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La maschera del comando
Titolo originaleThe Mask of the Command
AutoreJohn Keegan
1ª ed. originale1987
1ª ed. italiana2003
Generesaggio
Sottogenerestoria militare
Lingua originaleinglese

La maschera del comando è un saggio del 1987 dello scrittore storico britannico John Keegan.

Indice

ContenutoModifica

Nel libro viene espressamente analizzata la figura del generale, ed in particolare di come e quanto tale presenza possa incidere sull'andamento dei grandi eventi storici[1].

«Colui che conduce gli uomini in guerra può mostrarsi ai suoi seguaci solo attraverso una maschera, una maschera che lui stesso si è costruito, in modo che gli uomini del suo tempo riconoscano in lui il leader che desiderano e di cui hanno bisogno. Quello che segue è un tentativo di penetrare la maschera del comando, attraverso il tempo e lo spazio.»

(John Keegan)

John Keegan ha così messo in luce come la "rivoluzione borghese" del 1789, separando il ruolo di capo militare da quello di leader politico, abbia da un lato creato le premesse per la genesi della figura del militare di professione (tanto più necessaria quanto maggiori divengono le dimensioni degli eserciti di leva, pure loro figli della Rivoluzione Francese), da un altro fondato il tabù (modernamente di generale accettazione) in virtù del quale la politica non fa per il militare (e viceversa)[2].

Questo saggio, per certi versi, appare il contraltare de Il volto della battaglia, in cui Keegan aveva studiato il fenomeno bellico sotto una prospettiva — in un certo senso — più "microsociologica", cercando di ristabilire la verità (ed anche la mera apparenza) dello scontro facendo astrazione delle consuete narrazioni retorico-fantasiose.

I grandi condottieri esplicitamente presi in esame sono: Alessandro Magno, Wellington, Ulysses Simpson Grant, Adolf Hitler.

Parti principali in cui è suddivisa l'operaModifica

  • Introduzione: La leadership preeroica
  1. Alessandro Magno e la leadership eroica
  2. Wellington: l'antieroe
  3. Grant e la leadership senza eroismo
  4. Falso eroismo: Hitler comandante supremo
  5. Conclusioni

EdizioniModifica

NoteModifica

  1. ^ In tal modo viene rigettata la famosa interpretazione "fatalistica" (E gli storici hanno poi addotto prove astutamente combinate, adattandole ai fatti compiuti, per dimostrare la genialità e la capacità di previsione dei condottieri, che di tutti gli strumenti involontari degli eventi mondiali erano i fattori più servili ed involontari. Gli antichi ci hanno lasciato dei modelli di poemi eroici, nei quali gli eroi rappresentano tutto l'interesse della storia, e noi non possiamo ancora abituarci all'idea che per questa nostra epoca una storia così fatta non ha senso.) suggerita al proposito da Lev Tolstoj nel suo capolavoro Guerra e pace, un romanzo sui generis, in cui non si disdegna la trattazione di argomenti di stampo saggistico.
  2. ^ È appena il caso di osservare come questa impostazione contraddica la più famosa massima di Carl von Clausewitz, dichiarante la sostanziale continuità proprio tra politica e guerra.

Voci correlateModifica