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Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi

Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi
ICBSA (Italia, 2019).svg
StatoItalia Italia
Tipoente pubblico
SiglaICBSA
Istituito1928
DirettoreSabina Magrini
SedeRoma
IndirizzoVia Michelangelo Caetani, 32
Sito web

L'Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi (già Discoteca di Stato) è un ente pubblico italiano nato nel 1928 con l'obiettivo di raccogliere il patrimonio sonoro italiano.

StoriaModifica

La nascita della "Discoteca di Stato"Modifica

L'istituto nacque sulla spinta della raccolta di documenti fonografici effettuata da Rodolfo De Angelis, un autore e cantante di canzoni molto in voga, molto conosciuto negli ambienti delle avanguardie futuriste e in quello teatrale in genere. Di sua iniziativa, De Angelis si era messo a raccogliere "a futura memoria" su dischi a 78 giri le voci che riteneva degne di essere tramandate ai posteri. Questo lavoro avrebbe costituito, nelle idee dell'autore futurista, la base di un più vasto progetto, che sarebbe poi stato portato avanti da un istituto pubblico (ancora da creare).

Nel 1927, De Angelis vendette la propria raccolta alla Associazione nazionale mutilati ed invalidi di guerra, che a sua volta si impegnò a sostenere il suo progetto di ampliare l'archivio sonoro. Il 10 agosto 1928, venne così approvata una legge che costituiva una Discoteca di Stato, «[r]itenuta la necessità assoluta ed urgente di disciplinare e sviluppare [...] la raccolta e diffusione di dischi fonografici riproducenti la voce di cittadini italiani benemeriti della Patria».

Gli anni trentaModifica

Il primo direttore dell'Istituto, Gavino Gabriel, contribuì notevolmente a determinare gli scopi e gli intenti della Discoteca: su sua iniziativa, nel 1934 fu approvata una legge che estese l'attività a «tutto quanto nel campo dei suoni interessi la cultura scientifica, artistica e letteraria» e, più in particolare, alla raccolta di canti e dialetti da tutte le regioni e colonie d'Italia, così come agli studi di glottologia e storia. Inoltre, l'istituto iniziò anche una collezione di strumenti di riproduzione sonora, attraverso la donazione dei fratelli Loreto, rappresentanti italiani della Gramophone (febbraio 1938).

Il 1º aprile 1935, la responsabilità della Discoteca di Stato fu assunta dal Sottosegretariato di Stato per la stampa e la propaganda, per poi passare al Ministero della Cultura Popolare nel 1939. Con la stessa legge, la Discoteca ottenne un ulteriore ampliamento della propria attività, in relazione soprattutto alla crescente produzione discografica musicale.

Dal dopoguerra agli anni 2000Modifica

A causa della Seconda guerra mondiale, le attività dell'istituto furono interrotte e il suo patrimonio trasferito verso il nord Italia (trasferimento che causò anche la perdita di parte dell'archivio). Nel 1948, le attività furono riorganizzate e riprese presso Palazzo Mattei di Giove a Roma (che tuttora ospita l'istituto) e la Discoteca fu posta sotto il controllo della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Nel 1975, entrò a far parte del neo-costituito Ministero per i beni culturali e ambientali.

Nel 1999, la Discoteca ottenne l'autonomia scientifica, organizzativa, amministrativa e finanziaria, oltre a ottenere l'istituzione del Museo dell'audiovisivo, con l'obiettivo di «raccogliere, conservare e assicurare la fruizione pubblica dei materiali sonori, audiovisivi, multimediali, realizzati con metodi tradizionali o con tecnologie avanzate». Nel 2004, il processo fu concluso con l'assegnazione alla Discoteca dell'obbligo di deposito legale di tutti i beni sonori ed audiovisivi prodotti e distribuiti in Italia.

La riforma del 2007Modifica

Il 26 novembre 2007, la Discoteca di Stato fu trasformata in Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi (ufficialmente subentrato alla Discoteca, di cui ha acquisito «le competenze, il personale, le risorse finanziarie e strumentali, le attrezzature e il materiale tecnico e documentario»).

Il 6 luglio 2012, l'Istituto fu dichiarato soppresso dal Governo Monti, ma in seguito a una mobilitazione di varie associazioni di settore[1] la decisione fu annullata il 7 agosto.

NoteModifica

  1. ^ Italia senza memoria audiovisiva, «No chiusura Discoteca di Stato», l'Unità, 12 luglio 2012. URL consultato il 9 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 16 settembre 2016).

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN167897491 · ISNI (EN0000 0001 2290 0825 · LCCN (ENn79058366 · GND (DE1016825-4 · BNF (FRcb13968193d (data) · BAV ADV10256131 · WorldCat Identities (ENn79-058366