Juan Negrín

politico spagnolo
Juan Negrín López
Juan Negrín.png

145º Primo ministro della Repubblica spagnola
Durata mandato 17 maggio 1937 –
3 marzo 1939
Presidente Manuel Azaña Díaz
Predecessore Francisco Largo Caballero
Successore Segismundo Casado (come Presidente del Consejo Nacional de Defensa ad interim)

1º Primo ministro della Repubblica spagnola in esilio
Durata mandato 31 marzo 1939 –
17 agosto 1945
Predecessore José Miaja Menant (come Presidente del Consejo Nacional de Defensa)
Successore José Giral Pereira

Ministro dell'economia e delle finanze della Repubblica spagnola
Durata mandato 4 settembre 1936 –
31 marzo 1939
Predecessore Enrique Ramos Ramos
Successore Francisco Méndez Aspe

Ministri della difesa della Repubblica spagnola
In carica
Inizio mandato 5 aprile 1938
Predecessore Indalecio Prieto
Successore Segismundo Casado

Dati generali
Prefisso onorifico Don
Partito politico Partito Socialista Operaio Spagnolo
Università Università centrale di Madrid

Juan Negrín López (Las Palmas, 3 febbraio 1892Parigi, 12 novembre 1956) è stato un medico, professore e politico spagnolo.

È stato capo del governo della Seconda repubblica spagnola dal 17 maggio 1937 al 1º aprile 1939, e in seguito in esilio fino al 1945.

BiografiaModifica

 
Monumento in onore di Juan Negrín presso Las Palmas de Gran Canaria.

Medico e direttore di una clinica privata di Madrid, prima di ricoprire incarichi di governo era professore universitario di fisiologia all'Università centrale di Madrid. Fu nominato ministro delle Finanze nel settembre 1936 nel governo di Francisco Largo Caballero, in piena guerra civile spagnola. Durante la sua permanenza al ministero delle Finanze, si occupò del trasferimento delle riserve auree della Banca Centrale spagnola in Unione Sovietica, in cambio di aiuti finanziari e militari. Questa operazione fu condotta da Negrín e Largo Caballero nel massimo riserbo; ne era al corrente solo Indalecio Prieto; perfino il presidente della repubblica, Manuel Azaña, fu tenuto all'oscuro, secondo Largo Caballero stesso.

Nel maggio 1937 il presidente della repubblica, dopo le dimissioni di Largo Caballero, nominò Juan Negrín Presidente del Governo spagnolo. Azaña sperava di irrobustire il potere del governo centrale, indebolito dalla presenza di alcune milizie armate di sindacati e anarchici; Negrín, come Azaña, pensava che bisognasse ridurre i fermenti rivoluzionari all'interno della Repubblica e guadagnarsi le simpatie dei settori più progressisti della Chiesa cattolica e della classe media, intimoriti dalle tendenze rivoluzionarie; in questo modo si sarebbe stabilizzata la situazione interna, condizione ritenuta necessaria per vincere la guerra civile contro Franco.

Sul piano militare, fece condurre una serie di offensive: a Brunete, Belchite, Teruel e quella dell'Ebro. Sebbene Negrín avesse sempre fatto parte dell'ala moderata del Partito Socialista spagnolo (PSOE), lavorò a stretto contatto con il Partito Comunista (PCE), stalinista, che in quei mesi aveva abbandonato gli entusiasmi rivoluzionari per una collaborazione più ampia con le altre forze repubblicane. La collaborazione con i comunisti del PCE è uno degli aspetti più salienti del governo Negrín e anche uno dei più discussi. Da più parti, sia di destra sia di sinistra, si è arrivati a dire che il governo fosse dominato dai comunisti stalinisti. Oltre alle ragioni di politica interna, ciò che rendeva il PCE essenziale per il governo era l'appoggio dell'Unione Sovietica; dopo che i paesi democratici, Regno Unito e Francia per prime, adottarono una politica di non intervento nella guerra civile e quindi rifiutarono di fornire aiuti al governo repubblicano, l'Unione Sovietica rimase praticamente l'unica fonte di aiuti sia militari sia economici.

Nonostante gli estremi tentativi di Negrín, la situazione militare della Repubblica spagnola continuò a peggiorare. Nell'ottobre 1937 trasferì il governo da Valencia a Barcellona, più lontana dal fronte. Nel settembre del 1938, ritenendo imminente lo scoppio di una guerra europea, fece smobilitare le Brigate internazionali, sperando che questo desse alla Germania e all'Italia l'occasione per togliere il loro appoggio materiale e di uomini alla fazione franchista. La conferenza di Monaco allontanò però la guerra in Europa e il conseguente cambiamento di situazione internazionale.

All'inizio del 1939, quando cadde in mano ai franchisti anche la Catalogna, al parlamento riunito a Figueres egli propose la capitolazione, con la sola condizione che fosse risparmiata la vita agli sconfitti. La sua proposta non fu però accolta dal parlamento; Negrín decise quindi di riportare il governo a Madrid per controllarne l'evacuazione. il 4 marzo il Colonnello Segismundo Casado, comandante dell'armata repubblicana del centro, assieme a José Miaja e da Julián Besteiro oltre ad altri leader anarchici decisero di porre fine a quello che ritenevano un massacro sempre più insensato e si ribellarono all'ordine di resistere a qualunque costo emesso da Negrín, che ritenevano anche un traditore perché mentre parlava di resistenza ad oltranza esportava capitali e si teneva pronto alla fuga. L'instaurarsi della Junta Casado mise di fatto mise fine all'autorità del governo Negrín; poco dopo i repubblicani capitolarono.

Epurazione professionaleModifica

La sua epurazione come cattedratico da parte del franchismo, senza che egli avesse alcuna possibilità di difesa, avvenne a seguito di un ordine ministeriale del 1939 che coinvolse anche altri cattedratici:

(ES)

«... se separa definitivamente por ser pública y notoria la desafección de los catedráticos universitarios que se mencionarán al nuevo régimen implantado en España, no solamente por sus actuaciones en las zonas que han sufrido y en las que sufren la dominación marxista, sino también por su pertinaz política antinacionalista y antiespañola en los tiempos precedentes al Glorioso Movimiento Nacional. La evidencia de sus conductas perniciosas para el país hace totalmente inútiles las garantías procesales que, en otro caso constituyen la condición fundamental en todo enjuiciamiento, y por ello, este Ministerio ha resuelto separar definitivamente del servicio y dar de baja en sus respectivos escalafones a los señores: Luis Jiménez de Asúa, Fernando de los Ríos Urruti, Felipe Sánchez Román y José Castillejo Duarte, catedráticos de Derecho; José Giral Pereira, catedrático de Farmacia; Gustavo Pittaluga Fattorini y Juan Negrín López, catedráticos de Medicina; Blas Cabrera Felipe, catedrático de Ciencias; Julián Besteiro Fernández, José Gaos González Pola y Domingo Barnés Salinas, catedráticos de Filosofía y Letras, todos ellos de la Universidad de Madrid. Pablo Azcárate Flórez, Demófilo de Buen Lozano, Mariano Gómez González y Wenceslao Roces Suárez, catedráticos excedentes de Derecho»

(IT)

«...si allontana definitivamente essendo pubblica e nota la disaffezione dei cattedratici universitari che verranno segnalati al nuovo regime instauratosi in Spagna, non solo per le loro azioni nelle zone che hanno subito e che subiscono la dominazione marxista, ma anche per la loro pertinace politica antinazionalista e antispagnola nei tempi precedenti il Glorioso movimento nazionale. L'evidenza della loro condotta perniciosa per il paese rende totalmente inutili le garanzie processuali che, in qualsiasi altro caso, costituiscono la condizione fondamentale nell'intero processo, e per questo, questo Ministero ha stabilito di esonerare definitivamente dal servizio e licenziare dai rispettivi ruoli i signori: Luis Jiménez de Asúa, Fernando de los Ríos Urruti, Felipe Sánchez Román e José Castillejo Duarte, cattedratici di Diritto; José Giral Pereira, cattedratico di Farmacia; Gustavo Pittaluga Fattorini e Juan Negrín López, cattedratici di Medicina; Blas Cabrera Felipe, cattedratico di Scienze; Julián Besteiro Fernández, José Gaos González Pola e Domingo Barnés Salinas, cattedratici di Lettere e Filosofia, tutti loro dell'Università di Madrid. Pablo Azcárate Flórez, Demófilo de Buen Lozano, Mariano Gómez González e Wenceslao Roces Suárez, cattedratici superflui di Diritto.»

(Ministero de la Educación Nacional, Orden del 3 de febrero de 1939)

Dopo la capitolazione, Negrín riparò prima in Francia, quindi a Londra, dove continuò a presiedere il governo repubblicano in esilio fino al 1945, quando si dimise per contrasti con Indalecio Prieto e Diego Martínez Barrio. Si stabilì infine in Francia; morì a Parigi nel 1956 all'età di 64 anni.

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