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L'illuminismo tedesco, a differenza di quello francese e inglese, è in genere caratterizzato dalle posizioni moderate assunte nel campo politico e religioso. Ciò è dovuto alla condizione storico-politica della Germania del XVIII secolo dove il debole potere centrale e la frammentazione politica delle "trecento patrie" tedesche consentivano alla classe nobiliare di mantenersi saldamente al potere economico e politico.[1]

Indice

Il riformismo illuminatoModifica

L'avanzato progresso economico della classe borghese, specie di quella mercantile, stimolava in essa il desiderio di un rinnovamento politico che con una redistribuzione del potere tutelasse i suoi interessi ma questa esigenza non si tradusse mai in una lotta radicale e rivoluzionaria ma, piuttosto, nella richiesta di moderate riforme. Questo avveniva per l'insufficiente forza della borghesia impossibilitata, per la sua frantumazione nei numerosi piccoli stati, a produrre un programma unitario. Si aggiunga la diffidenza che la borghesia tedesca aveva per un accordo con le masse popolari, elemento essenziale per il successo di una rivoluzione, e, infine, la compromissione degli intellettuali illuministi con il mondo accademico, rigidamente controllato dal potere politico.

La borghesia tedesca allora si accontentò di chiedere moderate riforme paternalistiche che le assicurassero il suo sviluppo economico e culturale. Essa trovò così in Federico II, il re di Prussia, il simbolo ideale del sovrano illuminista che con il suo atteggiamento moderatamente riformatore secondo i dettami illuministici

(FR)

«tout pour le peuple, rien par le peuple»

(IT)

«tutto per il popolo, niente dal popolo»

faceva in realtà gli interessi di una conservazione autoritaria del suo potere stemperando le tensioni.

L'influsso di Leibniz e SpinozaModifica

A differenza di quello francese, l'illuminismo tedesco attinge al metodo logico analitico di Leibniz per l'elaborazione della gnoseologia, della metafisica e della religione.

«L'Illuminismo tedesco deve la sua originalità, rispetto a quello inglese e francese, più che a nuovi problemi o temi speculativi, alla forma logica in cui temi e problemi sono presentati e fatti valere. L'ideale di una ragione che abbia il diritto di investire con i suoi dubbi e i suoi problemi l'intero mondo della realtà, si trasforma nell'Illuminismo tedesco in un metodo di analisi razionale, cauto insieme e deciso, che avanza dimostrando la legittimità di ogni passo, cioè la possibilità intrinseca dei concetti di cui si avvale e il loro fondamento [...].[2]»

Questo continuo e puntiglioso ricorso a una ragione che procede pedantemente all'analisi di ogni realtà fa sì che l'illuminismo tedesco presenti «... uno strano contrasto col carattere estroso, geniale e divertente degli scritti dei maggiori Illuministi inglesi e francesi» [3]

Anche il pensiero di Spinoza influenza fortemente «sia in senso razionalistico sia in direzione di una visione dinamica (e, al limite, storicistica) del reale» [4] la cultura tedesca che nella seconda metà del XVIII secolo studia con crescente interesse il materialismo di derivazione francese e inglese.

«... di particolare efficacia fu la circolazione, in traduzioni tedesche, delle opere di Helvétius, Condillac e Holbach, il cui materialismo venne da alcuni autori utilizzato per rinvigorire la corrente genericamente materialistica che, a torto o a ragione, si faceva risalire a Spinoza.[5]»

La problematica religiosaModifica

Caratteristica particolare dell'illuminismo tedesco è poi la sua attenzione e interesse per la problematica religiosa che si esprime nella Massoneria e nel pietismo che, negando la religione ufficiale, vogliono realizzare il progetto di una fratellanza universale.

La Massoneria propaganda l'ideale della libertà e dell'uguaglianza che rende tutti gli uomini fratelli al di là di ogni differenza politica e nazionale accentuando il distacco tra l'uomo e il cittadino. «Nelle logge confluirono e si mescolarono il discorso civico e illuminato; antiche parole come fratellanza e uguaglianza acquisirono nuovo significato» [6]

Il pietismo vuole un ritorno ai principi originari del luteranesimo sopraffatti dalla predominanza di una teologia intellettualistica e dai formalismi del culto esteriore della gerarchia ecclesiastica tedesca. In un certo modo il pietismo riprende la polemica del primo illuminismo, suo alleato contro l'ortodossia luterana dominante,[7] ma il suo rifarsi a una religiosità interiore tutta basata sul sentimento più che sulla ragione, lo colloca tra gli oppositori dell'illuminismo.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Christian Thomasius, Christian Wolff e Alexander Gottlieb Baumgarten.

Il tardo illuminismoModifica

Verso la metà del XVIII secolo l'illuminismo tedesco accentua gli interessi politici, storici e religiosi che si caratterizzano ora per una radicalità dovuta alla diffusione e maggiore conoscenza in Germania dei temi del materialismo, del sensismo e del deismo propri dell'illuminismo francese e inglese.

I cosiddetti "filosofi popolari" tedeschi [8] s'impegnano a diffondere presso la borghesia quelle idee illuministiche adatte a liberarla dal conformismo della cultura accademica e a far nascere un'avanzata classe borghese.

Un particolare sviluppo ebbe in questo periodo la dottrina dell'Estetica soprattutto a opera di J. J. Winckelmann (1717-1768), le cui teorie influenzarono il neoclassicismo, e di Lessing (17291781).

 Lo stesso argomento in dettaglio: Johann Joachim Winckelmann e Gotthold Ephraim Lessing.

NoteModifica

  1. ^ «Germania delle "trecento patrie", delle quali un'ottantina non raggiungeva le dodici miglia quadrate e dove la forma del potere politico presentava tutte le possibili varianti dell'assolutismo...» (in Nicolao Merker, L'Illuminismo tedesco: età di Lessing, Laterza, 1974, pag.45)
  2. ^ Nicola Abbagnano, Storia della filosofia (in Ludovico Geymonat, Gianni Micheli, Corrado Mangione, Storia del pensiero filosofico e scientifico, Volume 3, Garzanti, 1975, p. 162)
  3. ^ N. Abbagnano, Op.cit. ibidem
  4. ^ N. Merker, L'illuminismo tedesco, Editori Riuniti cit. p. 37
  5. ^ Ludovico Geymonat, Gianni Micheli, Corrado Mangione, Storia del pensiero filosofico e scientifico, Volume 3, Garzanti, 1975, p. 493
  6. ^ M. C. Jacob, Massoneria illuminata, Einaudi, 1995 p.376
  7. ^ Christian Thomasius ebbe rapporti culturali con i filosofi e teologi pietisti del «Circolo di Halle» (Gundling, discepolo di Thomasius, Budde, Lange, Rúdiger, Sperlette)
  8. ^ Il termine deriva dalla prolusione di Johann August Ernesti (17071781) De philosophia populari (1754) (In Centro di studi filosofici di Gallarate, Enciclopedia filosofica, Volume 5, Bompiani, 2006 p.4273)

BibliografiaModifica

  • Bruno Bianco, L'Illuminismo tedesco, in: Grande Antologia Filosofica. Il pensiero moderno (secoli XVII-XVIII), Vol. XV, Milano. Marzorati, 1968, pp. 1360-1632 (antologia di testi).
  • Nicolao Merker, L'Illuminismo tedesco: età di Lessing, Roma-Bari, Laterza, 1974.
  • Raffaele Ciafardone, L'Illuminismo tedesco. Metodo filosofico e premesse etico-teologiche (1690-1765), Rieti, Editrice Il Velino, 1978.
  • Raffaele Ciafardone, L'Illuminismo tedesco, Torino, Loescher, 1983 (antologia di testi).

Voci correlateModifica

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