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Karoline Friederike Louise Maxiimiliane von Günderrode

Karoline Friederike Louise Maxiimiliane von Günderrode (Karlsruhe, 1780Winkel (Rheingau), 1806) è stata una scrittrice tedesca.

Indice

BiografiaModifica

La Günderrode, primogenita di una famiglia indigente ma aristocratica, all'età di diciassette anni entrò in un residence per nobili donne a Francoforte, un istituto nel quale le donne aristocratiche non sposate venivano seguite e potevano condurre una vita rispettabile. La sua permanenza nell'istituto, però la condusse ad un esaurimento nervoso ed a stati depressivi, soprattutto a causa della sua difficoltà a rispettare le convenzioni, le norme, le etichette tipicamente femminili.

La Günderrode, di animo sensibile ed artista entusiasta, definita da alcuni critici letterari la <<Saffo del Romanticismo>>,[1] raggiunse la popolarità non solo per le sue liriche, quanto per il fatale suicidio e per il contributo che Bettina Brentano le diede rielaborando e riadattando le lettere scambiate tra le due amiche, trasformandole così in un romanzo, seppur atipico, intitolato Die Günderode (1840) che, grazie alla miscela di fantasia e realtà, divenne uno dei libri più affascinanti e stimolanti del Romanticismo tedesco.[1]

Tutta la sua breve esistenza ruotò attorno all'ambito dei Brentano: difatti la sua prima infatuazione adolescenziale fu per Friedrich Carl von Savigny, che diverrà cognato del suo grande amico Clemens Brentano; dopodiché conobbe Bettina e strinse una forte e passionale amicizia con Clemens; infine il tragico amore per un amico di Clemens, il filologo Friedrich Creuzer. Quest'ultimo era già sposato con una vedova disposta a concedergli il divorzio per non ostacolare la grande passione sbocciata fra Creuzer e la Günderrode. Però, nel giro di poco tempo, Creuzer si ammalò gravemente, a causa dello scandalo suscitato dalla relazione, e venne accudito così affettuosamente dalla moglie, da farlo ritornare sui suoi passi e decidere di interrompere la relazione con la Günderrode. La Günderrode, convinta che Creuzer sarebbe morto, si suicidò pugnalandosi sulle rive del Reno.[2]

In tutti i suoi scritti, poesie, drammi, prose, l'autrice evidenziò le sue tendenze alla tristezza e alla infelicità, alla fantasia, alla immaginazione, all'idealismo, ma anche all'entusiasmo e all'eccitazione, quasi come una Werther in gonnella.

Prima di morire aveva dato alle stampe nel 1804, sotto lo pseudonimo di Tian, Gedichte und Phantasien (Poesie e fantasie) seguito nel 1805 dai Poetische Fragmente (Frammenti poetici), di ispirazione squisitamente romantica: ristampati con l'aggiunta di inediti nel 1857, in una edizione postuma.

Lei stessa scrisse in una sua poesia <<Sono in eterno il mio stesso amore>>, ma nonostante questo non si occupò tanto di temi amorosi nei suoi versi, quanto piuttosto di riflessioni e di raccoglimenti metafisici panteistici, ispirati parzialmente da Novalis e da Schleiermacher.

Quanto si fosse tramutata in disperazione la sua situazione relazionale-amorosa e la sua condizione psicologica-spirituale, lo evidenziarono i versi, per i quali prese spunto dal misticismo indiano, che lei scelse come epigrafe.

OpereModifica

  • Poesie e fantasie (Gedichte und Phantasien, 1804); sotto lo pseudonimo "Tian".
  • Frammenti poetici (Poetische Fragmente, 1805).
  • Udohla (1805).
  • Magia e fate (Magie und Schicksal, 1805).
  • Storia di un Brahmino (Geschichte eines Braminen, 1805), sotto lo pseudonimo "Tian".
  • Nikator (1806), sotto lo pseudonimo "Tian".
  • La gioventù che cerca la grande bellezza (Der Juengling der das Schoenste sucht, 1806).
  • Melete (1806).

NoteModifica

  1. ^ a b Le Muse, De Agostini, Novara, 1965, vol. 5 p. 445
  2. ^ Karoline von Günderrode

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

  • Karoline von Günderrode, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 25-8-2013.
Controllo di autoritàVIAF (EN54159634 · ISNI (EN0000 0001 0901 9582 · LCCN (ENn82059428 · GND (DE118543202 · BNF (FRcb12017208n (data) · CERL cnp00394967 · WorldCat Identities (ENn82-059428
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