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Parabola del lievito

parabola di Gesù
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Incisione di Jan Luyken illustrante la parabola del lievito. Dalla Bowyer Bible.

La parabola del lievito, o parabola della fermentazione, appartiene alla cosiddetta serie delle parabole del Regno usate da Gesù e registrate nei Vangeli e da qualche apocrifo.

Fonti biblicheModifica

Vangelo secondo Matteo: "Un'altra parabola disse loro: «Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti»"(13,33).[1]

Vangelo secondo Luca: "E ancora: «A che cosa rassomiglierò il regno di Dio? È simile al lievito che una donna ha preso e nascosto in tre staia di farina, finché sia tutta fermentata»." (13,20-21).[2]

La similitudine del lievito (o della fermentazione), utilizzato nella preparazione del pane, è usata da Gesù per raffigurare il Regno dei Cieli che sta per trasformare il mondo. Le donne di quell'epoca preparavano il pane in casa. La fermentazione della pasta, per indicare una qualità del Regno, era pertanto di facile comprensione sia per gli apostoli che per gli ascoltatori. Oggi comincia ad avere bisogno di spiegazione perché l'effetto del lievito non viene osservato direttamente. Senso immediato: L'annuncio di Gesù, e pertanto anche quello fatto dal discepolo, nella società e nella storia, è ed ha "buona crescita".

La parabola mette in evidenza un forte contrasto. L'espressione: "Il Regno dei Cieli è simile..." fa subito pensare che accada al Regno dei Cieli quello che accade al minuscolo materiale di lievito: il contrasto tra la causa della fermentazione e l'effetto nella pasta fermentata è enorme: dal "minuscolo" annuncio si sviluppa la cristiana comunità, cioè la Chiesa che continua a fare l'annuncio.

Fonti apocrifeModifica

La parabola è riportata anche dall'apocrifo Vangelo di Tommaso, n. 96. "Gesù disse: «Il Regno del Padre è simile a una donna, che prese un'anfora piena di farina. Mise un po' di lievito nella pasta e cosse grandi pani. Chi ha orecchi ascolti!» Secondo il Jesus Seminar, il testo di questa parabola è uno dei più autentici dei vangeli di Matteo e di Luca: in termini di probabilità ad esso viene assegnato il valore di certezza di 65%.

Contesto storicoModifica

La numerosa presenza di adoratori di divinità pagane, e di giudei che adoravano lo stesso Dio di Gesù, del quale possedevano i libri santi, era spropositatamente più grande della sparuta minoranza dei discepoli di Gesù. Le donne di allora impastavano il pane tra le mura domestiche: impiegavano una misura di farina che corrispondeva a tre litri. Di solito, però, impastavano tre misure, dose sproporzionata se limitata alla famiglia (circa 50 pezzi). Da queste conosciute abitudini parte la parabola di Gesù.

Esegesi della parabolaModifica

La costante esegesi, dai Padri ai nostri giorni, vede nel lievito il Verbo: Gesù invita gli Apostoli a non temere la grande distanza tra il loro sparuto numero e il mondo a cui devono indirizzarsi poiché la loro trascurabile minoranza conquisterà il mondo con il suo aiuto. La piccola comunità di Gesù si ingrandirà fino ai confini della terra. Come il lievito farà fermentare penetrando nell'impasto, diffondendosi e amalgamandosi con gli altri ingredienti, allo stesso modo il Verbo, cioè il Figlio di Dio, si estenderà nella Chiesa e oltre attraverso l'annuncio dei suoi seguaci.

Nell'Antico Testamento il lievito di solito simboleggia il peccato che "fermentando" contamina la massa umana; qui, nella parabola del lievito, invece, esso simboleggia l'annuncio evangelico e lo stesso Verbo che fanno fermentare la massa umana. Evidentemente il lievito nel linguaggio biblico simboleggia ambivalentemente: anche nello stesso Nuovo Testamento. Gesù stesso, infatti, invita i suoi discepoli ad evitare il lievito dei farisei e sadducei ("Guardatevi dal lievito dei Farisei e Sadducei" (Matteo 16,11; Marco 8,15); e in 1Cor. 5,6-8 San Paolo usa la stessa parola per lo stesso concetto. Il Lievito della parabola simboleggia anche altro: che la forza attraente viene dall'esterno dell'impasto, come qualcosa che vien dall'alto, da Dio direttamente, e che la diffusione del Regno è opera di Dio. Al discepolo spetta solo il compito di collaboratore nell'annuncio: il lievito è Dio stesso.

NoteModifica

  1. ^ La versione qui usata si basa sui testi greci come si leggono nei manoscritti su cui si appoggiarono la Vulgata e le varie traduzioni protestanti e la recente cattolica Nova Vulgata [1]. In questo caso il testo è: Ἄλλην παραβολὴν ἐλάλησεν αὐτοῖς• Ὁμοία ἐστὶν ἡ βασιλεία τῶν οὐρανῶν ζύμῃ, ἣν λαβοῦσα γυνὴ ἐνέκρυψεν εἰς ἀλεύρου σάτα τρία ἕως οὗ ἐζυμώθη ὅλον
  2. ^ Greco: Πάλιν εἶπε• Τίνι ὁμοιώσω τὴν βασιλείαν τοῦ Θεοῦ; 21 ὁμοία ἐστὶ ζύμῃ, ἣν λαβοῦσα γυνὴ ἔκρυψεν εἰς ἀλεύρου σάτα τρία, ἕως οὗ ἐζυμώθη ὅλον" Women in the Ministry of Jesus: A study of Jesus' attitudes to women and their roles as reflected in his earthly life, Cambridge University Press, 1987, ISBN 0-521-34781-5, p. 40–41.

BibliografiaModifica

  • Compendio delle parabole di Gesù, D. Dormeyer, G. Kern, A.Merz, Chr Münch, E. E. Popkes, Queruniana Editrice, Brescia.

Voci correlateModifica

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