Il duello (Čechov)

Il duello
Titolo originaleДуэль
Титульный лист рассказа Чехова Дуэль 1892 год.jpg
AutoreAnton Pavlovič Čechov
1ª ed. originale1891
Genereracconto
Lingua originalerusso
AmbientazioneCaucaso, seconda metà del 1800
Personaggi
  • Ivan Andrejc Laevskij
  • Samojlenko
  • Von Koren
  • Nadezhda Fedorovna
  • Marja Kostantinovna
  • Kirilin
  • Achmianov
  • Podedov

Il duello (in russo: Дуэль?, traslitterato: Duėl') è un racconto scritto da Anton Pavlovič Čechov (1860 - 1904) e pubblicato nel 1891.

GenesiModifica

Il duello è un racconto di Anton Pavlovic Čechov, medico, scrittore e drammaturgo russo.

La prima bozza de Il duello risale al novembre 1888, ma il racconto viene dato alle stampe nell'ottobre 1891. L'opera è stata concepita durante la permanenza dell'autore sull'isola penitenziaria russa di Sachalin e un anno prima di La corsia n. 6. Dal suo viaggio studio sull'isola nasce il reportage "Ostrov Sachalin"[1], ossia L'isola di Sachalin. Il duello è il primo racconto dell'autore che possiede le caratteristiche di un vero romanzo.

Il testo è il racconto della diatriba tra due uomini, che rimanda a sua volta allo scontro tra due grandi ideologie di fine ottocento sull'essere umano. Da una parte una visione romantica della vita e dell'altra le teorie di Darwin sull'evoluzione dell'uomo, intrise dal pensiero che l'essere più debole inevitabilmente deve soccombere davanti al più forte.[senza fonte]

TramaModifica

L'opera è ambientata in una piccola città del Caucaso, sulle rive del Mar Nero. Qui tutti si conoscono e sanno tutto degli altri. Protagonisti del racconto sono due giovani dai caratteri opposti, Ivan Andrejc Laevskij, intellettuale perdigiorno, e lo zoologo von Koren, uomo attivo e determinato. La vicenda inizia con la confessione di Ivan Laevskij al suo fedele amico Samojlenko, che non riesce a dire alla donna con cui convive illegittimamente, Nadezda Fedorovna, che non l'ama più. Questa è legalmente sposata ad un altro uomo da cui è fuggita due anni prima, per amore di Ivan Andrejc. La loro relazione fa scandalo nella piccola cittadina del Caucaso dove si sono stabiliti. Qui, ai bordi del Mar Nero la vita è noiosa e ripetitiva. I due insieme però non sono felici: Nadezda Fedorovna è spesso malata e stanca, mentre Ivan Andreic non sopporta più la convivenza e alcun atteggiamento della donna. La vigliaccheria del giovane prenderà il sopravvento. Leavskij, esasperato sta ormai pensando di fuggire in segreto al nord e di abbandonare Nadezda Fedorovna. Inoltre, tormentto dai sensi di colpa, celerà alla donna la notizia della morte del marito. Poiché in bancarotta, Ivan Andrejc cercherà disperatamente del denaro in prestito dall'amico Samojlenko. Laevskij intende così saldare i debiti accumulati, lasciare qualcosa all'amante per pulirsi la coscienza e chiudere definitivamente con quella vita.

Von Koren, incarnazione dell'uomo forte e intransigente, odia Ivan Andrejc, nel quale vede tutto ciò che può esserci di peggio al mondo. I due si conoscono perché entrambi amici di Samojlenko. Tra loro non mancheranno momenti di tensione e scontri ideologici. Laevskij, dopo l'ennesimo scontro, perderà i nervi e sfiderà a duello von Koren, che non attendeva occasione migliore per dare una lezione al rivale. Nel frattempo Ivan Andrejc viene a conoscenza dei tradimenti della compagna. Questa notizia e la paura dello scontro gli faranno prendere coscienza delle sue azioni e lo porteranno ad affrontare le responsabilità, sia in amore che nella vita. Dopo essere uscito dal duello ferito ed aver volontariamente mancato von Koren, Ivan Andrejc cambia completamente. Si rende conto di quanto Nadezda Fedorovna sia importante per lui e i due si sposeranno. Il giovane si mette a lavorare per pagare i debiti, conducendo una vita umile e ritirata. Il cambiamento sarà tale che von Koren, il giorno della sua partenza per una nuova spedizione scientifica, andrà a stringere la mano a Laevskij. Lo zoologo, pur rimanendo fermo nelle sue convinzioni, ammeterà la possibilità del cambiamento negli uomini.

PersonaggiModifica

  • Ivan Andrejc Laevskij è un giovane ex studente di filologia di ventotto anni. Biondiccio, inetto, vanesio ed indeciso, egli si crogiola spesso in elucubrazioni letterarie, paragonando se stesso ad Amleto.
  • Samojlenko è un medico militare. Viene descritto con una grossa testa, senza collo, con una brutta voce, ma dal temperamento mite, buono, cordiale e sempre pronto a dare una mano a chi è in difficoltà.
  • Von Koren, uno zoologo sempre presente nei salotti mondani. Uomo tutto d'un pezzo, lavoratore assiduo ed ambizioso, odia Laevskij, in quanto lo ritiene un essere pericoloso, simbolo della degradazione della specie umana.
  • Nadezhda Fedorovna, pietroburghese e convivente di Laevsky. È una giovane donna con i nervi a pezzi, che vive in un mondo immaginario. Anche se insoddisfatta della vita, ella considera se stessa una celebrità della società locale e crede che ogni uomo sia attratto da lei. infelice e annoiata, tradirà Ivan Andrejc con due uomini diversi, Kirilin e Achmianov, i quali la ricatteranno. Nonostante ciò, Nadezhda cercherà di convincersi di aver sempre amato il compagno e in qualche modo di essergli sempre stata fedele.
  • Marja Kostantinovna, madre di famiglia. Classificabile come donna modello e rispettosa, funge quasi da coscienza per Nadezhda Fedorovna e da suo alter ego.
  • Kirilin, giovane ufficiale giudiziario della polizia.
  • Achmianov, figlio di un ricco mercante e ammiratore di Nadezhda Fedorovna.
  • Pobedov, giovane diacono.

AnalisiModifica

Il duello è un dramma psicologico[2][3]: la tensione accumulata dalle antinomie Nadezda Fëdorovna-Leavskij e Leavskij-von Koren si scarica di colpo in un finale tranquillo, invece di sfociare nell'attesa catastrofe. I racconti della noia e della solitudine sono caratterizzati da una febbrile voglia di cambiare, che non sfocia in un ribaltamento della situazione iniziale, ma nella acquisita maturità e capacità di affrontare la realtà. Von Koren, per quanto crudo, pragmatico e a tratti atroce, rappresenterà una sorta di modello positivo a cui Leavskij si piegherà.

Il rimando al duello come forma di scontro, ma anche confronto, percorre tutta l'opera. Troviamo il duello tra e dentro i personaggi stessi, tra scienza e filosofia, letteratura e scienza, filosofia e religione. Nel racconto Čechov descrive la società russa del suo tempo. Da un lato abbiamo i "vecchi" intellettuali, inconcludenti, inattivi, che vivono sulle spalle degli altri sentendosi superiori, dall'altro troviamo gli uomini "nuovi" che credono nella scienza e nel progresso, persone attive e determinate e a volte razziste. Čechov non giudica, non esalta e non critica, ma preferisce affidare la loro descrizione alle opinioni che i due hanno l’uno dell’altro. La forma del duello la ritroviamo anche nel confronto tra le due figure femminili e nell'analisi del ruolo della donna in generale. Nadezhda Fedorovna è tutta presa dalle frivolezze, dalla sua vanità, dal sentirsi desiderata e vive in un mondo fantastico e romantico. L'altra, Marja Kostantinovna, è la classica figura di abnegazione femminile che ha come unico modus vivendi l'essere moglie e madre.

Tutta l'azione ruota attorno al contrasto tra menzogna e verità, tra la ricerca della felicità e l'inettitudine. I personaggi sono spinti dalla voglia di realizzarsi e poter fare grandi cose nella vita ma sono tutti rapiti e ciechi davanti al vortice dell'esistenza. È nelle scene dove la maggior parte dei personaggi si trovano assieme che si scatena il pathos e la narrazione trova un punto di svolta. Inoltre è proprio in questi momenti che, a causa degli intrighi, dei non detti e dei sentimenti nascosti, che si creano scene di imbarazzo e fraintendimenti.

Ne Il duello i livelli del detto e del non detto, delle parole e degli eventi, della coscienza e dell’irrazionale scorrono su due piani paralleli. Tutto emerge nella maniera più naturale, gli accadimenti vengono ridotti al minimo: sono gli stessi personaggi che, semplicemente esistendo, muovono la vicenda in una direzione imperscrutabile..[4]

Così come sarà per il metodo Stanislavskij, nome e teoria strettamente legati a Čechov[5], per capire il carattere, i pensieri dei personaggi e i loro impulsi, bisogna soffermarci sul loro modo di agire e di comportarsi. L'ambientazione stessa, in una piccola località di villeggiatura del Caucaso, ci riporta alle esperienze di vita stesse dell'autore. Čechov stesso, affetto da tubercolosi, era costretto a trascorrere i mesi invernali in località calde[6], dove incontrava molta gente, borghese e annoiata. Questi personaggi trovano vita nei suoi racconti. Egli osservava, fotografava la realtà, e poi la riportava nei suoi scritti[7]. L'incomunicabilità tra gli esseri umani pervade tutto il racconto e i loro sentimenti sono spesso manifestati dalla descrizione dei paesaggi o degli eventi atmosferici che fanno da sfondo alla scena e magari irrompono facendo sbattere una finestra.[8]

«Laevskij sentiva il disagio e la stanchezza del disagio dell'uomo che presto deve morire e che pertanto attira su di sé l'attenzione di tutti. Gli venne voglia di essere ucciso immediatamente o che lo riportassero a casa. Vide per la prima volta in vita sua il sorgere del sole; il primo mattino, il raggio verde, l'umidità, gli uomini con gli stivali bagnati, tutto nella sua vita gli sembrò di troppo, inutile, e provò fastidio; tutto questo non aveva relazione alcuna con la notte appena trascorsa, con i suoi pensieri e il senso di colpa, e per questo se ne sarebbe andato via di buon grado, senza aspettare il duello.»

(Čechov, "Il duello")

StileModifica

 
Čechov a Yalta

Prima di essere uno scrittore, Čechov[9] era un medico, ateo e apolitico. Egli iniziò a dedicarsi alla scrittura per diletto, ma anche per aumentare le proprie entrate. Il successo inaspettato della sua nuova carriera di scrittore fu dovuto alla grande richiesta di scritti brevi, incisivi e drammatici, da pubblicare su riviste e quotidiani[10], in quello che fu il grande periodo del feuilletton di origine francese, e delle pubblicazioni periodiche di massa, fenomeno che in Italia giungerà solo nei primi decenni del Novecento. Da medico, Čechov osservava la realtà e le persone con cui entrava in contatto e le descriveva attraverso i sintomi che manifestavano. Egli guardava alle patologie non solo fisiche, ma anche psicologiche e alle piccole manie che riscontrava negli esseri umani, dando origine ad un realismo personale.[11]

«Čechov, ha inventato un nuovo tipo di letteratura a Sakhalin. Era una letteratura influenzata dall'umanità clinica – una letteratura di un'osservazione acuta, quasi medica, sulla natura umana e le sue imperfezioni e perversioni, ma anche una letteratura di ampia sensibilità e tenerezza.»

(Siddhartha Mukherjee)

Egli divenne uno degli scrittori più richiesti, specializzandosi in racconti brevi, compiuti e definitivi, che narravano la storia intera di una vita a partire da un singolo, unico e drammatico momento. Narrazione sintetica, efficace, diretta e compatta, di grande impatto drammatico. Čechov sosteneva che i personaggi andassero appena tratteggiati, che sarebbero state le loro azioni a parlare per loro, e che tutto il resto, comprese le inevitabili implicazioni moralistiche, andava affidato alla fantasia del lettore.[12]

«Voi mi rimproverate l’obiettività, chiamandola indifferenza verso il bene e il male o mancanza di ideali. Vorreste che quando dipingo i ladri di cavalli dicessi: è male rubare i cavalli! Ma lo sanno tutti da molto tempo, senza che debba dirlo io. Questo è affare dei giudici, il mio lavoro consiste nello spiegare che cosa essi sono. Nello scrivere mi affido al lettore, sperando che egli inserisca da solo gli elementi soggettivi.»

(Čechov)

Nei suoi scritti troviamo una grandissima umanità. L'autore affrontava la vita cercando una particolare leggerezza, che inevitabilmente riporterà nelle sue opere. Čechov guardava la vita e le persone così come apparivano all'occhio, fotografandole, perché noi nella vita incontriamo e vediamo persone ma non riusciamo a leggere i loro pensieri. Conosciamo e capiamo i caratteri dei personaggi attraverso i loro dialoghi e dall'idea che gli uni degli altri. I dialoghi a volte sospendono la temporalità e ci conducono alla riflessione, altre volte sono secchi, freddi e diretti. Attraverso i movimenti e le azioni di Nadezhda Fedorovna, comprendiamo il suo stato d'animo e possiamo immaginare, dalla descrizione dei sintomi da parte di Ivan Andrejc, che tipo di malattia abbia senza che lei ne faccia cenno: ella è depressa ed isterica. Come anche possiamo comprendere la frustrazione di Laevskij attraverso i pensieri dell'amico Samojlenko, il quale è molto preoccupato perché il giovane era solito bere molto e ad orari insoliti, giocare spesso a carte e condurre una vita senza delle vere regole.

Attraverso questo personale modo di scrivere, egli riusciva a trattare temi universali senza appesantire la struttura del racconto. Ne Il duello troviamo la riflessione sulla religione che si riscontra nei comportamenti dei due protagonisti. L'opera è percorsa dal senso del peccato e del rimorso. È da questi stati d'animo che nascono le crisi, i dolori e le azioni dei personaggi. La rinascita spirituale di Laevskij, che si manifesta con la sua presa di coscienza e con il conseguente cambiamento è percepita come resurrezione e inizio di una nuova vita, conseguente al pentimento per la condotta moralmente riprovevole tenuta dal personaggio nei comportamenti del passato. L’ammissione e le scuse da parte di Von Koren per aver drasticamente e erroneamente giudicato Laevskij sono considerate un esempio della vittoria sul peccato di orgoglio. Anche se ateo, Čechov credeva nella provvidenza, non in senso divino, ma di presa di coscienza umana e di accettazione della propria condizione.[8]

«La legge morale che è insita in ogni uomo l'hanno escogitata i filosofi o l'ha creata Dio insieme all'uomo?... Non lo so. Però questa legge è talmente comune a tutti i popoli e a tutte le epoche, che mi sembra sia lecito ritenerla organicamente legata all'uomo. Non è stata escogitata, essa esiste ed esisterà.»

(Cechov, "Il duello")

Così sono i personaggi del racconto, veri, umani, con grandi e piccole debolezze. Lo stile di Čechov non si tradisce: Il duello conferma la capacità di grande ritrattista dell’autore; egli ama i suoi personaggi che presenta a tutto tondo. Questo racconto si differenzia dagli altri perché assistiamo ad un vero e proprio finale. L'autore non ci lascia sospesi, come avviene nelle altre opere. La conclusione è nel cambiamento morale e la crescita di Laevskij e nella sua nuova vita.

NoteModifica

  1. ^ Nel marzo 1890, Cechov progettò un lungo viaggio attraverso la Siberia fino all'isola di Sachalin, territorio nell'estremo oriente dell'Impero russo, a nord del Giappone, allo scopo di rendersi conto delle condizioni di vita delle migliaia di detenuti condannati e delle loro famiglie, lì trasferiti nei cinque campi di lavoro forzato.
  2. ^ Duello, Cechov: sintesi, analisi, su ita.culturell.com (archiviato il 2 giugno 2021).
  3. ^ Il genere drammatico o film psicologico: caratteristiche del dramma e struttura narrativa, su diventarescrittore.netsons.org (archiviato il 13 maggio 2021).
  4. ^ Il duello (A. Cechov), su digilander.libero.it. URL consultato il 1º giugno 2021 (archiviato il 26 ottobre 2017).
  5. ^ Per Stanislavskij, i personaggi concepiti da Čechov erano perfetti per applicare le sue teorie e il lavoro sulle emozioni nel lavoro teatrale.
  6. ^ Cechov soggiornò per diverso tempo in case di cura in varie località europee, a Biarritz, Nizza, fino a stabilirsi nel 1899 a Yalta, nel clima secco della Crimea.
  7. ^ Anna Cavallo, La società del futuro sarà migliore. Realismo e utopia di Čechov, in Metropolitan Megazine, 2 giugno 2021. URL consultato il 2 giugno 2021 (archiviato il 2 giugno 2021).
  8. ^ a b Anton Čechov, Il duello, a cura di Marilena Rea, Città di Castello, Passigli Editori, 24 agosto 2014, ISBN 9788836816019.
  9. ^ Čechov stesso, fin da giovanissimo era malato di tubercolosi.
  10. ^ Collaborò con molte altre importanti riviste letterarie russe come "Pensiero russo", "Il Messaggero del Nord", "Elenchi russi".
  11. ^ Roberta Arrigo, Con le sue 52 storie, Čechov ha inventato il racconto moderno, su youmanist.it (archiviato dall'url originale il 3 giugno 2021).
  12. ^ Sabina Marchesi, Giallo e noir, su guide.supereva.it. URL consultato il 2 giugno 2021 (archiviato il 4 agosto 2020).

Voci correlateModifica

BibliografiaModifica

  • Anton Čechov, Il duello, in Marilena Rea (a cura di), Passigli narrativa, 24 agosto 2017, Città di Castello, Passigli Editore, ISBN 9788836816019.
  • Irène Némirovsky, La vita di Čechov, in Manubri, traduzione di Monica Capuani, 18 giugno 2015, Roma, Elliot, ISBN 9788861929128.
  • Anton Čechov, Senza trama e senza finale, 99 consigli di scrittura, in Piero Brunello (a cura di), Filigrana, traduzione di G. Venturi, C. Coïsson, Roma, Minumum Fax, 1º marzo 2002, ISBN 9788887765502.
  • Anton Čechov, I quaderni del dottor Cechov. Appunti di vita e letteratura Di Anton Pavolovic Cechov, traduzione di Pietro Zvetreremich, Milano, Feltrinelli, 1957, ISBN 2560888398791.
  • Anton Čechov, Vita attraverso le lettere, in Natalia Ginzburg (a cura di), Gli struzzi, traduzione di Giliola Venturi, Clara Coïsson, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1989, ISBN 9788806115821.
  • Victor Gaiduk, Cechov "un impressionista". Storie inedite e segrete, Milano, Editrice San Raffaele, 30 giugno 2008, ISBN 9788886270625.

Collegamenti esterniModifica

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