Impotenza appresa

Con i termini impotenza appresa o impotenza acquisita ci si riferisce, nell'ambito delle neuroscienze e della psicologia, al comportamento esibito da un soggetto dopo aver sopportato ripetuti stimoli avversi al di fuori del suo controllo. Inizialmente si riteneva fosse dall'accettazione da parte del soggetto della propria impotenza, il che lo portava a interrompere i tentativi di evitare o di sottrarsi allo stimolo avverso. Quando un soggetto esibiva tale comportamento, si riteneva avesse acquisito impotenza appresa.[1][2]

Esperimento della "scossa inevitabile".

Negli ultimi decenni invece, la neuroscienza ha fornito nuove informazioni sull'impotenza appresa, ribaltando del tutto la teoria originale. Secondo le nuove teorie, il cervello è predisposto a ritenere di non avere alcun controllo sulle varie situazioni, ed è invece il concetto di "potenza" ad essere appreso.[3]

Nell'uomo, l'impotenza appresa è collegata al concetto di autoefficacia, ossia la credenza dell'individuo di possedere un'innata capacità di raggiungere gli obiettivi. La teoria della impotenza appresa sostiene che la depressione clinica e le malattie mentali ad essa collegate possano derivare da tale assenza (reale o percepita) di controllo sull'esito di una situazione.[4]

Ricerca e teoriaModifica

Primi esperimenti chiaveModifica

Lo psicologo americano Martin Seligman iniziò la ricerca sull'impotenza appresa nel 1967 presso l'Università della Pennsylvania, partendo dal suo interesse nei confronti della depressione.[5] Successivamente, tale ricerca è stata ampliata attraverso esperimenti da parte di Seligman stesso e di altri.

Uno dei primi fra questi è stato condotto da Seligman e Maier: nella prima fase di questo studio, tre gruppi di cani sono stati posti in delle imbracature. Ai cani del gruppo 1 è stata posta una imbracatura per un certo periodo di tempo, per poi essere successivamente rilasciati. I gruppi 2 e 3 erano composti da "coppie soggiogate". Ai cani del gruppo 2 venivano somministrate scosse elettriche in momenti casuali, che il cane poteva terminare premendo una leva. Ogni cane del gruppo 3 era accoppiato a un cane del gruppo 2, e ogni qualvolta un cane del gruppo 2 riceveva una scarica elettrica, il cane del gruppo 3 a cui era accoppiato riceveva una scarica della stessa intensità e durata, ma la sua leva non fermava in alcun modo tale scossa. I cani del gruppo 3 erano indotti a pensare che la scossa finisse in modo casuale, in quanto era il cane del gruppo 2 a cui erano accoppiati a causarne l'arresto. Pertanto, per i cani del gruppo 3, la scossa era un evento "inevitabile".

Nella seconda parte dell'esperimento sono stati testati gli stessi tre gruppi di cani in una scatola contenente due scomparti rettangolari divisi da una barriera alta poche decine di centimetri. A tutti i cani era possibile sfuggire alla scossa saltando nell'altra parte della scatola, superando una piccola barriera nel mezzo. Mentre i cani dei gruppi 1 e 2 impararono rapidamente questo comportamento, riuscendo così a sottrarsi alla scossa, la maggior parte dei cani del gruppo 3 (quello che in precedenza avevano appreso che nessuna loro azione aveva effetto sulle scariche) semplicemente si sdraiavano passivamente, gemendo quando venivano colpiti dalla stessa.[5]

Esperimenti successiviModifica

Esperimenti successivi sono serviti a confermare l'effetto depressivo causato dalla percezione di una mancanza di controllo sugli stimolo avverso. In un esperimento, alcuni esseri umani hanno svolto compiti mentali in presenza di un rumore fastidioso. Coloro i quali potevano usare un interruttore per disattivare il rumore raramente si preoccupavano di farlo, eppure mostravano prestazioni migliori rispetto a quelli che non avevano possibilità di disattivare il rumore. Per gli appartenenti al primo gruppo. essere semplicemente consapevoli di avere a disposizione l'opzione di disattivare il rumore serviva per contrastare gli effetti dello stesso.[6] Nel 2011, uno studio svolto sugli animali[7] ha scoperto che quelli in possesso di uno strumento di controllo sugli stimoli stressanti mostravano cambiamenti nell'eccitabilità di alcuni neuroni nella corteccia prefrontale. Gli animali che invece erano privi di tale strumento non mostravano questo effetto neurale, presentando invece segnali assimilabili all'impotenza appresa e all'ansia sociale.

Implicazioni per la saluteModifica

Le persone che percepiscono gli eventi come al di fuori del proprio controllo mostrano una varietà di sintomi che possono minacciare il loro benessere psico-fisico. Sono infatti spesso vittime di stress, mostrano elementi di passività o di aggressività e possono anche avere difficoltà a svolgere compiti cognitivi come la risoluzione dei problemi.[8][9][10] È meno probabile che siano spinte a modificare i propri comportamenti malsani, tendendo, ad esempio, a trascurare diete, esercizio fisico e cure mediche.[11][12]

DepressioneModifica

Psicologi specializzati nell'ambito anormale e cognitivo hanno individuato una forte correlazione tra sintomi simil-depressivi e l'impotenza appresa in espermineti svolti su animali da laboratorio.[13]

I giovani adulti e i genitori di mezza età con uno stile esplicativo pessimistico spesso sono soggetti a depressione.[14] Tendono ad essere carenti nella risoluzione dei problemi e nella ristrutturazione cognitiva e generalmente dimostrano scarsa soddisfazione nei confronti del proprio lavoro e delle relazioni interpersonali sul posto di lavoro.[11][15] I soggetti che presentano uno stile pessimistico tendono anche ad avere un sistema immunitario indebolito, presentando non solo una maggiore vulnerabilità a disturbi minori (quali ad esempio raffreddore o febbre) e malattie gravi (quali infarti o tumori), ma anche una guarigione meno positiva.[16]

Impatto socialeModifica

L'impotenza appresa può contribuire a una vasta gamma di disturbi sociali.

  • Nell'ambito di relazioni violente, la vittima sviluppa spesso impotenza appresa. Ciò si verifica quando la vittima, confrontandosi con l'aggressore o cercando di lasciarlo, vede i propri sentimenti respinti e banalizzati. Tale situazione si manifesta anche quando l'aggressore dimostra un falso interesse alle richieste della vittima senza però apportare alcun cambiamento al proprio comportamento, o quando lo stesso impedisce alla vittima la fuga.
  • L'effetto motivazionale dell'impotenza appresa è spesso presente nell'ambito scolastico. Gli studenti che presentano ripetutamente scarsi risultati possono giungere alla conclusione di non essere in grado di migliorare le proprie prestazioni. Tale giustificazione impedisce loro di provare ad avere successo, il che a sua volta si traduce in una maggiore impotenza, perdita di autostima e altre conseguenze sociali negative.[17][18]
  • L'abuso minorile tramite abbandono può essere una manifestazione di impotenza appresa. Ad esempio, quando i genitori credono di non essere in grado di fermare il pianto di un bambino, possono essere spinti semplicemente a rinunciare a provare a fare qualsiasi cosa per il bambino.[19]
  • Coloro che si presentano con estrema timidezza o ansia nelle situazioni sociali possono diventare passivi a causa di sentimenti di impotenza appresa. Gli studiosi Gotlib e Beatty hanno scoperto che le persone che citano l'impotenza in contesti sociali tendono ad essere viste negativamente da altri, il che tende a rafforzare la passività.
  • Le persone anziane possono rispondere con impotenza appresa alla morte di amici e familiari, alla perdita del posto di lavoro o di altre fonti di reddito e allo sviluppo di problemi di salute legati all'età. Ciò può spingerli a cure mediche, affari finanziari e altre esigenze importanti.[20]
  • L'impotenza appresa è un fattore chiave nella depressione causata da pregiudizi ai quali il soggetto non può sottrarsi.[21] L'impotenza appresa che deriva da un pregiudizio inevitabile corrisponde all'impotenza nata di fronte a uno schock inevitabile.[22]
  • Secondo Ruby Payne, il trattamento dei poveri può portare a un ciclo di povertà e alla povertà generazionale. Questo tipo di impotenza appresa viene trasmessa dai genitori ai figli, e le persone che abbracciano tale mentalità sentono che non c'è modo di sfuggire alla povertà e quindi si deve vivere nel momento e non pianificare il futuro, intrappolando le famiglie nella povertà.[23]

Sviluppi in altri campiModifica

Lo scienziato e ingegnere Donald Norman ha usato l'impotenza appresa come motivo per il quale le persone incolpano se stesse quando incontrano difficoltà nell'usare oggetti semplici nel loro ambiente.[24]

Il sociologo americano Harrison White ha suggerito nel suo libro Identity and Control che la nozione di impotenza appresa può essere estesa, oltre la psicologia, anche nel regno dell'azione sociale. Quando una cultura o un'identità politica non riesce a raggiungere gli obiettivi desiderati, la percezione della propria abilità collettiva diminuiscono.

Sviluppo sotto torturaModifica

Gli studi sull'impotenza appresa sono serviti come base per lo sviluppo delle "tecniche di interrogatorio avanzate". Nei manuali Kubark della CIA, l'impotenza appresa viene designata come una forma di apatia che può derivare dall'uso prolungato di tecniche coercitive, le quali si traducono in uno stato da parte del soggetto di "terrore, debilità edipendenza". Gli stessi manuali affermano che, qualora lo stato di "terrore, debilità e dipendenza" è indebitamente prolungato, il soggetto potrebbe sprofondare in un'apatia difensiva dalla quale è difficile sottrarlo.[25][26]

NoteModifica

  1. ^ Neil R. Carlson, Psychology the science of behavior, Pearson Canada, 2010, pp. 409, ISBN 978-0-205-69918-6.
  2. ^ Nolen, J.L., Encyclopædia Britannica, http://www.britannica.com/EBchecked/topic/1380861/learned-helplessness. URL consultato il 14 January 2014.
  3. ^ Steven F. Maier e Martin E. P. Seligman, Learned helplessness at fifty: Insights from neuroscience, in Psychological Review, vol. 123, n. 4, July 2016, pp. 349–367, DOI:10.1037/rev0000033, ISSN 1939-1471 (WC · ACNP), PMID 27337390.
  4. ^ M. E. P. Seligman, Helplessness: On Depression, Development, and Death, San Francisco, W. H. Freeman, 1975, ISBN 978-0-7167-2328-8.
  5. ^ a b M. E. P. Seligman, Learned helplessness, in Annual Review of Medicine, vol. 23, n. 1, 1972, pp. 407–412, DOI:10.1146/annurev.me.23.020172.002203, PMID 4566487.
  6. ^ D.S. Hiroto e M.E.P. Seligman, Generality of learned helplessness in man, in Journal of Personality and Social Psychology, vol. 31, n. 2, 1975, pp. 311–27, DOI:10.1037/h0076270.
  7. ^ Juan Varela, Jungang Wang e Andrew Varnell, Control over stress induces plasticity of individual prefrontal cortical neurons: A conductance-based neural simulation, in Nature Precedings, 2011, DOI:10.1038/npre.2011.6267.1.
  8. ^ S. Roth, A revised model of learned helplessness in humans, in Journal of Personality, vol. 48, n. 1, 1980, pp. 103–33, DOI:10.1111/j.1467-6494.1980.tb00969.x, PMID 7365672.
  9. ^ Camille B. Wortman e Jack W. Brehm, Responses to Uncontrollable Outcomes: An Integration of Reactance Theory and the Learned Helplessness Model, in Berkowitz (a cura di), Advances in Experimental Social Psychology, vol. 8, 1975, pp. 277–336, DOI:10.1016/S0065-2601(08)60253-1, ISBN 9780120152087.
  10. ^ D.R. Sullivan, X Liu e D.S. Corwin, Learned Helplessness Among Families and Surrogate Decision-makers of Patients Admitted to Medical, Surgical and Trauma Intensive Care Units, in Chest, vol. 142, n. 6, 2012, pp. 1440–1446, DOI:10.1378/chest.12-0112, PMID 22661454.
  11. ^ a b P.C. Henry, Life stress, explanatory style, hopelessness, and occupational stress, in International Journal of Stress Management, vol. 12, n. 3, 2005, pp. 241–56, DOI:10.1037/1072-5245.12.3.241.
  12. ^ Jones, Ishmael (2008, revised 2010). The Human Factor: Inside the CIA's Dysfunctional Intelligence Culture. New York: Encounter Books. ISBN 978-1-59403-223-3.
  13. ^ Steven F. Maier e Linda R. Watkins, Stressor controllability and learned helplessness: The roles of the dorsal raphe nucleus, serotonin, and corticotropin-releasing factor (PDF), in Neuroscience & Biobehavioral Reviews, vol. 29, 4–5, 2005, pp. 829–841, DOI:10.1016/j.neubiorev.2005.03.021, PMID 15893820 (archiviato dall'url originale il 18 settembre 2018).
  14. ^ E.C. Chang e L.J. Sanna, Affectivity and psychological adjustment across two adult generations: Does pessimistic explanatory style still matter?, in Personality and Individual Differences, vol. 43, n. 5, 2007, pp. 1149–59, DOI:10.1016/j.paid.2007.03.007.
  15. ^ J.L. Welbourne, D. Eggerth e T.A. Hartley, Coping strategies in the workplace: Relationships with attributional style and job satisfaction, in Journal of Vocational Behavior, vol. 70, n. 2, 2007, pp. 312–25, DOI:10.1016/j.jvb.2006.10.006.
  16. ^ K.K. Bennett e M. Elliott, Pessimistic explanatory style and Cardiac Health: What is the relation and the mechanism that links them?, in Basic and Applied Social Psychology, vol. 27, n. 3, 2005, pp. 239–48, DOI:10.1207/s15324834basp2703_5.
  17. ^ Stipek, D.E.P. (1988). Motivation to learning. Allyn & Bacon: Boston.
  18. ^ E. Ramirez, A. Maldonado e R. Martos, Attribution modulate immunization against learned helplessness in humans, in Journal of Personality and Social Psychology, vol. 62, 1992, pp. 139–46, DOI:10.1037/0022-3514.62.1.139.
  19. ^ W.L. Donovan, L.A. Leavitt e R.O. Walsh, Maternal self-efficacy: Illusory control and its effect on susceptibility to learned helplessness, in Child Development, vol. 61, n. 5, 1990, pp. 1638–47, DOI:10.2307/1130771, PMID 2245753.
  20. ^ J. Rodin, Aging and health: Effects of the sense of control, in Science, vol. 233, n. 4770, 1986, pp. 1271–6, Bibcode:1986Sci...233.1271R, DOI:10.1126/science.3749877, PMID 3749877.
  21. ^ William T. L. Cox, Lyn Y. Abramson e Patricia G. Devine, Stereotypes, Prejudice, and Depression The Integrated Perspective (PDF), in Original Paper, vol. 7, n. 5, 2012, pp. 427–449, DOI:10.1177/1745691612455204, PMID 26168502 (archiviato dall'url originale il 21 marzo 2014).
  22. ^ idem, p433
  23. ^ Payne, Ruby K. Framework for understanding poverty. Highlands, Tex: Aha! Process, 2005.
  24. ^ Donald Norman, The Design of Everyday Things, New York, Basic Books, 1988, pp. 41–42, ISBN 978-0-465-06710-7.
  25. ^ CIA, July 1963, pp. Chapter IX. Coercive Counterintelligence Interrogation of Resistant Sources, https://web.archive.org/web/20060602231920/http://www.parascope.com/articles/0397/kub_ix.htm. URL consultato l'11 December 2014 (archiviato dall'url originale il 2 June 2006).
    «If the debility-dependency-dread state is unduly prolonged, however, the arrestee may sink into a defensive apathy from which it is hard to arouse him.».
  26. ^ Benedict Carey, Architects of C.I.A. Interrogation Drew on Psychology to Induce 'Helplessness', in The New York Times, The Times Company, 10 December 2014. URL consultato l'11 December 2014.

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