con altri otto deportati che furono imbarcati sul brigantino Ussaro e salparono da Trieste il 5 agosto 1836[5]. Durante l'estate frequentò le terme di Monfalcone. Ad ottobre fu sottoposto ad una nuova visita medica e venne imbarcato sul brigantino Ippolito col quale lasciò Trieste il 29 novembre 1836 per sbarcare a New York il 21 febbraio 1837[6].

Ma nel 1837 tornò clandestinamente in Italia, poi passò per Francia (da dove venne espulso), Belgio e Svizzera. Animatore del liberalismo antiaustriaco, nel 1839 prese casa a Mendrisio facendo valere un antico diritto di patriziato, ma dopo un breve soggiorno riparò a Parigi: morì improvvisamente durante un viaggio di trasferimento tra la capitale transalpina e la Lombardia.

A Pargi il 31 luglio 1841 aveva sposato Sofia O'Ferral (Copenaghen 1813 - Blevio 22 settembre 1868), di origini irlandesi.

In una lettera a Silvio Pellico datata 16 ottobre 1841 così la descrive: "Questa fanciulla, ch'ora è mia buona, affettuosa e cara Consorte, ha 30 anni, è nata in Inghilterra ed è di famiglia ora Danese, ma di origine Irlandese emigrata come cattolica per causa di Religione al principio dello scorso secolo.Parla l'Inglese, il Danese, il Tedesco ed il Francese come sue lingue, e l'Italiano come una lingua d'adozione. È assai religiosa di credenza e di pratica, e disingannata e schiva del mondo, quanto il sono io. Ama la solitudine, ossia la vita ritirata, ama il bene, ama i buoni di tutti i paesi, ha amato me perché mi ha creduto buono, – ed in ciò si è ingannata, – ama te perché lo sei, ed ha amato ed ammirato innanzi tutto la mia Teresa perché lo era eminentemente, nè si è in ciò certo ingannata.Essa chiamasi di nome Sofia, di cognome O' Ferrall d'Annaly, provincia che da' suoi antenati possedevasi con quasi regio dominio. È picciola di taglia, bruna di capegli e di occhi, ha figura piuttosto Italiana o Spagnola che Nordica, non è bella ma non ha diffetti. Dopo tutto ciò se tu non la conosci ancora non saprei più come meglio fartela conoscere che col condurtela"

I funeraliModifica

Le esequie, semplici, furono celebrate a Milano nella chiesa di San Fedele dove intervenne il flore della cittadinanza che assistette «dignitosa [...] colla coscienza di dare un tributo di riverenza al defunto, di essere intorno a quella bara rappresentante di un'intiera nazione». La polizia austriaca, non aspettandosi tanta folla, mandò sulla piazza il funzionario Luigi Bolza che spiò e prese nota di tutti coloro che erano intervenuti alle esequie. La stessa polizia, essendo corsa voce che le Società dei nobili e dei borghesi si proponevano di erigere per sottoscrizione un monumento al Confalonieri, fece chiamare i presidenti di queste Società, ai quali minacciò di chiudere i loro circoli.

Sempre in occasione delle esequie e del permesso concesso dalla polizia di trasportare la salma a Muggiò per seppellirla a fianco della prima moglie Teresa Casati nel Mausoleo Casati Stampa di Soncino, la Direzione generale di polizia di Venezia, così scriveva in una circolare riservata:

«È morto nella Svizzera giorni sono il noto conte Federico Gonfalonieri, amnistiato politico, che stava por ritornare da Parigi a Milano, sua patria. È da presumersi che questo avvenimento verrà annunciato dalla stampa periodica e che i giornali del partito radicale della Svizzera e della Francia ne faranno soggetto di loro articoli secondo le loro tendenze, quando pure il già condetenuto Andryane, suo enfatico apologista, non gli componesse un'esagerata apologia, siccome fece non fa molto tempo il decesso Pietro Maroncelli. Io reputo pertanto opportuno, signor Commissario Superiore, di chiamare non solo la di lei attenzione in tutto ciò che per avventura fosse per comparire alla luce relativamente a questo soggetto, ma di invigilare solertemente altresì sui discorsi, trattenimenti e qualsiasi dimostrazione che fosse costì per farsi; e che il di lei zelo vorrà adoperare della opportuna circospezione per rendermi informato nel caso d'interessante emergenza».[7]

Albero genealogicoModifica

Federico Confalonieri, V conte Confalonieri Padre:
Vitaliano Confalonieri, IV conte Confalonieri
Nonno paterno:
Eugenio Confalonieri, III conte Confalonieri
Bisnonno paterno:
Ansperto Confalonieri, II conte Confalonieri
Trisnonno paterno:
Federico Confalonieri, I conte Confalonieri
Trisnonna paterna:
Anna Maria Ferrario
Bisnonna paterna:
Maria Margareta von Strattmann
Trisnonno paterno:
Anton Franz von Strattmann, conte von Strattman
Trisnonna paterna:
Antonia Maria Theresia von Preysing
Nonna paterna:
Anna Biglia
Bisnonno paterno:
Gaspare Biglia, marchese del Sacro Romano Impero
Trisnonno paterno:
Vitaliano Biglia, marchese del Sacro Romano Impero
Trisnonna paterna:
Giovanna Cusani Visconti
Bisnonna paterna:
Francesca Visconti
Trisnonno paterno:
Giandomenico Visconti, marchese di San Giorgio
Trisnonna paterna:
Bianca da Rho
Madre:
Antonia Casnedi
Nonno materno:
Francesco Maria Casnedi, marchese di Nesso
Bisnonno materno:
Ottavio Casnedi, marchese di Nesso
Trisnonno materno:
Francesco Maria Casnedi
Trisnonna materna:
Ippolita Secchi
Bisnonna materna:
Beatrice Durini
Trisnonno materno:
Gian Giacomo Durini, conte di Monza
Trisnonna materna:
Margherita Visconti
Nonna materna:
Maria Casati
Bisnonno materno:
Gerolamo Casati, conte di Borgolavezzaro
Trisnonno materno:
Carlo Casati, conte di Borgolavezzaro
Trisnonna materna:
Gerolama Pozzobonelli
Bisnonna materna:
Antonia Casati
Trisnonno materno:
Filippo Casati
Trisnonna materna:
?

NoteModifica

  1. ^ Ambrosoli 1982.
  2. ^ Patrioti e rivoluzionari massoni sul sito della Gran Loggia d'Italia degli Alam.
  3. ^ Giordano Gamberini, Mille volti di massoni, Roma, Ed. Erasmo, 1975, p. 101.
  4. ^ Stefani 1963, pp. 41-42.
  5. ^ Gli otto che partirono furono: Giovanni Albinola, Felice Argenti, Pietro Borsieri, Felice Foresti, Gaetano Castillia che provenivano dallo Spielberg mentre dalle carceri Milanesi arrivarono Cesare Benzoni, Alessandro Bargnani e Luigi Tinelli. Stefani 1963, p. 138 e 187
  6. ^ Stefani 1963, pp. 55-73.
  7. ^ Vittore Ottolini, La rivoluzione lombarda del 1848 e 1849: storia, Milano, Ulrico Hoepli, 1887, ISBN non esistente. Ospitato su archive.org.

BibliografiaModifica

  • Adriano Bassi, Il conte Federico Confalonieri (Uomo e protagonista del Risorgimento Italiano), Milano, Zanetti Editore, 1994
  • Luigi Ambrosoli, Confalonieri Federico, su Dizionario Biografico degli Italiani, XXVII, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1982. URL consultato il 14 giugno 2016.;
  • Giuseppe Stefani, I prigionieri dello Spielberg sulla via dell'esilio, Udine, Del Bianco, 1963.;
  • Giuseppe Gallavresi (a cura di), Carteggio del conte Federico Confalonieri ed altri documenti spettanti alla sua biografia, Alessandro d'Ancona, Milano, Tipo-litografia Ripalta, 1910, ISBN non esistente.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

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