Lipoproteine a bassa densità

lipoproteine caratterizzate da una densità compresa tra 1,006 e 1,063 g/ml e da un diametro di circa 18-25 nm

1leftarrow blue.svgVoce principale: Lipoproteina.

Le lipoproteine a bassa densità, note anche come LDL (sigla di Low Density Lipoproteins), sono lipoproteine comunemente conosciute come colesterolo cattivo e caratterizzate da una densità compresa tra 1,006 e 1,063 g/ml e da un diametro di circa 18-25 nm.[1]


Il colesterolo LDL plasmatico misura il livello di colesterolo portato in circolo dalle particelle LDL, che sono di molto le lipoproteine più numerose nel sangue, stimando così la concentrazione di LDL circolante. Diversi studi epidemiologici hanno dimostrato che vi è una relazione lineare fra la concentrazione plasmatica di colesterolo LDL e il rischio di malattia cardiovascolare aterosclerotica o ASCVD[2].

Questi studi hanno dimostrato che abbassare il livello di colesterolo LDL riduce il rischio di ASCVD proporzionalmente. Inoltre, è stato dimostrato che una esposizione di lunga durata a bassi livelli di colesterolo LDL è associata a una riduzione ancora più bassa di eventi cardiovascolari rispetto a una esposizione più breve (come dimostrato per esempio nei trial randomizzati[3][4]

Trasporto e funzionamentoModifica

Le LDL sono la rimanenza delle lipoproteine a densità intermedia (IDL) non assorbite dal fegato e che hanno dato a questo trigliceridi per poi restituire l'apolipoproteina apoE ad una lipoproteina ad alta densità (HDL) nascente.

Trasportano trigliceridi e, principalmente, colesterolo esterificato nella circolazione, nel più ampio contesto funzionale delle lipoproteine VLDL, IDL e LDL. Il meccanismo coinvolto nella loro circolazione è pertanto lo stesso delle VLDL.

Una LDL è una goccia di colesterolo e di altri lipidi circondata da un singolo strato di fosfolipidi in cui sono inserite delle proteine. Una delle proteine delle LDL riconosce un tipo specifico di ricettore sulla membrana plasmatica delle cellule del fegato.

Il valore del colesterolo LDL non viene stabilito direttamente dalle analisi di laboratorio, ma lo si evince dai valori del colesterolo totale, dei trigliceridi e dell'HDL mediante la formula di Friedewald:

Colesterolo LDL = Colesterolo Totale - Colesterolo HDL - Trigliceridi / 5[2]

La formula è applicabile se la concentrazione ematica di trigliceridi non supera il valore di 400 mg/dl.


Patologie correlateModifica

Una grande quantità di LDL (chiamata ipercolesterolemia) è dovuta anche a fattori genetici (oltre allo stile di vita) data la sua natura proteica e aumenta la quantità e lo spessore delle placche aterosclerotiche che poi portano a patologie quali l'aterosclerosi. L'otturazione delle arterie causata da queste placche porta poi frequentemente a degli infarti di tipo cardiaco o cerebrale (ictus). Un altro fattore non trascurabile è l'influenza che hanno le placche aterosclerotiche (appunto dovute ad un'eccessiva presenza di LDL ematico) sull'elasticità del tessuto arterioso (formato da cellule endoteliali). Una grande quantità di colesterolo (e quindi placche spesse) rende l'arteria meno elastica e quindi più soggetta a lacerazioni. Il nostro organismo, in risposta ad una piccola o media lacerazione arteriosa, risponde (secondo il metodo del feedback negativo) con un coagulo. Il coagulo, formato in gran parte da trombociti, può a sua volta otturare l'arteria e quindi viene chiamato trombo. In seguito alla formazione di un trombo le patologie riscontrate sono ancora l'infarto cerebrale e cardiaco oppure la trombosi e l'embolia in caso che il trombo si dovesse staccare e transitare liberamente all'interno dell'arteria.

Quindi riassumendo:

Quantità elevata di LDL:

1) Patologie strettamente correlate

 aterosclerosi
  • Infarto cardiaco
  • Ictus cerebrale
  • (altre patologie cardiovascolari meno frequenti)

2) Patologie lontanamente correlate

 aterosclerosi
 lacerazioni, coagulo
  • Infarto cardiaco
  • Ictus cerebrale
  • Trombosi
 trombo si stacca
  • Embolia

NoteModifica

  1. ^ (EN) François Mach, Colin Baigent e Alberico L Catapano, 2019 ESC/EAS Guidelines for the management of dyslipidaemias: lipid modification to reduce cardiovascular risk, in European Heart Journal, vol. 41, n. 1, 1º gennaio 2020, pp. 111–188, DOI:10.1093/eurheartj/ehz455. URL consultato il 22 ottobre 2021.
  2. ^ a b (EN) François Mach, Colin Baigent e Alberico L Catapano, 2019 ESC/EAS Guidelines for the management of dyslipidaemias: lipid modification to reduce cardiovascular risk, in European Heart Journal, vol. 41, n. 1, 1º gennaio 2020, pp. 111–188, DOI:10.1093/eurheartj/ehz455. URL consultato il 22 ottobre 2021.
  3. ^ Cardiology & Vascular Research, SciVision Publishers LLC. URL consultato il 22 ottobre 2021.
  4. ^ Notices, in New England Journal of Medicine, vol. 310, n. 19, 10 maggio 1984, pp. 1272–1272, DOI:10.1056/nejm198405103101934. URL consultato il 22 ottobre 2021.

Voci correlateModifica

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