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Il testamento Donadieu

romanzo scritto da Georges Simenon
Il testamento Donadieu
Titolo originaleLe Testament Donadieu
AutoreGeorges Simenon
1ª ed. originale1937
1ª ed. italiana1940
Genereromanzo
Lingua originalefrancese
AmbientazioneLa Rochelle, Saint-Raphaël, Parigi

Il testamento Donadieu è un romanzo di Georges Simenon, scritto tra luglio e agosto del 1936 nella villa "La Tamaris" di Porquerolles e pubblicato da Gallimard nel marzo 1937. È uscito poi a puntate su «Les feuillets bleus», dal 1° al 22 aprile 1939 (4 puntate, numeri 497-500) e in traduzione italiana di Alfredo Segre, presso Mondadori (“Libri arancio”) nel 1940. Nel 1988 è uscito con la traduzione di Paola Zallio Messori, nella collana “Biblioteca Adelphi” nº 192 di Adelphi.

L'opera fu commissionata dal quotidiano «Le Petit parisien» che voleva pubblicarla in appendice alle sue pagine[1] e per questo è piuttosto lungo, rispetto alla media simenoniana: la prima edizione conta 318 pp., la trad. Adelphi 393 pp.

Simenon lo considerava il primo vero romanzo da lui scritto, dopo quelli rosa o polizieschi[2]. Marcel Aymé dirà che è "come leggere Balzac senza le sue lungaggini"[3].

Il personaggio di Oscar Donadieu (nipote omonimo del protagonista) lo si ritrova poi nel romanzo Touriste de bananes ou Les dimanches de Tahiti (1937), cosa molto rara in Simenon (esclusa ovviamente la serie dei Maigret). Altra cosa rara è che l'autore si fosse concesso delle pause (in genere scriveva quasi di getto) tra le stesure dei capitoli e per questo per alcuni (tra cui André Gide[4]) risulta un poco slegato nelle sue tre parti (dai titoli: Le domeniche a La Rochelle - Le domeniche a Saint-Raphaël - Le domeniche a Parigi, rispettivamente di 10, 7 e 8 capitoli). Il romanzo è dedicato a Lucien Pautrier (professore dermatologo di Strasburgo, 1876-1959).

Indice

TramaModifica

Edizioni italianeModifica

NoteModifica

  1. ^ Stanley G. Eskin, Georges Simenon, a cura di Gianni Da Campo, Marsilio, Venezia 1996, p. 169.
  2. ^ Pierre Assouline, Simenon, Gallimard, edizione Folio 1996, p. 324.
  3. ^ ivi, p. 326.
  4. ^ Così gli scrive a caldo, ma poi dimentica di averlo letto e lo rilegge dieci anni più tardi elogiandolo, cfr. S. Eskin, ivi.

Collegamenti esterniModifica

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